Fin dai tempi più remoti, la saggezza popolare ha f considerato l'uva come uno dei frutti più importanti dal punto di vista nutritivo. Oggi, abbiamo la consapevo­lezza di un prodotto dal valore energetico elevato. Grazie ad una presenza di zuccheri variabile tra il Htó il 30°/o a seconda delle varietà, può essere consigliata quindi a bambini, convalescenti ed anziani. Contiene vitamina B e C, sali minerali di potassio, calcio e fosforo, ed è rac­comandata per gli sportivi proprio perché gli zuccheri presenti sono facilmente assimilabili. Inoltre, grazie al suo gradevole sapore acidulo, attiva le funzioni digestive ed aumenta l'appetito.

Per quanto riguarda invece l'aspetto prettamente gastro­nomico, occorre ricordare che il connubio del vino con la frutta è un problema non sempre facile da risolvere poiché in genere i frutti polposi non richiedono alcuna bevanda specifica anche se, ad esempio, risultano grade­voli le pesche con un vino bianco morbido ed aromatico oppure le pere con un vino rosso amabile e fresco di acidità.
Tuttavia quando parliamo di abbinamento vero e proprio arriviamo al curioso paradosso che proprio il frutto della vite, da cui ricaviamo la nostra nobile bevan­da, così come gli agrumi, alcune varietà di mele ed i fichi freschi, mal si presta all'abbinamento con il vino a causa di una componente di acidità talvolta piuttosto elevata.

E' comunque piuttosto remoto il caso di un piatto che preveda l'uva come ingrediente principale, quasi sempre la utilizziamo come una guarnizione oppure un com­plemento di altre preparazioni dal sapore dolce oppure salato, ci possiamo quindi limitare a considerare l'ap­porto che la varietà di uva utilizzata offrirà all'equilibrio complessivo del piatto ed orientarci di conseguenza. In generale possiamo dire che, proprio per la tipologia del frutto, non ci potrà mai essere un apporto di untuosità o di grassezza, ma potrà verificarsi un incremento di succulenza, intesa come presenza di liquidi nella cavità orale oppure, come già ricordato, una accentuazione dell'acidità.

Ci potrà essere inoltre un incremento della persistenza gusto-olfattiva, poiché per dare impulso ed originalità al carattere dei piatti si tende a fare uso di uve preferibilmente arpmatiche piuttosto che uve dal sapore neutro. Quindi in sede di abbinamento terremo sempre in considerazione le caratteristiche dell'ingre­diente principale ed a questo faremo riferimento.
Negli antipasti sceglieremo quasi sempre vini bian­chi giovani di medio corpo, dagli invitanti profumi fruttati come un Pinot Bianco del Trentino oppure un Vermentino di Gallura.

Nei primi piatti potremo orien-tare la nostra preferenza verso vini rosati morbidi e vel­lutati come un Montepulciano d'Abruzzo nella versione Cerasuolo oppure un Ciliegiolo del Golfo del Tigullio, in Liguria. Con i piatti di pesce andremo a ricercare vini bianchi aromatici o semi-aromatici, caldi e strutturati come un Traminer Aromatico dell'Alto Adige oppure un Sauvignon dei Colli Orientali del Friuli. Nel caso di piatti di carne caratterizzati da buona succulenza ed untuosità sarà particolarmente gradita la lieve presenza tannica messa in evidenza da un Rosso di Valtellina oppure da un Aglianico del Taburno, in Campania.

Con i dolci infine sceglieremo due vini aromatici per eccellenza con cui giocare in funzione della variante cromatica della tipo­logia di uva prescelta per guarnire il dessert: Moscato d'Asti se l'uva è a bacca bianca, Brachetto d'Acqui con l'uva a bacca nera.

Ultimi post pubblicati

L'immagine “http://hstit.tradedoubler.com/file/1699/agosto_2007/IT_eBay_August_07_introvabile_120x600.gif” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.


Salute & Benessere

Capita raramente di consigliare un libro di cucina come un'utile guida per il giardinaggio. Il merito va agli autori, Cristina Bay e Gottardo Bonacini, due appassionati che hanno fatto una professione del pro­prio sapiente bricolage.

Il giardiniere goloso (Ponte alle Grazie, pp. 320, euro 16) distribuisce consigli e ricette sulle erbe e gli ortaggi che vale la pena di coltivare in terrazzo o nell'orto.Il primo suggerimento è per tutta la famiglia delle zucche e zucchine , ma tra i quarantuno ortaggi segnalati alcuni sono molto cu­riosi. Per esempio su una pergola si può far crescere il fagiolo kondor, un cannellino resistente, da seminare a marzo, in posizione soleggiata, a una profondità di almeno trenta centimetri.

Do­po tre mesi avrete un po' d'ombra e molta materia per fare zuppe o insalate. Da non trascurare è il rabarbaro. Non solo è perenne, ma è bellissimo. Il gambo rossastro e le foglie arricciate si fanno notare. Cresce meglio vicino a un corso d'acqua; ha bi­sogno di un buon drenaggio al fondo di una buca di sessanta centimetri per sessan­ta, su uno strato di concime naturale.

Se ne fate una coltivazione abbondante avre­te una macchia di verde, o una bordura alta un metro da cui trarre cose succulen­te per la tavola. Se usate la varietà che consigliano gli autori, la Dissectum, vi re­galerete delle foglie ancora più ornamentali, da coltivare anche in vaso. L'altro protagonista è il carciofo, che fiorisce in estate di blu viola. Sono piante grandi, da mettere ben distanziate.

Ma nessuno vieta di rubare qualche centi-metro di terra per dedicarlo a una rosa. In Toscana si approfitta del fatto che sia la rosa che il carciofo non richiedono acqua abbondante per creare delle aiuole molto decorative.


Ultimi post pubblicati

L'immagine “http://hstit.tradedoubler.com/file/1699/agosto_2007/IT_eBay_August_07_introvabile_120x600.gif” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.


We register    it!

Salute & Benessere

Il Sambuco è una pianta originaria dell'Europa e del Caucaso; oggi è una specie ormai cosmopolita, diffusa in tutte le aree temperate dei continenti. In Italia è presente in tutte le regioni, dal piano ai 1.400 metri circa di quota.
Classificazione, origine e diffusione

Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Famiglia: Sambucacee (Caprifoliacee)

We register it!

Frutti di Sambuco

Fiori di Sambuco

AsteClick - TomTom One Europe

Caratteristiche generali

Dimensione e portamento
Raggiunge al massimo un'altezza di 10 metri. Ha chioma espansa, densa e globosa. I fusti sono retti e molto ramificati, con rami ad andamento arcuato e ricadente.
Tronco e corteccia
Piuttosto corto, nodoso e irregolare, con scorza bruno-grigiastra, rugosa e solcata in senso verticale. Il midollo centrale è candido e soffice.
Foglie
Opposte, decidue, picciolate, lunghe 20-30 cm, provviste di stipole ovate o tondeggianti (1 cm), acute all'apice. Emanano un odore sgradevole. La lamina è imparipennata, composta da 5-7 segmenti ovati, ad apice acuminato e margine seghettato.
Strutture riproduttive
Compaiono in aprile-giugno, sono bianco crema, riuniti in corimbi ombrelliformi. I frutti sono delle drupe globose, succose a maturità, viola-nerastre; contengono da 2 a 5 noccioli monospermi a forma di pinolo.

Usi

Molteplici sono gli usi delle varie parti della pianta di sambuco.
I fiori, le foglie e la scorza fresca vengono impiegate per preparazioni medicinali di tipo cutaneo (non per uso interno perché contengono alcaloidi pericolosi).

I fiori vengono usati per preparare frittelle, dolci casalinghi e uno squisito sciroppo.
Con i frutti ben maturi si ottiene un fermentato (vino di sambuco) e si possono preparare sciroppi, gelatine e marmellate.

Il midollo di sambuco veniva impiegato nella strumentazione da laboratorio e in modellistica.

Specie simili

Il sambuco corallino o rosso (Sambucus racemosa L.) è un arbusto che cresce in montagna in prossimità degli alpeggi. Presenta segmenti fogliari più stretti, pannocchie con fiori giallognoli e infruttescenze di colore rosso.

Altri impieghi

I fiori di Sambuco sono utili per aromatizzare bevande alcoliche, amari, per le bevande analcoliche, per i dolci e i prodotti da forno, per conservare le mele, e mantenerle inalterate si usa disporre i fiori di sambuco in file alternate.


Ultimi post pubblicati

L'immagine “http://hstit.tradedoubler.com/file/1699/agosto_2007/IT_eBay_August_07_introvabile_120x600.gif” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.


We register    it!

Salute & Benessere

Nella bella Sicilia la pesca settembrina di Leonforte matura in modo sorprendente.

Sull'albero avvolta in un sacchetto di pergamena si preserva dai parassiti e mantiene tutto l'aroma antico ed unico di una volta

Dall'inizio del XX secolo le cultivar nazionali di pesca sono state gradualmente soppiantate da quelle americane che, a loro volta, sono state sostituite da varietà nuove che presentano caratteristiche sem­pre più diverse per dimensione, sapore, consistenza e profumo.

In Sicilia però, il tempo sembra essersi fer­mato e la ptccob dttadna di Leonforte sui colli ennesi detiene il primato di essere uno dei pochi luoghi d'Italia dove ancora si coltivano antiche varietà di pesche ed in particolare la straordraria pesca settembrina, un frut­to dolce e gustosissimo, con un bouquet cosi intenso e concentrato che ne bastano quattro per profumare una sala da pranzo.

250x250_gif_promo
I leonfortesi, non paghi defa loro esclusiva varietale, hanno il merito poi di avere adottato una tecnica di coltivazione assolutamente originale - e dispendiosissi­ma - che gli permette di offrire al mercato un prodotto più unico che raro.

Intorno alla prima metà di giugno, tutte le pesche anco­ra verdi, una per una, vengono chiuse in un sacchetto di carta pergamenata, che viene fissato al ramo con un pezzette di fìl di ferro - si avete capito bene, una per una. Fatica improba, che in tempi di coltivazion ultrameccanizzate rasenta la follia. se si pensa che pensino in questa regione del sud la manodopera è diventata costosa e soprattutto dif­ficile da reperire.

Cosa ancor più interessante è che questa strana procedura colturale sembra sia una tecnica recente nata negli anni Cinquanta quando la Sicilia, povera di denari, preferiva impiegare manodopera a buon mercato per difendersi dalla temutissima mosca della frutta. La pesca nel sacchetto divenne cosi un antesignano delle coltivazioni biologiche, proprio quando in Italia si stavano gettando le basi dell agricoltura moderna.

Il frutto cosi incartato matura nel suo sacchetto dove resta protetto da insetti, pioggia, vento e gelate, senza subire alcun trattamento antiparassitario. Una vera e propria microserra che, sicuramente aiuta­ta dal clima e dal suolo locale, sviluppa quelle uniche caratteristiche che rendono la Pesca settembrina di Leonforte un frutto ambito e apprezzato sia in Sicilia che in tutta Italia.

Ultimi post pubblicati

L'immagine “http://hstit.tradedoubler.com/file/1699/agosto_2007/IT_eBay_August_07_introvabile_120x600.gif” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.


We register    it!

Salute & Benessere

Una novità che va per la maggiore in que­sti ultimi anni è il vi­no medicinale. E' una bevanda che si può otte­nere da un buon vino casalingo (8 o 9 gradi) e che per di­ventare medicinale, appunto, deve essere alzato, nella gra­dazione, aggiungendovi picco­le quantità di alcol puro che si trova nei negozi di liquori.

Per ottenere l'innalzamento di un grado si devono aggiungere 14-15 millilitri (centimetri cubi) di alcol puro per litro, a seconda del grado di partenza.

Generalmente, quando si vo­gliono preparare vini medici­nali, è da preferire il vino ros­so. Il vino bianco, invece, si pre­ferirà nella preparazione di vino medicinale ad azione diu­retica perché in questo modo si sfrutta il suo naturale pote­re diuretico.
250x250_gif_promo
Nella preparazione dei vini me­dicinali si possono usare pian­te o parti di esse (come fiori, frutti, foglie, radici, rizomi, cor­tecce, eccetera) acquistate in negozi di erboristeria, già praticamente pronti per essere usa­ti.

Tuttavia, chi lo desidera e conosce molto bene i vari tipi di erbe e le loro proprietà, può raccogliere direttamente il ma­teriale che lo interessa. In questo caso, la raccolta va effettuata nel periodo di mag­gior concentrazione dei princi­pi attivi.

La pianta, o parte di essa, deve essere frantumata e conservata nel modo migliore, per un periodo non superiore ad un anno. Le erbe devono es­sere conservate in vasi di vetro a chiusura ermetica, mentre i fiori vanno tenuti nello stesso modo, ma in recipienti scuri o in ambienti bui.

Il principale nemico dei prodot­ti di erboristeria è l'umidità; per questo l'operazione di essicca­zione deve essere fatta con mol­ta cura all'ombra e all'aria, nel minor tempo possibile. Radici, cortecce e frutti possono essic­care anche al sole, nel forno op­pure su un termosifone, facendo però attenzione che la tempera­tura non superi mai i 40 gradi.

I vini medicinali, che con lin­guaggio tecnico vengono chiamati enoliti, sono ottenuti fa­cendo macerare a freddo, per un certo periodo di tempo, una data quantità di pianta offici­nale, o parte di essa, in una quantità di vino che riesca a solubilizzare le sostanze medica­mentose presenti nelle piante stesse.

Naturalmente, è possi­bile preparare un vino medici­nale miscelando diverse erbe e ottenendo così un vino medi­cinale composto. In pratica, si procede come se­gue: si prende una quantità di erba officinale e, dopo averla sminuzzata finemente, la si mette a macerare per alcuni giorni (da due a dieci, ma an­che di più) nel vino; quindi si lascia decantare, si spreme la parte solida e si filtra con un pezzo di strofinaccio o, se si vuole un filtraggio più accura­to, con apposita carta da filtro.
Il vino così ottenuto si versa in una bottiglia di vetro scuro, ben piena e sigillata, conservata in luogo fresco e buio. Il vino medicinale va bevuto a piccole dosi, in bicchierini da li­quore e nei momenti indicati.

Ultimi post pubblicati

L'immagine “http://hstit.tradedoubler.com/file/1699/agosto_2007/IT_eBay_August_07_introvabile_120x600.gif” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.


We register    it!

Salute & Benessere

Saporite e stuzzicanti da servire con l'aperitivo, le olive, siano verdi oppure scure, si prestano ad accompagnare e personalizzare un sugo, un intingolo, una salsa, o una semplice fetta di pane.

Sole, sassi, siccità, silenzio, solitudine: sono le cinque "S" che, secondo un detto popolare, creano le condizioni ideali per l'habitat dell'olivo, pianta mediterranea per eccellenza, albero sacro, misterioso, mitico: fu infatti di olivo il ramoscello che la colomba consegnò a Noè come segno della fine del diluvio.

Forse una tale straordinaria longevità ha contribuito a creare un alone di rispetto intorno all'olivo, originario del Medio Oriente e portato in Italia dai Greci circa 2500 anni fa. Gli antichi Romani oltre a estrarre e consumare l'olio, apprezzavano anche le olive e già avevano ideato delle tecniche per renderle gradevoli al palato. In botanica l'oliva è una drupa, ovvero un frutto carnoso con al centro un seme protetto da un guscio di legno.
250x250_gif_promo
Esistono molte varietà (o cultivar) di olivo: ci sono piante solo da frutto, altre riservate esclusivamente alla produzione dell'olio, altre ancora, dette a duplice attitudine, dalle quali si ricava sia olio, sia olive da tavola.

I frutti, ovali, possono pesare da uno a dieci grammi circa. L'invaiatura, cioè l'inizio della maturazione, ha luogo verso ottobre. Mentre le varietà da olio si raccolgono a un punto preciso di maturazione, quelle da tavola, più grosse ma meno oleose, si possono raccogliere ancora verdi, o a processo completato, quando hanno raggiunto il loro colore tipico che va dall'avorio striato al nero violaceo, più o meno intenso.

A qualunque varietà appartengano, tutte le olive, mature o immature, per diventare commestibili devono essere sottoposte a trattamenti specifici che ricalcano, anche quelli industriali, le tecniche praticate fin dai tempi più antichi.

La maggior parte delle olive italiane provengono dalle regioni del Sud, soprattutto da Sicilia, Calabria, Puglia; la Toscana e la Liguria hanno una produzione non molto ampia ma qualificata, di leccine e taggiasche. Fra le olive verdi, da segnalare le calabresi, le ascolane grosse, dolci e le pugliesi di colore verde brillante; scure sono invece le baresane, le greche kalamata e le piccole di Gaeta dal bel colore bruno-violaceo.



-->
Ultimi post pubblicati
L'immagine “http://hstit.tradedoubler.com/file/1699/agosto_2007/IT_eBay_August_07_introvabile_120x600.gif” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

We register    it!
Salute & Benessere
Il fagiolo bianco raro, pregiato e ricercato per le sue qualità uniche, cresce esclusivamente nei comuni di Badalucco, Conio e Pigna della Provincia di Imperia.

Il fagiolo bianco di Badalucco, Conio e Pigna è un rinomato legume che nasce nell'estremo ponente ligure. La fascia di coltiva­zione si colloca precisamente sugli alti versanti di tre vallate conti­gue e si estende dall'entroterra ai versanti pedemontani delle Alpi Marittime.

Il fagiolo che cresce in questi tre areali di produzio­ne costituisce una cultivar del fagiolo comune Phaseolus vulgaris L, ma tutte e tre le varietà hanno caratteristiche morfologiche molto simili al cosiddetto cannellino, sia per quanto riguar­da il colore bianco perlaceo sia per le dimensioni relativamente ridotte rispetto alle altre tipolo­gie.



Per le caratteristiche geografiche felici, la Piana di Albenga presenta condizioni climatiche favorevoli alla coltivazione di ortaggi che sono diventati identificativi del suo territorio.

 L'Asparago violetto, il Pomodoro Cuore di bue, la Zucca a trombetta e il carciofo spinoso di Albenga.

Del carciofo (CynaroaScolymus L), specie originaria del bacino del Mediterraneo, l'Italia è il produttore più gran­de al mondo.

LA COLTIVAZIONE che può essere annuale o poliennale in coltura specializzata. richiede clima mite e può essere coltivato anche in bassa collina.

La Piana di Albenga con il suo clima temperata, i terreni freschi, di medio impasto, ben drenati, profondi e dotati di sostanza organica, rappresenta l'habitat adatto con temperature invernali non eccessivamente basse.

Per le caratteristiche geografiche felici, la Piana di Albenga presenta condizioni climatiche favorevoli alla coltivazione di ortaggi che sono diventati identificatìvi del suo territorio.

Il Carciofo spinoso di Albenga, il Pomodoro Cuore di bue, la Zucca a trombetta , l'asparago violetto.

L'Asparago violetto di Albenga appartiene alla specie Asparagus officinali L., una varietà particolare che, essendo stata selezionata in loco, si è adattata alle condizioni pedoclìmatiche ed alla tradizionale tecnica colturale della zona.
Si caratterizza, oltre che per il gusto leggermente dolce e delicato, per i turioni (parte edibile) di colore viola intenso uniforme, il calibro elevato, l'apice molto chiuso con brattee grandi e particolarmente aderenti.

Una volta si portava il vino a ta­vola senza tenere in debito con­to quali cibi avrebbe accompagnato. Ciò perché rappresentava a sua volta un alimento, tra l'altro molto energe­tico, che serviva a integrare diete tal­volta povere; rappresentava quindi un cibo in più da mettere a tavola, a prescindere dalla sua qualità, spesso modesta, quando non scadente.

Og­gi, invece, che rispetto a un tempo si beve meno, ma meglio, il vino non rappresenta più, come prima istanza, un alimento, bensì una fonte di piace­re, capace di rendere più gradevoli i momenti conviviali. Pertanto deve es­sere di buona qualità e deve saper ar­monizzare con la vivanda che accompagnerà a tavola, anche perché servire ad amici o conoscenti una buona bottiglia con il cibo giusto è motivo di prestigio.

Si chiama Cuore di Bue per fa sua forma insolita. E dolce, gustoso e la sua polpa è compatta: ideale da mangiare in insalata

La Liguria, in special modo la zona di Albenga, oltre ad esse­re una grande produttrice di po­modori vanta la coltura di una par­ticolare tipologia: il Cuor di Bue, detto anche Pomodoro di Albenga o Pera ligure.

Dapprima ritenuto brutto e sgradevole alla vista, il Cuore di Bue negli anni ottanta ha cominciato ad essere apprezzato per le sue qualità organolettiche: polpa asciutta e consistente, pochi semi, quasi nulla presenza di succo, sapore dolce non acidulo.

Conosciuto fino dalla antichità, questo prodotto della terra e del sole è sempre stato considerato un dono divino; oggi, come mille anni fa, si usa ogni giorno in tavola e in cucina con ottimi risultati per il palato e per la salute.

Parlare di olio d'oliva ci porta indietro id tempo, addirittura all'antica Grecia e all'Olimpo dove, racconta la leggenda, Zeus propose ad Atena e Poseidone una gara per ottenere la sovranità sull'Attica; la vittoria sarebbe andata a chi avesse presentato il regalo più utile che risultò essere l'olivo portato da Atena come simbolo della pace.

Partendo dunque da tanto lontano, scopriamo le radici sacre dell'olio, radici che si incontrano anche nel Cristianesimo: per esempio, la Festa degli Olivi e l'Olio Santo che unge i moribondi e i sacerdoti, dunque coloro che sono più vicini a Dio.

L'olio è ingrediente comune a tutte le civiltà del bacino del Mediterraneo, troviamo l'olio e l'olivo come coltivazione nelle vaste estensioni di terreno che circondano i monasteri e troviamo che l'olio, nelle mani di sapienti monaci alchimisti, diventa anche medicina e ingrediente salutare nella dieta di tutti i tempi.

Ciò premesso, vediamone l'uso in cucina al giorno d'oggi. Come se un sottile filo tenesse legati gli antichi Romani e gli uomini moderni, ecco l'olio comparire sempre sulle nostre tavole, sia utilizzato a crudo (in questo caso è particolarmente indicato l'extravergine) sia cotto, come condimento o grasso per la frittura.


Il salice è albero volgare. Le cui fronde, seme, corteccia e liquore hanno virtù costrettiva. Le fronde trite, e bevute con un poco di vino e di pepe, vagliono à i dolori dei fianchi: e tolte sole con acqua non lasciar ingravidare le donne. Ristagna il seme, bevuto, lo sputo del sangue. Il che fa parimente la sua corteccia. La cui cenere macerata in aceto guarisce i porri e i calli, che s'impiastrano con essa ... ".

Così sentenzia - nella traduzione cinquecentesca di Pietro Andrea Mattioli - il celebre medico greco Dioscoride, vissuto nel I secolo dopo Cristo. Anzi, le virtù officinali del salice sono ben note da almeno 2.500 anni, dal momento che già Ippocrate, nel V secolo a.C., l'aveva raccomandato alle partorienti per alleviare i loro dolori.

Solo da pochi secoli, tuttavia, si è passati ad uno sfruttamento assai più preciso e sistematico di una pianta tanto bella quanto utile. Sappiamo infatti che frequentemente nell'antichità l'erboristeria ha solo "sfiorato" la conoscenza delle effettive virtù terapeutiche delle piante, limitandosi ad usare in decotti ed intrugli vari alcune loro parti (foglie, corteccia, semi, fiori e radici) più o meno così come la natura le presentava, senza cioè arrivare a cogliere l'essenza stessa delle potenzialità medicamentose della pianta, mettendo in luce i suoi "principi attivi".
II peperone (Capsicum annuirti è un ortaggio proveniente dall'America del Sud.

Comparso sulle tavole europee nel XVI secolo, oggi la sua coltivazione è molto diffusa in molti Paesi e in Italia.

Tra i peperoni più pregiati ricordiamo quelli dì Carmagnola, prodotto agroalimentare tradizionale e presidio slow food (da oggi, fino al 7 settembre, il paese ospita la tradizionale sagra).

Dì colore rosso o giallo, talvolta sfumato di verde, gusto dolce e pronunciato, i peperoni dì Carmagnola (Torino) si dividono in quattro tipologie a seconda della forma: il quadrato, il corno di bue, la trottola e il tumatìcot.

Di colore verde o rosso porpora è invece il Peperone di Senise, Igp, che presenta tre tipologie tutte di piccole dimensioni: appuntito, a tronco e a uncino. Secondo la tradizione tuttavia si prepara «crusco», cioè fritto croccante con un po' dì sale, ed è ottimo per accompagnare formaggi e verdure.

12 ricette con i peperoni:

1.- Risotto con peperoni e alici

Risotto con peperoni e alici
2.- Conserva facile di peperoni.

Conserva facile di peperoni
3.- Strascinati con peperoni secchi di Senise, mollica croccante di pane di Matera e cacioricotta lucano.

Strascinati con peperoni secchi di Senise IGP, mollica croccante di pane di Matera DOP e cacioricotta lucano
4.- Baccalà con peperoni.

baccala con i peperoni
5.- Peperoni imbottiti con melanzane e zucchine.

Peperoni imbottiti con melanzane e zucchine
6.- Mezze penne ai peperoni e pomodori secchi.


Mezze penne ai peperoni e pomodori secchi
7.- Timballo di acciughe con peperoni, melanzane e zucchine.

Timballo di acciughe
8.- Peperoni al forno imbottiti.


Peperoni al forno imbottiti
9.- Sformato di zucchine e peperoni con crema di mandorle e cardamomo.

Sformato di zucchine e peperoni con crema di mandorle e cardamomo
10.- Mattonella di peperoni gialli con ricotta romana.

Mattonella di peperoni gialli
11.- Peperoncini verdi ripieni.


Peperoncini verdi ripieni
12.- Spiedino di coda di rospo con pere e peperoni.

Spiedino di coda di rospo con pere e peperoni


Se ti è piaciuto l'articolo , iscriviti al feed cliccando sull'immagine sottostante per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog:
green-world-recycle-img5