Il cerfoglio (Anthriscus cerefolium) è una pianta aromatica dall'aroma fresco e delicato, leggermente speziato, molto usato nella cucina francese.

Le foglie si possono raccogliere dopo poche settimane dalla semina, e sono da consumare crude, intere come guarnizione per il loro aspetto gradevole, o tritate.

Si semina in primavera o in autunno, e si raccoglie scalarmente a partire da 10-15 giorni dalla semina.

Cresce velocemente e anche un contenitore di dimensioni medie fornisce 1-2 tazze di foglie settimanali, che è consigliabile raccogliere al momento dell'utilizzo, perchè conservate perdono molto in aroma.

La cimatura costante ritarda inoltre la fioritura, allungando il periodo del raccolto.

Il cerfoglio è una pianta biennale, che può essere coltivata anche come annuale per il consumo delle foglie, e riseminata l'anno successivo.

E' possibile coltivare il cerfoglio in vaso.

Tollera la mezz'ombra e le basse temperature, mentre non sopporta la siccità e l'afa.

Il cerfoglio in cucina

Il cerfoglio ha un aroma fresco e delicato, che ricorda l'anice. Si usa crudo, aggiunto ai cibi all'ultimo momento perchè con la cottura perde aroma, e per via del suo gusto delicato è consigliabile usarne una quantità maggiore rispetto a altre erbe aromatiche.

Si usa in zuppe, pasta e arrosti, per arricchire insalate e sandwiches e come ingrediente per salse crude. Si accosta bene a formaggi a pasta morbida, asparagi, carciofi, patate e pollo, filetti di pesce e crostacei, pesce e molluschi bolliti, minestre cremose, piatti a base di uova, carni bianche, salse delicate al burro, formaggi freschi e insalate verdi.

Ricco di vitamina C, digestivo, diuretico, tonificante del fegato.

Il cerfoglio è una delle fines herbes francesi, una miscela di erbe aromatiche delicate che include tra i vari ingredienti anche dragoncello e erba cipollina.


5 Ricette con il cerfoglio (in collaborazione con La Cucina di Susana):

Noce di cervo con tubero di cerfoglio e cipolla rossa.

Piccatine di vitello al prosciutto.

Lo speziario, l' erbario e le combinazioni di aromi, segunda parte.

Carpaccio di cervo marinato con barbabietole rosse, bianche e gialle.

Rana pescatrice con pancetta al tartufo.

Tra le erbe selvatiche commestibili e ricche di proprietà spicca senza dubbio la borragine.

Questa pianta, che si può utilizzare anche sotto forma di tisana, olio o perle offre molti benefici al nostro organismo anche se non è esente da alcune controindicazioni.

Conosciamo allora meglio la borragine e i suoi usi.

Caratteristiche.

Borraggine
Il suo gusto è simile al cetriolo.
Si usa con erdure bollite e al burro, burro aromatico, formaggio morbido, zuppe di verdura.
Ricco di potassio, calcio.
Diuretico, tonificante del sistema nervoso

Proprietà.

La tisana di borragine, quindi, può essere utile sia a ritrovare la propria regolarità intestinale sia ad alleviare i sintomi del mal di gola. Un altro interessante beneficio che offre questa pianta è quello di essere d’aiuto alle donne in caso di disturbi premestruali, la bevanda calda (ma ancor di più l’olio) può infatti ridurre crampi, gonfiori, sensazione di malessere e altri fastidi che accusano molte persone in quel periodo. Ciò è dovuto alla presenza in questa pianta di fitoestrogeni, sostanze che riequilibriano il sistema ormonale e che dunque possono essere utili in tante problematiche della donna in età fertile ma anche in menopausa.

La borragine, e in particolare l’olio che se ne estrae, è ricco di alcuni acidi grassi benefici per cuore ed arterie in grado di favorire la vasodilatazione, ridurre i depositi di colesterolo e abbassare l’infiammazione.

Questa pianta è poi una vera e propria alleata di bellezza. La sua azione benefica sulla pelle si evidenzia non solo in caso di vere e proprie patologie ma anche semplicemente se si ha la pelle secca o grassa (la borragine regola infatti la produzione di sebo in entrambi i casi) o alla comparsa delle prime rughe. Sulla pelle ovviamente si utilizza il prezioso olio di borragine, che si estrae a freddo dai semi di questa pianta ed ha un grande potere antiossidante.

Ricette.

Pesto di borragine per farcire un velocissimo panino ripieno di gorgonzola e arrosto di tacchino.

Avvicinandoci al confine con la Svizzera incontriamo Cantello, piccolo centro che deve la sua fama alla produzione di un tipo molto particolare di asparago: bianco con punta rosata, che resta consistente anche dopo la cottura.

Gli asparagi di Cantello sono prodotti anche nella zona dei comuni di Clivio, Viggiù e Arcisate tutti in provincia di Varese. Ogni seconda domenica di maggio viene organizzata una sagra con vendita e assaggi di questo prelibato ortaggio.

L'asparago in cucina

Antiche sono anche le tradizionali ricette, una fra tutte quella classica con l'uovo all'occhio di bue. Si abbina molto bene anche coi risotti e con le crespelle senza disdegnare altri tipi di pasta. Si consiglia di pelarlo prima di cucinarlo. Utilizzato anche negli antipasti in agrodolce.

Sfortunatamente, sembra che l’industria agrochimica non abbia imparato nulla dalle lezioni della Rivoluzione Verde. Secondo il biologo David Ehrenfeld:


Al pari dell’agricoltura intensiva, l’ingegneria genetica viene spesso giustificata come una tecnologia umana, una tecnologia che serve semplice-mente a nutrire più persone con cibi migliori. Non si potrebbe dire nulla di più falso. Fatte salve rarissime eccezioni, l’unico scopo dell’ingegneria genetica è quello di aumentare le vendite di prodotti chimici e geneticamente manipolati ad agricoltori che vengono a dipendere da essi.

La semplice verità è che la maggior parte delle innovazioni nelle biotecnologie alimentari sono state guidate dal criterio del profitto anziché da quello di rispondere a delle reali esigenze. Per fare un esempio, la Monsanto ha genetica-mente modificato la soia in modo da renderla resistente all’erbicida Roundup - fabbricato dalla stessa compagnia —, per poter aumentare le vendite di questo prodotto.


La Monsanto ha poi realizzato anche dei semi di cotone contenenti un gene insetticida, in modo da aumentare le proprie vendite di sementi. Tecnologie come queste accrescono la dipendenza dei coltivatori rispetto a prodotti che sono brevettati e protetti da «diritti di proprietà intellettuale» -cosa che rende illegali le vecchie pratiche agricole di riprodurre, immagazzinare e condividere le sementi. Inoltre, queste compagnie aggiungono delle «competenze tecnologiche» al prezzo delle sementi, o costringono gli agricoltori a pagare prezzi gonfiati per acquistare le sementi assieme agli erbicidi.


Attraverso una serie di grandi fusioni e grazie allo stretto controllo reso possibile dalle tecnologie genetiche, si sta oggi costituendo una concentrazione di proprietà e di controllo sulla produzione alimentare che non ha precedenti nella storia.76 Le prime dieci compagnie agrochimiche controllano l’85 per cento del mercato globale, e le prime cinque controllano virtualmente l’intero mercato delle sementi geneticamente modificate. La sola Monsanto è entrata in possesso delle maggiori compagnie produttrici di sementi in India e in Brasile, oltre a comprare numerose compagnie biotecnologiche; la Du Pont, dal canto suo, ha poi acquistato la Pioneer Hi-Bred, la più grande azienda produttrice di sementi del mondo.


Il fine ultimo di queste megacorporazioni è quello di creare un unico sistema agricolo mondiale, nel quale esse siano in grado di controllare tutti gli stadi della produzione alimentare e di manipolare sia le forniture di cibo, sia i loro prezzi. Come ha spiegato un dirigente della Monsanto, «ciò a cui state assistendo è un consolidamento dell’intera catena alimentare».

Tutte le principali compagnie agrochimiche stanno progettando di introdurre qualche versione della «terminator technology» - piante con semi resi sterili tramite manipolazione genetica, che costringerebbero gli agricoltori a ricomprare anno dopo anno i prodotti brevettati e porrebbero fine alla loro capacità, che si è sempre dimostrata vitale, di sviluppare nuove coltivazioni.


Ciò avrebbe conseguenze devastanti soprattutto nel Sud del pianeta, dove per crescere l’80 per cento dei raccolti ci si serve di sementi conservate. Questi piani portano in luce meglio di qualunque altra cosa le motivazioni puramente commerciali che stanno dietro alla produzione di alimenti geneticamente modificati.


Molti scienziati che lavorano per queste compagnie potrebbero sinceramente credere che le loro ricerche aiuteranno a nutrire il mondo e a migliorare la qualità del nostro cibo; di fatto, però, essi operano all’interno di una cultura di potere e di controllo, incapace di mettersi ad ascoltare e guidata da concezioni strettamente riduzioniste, nella quale le preoccupazioni di carattere etico non fanno semplicemente parte delle strategie aziendali.


I sostenitori delle biotecnologie hanno ripetutamente affermato che le sementi geneticamente modificate sono di cruciale importanza per risolvere il problema della fame nel mondo, e hanno fatto questo riproponendo quelle stesse erronee argomentazioni che, nei decenni precedenti, erano state avanzate dai sostenitori della Rivoluzione Verde. La produzione alimentare convenzionale, sostengono, non riuscirà a tenere il passo della crescita della popolazione mondiale.


Nel 1998, uno spot della Monsanto proclamava che «preoccuparsi per la fame che attende le generazioni future non servirà a nutrirle. Sarà la biotecnologia alimentare a farlo».7Come sottolineano gli agroecologisti Miguel Altieri e Peter Rosset, questo ragionamento si basa su due assunzioni errate. La prima è che la fame nel mondo sia causata da una carenza globale di cibo; la seconda è che l’ingegneria genetica sia il solo mezzo possibile per accrescere la produzione di cibo.


Le associazioni per lo sviluppo sanno da molto tempo che non c’è alcun rapporto diretto fra la densità di popolazione di un Paese (o il suo tasso di crescita demografica) e il fatto che in esso si soffra la fame. La fame è diffusa in Paesi densamente popolati - come il Bangladesh e Haiti -, ma anche in altri dove la densità di popolazione è assai ridotta -come il Brasile e l’Indonesia. E anche negli stessi Stati Uniti, in mezzo alla sovrabbondanza, ci sono tra i venti e i trenta milioni di individui che soffrono di malnutrizione.

La Regione Emilia-Romagna ha definito protette ben 92 specie floristiche con la legge regionale n. 2/77, legge che ne vieta la raccolta.

Inoltre ricordo che è vietato raccogliere piante all’interno dei Parchi pubblici, sia Comunali che Provinciali e Regionali.

Piante velenose.

I principi attivi che le piante producono, hanno un'azione sul nostro organismo, che dipende dalla quantità usata. quindi, in pratica, non si può definire una sostanza benefica o tossica in modo assoluto perchè ogni pianta è al contempo rimedio e veleno, e, come diceva già Paracelo nel ‘500, “è la dose che fa il veleno e il rimedio”.

Vi sono però molte piante che contengono dei principi attivi che agiscono in minime quantità e che se assunte senza controllo medico possono avere un'azione tossica.

Soltanto una persona specializzata ed esperta, può dosare tali componenti al fine di dare loro un'azione terapeutica benefica.

Si elencano le piante pericolose:

Aconito Aconitum variegato e Aconitum vulparia (fam. Ranuncolaceae) Tutta la pianta è velenosa, specialmente le radici. E' un potente anestetico, 3gr. sono mortali, il veleno può essere assorbito attraverso la pelle e dare dermatiti.

Bucaneve Galanthus nivalis (fam. Amarillidaceae). Il bulbo è velenoso. Ha un'azione emetica.

Ciclamino Cyclamen hederifolium (fam. Primulaceae) Il tubero è velenoso. Azione purgativa.

Cicuta Conium maculatum L. (fam. Apiaceae). Tutta la pianta è velenosa. Provoca nausea, vertigine, cefalea, ispessimento della lingua, urinazione incontrollata, il polso cade, la temperatura corporea s'abbassa, la pupilla si dilata, sopravviene paralisi risalente dai piedi, sopravviene la morte per paralisi respiratoria. La quantità mortale è di gr.10-30.

Colchico Colchicum autumnale L. (fam. Liliaceae). Il bulbo è velenoso e anche i semi. Blocca la mitosi cellulare.

Dafne Daphne mezereum L. (fam. Thymelaceae). Tutta la pianta è velenosa. Provoca dolori intestinali, vomito, paralisi, colasso.

Digitale Digitalis purpurea e grandiflora (fam. Scrofulariaceae) Le foglie sono velenose. Innalza la pressione del sangue e rallenta il battito del cuore, provoca dolori violenti allo stomaco, vomito, cianosi, collasso. 30gr. di foglie fresche provocano la morte.

Dulcamara Solanum dulcamara (fam. Solanaceae). Tutta la pianta è velenosa in special modo le bacche rosse. Provoca emicranie, vertigini, diarrea.

Elleboro Helleborus niger e viridis (fam Ranuncolaceae) Tutta la pianta è velenosa. Violento purgante ed emetico. Simile alla Digitale.

Euforbia Euphorbia characias e spinosa (fam. Euphorbiaceae) Tutta la pianta è velenosa, specialmente il lattice. Azione purgativo, emetica.

La famiglia comprende anche la nota stella di Natale a foglie rosse.

Fusaggine Euonymus europaeus (fam. Celesteraceae). Tutta la pianta è velenosa, specie i frutti. Azione purgante che può originare un collasso.

Giusquiamo Hyosciamus niger (fam. Solanaceae). Tutta la pianta è velenosa. Antispasmodico e analgesico molto potente, dà sonno profondo.

Lauroceraso Prunus laurocerasus (fam. Rosaceae). Tutta a pianta è velenosa. Le foglie contengono ghiandole oleifere che producono il glucoside laurocerasina, i semi danno un olio grasso che contiene acido cianidrico.
Maggiociondolo Laburnum anagyroides (fam. Leguminoseae) Tutta la pianta è velenosa. Provoca forte salivazione, diarrea, caduta del polso e anche la morte. I semi sono molto pericolosi per gli animali da cortile.

Mughetto Convallaria majalis (fam. Liliaceae). Tutta la pianta è velenosa. Provoca caduta del polso, collasso.

Oleandro Nerium oleander (fam. Apocinaceae). Tutta la pianta è velenosa. Ha un'azione analoga alla digitale. Provoca diarree e coliche, vomito, rallentamento della frequenza respiratoria, irregolarità cardiaca, perdita di conoscenza e morte.

Peonia Paeonia officinalis (fam Paeoniaceae). Tutta la pianta è velenosa. Emetico violento.

Pulsatilla Anemone pulsatilla L. (fam. Ranuncolaceae) Pulsatilla vulgaris Tutta la pianta è velenosa, particolarmente i fiori. Provoca diarrea e disturbi alla respirazione.

Ranuncolo Ranunculus aconitifolius, montanus, acquaticus. (fam. Ranuncolaceae) Tutta la pianta è velenosa, particolarmente i fiori. Provoca dermatite da contatto, vomito, diarrea, disturbi alla respirazione, sino alla morte

Sperone di cavaliere Delphinium elatum e consolidata (fam. Ranuncolaceae) Tutta la pianta è velenosa, particolarmente i fiori. Provoca diarrea e disturbi alla respirazione.Come il Ranuncolo. (vedi foto)

Stramonio Datura stramonium (fam. Solanaceae). Tutta la pianta è velenosa, provoca allucinazioni per la presenza di alcaloidi.

Ricino Ricinus communis L. (fam. Euphorbiaceae). I semi sono velenosi. Forte azione purgativa.

Tasso Taxus baccata L. (fam. Tassaceae). Tutta la pianta è velenosa, particolarmente foglie e semi. Caduta del polso.

Uva di volpe Paris quadrifolia L. (fam. Liliaceae). Tutta la pianta è velenosa, particolarmente il frutto. Effetti purgativi, emetici, narcotici.

Veratro Veratrum album (fam. Liliaceae). Tutta la pianta è velenosa. Effetti purgativi, emetici, narcotici.

La cosa più importante di cui tener conto al momento dell’impiego delle nostre erbe è di evitare di disperdere i principi attivi e principi nutritivi con procedure errate.

 

Innanzi possiamo distinguere un uso alimentare e uno officinale.

Parlerò prima dell’utilizzo in cucina:


Per usufruirne al massimo dei benefici di Per usufruirne al massimo dei benefici di queste erbe selvatiche la cosa migliore è assumerle crude in insalata. E’ bene allora prestare molta attenzione alla pulizia, lavandole accuratamente e lasciandole a bagno in acqua e limone.


Se preferiamo utilizzarle cotte allora è bene farle in casseruola, cioè con poca acqua e all' interno di un recipiente coperto.In questo modo l' acqua che evapora condensa a livello del coperchio e sgocciola sulle verdure, che così conservano gli aromi ed i sali. Inoltre la durata della cottura dovrebbe essere breve.


L' acqua rimasta, così ricca di tutti quei principi nutritivi che si sono dispersi durante la cottura, la si può utilizzare come brodo vegetale per la preparazione di zuppe, creme e risotti.


Se raccogliamo le piante per impiegarle a scopo curativo il loro uso dipende principalmente dal motivo curativo a cui la pianta è destinata.


Principali modalità di impiego curativo e preventivo delle piante officinali: INFUSO La droga viene messa in un adatto recipiente, come una teiera, e su di essa viene versata l'acqua bollente. Il recipiente viene coperto e si lascia in infusione per circa 10 - 15 minuti, quindi si filtra con un colino a maglie strette. L'infuso è indicato per parti della pianta tenere, quali fiori e foglie. Solitamente, salvo diversa indicazione, si usano gr.2-3 di droga per ml.100 d'acqua, per erbe molto attive, e di gr.3 - 5 di droga per gr.100


acqua, per erbe poco attive. Si può usare il "colpo di calore": in questo caso, la droga si versa in acqua bollente. Il recipiente deve essere d'acciaio o pirex, non altri, e va coperto immediatamente per evitare l'evaporazione degli oli essenziali. L'acqua bollente apre le cellule estraendo le sostanze medicamentose. Si filtra e si addolcisce con miele. L'infuso deve essere usato caldo o tiepido e preparato per essere subito utilizzato, oppure può essere tenuto in un thermos e bevuto durante la giornata.


DECOTTO Si prepara partendo da acqua fredda e portandola lentamente all'ebollizione, il tutto coperto. Il bollore, deve essere moderato e più o meno prolungato a seconda della droga usata, quindi infondere per 5 -10 minuti, coprendo il recipiente. La quantità di droga è di gr.3-5 per ml.100 d'acqua. Si procede poi come descritto per l'infuso. Eventuali aromatizzanti per dolcificare il sapore devono essere aggiunti quando si spegne il fuoco.


TISANA La tisana è una preparazione con una bassa percentuale di droga e fatta con una miscela di più piante che agiscono in sinergia. La miscela di droghe che forma una tisana ha lo scopo di raggiungere un particolare effetto terapeutico grazie alla sinergia dei suoi componenti. In genere è composta da un rimedio di base, formato anche da 2 o 3 erbe specifiche per il trattamento, un adiuvante che rinforza il rimedio di base, un complemento che da un aspetto piacevole alla miscela e un correttore che migliora il sapore o l’odore della tisana (la liquirizia è un ottimo dolcificante,.mentre piccole quantità di menta, rosmarino, finocchio, timo, salvia, petali di rosa, anice, coriandolo,scorza e succo di agrumi migliorano l’aroma e il gusto).


IMPACCO E' preparato con cotone idrofilo o con garza, imbevuti in un infuso o un decotto e quindi applicati sulla parte da curare. Si fa sia a scopo cosmetico ad esempio per i capelli , per la pelle del viso, per gli occhi stanchi, che a scopo curativo per trattare ad esempio contusioni, scottature e tensioni muscolari.


CATAPLASMA E' costituito da paste dense, raccolte in una garza e applicate sulla parte malata. Famosi sono il cataplasma di farina di semi di lino e quello di argilla.


TINTURE Consistono in un'estrazione per mezzo di un solvente composto di acqua e alcool. Il grado alcolico dipende dalla droga che si vuole estrarre. per le resine occorre alcol puro, per gli alcaloidi a 80°, per le mucillagini a 20, per la quasi totalità delle altre a 60° circa. L'estrazione avviene in questo solvente, in cui viene versata la droga finemente sminuzzata. Il tutto si pone in un recipiente a chiusura ermetica, per circa 28 giorni, agitandolo giornalmente. Terminata l'estrazione, si filtra e si conserva in botticini scuri; deve essere usata a gocce e diluita.


ENOLITI Sono delle tinture che hanno come solvente il vino bianco per aperitivi e il vino rosso per digestivi, tonici ricostituenti. Vanno usati vini corposi. La quantità di droga è di gr.5 per gr.100 di vino. Gli enoliti devono avere come caratteristica la gradevolezza.Il vermouth è un tipico esempio, e la pianta per la sua preparazione è l'Assenzio. Si preparano spezzettando o pestando al mortaio la droga che va poi aggiunta al vino, quindi si pone il preparato in un luogo a temperatura costante e al buio per circa 28 giorni e in fine lo si filtra. Si usa a cucchiai o a bicchierini.


Usando come solvente l'aceto di vino, si possono preparare aceti aromatici adatti a condire insalate, sperimentare a piacere varie mescolanze di erbe aromatiche.OLEOLITI In questo caso il solvente è l'olio di oliva ottenuto per spremitura a freddo,ma anche olio di mandorle,di mais,di soia. La quantità di droga è di gr.10 per gr.100 d'olio. Gli oleoliti sono preparati per uso esterno,ma , se fatti con miscele di erbe aromatiche e buon olio di oliva ,sono degli ottimi olii per aromatizzare pietanze e insalate. Si fanno ponendo il preparato in apposito recipiente chiuso, per poi esporlo al sole e agitandolo almeno una volta al giorno. Dopo circa 28 giorni l'oleolito è pronto da filtrare. Un oleolito molto usato è l’olio di iperico.


POMATE Si preparano con vaselina e/o lanolina, o seguendo ricette più elaborate a base di cera d’api e olii, mescolate con succhi o estratti di erbe.Sono solo per uso esterno.


SUFFUMIGI Sono inalazioni di vapore acqueo che contiene i principi volatili delle erbe o degli oli essenziali impiegati. Hanno effetto disinfettante, balsamico e decongestionante. Si usa una o due manciate d'erba o 3-4 gocce di olio essenziale in circa ml.300 d'acqua bollente e si inala per 10-15 minuti.


POLVERI Si ottengono con la triturazione della droga essiccata. Possono essere assunte mescolandole a miele, marmellata, racchiuse in un'ostia o disperse in soluzione che può essere una tisana, un brodo o semplicemente acqua. Utilissima è ad esempio la polvere di equiseto, un ottimo rimineralizzante per prevenire e curare l’osteoporosi.


SUCCO Si ottiene spremendo con un torchietto di legno la parte della pianta fresca dalla quale si vuole estrarre il succo. Così dall'ortica si prepara un liquido di colore bruno, leggermente acido, ricco di sali minerali (ferro, potassio, magnesio) e vitamine. Si conserva in bottiglietta scura, ben chiusa e in frigorifero. I succhi, comunque, devono essere utilizzati subito e non è consigliata la loro conservazione, a meno che non li si voglia conservare in freezer.Generalmente hanno gusto non gradevole, per cui possono essere aromatizzati con menta, anice, liquirizia, rosmarino, salvia, ma sempre in armonia con le proprietà terapeutiche del succo.


IDROLATI Si ottengono per distillazione in corrente di vapore d'acqua.La droga viene posta in modo da essere investita da una corrente di vapore d'acqua bollente, quindi non è a diretto contatto dell'acqua. La corrente di vapore, attraversando la droga, si arricchisce dei principi volatili contenuti in essa. Il vapore è quindi fatto passare attraverso una serpentina ove si condensa e si ottiene così una miscela d'acqua e olio essenziale. Le due fasi, sono poco miscibili e si separano in due strati e quindi si possono separare con facilità. La fase oleosa galleggia e rappresenta l'essenza, la fase liquida rappresenta l'idrolato che contiene ancora essenza. In questo modo si ottiene ad esempio l’acqua di rose, l’acqua di camomilla, l’acqua di hamamelis.


OLI ESSENZIALI Si ottengono per distillazione delle erbe aromatiche. Sono sostanze volatili impiegate sia per uso esterno, sia per uso interno. Sono sostanze molto attive quindi vanno usate con cautela,secondo le prescrizioni del medico o dell’erborista.

Le applicazioni dell’ingegneria genetica nell’ambito dell’agricoltura hanno destato molte più resistenze nell’opinione pubblica di quanto non abbiano fatto le applicazioni in campo medico.


Ci sono diverse ragioni che spiegano questa resistenza, che nel corso degli ultimi anni è cresciuta in un movimento politico di scala mondiale.


La maggior parte delle persone nel mondo hanno con il cibo una relazione esistenziale fondamentale, ed è naturale che si preoccupino quando sentono che i loro alimenti sono stati trattati chimicamente, o che sono geneticamente modificati.

Nuove tecnologie alimentari.


Anche se forse non comprendono la complessità dell’ingegneria genetica, si fanno tuttavia sospettose quando sentono di nuove tecnologie alimentari sviluppate in gran segreto da potenti compagnie, che cercano di vendere i loro prodotti senza apporvi indicazioni per la salute ed etichette informative, o magari senza neppure voler affrontare le discussioni.


Negli ultimi anni, il distacco fra ciò che le industrie biotecnologiche dicono nelle loro pubblicità e ciò che producono in realtà è diventato fin troppo evidente.


Nei loro spot, le industrie biotecnologiche dipingono un nuovo mondo coraggioso nel quale la natura sarà posta sotto il controllo dell’uomo. Le piante saranno dei prodotti geneticamente modificati, ritagliati sulle esigenze dei consumatori.


Le nuove coltivazioni saranno progettate in modo da resistere alla siccità, agli insetti e alle erbacce. I frutti non marciranno e non si ammaccheranno. L’agricoltura non dipenderà più dai pesticidi e, quindi, non dan-neggerà più l’ambiente. Il cibo sarà migliore e più sano che mai, e la fame scomparirà dal mondo.


Gli ambientalisti e i difensori della giustizia sociale.


Leggendo o ascoltando queste previsioni sul futuro — tanto ottimistiche quanto del tutto naive - gli ambientalisti e i difensori della giustizia sociale avvertono una forte sensazione di déjà vu. Molti di noi ricordano chiaramente che un linguaggio molto simile a questo veniva impiegato dalle stesse compagnie agrochimiche qualche decennio fa, quando promettevano una nuova era di coltivazioni chimiche acclamandola come la «Rivoluzione Verde».73 Da allora a oggi, il lato oscuro dell’agricoltura chimica si è fatto dolorosamente evidente.


Oggi è risaputo che la Rivoluzione Verde non ha aiutato né gli agricoltori, né la terra, né tanto meno i consumatori. Il massiccio impiego di fertilizzanti chimici e di pesticidi ha cambiato radicalmente lo scenario dell’agricoltura e delle coltivazioni, dato che l’industria agrochimica ha convinto gli agricoltori della possibilità di far soldi dedicando ampi appezzamenti di terra a singole coltivazioni molto remunerative e servendosi di prodotti chimici per controllare le erbacce e i parassiti.


Il rischio delle monocolture.


Questa diffusione delle monocolture porta con sé il forte rischio che grandi coltivazioni vengano distrutte da un singolo tipo di parassita; inoltre, essa ha gravi ripercussioni sulla salute dei contadini e delle persone che vivono nelle aree agricole.



Con i nuovi prodotti chimici, la meccanizzazione e l’alto impiego di energia hanno sempre più caratterizzato le coltivazioni, favorendo così le grandi corporazioni agricole - che possono contare su capitali sufficienti — e costringendo la maggior parte delle tradizionali famiglie di contadini ad abbandonare le proprie terre. In ogni parte del mondo, moltissime persone, vittime della Rivoluzione Verde, hanno lasciato le aree rurali per andare a rafforzare le schiere dei disoccupati urbani.


L’eccessivo impiego di prodotti chimici in agricoltura.


Gli effetti a lungo termine dell’eccessivo impiego di prodotti chimici in agricoltura si sono rivelati disastrosi per la salute del suolo e per quella degli uomini, per le nostre relazioni sociali e per l’intero ambiente naturale, dal quale dipendono il nostro benessere e la nostra futura sopravvivenza.


Piantando anno dopo anno gli stessi raccolti, e concimandoli con prodotti sintetici, abbiamo distrutto l’equilibrio dei processi ecologici del nostro suolo; è diminuita la quantità di materia organica, e con essa la capacità, da parte del suolo, di trattenere l’umidità.


I cambiamenti che ne sono seguiti a livello di composizione del terreno hanno portato una molteplicità di conseguenze nocive, l’una legata all’altra - perdita di humus, siccità e sterilità del suolo, erosione da parte del vento e dell’acqua, e così via.


Lo squilibrio ecologico.


Lo squilibrio ecologico causato dalle monocolture e dall’eccessivo impiego di prodotti chimici ha poi portato anche a una crescita esponenziale dei parassiti e delle malattie delle piante, alla quale gli agricoltori hanno reagito spargendo dosi ancora più massicce di pesticidi, in un circolo vizioso di impoverimento e distruzione ambientale.

Parallelamente, sono anche cresciuti i rischi per la salute umana, dato che sempre più sostanze tossiche, filtrando attraverso il suolo, hanno contaminato le falde acquifere e sono ricomparse nel cibo che ci ritroviamo in tavola.

I romani si limitavano a curare la salute con gli esercizi fisici e le terme, unendo igiene, cosmesi e cura del corpo. Il consumo di aromi a Roma è sempre stato molto alto. La loro ignoranza in materia di medicina, nonostante la presenza dei greci nell'Italia meridionale e degli etruschi in quella centrale, era così grande che ancora sotto Plutarco e Tiberio si sosteneva che ogni persona dovesse curarsi da sola, senza ricorrere ai consigli altrui.

E' vero che nel V sec. a.C. essi istituirono la prima associazione corporativa, i farmacopoli, unici autorizzati a preparare e vendere i medicamenti. Ma sino all'arrivo dei medici provenienti dalla Grecia, nel 219 a.C., era il pater familias che curava con decotti, unguenti e cataplasmi, comprati presso i farmacopoli.

Con l'arrivo dei greci iniziano le prime opere a carattere di veri trattati di farmacognosia e di farmacoterapia. In esse i farmaci non vengono più riportati sotto forma di semplici elenchi o in appendice alle malattie, come negli scritti di Ippocrate, ma secondo criteri sistematici e descrittivi riferentisi all'uso, agli effetti utili o dannosi, al dosaggio, alle modalità di somministrazione, ecc. Sin dal I sec. d.C., a Roma, era uso comune coltivare orti con piante medicinali, e ai tempi di Cesare iniziarono ad operare i medici pubblici sovvenzionati dalle città. La prima traccia storica di una farmacia organizzata è emersa dagli scavi di Pompei.

Una cultura farmaceutica vera e propria a Roma iniziò con Galeno di Pergamo (129-199), anche se, prima di lui, nella Naturalis historia in 37 libri (di cui sette dedicati alle piante medicinali), di Plinio il Vecchio, scritta tra il 23 e il 79 d.C., vi sono 600 rimedi di origine vegetale, desunti dalle sue conoscenze del mondo greco: un'autentica enciclopedia di astronomia, geografia, antropologia, etnografia, zoologia, botanica, medicina, mineralogia, dove sono stati consultati 500 scrittori fra stranieri e latini e 2000 opere. Ancora oggi è fondamentale per farci apprendere le conoscenze della farmacologia degli antichi.

Sulla base dell'opera pliniana fu composta nel IV secolo la cosiddetta Medicina Plinii, prontuario medico ch'ebbe grande fortuna. La Naturalis historia fu una delle prime a essere riprodotta a stampa all'inizio del XVI secolo.

Prima di Galeno vi erano anche notizie di rilievo nel De Medicina di Aulo Cornelio Celso (25 a.C.-50 d.C.), fonte primaria su dieta, farmacia, chirurgia e materie connesse: una delle migliori fonti sulla conoscenza medica alessandrina. E nelle Compositiones (48 d.C.) di Scribonio Largo, che raccolgono 271 ricette contro ogni genere di male, per la qual cosa godette di enorme successo per tutta l'età imperiale.

Con Claudio Galeno (129-201) tuttavia, il medico più illustre di tutta l'antichità dopo Ippocrate, si è su un altro pianeta. Quale medico greco della corte dell'imperatore Marco Aurelio, ebbe modo d'imparare molto accompagnando i militari nelle loro campagne. A lui si deve la formalizzazione ufficiale delle antiche teorie sugli umori, che sono servite per spiegare il funzionamento del corpo umano sino all'inizio dello studio dell'anatomia umana nel XVI sec.

La sua opera principale, De simplicium medicamentis et facultatibus (i medicamenti citati sono 473) lascerà il segno per un millennio e mezzo. Fedele alla concezione umorale della malattia, egli catalogò i medicamenti in funzione del "calore" (o umore), secondo gradi crescenti, permettendo la scelta del farmaco con tale parametro per ogni malattia (Methodus medendi). In particolare applicava medicamenti con azione opposta a quella del male: p.es. farmaci refrigeranti nelle malattie calde. Il suo motto era "contraria contrariis curantur". Il medico stesso doveva preparare il medicinale e somministrarlo in modo oculato e con parsimonia al paziente. Alcune formule erano tenute segrete, riservate ai soli addetti.

I suoi discepoli si specializzarono nel distinguere, a seconda che l'uso fosse più o meno immediato, i medicamenti magistrali (infusi, decotti ecc.), perché basati sulla ricetta del medico, da quelli officinali, stabiliti dalle farmacopee ufficiali (acque distillate, tinture, sciroppi, polveri vegetali ecc.). Questi ricette furono poi trasmesse in Europa dagli arabi. Galeno scrisse oltre 400 libri di medicina, fisiologia e farmacologia, di cui solo 108 ci sono pervenuti.

Da citare anche Andromaco di Creta, medico di Nerone, che preparò la teriaca, composta di 61 ingredienti presi dal mondo animale e vegetale, portati a 73 dal medico Galeno. E il bizantino Oribasio (325-403), medico personale dell'imperatore Giuliano l'Apostata, che lasciò un'opera di medicina in 70 libri, giunta a noi solo in parte, un compendio di medicina in 9 libri e un trattato popolare in 4 libri. In particolare trattò della falsificazione delle droghe.

Le notizie sull'antica medicina egizia sono tratte da un papiro risalente al 7 secoli a. C., il papiro dì Ebers dal nome del suo scopritore che lo rinvenne nel 1872.


Questo papiro riassume senza dubbio tradizioni assai più antiche, elenca ben 700 piante medicinali, usate tuttora dai medici egiziani. Coloro che conoscevano i segreti delle erbe erano tenuti in grande considerazione e questa facoltà era quasi sempre attribuita alle divinità.


Iside era esperta nelle preparazioni erboristiche. Osim, figlio di un re, era un conoscitore di droghe e di erbe; il dio della medicina Thot (Era ritenuto il creatore dell'arte, della scienza, della magia, dell'alchimiae della religione egiziana.

Più tardi venne identificato dai Greci con Hermes Trismegistus) è raffigurato nei templi egizi con la testa dell'Ibis mentre naviga su una barca colma di erbe medicinali.


Questo papiro ci spiega come gli Egiziani usassero le piante anche in numerosi unguenti di bellezza e come fossero competenti in fatto di preparazioni erboristiche. Tali preparazioni erano affidate di solito ai sacerdoti che studiavano decotti, confezionavano pastiglie, spremevano con i torchi i succhi delle erbe.


Nel papiro sono elencate preparazioni anche molto complesse a base di dieci e più sostanze diverse. Nei dolori di stomaco ad esempio si raccomanda una poltiglia di miele, bacche di ginepro, olio ed altri sette ingredienti vegetali.


Purtroppo non è possibile ricostruire molto dell'erboristeria egiziana in quanto non è facile attribuire gli antichi nomi alle erbe attualmente conosciute. Di certo sono stati identificati: il ricino, il lino, il sesamo, il ginepro, la mandragora, l'assenzio, il giusquiamo. La menta piperita, ritrovata in una tomba, era un'erba medicamentosa molto importante, al pari della salvia edella camomilla; tra le erbe inebrianti erano conosciuti il papavero e la canapa indiana. Il cedro era considerato un efficace controveleno, come illustrano alcune pitture del tempio di Karnak.


Numerosi erano gli unguenti usati dagli Egizi contro le malattie; il più celebre era chiamato Kyphi e sembra che questo unguento fosse composto da una cinquantina di ingredienti. Le droghe vegetali servivano pure nell'imbalsamazione dei cadaveri.


Le mummificazioni allora in uso erano realizzate con l'aiuto di piante, d'essenze aromatiche e di salamoie seguendo una tecnica minuziosa. Il segreto dell'imbalsamazione apparteneva ai sacerdoti. Lo storico greco Erodoto ne ha dato la seguente descrizione: "Dopo aver pulito i visceri con vino di palma, li si cosparge di spezie tritate.


Poi si riempie l'addome di mirra tritata, di gaggia e di ogni specie di sostanze fumigene. Fatto questo si tiene a bagno il cadavere per 70 giorni nel natro (carbonato di sodio naturale). Infine il cadavere viene lavato, avvolto in fasce spalmate di gomme, resine e balsami".

Vi sono molti modi per prevenire la comparsa del mal di testa, che implicano una modifica del proprio stile di vita e danno risultati a lungo termine.

Le cause del mal di testa sono riconducibili a più fattori e seguire alcune regole può aiutare a ridurre, se non evitare la frequenza degli episodi.

Quindi, individuate gli alimenti che sono tra le cause del mal di testa e/o che ne accrescono i sintomi, moderatene il consumo e prediligete quelli che hanno effetti antinfiammatori – antidolorifici e quelli ricchi di acqua, per garantire una costante idratazione.

Vi sono molti modi per prevenire la comparsa del mal di testa.



Come prevenire la comparsa del mal di testa.


Nei soggetti predisposti, per tenere sotto controllo il disturbo, è importante individuare ed eliminare alcuni alimenti che contengono sostanze in grado di  favorire la sintomatologia.

L’alimentazione, oltre a essere ritenuta una delle cause scatenanti del mal di testa, è anche uno strumento di cura e prevenzione delle cefalee: mentre da un lato alcuni cibi sono in grado di alterare il sistema nervoso; dall’altro possono avere effetti benefici.

Stress, causa principale.


Il tipo più comune di mal di testa è causato dalla tensione nei muscoli delle spalle, del collo, del cuoio capelluto e della mascella quando si è nervosi. Potrebbe avere la tendenza ad essere chiamato mal di testa da tensione se lavori troppo, non dormi bene o consumi alcolici.

Anguria, cetriolo o ananas.


Uno dei primi sintomi di disidratazione è un mal di testa con una sensazione di pesantezza. Se il tuo disagio è legato alla disidratazione, niente di meglio che mangiare anguria, cetriolo o ananas che hanno grandi quantità di acqua.

Inoltre, la sua acqua naturale è ricca di minerali essenziali, come il magnesio, che è fondamentale nella prevenzione del mal di testa.

I potenti spinaci.


I mal di testa possono anche essere causati da cambiamenti ormonali - principalmente dovuti alla variazione dei livelli di estrogeni - per calmare questi dolori, si consiglia di consumare magnesio e verdure con una grande varietà di foglie, come gli spinaci sono ricchi di questo minerale.

Inoltre, contengono riboflavina, un tipo di vitamina B che è stato collegato alla prevenzione del mal di testa, indica lo standard naturale.

Vitamina B.


Il dolore è dovuto in parte al fatto che a un certo punto i neuroni lavorano eccessivamente, quindi si consumano e esauriscono l'energia, tuttavia, la vitamina B contribuirebbe ad aumentare la produzione di energia all'interno di queste cellule, prevenendo e combattere il mal di testa.

Lattuga, sedativo naturale.


La lattuga è una pianta meravigliosa che nel Medioevo, Culpeper un erborista inglese raccomandava per curare il mal di testa e indurre il sonno naturale.

Per il suo contenuto di vitamine del gruppo B e il suo potere sedativo è considerato un grande alleato in caso di nervosismo, ansia o stress. Prova a mangiare un'insalata o una lattuga liquefatta nel succo.

Aceto di sidro di mele.


Sin dai tempi antichi l'aceto di mele è un rimedio usato per mitigare il mal di testa, poiché agisce come un naturale antinfiammatorio e rilassante muscolare. Le nonne appoggiavano un impacco inumidito in acqua e aceto sulle tempie in modo che il mal di testa si stesse dissipando a poco a poco.

Acidi grassi Omega-3

Per il mal di testa, il salmone, la sardina e il tonno sono l'ideale per ridurre il disagio.

L'omega-3 ha proprietà antinfiammatorie simili a quelle dell'ibuprofene, quindi consumarlo spesso aiuta a prevenire e combattere il mal di testa.

La piccola quinoa.


Uno studio del Science Center della State University di New York ha rilevato che un gran numero di emicranie sono causate da una mancanza di magnesio o da uno squilibrio di magnesio.

Un alimento ricco di magnesio è la quinoa, oltre ad essere un minerale indispensabile per una buona alimentazione, mantiene i vasi sanguigni tonici, riduce l'eccitabilità dei nervi e promuove il rilassamento muscolare, che aiuta ad alleviare il mal di testa.

Mandorle magiche.


Lo stesso effetto dell'aspirina per il mal di testa è una manciata di mandorle, anche se i loro effetti sono più lenti.

Secondo i ricercatori americani le mandorle contengono una buona proporzione di salicilati, sali formati dall'acido salicilico e una base che costituisce il principale agente attivo dell'aspirina, a cui sono dovuti i suoi effetti miracolosi.

Uova.


Se l'origine dei tuoi mal di testa è lo stress inevitabile, l'uovo è l'alleato che stai cercando. Oltre a tutti i suoi nutrienti, l'uovo ha il coenzima Q10, una fonte di energia molto importante per il corpo. Il requisito di questo componente per il corpo è 101 mg, tre volte al giorno.

Infusi alle erbe.


Queste bevande aiutano a controllare la tensione e, quindi, sono una buona opzione per evitare il mal di testa causato dallo stress.

Quasi tutte le varietà di tisane aiutano ad alleviare il disagio, ma è particolarmente consigliato consumare infusi di camomilla, tiglio e valeriana per rilassare i muscoli.

Attenzione a questi alimenti.


Proprio come alcuni alimenti e spezie possono alleviare il tuo mal di testa, altri possono aumentarlo, tra cui: cioccolato, caffè e tè nero, alcool, bibite (cola), latticini (formaggi stagionati), salsicce, prodotti fermentati, noci, abuso di agrumi, verdure come sottaceti, cavoli, cipolla, tra gli altri.
Una pianta medicinale, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, è un organismo vegetale che contiene in uno dei suoi organi sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici o che sono i precursori di emisintesi di specie farmaceutiche.

Il fitocomplesso va inteso come l'insieme di una quantità di principi attivi, noti e non, farmacologicamente attivi, e di sostanze che aiutano l'azione dei primi, pur essendo di per sé queste ultime farmacologicamente inattive.

L'insieme delle interazioni dei primi (i principi attivi) e dei secondi (i coadiuvanti) determina le azioni note del fitocomplesso.
 L'utilizzo di medicamenti di natura vegetale risale addirittura al 1500 a.C.


Come essiccare e conservare le erbe medicinali.

1. Le erbe devono essere essiccate appena raccolte, all'ombra, o al calore artificiale (temperatura 35°C). Con l'essiccazione si evitano i processi fermentativi e si impedisce che attecchiscano funghi e batteri.
2. Appena scelte e pulite, le erbe fresche vengono stese, in modo da formare uno strato sottile su un canovaccio o su un setaccio di plastica, o in una cassettina di legno rivestita di carta da pacco.
3. Con le erbe si possono anche formare dei mazzetti che verranno appesi ad essiccare, per esempio, in solaio.
4. Si dovranno proteggere le erbe dai parassiti.



I metodi più antichi per somministrare le erbe medicinali sono le tisane (o infusi) e i decotti.

5. Le radici e le cortecce, a differenza delle erbe, devono essere essiccate al sole.
6. Le erbe già essiccate non devono essere mescolate a quelle ancora fresche.
7. Le erbe che contengono essenze devono essere essiccate a una temperatura inferiore ai 30°C per evitare che le sostanze attive si disperdano nell'aria.
8. Dopo l'essiccazione, si conservano le erbe medicinali in barattoli di vetro o in contenitori di plastica (i barattoli di latta sono sconsigliati perché le erbe non tollerano il contatto con le parti metalliche).
Bisogna evitare di stipare le erbe. Riporre i barattoli in un ambiente asciutto, temperato, al riparo dalla polvere.
9. Sui diversi contenitori si dovrà mettere il nome della pianta e la data in cui è stata raccolta. Le erbe medicinali devono essere rinnovate ogni anno. Invece di gettarle, si possono usare per il bagno. In tal caso devono essere messe in un sacchetto di stoffa prima di immergerle nell'acqua.
10. La riserva di erbe deve essere conservata in un luogo asciutto, al riparo dalla luce. Il bagno e la cucina non sono indicati.



Impiego delle erbe.

I metodi più antichi per somministrare le erbe medicinali sono le tisane (o infusi) e i decotti.

Le piante medicinali possono essere usate anche in altri modi. Si possono fare sciroppi, succhi, marmellate, liquori, tinture, oli, unguenti, pomate, vini aromatici a base di piante medicinali.

Possono essere ingerite o usate per bagni, impacchi, cataplasmi, compresse, bagni di vapore per il viso, ecc.

La tisana con acqua calda (metodo più comune).
Si mette in una tazza un cucchiaino di erbe secche e si aggiunge acqua bollente. Si lascia riposare da 5 a 10 minuti poi si filtra. Se è il caso, si addolcisce la tisana con del miele.
Leggi anche: Il regno delle piante comprende circa 350.000 specie di organismi viventi.
Il decotto con radici, cortecce, parti legnose.
Si mette in un pentolino smaltato (non di metallo) un cucchiaino di erbe secche e due dl circa di acqua. Si fa bollire a fuoco moderato per ca. 10 minuti. Si filtra e di addolcisce con del miele.

La ricetta per fare l'Aceto antisettico.

N.B. Con le erbe medicinali si possono fare dei miscugli. La loro composizione varia secondo la consistenza e il contenuto di sostanze attive delle erbe.


Aceto antisettico.
40 g assenzio 40 g salvia
40g menta 40 g ruta
40g lavanda 40g cannella
40g filipendula 40g timo
40g rosmarino 40g maggiorana
5g chiodi di garofano 5g noce moscata
20g bacche di ginepro 20g licheni
20g alloro 20 g serpillo
1 cipolla 4 spicchi d'aglio

Un prodotto facile da preparare e che tutti dovrebbero tenere in casa:

L'aceto antisettico, il miglior antibiotico naturale. Si usa per prevenire e combattere le malattie virali, per lenire le punture d'insetti, per le nevralgie, per i dolori muscolari, per abbassare la febbre.

Nella preparazione possono essere usate altre erbe antisettiche come: noce, porro, calendola, eucalipto, malva, camomilla, ecc. Le erbe antisettiche sono più di 3000!

Far macerare le piante in 3 litri di aceto bianco, per 2 settimane. Coprire il recipiente ( che non deve essere di metallo) con un telo di stoffa. Scaduto il tempo di macerazione, colare e imbottigliare. La sua conservazione è illimitata. Per influenza e febbre usare 1/3 di aceto diluito in 2/3 di acqua e fare bagni o impacchi ai piedi ai polsi e alle mani per 1/4 d'ora. L'aceto antisettico ha un uso interno e esterno. Lo si può usare anche per condire l'insalata, come prevenzione contro l'influenza. E' molto buono anche per inalazioni.



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I vini del Piemonte sono probabilmente i vini qualitativamente più rappresentativi dell'Italia intera.

Il Piemonte annovera infatti tra i suoi vini 7 DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) ed una cinquantina di DOC (Denominazione di Origine Controllata).

Il Piemonte è la storia e la cultura del vino italiano. La vite è presente nel territorio piemontese almeno dall'età romana e numerose testimonianze ne ripercorrono gli eventi: Tito Livio menziona il Barbaresco nella storia di Roma; Plinio il Vecchio descrive le caratteristiche dei vigneti piemontesi; nella prima metà del 1200 Pier de' Crescenzi, autore del primo trattato di agricoltura, elogia i sistemi di coltivazione adottati dai contadini del Monferrato.

Ed è proprio in quel periodo che si hanno le prime evoluzioni con l'introduzione dell'allevamento a spanna e con la produzione del Vino Barbaresco, diverso da quello coltivato oggi, vinificato con l'aggiunta di uve Moscatello e Passeretta per renderlo dolce e frizzante.
I vini piemontesi rossi risultano essere il settanta per cento di tutta la produzione regionale.

La produzione dei vini in Piemonte.

I vini piemontesi rossi risultano essere il settanta per cento di tutta la produzione regionale. Tra i vini del Piemonte rossi più rimomati vi sono sicuramente il Barbera, il Barolo, il Dolcetto d'Alba, il Moscato, il Grignolino ed il Nebbiolo.

Praticamente quasi tutti i vini della regione sono famosi in tutto il mondo! La gran parte dei vini in Piemonte viene coltivata nelle tre zone del Monferrato: il Monferrato Astigiano, il Monferrato Casalese e l'Alto Monferrato. Altre zone di interesse sono i Colli Tortonesi situati al confine con la Lombardia vicino all'Oltrepò Pavese.

Vini Piemonte: dal 1997 la DOC.


La DOC Piemonte è entrata in vigore dal 1997 e comprende i vini Spumante, il Barbera e la Bonarda, il Grignolino, il Brachetto, il Cortese, il Chardonnay, il Moscato, il Pinot Bianco, il Pinot Grigio, il Pinot Nero, il Pinot Chardonnay. Tutte queste tipologie nel caso in cui provengano da vigneti iscritti all'albo dei vini del Piemonte DOC possono essere coltivati in tutta la regione.

Barbera d'Alba DOC, Barbera d'Asti DOCG, Barbera del Monferrato Superiore DOCG


Il vino Barbera d'Alba DOC, Barbera d'Asti DOCG, Barbera del Monferrato Superiore DOCG è dei vini più famosi del territorio del Piemonte e l’inizio della coltivazione è datato diciassettesimo secolo.

I vini del piemonte che hanno raggiunto soltanto ultimamente lo status di denominazione di origine controllata sono: Albugnano, Alta Langa, Canavese, Colline Novaresi, Cisterna d'Asti, Coste della Sesia, Colline Saluzzesi, Langhe, Freisa di Chieri, Monferrato, Loazzolo, Roero, Pinerolese, Roero, Verduno Pelaverga. Da tutto ciò possiamo dedurre come sia imminente il giorno in cui tutto il territorio del Piemonte produrrà vini DOC e DOCG a testimonianza della straordinaria tradizione vinicola di questa regione.

Barolo DOCG.

Vino rosso di qualità dalla regione Piemonte: vino Barolo.

Il vino Barolo DOCG sembra inizi la sua diffusione nel territorio italiano sin dal risorgimento attraverso l’uso di uve Nebbiolo.

Da quel tempo il vino Barolo risulta essere un vino rosso tra i maggiormente caratteristici della regione Piemonte nella quale sono raccolti i maggiori vigneti di coltivazione.

Caratteristiche organolettiche del vino Barolo.

Andiamo ora ad elencare le sensazioni organolettiche che contraddistinguono il vino Barolo e che gli garantiscono di essere considerato quale uno fra i vini italiani maggiormente conosciuti.

Al palato il gusto del vino Barolo è secco, caldo e pieno mentre il colore si presenta rosso granata con riflessi d'arancione con l'invecchiamento. Bisogna dire che il piacere di assaporarlo comincia già dal il primo momento della degustazione quando il suo inebriante profumo intenso con aromi di spezie, frutta, rosa canina, liquirizia, cannella soddisferà il vostro naso.

Vino Barolo DOCG: invecchiamento e gradazione.

Il Barolo è un vino avente una gradazione di 13 gradi circa ed il periodo di invecchiamento dopo il quale è ottimale la sua consumazione è di 20-30 anni. Tutti gli anni vengono raccolti approssimativamente 61305 hl di vino Barolo i quali corrispondono a circa 8200000 bottiglie.
Leggi anche: Vini italiani: i vini della Val d'Aosta sono un vero regalo della natura.
Se volete provare il vero vino Barolo DOCG potete andare nei territori di Barolo, Castiglione Falletto, Cherasco, Diano d'Alba, Grinzane Cavour, La Morra, Monforte d'Alba, Novello, Roddi d'Alba, Serralunga e Verduno.

Con che cosa si abbina il vino Barolo.

La capacità di abbinare ai piatti più ricercati un vino di qualità appare una delle peculiarità che valorizzano la tua tavola. Il vino Barolo è adatto soprattutto ad abbinarsi con arrosti, brasati, selvaggina.

Dolcetto d'Alba DOC e DOCG.

 Il vino Dolcetto d'Alba risulta essere un vino rosso tra i maggiormente caratteristici della regione Piemonte.
Il vino Dolcetto d'Alba: vino rosso prestigioso dalla regione Piemonte.

Il vino Dolcetto d'Alba DOC e DOCG sembra inizi la sua coltivazione nel territorio italiano durante il diciassettesimo secolo attraverso l’utilizzo di uve Dolcetto.

Da quel tempo il vino Dolcetto d'Alba risulta essere un vino rosso tra i maggiormente caratteristici della regione Piemonte all’interno della quale sono raccolti i maggiori centri di produzione.
Vino Dolcetto d'Alba: caratteristiche organolettiche.

Un vino di qualità ha la capacità di appagare, tramite le insite proprietà organolettiche, tutti i sensi della persona che lo degusta ed in questo talento il vino Dolcetto d'Alba sembra eccellere facilmente.

Ad una prima osservazione il vino Dolcetto d'Alba sfoggia un colore rosso rubino con frequenti riflessi violacei mentre al naso risulta fruttato con ciliegia e lampone. Ma è il sapore quello che separa un vino di qualità dai vini comuni. Assaporandolo il vino Dolcetto d'Alba si presenta secco e pieno con retrogusto amarognolo.

Gradi del Dolcetto d'Alba DOC e DOCG e invecchiamento.

Il Dolcetto d'Alba è un vino avente una gradazione di 11, 5 (un grado il più il superiore) gradi approssimativamente ed il periodo di invecchiamento in cui risulta consigliata la sua consumazione è di 3-6 anni. Ogni stagione vengono prodotti approssimativamente 65000 hl di vino Dolcetto d'Alba i quali danno luogo a più o meno 8700000 bottiglie.



Se volete provare il reale vino Dolcetto d'Alba DOC e DOCG potete andare nei territori di Grinzane Cavour, Diano d'Alba, Mango, La Morra.

Il vino Dolcetto d'Alba a tavola.

La capacità di abbinare ai cibi più saporiti un vino di qualità appare una tra le peculiarità capaci di impreziosire la tua cena. Il vino Dolcetto d'Alba risulta adatto in special modo ad essere servito con salumi, primi di carne, ravioli, carni bianche e rosse.

Moscato d'Asti DOCG.


Vino bianco prestigioso dalla regione Piemonte: vino Moscato d'Asti.

Uno dei vini più caratteristici della regione Piemonte risulta essere il vino Moscato d'Asti DOCGe l’inizio della coltivazione risale al tempo dei Romani.

Il vino Moscato d'Asti è un vino bianco e viene creato da uve esclusivi come Moscato bianco.

Vino Moscato d'Asti: profumo e gusto.

Un vino di qualità ha la capacità di appagare, tramite le insite proprietà organolettiche, l’olfatto ed il palato di chi lo degusta ed in questo talento il vino Moscato d'Asti appare riuscire facilmente.
Leggi anche: L’isola della Sardegna è la terra più ricca di vitigni in Italia.
Al palato il sapore del vino Moscato d'Asti è aromatico e dolce con struttura acidula ed alla vista si presenta giallo paglierino brillante, spesso tendente al dorato. Bisogna segnalare che la bellezza di assaggiarlo comincia già dalla prima fase della degustazione poiché il suo inebriante profumo delicato con note fruttate di pesca gialla e fiori di acacia e tiglio appagherà il vostro naso.
Gradi del Moscato d'Asti DOCG e invecchiamento.

Il Moscato d'Asti è un vino con una percentuale alcolica di 11 gradi approssimativamente mentre il periodo di maturazione dopo il quale risulta consigliata la sua degustazione è di alcuni mesi e non anni. Ogni vendemmia sono raccolti approssimativamente 37500 ettolitri di vino Moscato d'Asti che danno luogo a circa 5000000 bottiglie.

Le località dell’Italia nei quali la coltivazione del Moscato d'Asti è più sviluppata sono i territori di Treiso, Neive, Cassine, Strevi, Castelnuovo Belbo, Costiglione d'Asti, Nizza Monferrato, Incisa Scapaccino, Bistagno, Monastero Bormida, Acqui Terme, Cannelli, Santa Vittoria d'Alba, Serralunga d'Alba.

Come abbinare a tavola il Vino Moscato d'Asti.

La capacità di associare ai cibi più saporiti un vino adatto appare una di quelle cose che valorizzano la tua tavola. Il vino Moscato d'Asti risulta ideale in particolar modo ad abbinarsi con dolci, crostate, frutta.
il vino Grignolino si presenta con un colore rosso rubino pallido con tendenze al granata.

Grignolino DOC.


Vino rosso proveniente dalla regione Piemonte: vino Grignolino.

Il vino Grignolino DOC vede cominciare la propria coltivazione nella nostra nazione durante il tempo antico attraverso l’uso di uve Grignolino (90%) e Freisa (10%)



Da quella data il vino Grignolino risulta essere un vino rosso tra i più tipici della regione Piemonte all’interno della quale sono presenti la gran parte dei centri di coltivazione.

Colore e sapore del vino Grignolino.

Un vino DOC deve saper soddisfare, tramite le sue proprietà organolettiche, il palato e l’olfatto di chi lo consuma ed in questo talento il vino Grignolino appare riuscire senza difficoltà.

Ad una prima osservazione il vino Grignolino si presenta con un colore rosso rubino pallido con tendenze al granata mentre al naso è vinoso con sentori fruttati di nocciola e grignole. E’ però il il sapore quello che separa un vino pregiato dai vini di tutti i giorni. Assaporandolo il vino Grignolino si presenta secco, buona struttura con finale gardevolmente amarognolo.

Dove si produce il Grignolino DOC.

Il Grignolino risulta essere un vino con una gradazione di 11 gradi approssimativamente ed il periodo di maturazione dopo il quale è ottimale la sua degustazione è di 2-4 anni. Ogni anno vengono prodotti circa 26000 ettolitri di vino Grignolino i quali danno luogo a più o meno 3500000 bottiglie.

Se desiderate trovare il reale vino Grignolino DOC potete andare nei territori di Alessandia e Asti.

La capacità di associare ai piatti più saporiti un vino di qualità è una tra le peculiarità che valorizzano la tua tavola. Il vino Grignolino è ideale soprattutto ad abbinarsi con tutto il pasto, arrosti di carne, pollo, coniglio piatti a base di uova.
Il vino Nebbiolo d'Alba è un vino rosso pregiato dalla regione Piemonte.

Nebbiolo d'Alba DOC.

Il vino Nebbiolo d'Alba: vino rosso pregiato dalla regione Piemonte.

Uno tra i vini più famosi del territorio del Piemonte risulta essere il vino Nebbiolo d'Alba DOC e il vitigno viene coltivato dal tredicesimo secolo.

Caratteristiche organolettiche del vino Nebbiolo d'Alba.

Un vino pregiato ha l’obbligo di appagare, attraverso le sue proprietà organolettiche, l’olfatto ed il palato di chi lo degusta ed in questa capacità il vino Nebbiolo d'Alba sembra eccellere facilmente.

Al palato il gusto del vino Nebbiolo d'Alba è pieno, secco e vellutato mentre alla vista appare rosso con riflessi granata. Ma segnalare che la bellezza di assaporarlo comincia già dal il primo momento della degustazione quando il suo inebriante profumo elegante e complesso con note di lampone, confetture e spezie appagherà il vostro olfatto.

Vino Nebbiolo d'Alba: produzione e gradazione.

Il Nebbiolo d'Alba è un vino avente una percentuale alcolica di 11, 5 gradi approssimativamente ed il periodo di maturazione in cui è ottimale la sua consumazione è di 7-10 anni. Tutte le vendemmie sono raccolti all’incirca 20000 ettolitri di vino Nebbiolo d'Alba che corrispondono a circa 2550000 bottiglie.

Nel caso in cui desideriate trovare il reale vino Nebbiolo d'Alba DOC non dovete fare altro che recarvi nei territori di Canale, Castellinaldo, Corneliano, Monticello, Piobesi d'Alba, Priocca, Santa Vittoria e Vezza d'Alba.

Il vino Nebbiolo d'Alba a tavola.
Saper associare ai cibi più ricercati un buon vino appare una tra quelle peculiarità capaci di valorizzare la tua tavola. Il vino Nebbiolo d'Alba risulta adatto in particolar modo ad essere servito con ravioli al sugo di carne, coniglio, pollo.
Le piante di Erbe Aromatiche richiedono meno attenzioni rispetto alle altre piante dell’orto; tanto è vero che spesso rischiamo di dimenticarcele.

L’angolo più asciutto e soleggiato del nostro orto è tutto ciò che ci chiedono per mantenersi in buona salute.

Sono effettivamente piante molto rustiche ma sanno dare un tocco veramente speciale ai nostri cibi.

Senza le aromatiche molte ricette della cucina mediterranea perderebbero l’unicità che le contraddistingue, profumi, aromi e sapori unici.
Le piante di Erbe Aromatiche richiedono meno attenzioni rispetto alle altre piante dell’orto

Le erbe aromatiche servono per mantenerci più sani.

Fermarsi un momento a leggere le proprietà utili per il nostro organismo di molte aromatiche, anche tra le più classiche, come Salvia o Rosmarino, ci fa accorgere di quanto sarebbe importante utilizzarle più spesso nei piatti di ogni giorno, per mantenerci più sani ed aiutarci a rimediare ad alcuni dei comuni errori della dieta moderna.



Per questo è utile conoscerle ed imparare ad aggiungerle alle nostre preparazioni.

Le erbe aromatiche servono a rimediare ad alcuni dei comuni errori della dieta moderna.


Gli usi in cucina dell'aneto.


Vediamo, nel dettaglio, gli usi in cucina e le virtù di alcune tra le erbe e spezie più note.

L'aneto è simile al finocchio e al finocchietto selvatico ma più  delicato.



Ottimo con il pesce, spesso abbinato al salmone, ma  anche con formaggi freschi ed omelette.
Usato generalmente nelle marinate e per arricchire  sughi per la pasta.

Stimolante generale, digestivo,  carminativo (favorisce l'espulsione di gas  nello stomaco e nell'intestino)
Vediamo, nel dettaglio, gli usi in cucina e le virtù di alcune tra le erbe e spezie più note.

Le proprietà dell'aneto.

Le proprietà dell’aneto si evidenziano soprattutto a livello gastrointestinale. Questa pianta è ottima ad esempio per chi ha problemi di digestione, meteorismo o soffre di coliche e crampi allo stomaco. L’aneto è inoltre in grado di combattere l’alitosi e grazie al suo potere diuretico è un rimedio naturale interessante per chi soffre di cellulite o ritenzione idrica.

Grazie alla presenza di alcuni oli essenziali presenti nell'aneto, questa erba aromatica è in grado di stimolare la bile e i succhi gastrici, allo stesso tempo migliorando la peristalsi intestinale. Ha inoltre doti depurative e calmanti, se assunta prima di dormire, aiuta a riposare meglio.
Le proprietà dell’aneto si evidenziano soprattutto a livello gastrointestinale.

Sembra poi che l’aneto abbia anche proprietà antimicrobiche e antifungine, dunque potrebbe rivelarsi un ottimo alleato del nostro sistema immunitario.

L’aneto vanta infine proprietà anticancro grazie alla presenza di alcuni prinicipi attivi chiamati monterpeni. Queste sostanze sono in grado di stimolare e di attivare la secrezione di un enzima chiamato glutathione-S-transferase, un potente antiossidante che sarebbe in grado di neutralizzare alcuni agenti cancerogeni.

Ricettario.

Leggi anche: La raccolta delle erbe selvatiche è un momento magico di gratitudine verso la natura.
Ecco 5 ricette con ingrediente l’aneto (in collaborazione con La Cucina Di Susana)

Zabaione salato all’aneto con puntarelle.
Zabaione salato all’aneto con puntarelle
Tartine di aringhe all'aneto.
tartine_all'aneto
Salmone in crosta di aneto



Fricassea di coniglio con pomodori e aneto

Orate al forno con le mandorle.
Orate al forno con le mandorle
Le leggi fisiche e chimiche che regolano la distillazione delle piante e delle erbe aromatiche, di quelle officinali o di parti di esse sono le stesse valide per la distillazione di liquidi alcolici.

Anziché fra acqua e alcol, la separazione avviene fra acqua e oli essenziali (o essenze), contenuti nei vegetali.

C'è da tenere presente che non tutti i prodotti aromatici sono adatti alla distillazione: vanno scelti quelli in grado di non perdere le loro caratteristiche proprietà a opera dell'acqua e del calore, i due elementi fondamentali della distillazione.

Cosa si estrae dalle piante.


Sono molte le piante che contengono, in diversa quantità, oli essenziali. Si tratta di liquidi mobili o vischiosi, più o meno volatili, costituiti da mescolanze di composti terpenici, molto variabili da una specie all'altra.

A essi si deve il profumo dei fiori e di altre parti della pianta. Gli oli essenziali sono sensibili all'azione dell'ossigeno e della luce e devono quindi essere conservati, una volta estratti dalle piante, con particolare cura lontano dall'aria e in recipienti di vetro scuro, tenuti al buio e in luogo fresco, possibilmente in frigorifero nel comparto meno freddo.

Devono essere inoltre usati entro 15-20 giorni dalla loro produzione. Gli oli essenziali sono prodotti dalle piante e raccolti all'interno di particolari organelli contenuti nelle cellule vegetali, detti vacuoli.

La liberazione del profumo avviene in genere con l'essiccamento o lo spezzettamento o lo schiacciamento, operazioni che favoriscono la rottura delle pareti della cellula e dei vacuoli, con la conseguente fuoriuscita delle sostanze in essi contenute.

Oli essenziali si possono trovare nelle radici (cren), nei rizomi (calamo aromatico, giaggiolo, zenzero), nelle cortecce (cannella), nelle foglie e nei fiori (alloro, basilico, citronella, menta, melissa, origano, rosmarino ecc.).



La distillazione col vapore.


Questa tecnica rientra fra i metodi comuni per la estrazione di oli essenziali, è molto usata a livello industriale, ma è facilmente realizzabile anche in casa con apparecchiature poste in commercio da ditte specializzate, o costruendo un piccolo alambicco che verrà dotato di parti in vetro acquistate in negozio.

Si possono distinguere due metodi di realizzazione: la distillazione vera e propria a fuoco diretto e l'estrazione in corrente di vapore. Il primo sistema è una distillazione che si esegue con un alambicco in cui viene messo il materiale vegetale assieme all'acqua, questo miscuglio viene riscaldato fino a ebollizione.

Gli oli essenziali.


Il vapore che si sviluppa, e che trascina con sé gli oli essenziali, viene convogliato fino alla serpentina del refrigeratore che attraversa un recipiente d'acqua fredda per favorire la condensazione dei vapori.

Il risultato è un miscuglio di acqua e oli essenziali, due ingredienti che è poi possibile separare, per decantazione o centrifugazione. Il metodo della corrente di vapore consiste nel produrre vapore d'acqua e nel farlo passare attraverso la massa vegetale da cui si vuole estrarre l'olio essenziale.
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Il vapore, arricchitosi di olio essenziale, viene poi condensato per raffreddamento, e si provvede infine alla separazione della parte oleosa da quella acquosa, anche in questo caso per decantazione o centrifugazione.

La distillazione negli impianti industriali.


Negli impianti industriali la distillazione in corrente di vapore può essere eseguita anche a pressione ridotta, il che consente di operare a una temperatura più bassa, nel caso che gli oli da estrarre siano particolarmente sensibili al calore.