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La terra è il più grande tesoro che esista, risorsa limitata e impronta ecologica sul pianeta che si fa sempre più pesante. La preziosità della terra come strumento insostituibile per la produzione del cibo.
Ci sono piatti della tradizione popolare in cui l'origano non è un semplice tocco finale, ma un ingrediente strutturale e protagonista, capace di definire l'intera identità della ricetta.
Ecco tre ricette popolari, tra America Latina e Mediterraneo, in cui l'origano gioca un ruolo da assoluto protagonista:
1. Il Chimichurri (Argentina)
È la salsa cult della tradizione gastronomica argentina, compagna inseparabile di ogni asado (la celebre grigliata di carne). Qui l'origano secco viene utilizzato in quantità generose, donando una nota balsamica e rustica che bilancia la grassezza della carne.
Gli ingredienti chiave: Abbondante origano secco, prezzemolo fresco tritato finemente, aglio, peperoncino in flakes (ají molido), olio di semi o extravergine, aceto di vino bianco, un goccio d'acqua tiepida e sale.
Come si prepara: Si mescolano prima gli ingredienti secchi con l'aglio e le erbe, poi si aggiungono i liquidi emulsionandoli bene. Lasciata riposare per qualche ora (o giorno), la salsa sprigiona tutta la forza aromatica dell'origano, perfetta da spennellare sulla carne durante o dopo la cottura.
2. Il Salmoriglio (Sicilia, Italia)
Un'emulsione tipica della cucina marinara siciliana, antichissima e di origini contadine/pescatorie. Viene usata per condire pesci alla griglia (come tonno o pesce spada) ma si sposa benissimo anche con le carni bianche.
Gli ingredienti chiave: Olio extravergine d'oliva, succo di limone fresco, acqua tiepida, aglio schiacciato, sale grosso e una manciata generosa di origano secco sfregato tra le mani.
Come si prepara: Si sbattono energicamente tutti gli ingredienti in una ciotola (o si emulsionano con una frusta) fino a ottenere un intingolo denso e profumato. Si usa a crudo o si spennella sul pesce direttamente sulla brace.
3. La Focaccia Barese (Puglia, Italia)
Un capolavoro dello street food italiano e della cucina popolare del Sud. L'origano, unito ai pomodorini freschi e all'olio d'oliva, crea una crosticina fragrante inconfondibile.
Gli ingredienti chiave: Impasto a base di semola rimacinata di grano duro e patata lessa nell'impasto, pomodorini ciliegino o di Manduria, olive nere baresane, sale grosso, olio extravergine d'oliva e abbondante origano secco.
Come si prepara: L'impasto viene steso direttamente in una teglia unta d'olio. Si affondano nell'impasto i pomodorini tagliati a metà (spremendoli leggermente per far uscire il succo), si uniscono le olive, si condisce con sale e si spolvera generosamente con l'origano prima di unire un giro d'olio generoso e passare in forno ad alta temperatura.
Variante: cosce di pollo marinate alla lavanda e limone — per griglia o barbecue
Panoramica rapida
Porzioni: 4 (8 cosce) Tempo totale: 3–6 ore (incluso riposo); cottura 20–35 minuti a seconda del metodo. Temperatura interna sicura:75 °C nella parte più spessa della coscia.
1 cucchiaino paprika dolce o affumicata (opzionale)
2 rametti di timo o rosmarino fresco (opzionale)
Per servire: fettine di limone, prezzemolo tritato
Marinatura (sapori e tempi)
Preparare la marinata: in una ciotola unire olio, succo di 1 limone, scorza grattugiata di 1 limone, aglio, lavanda tritata, miele, sale, pepe e paprika. Mescolare bene.
Massaggiare le cosce: praticare piccole incisioni nella pelle e strofinare metà della marinata sotto la pelle e il resto sulla superficie. Aggiungere i rametti di erbe nella ciotola o direttamente sulle cosce.
Riposo: coprire e lasciare in frigorifero minimo 30 minuti, ideale 2–4 ore; per sapore più intenso fino a 8–12 ore. Non superare 24 ore per evitare che gli acidi (limone) “cuociano” la carne.
Cottura su griglia o barbecue — due metodi con tempi precisi
Metodo A — Griglia a fuoco medio-diretto (più veloce, pelle croccante)
Preparazione: preriscaldare la griglia a medio-alta (circa 200–230 °C sulla superficie di cottura). Pulire e ungere leggermente la griglia.
Cottura: posizionare le cosce con la pelle rivolta verso il fuoco diretto. Cuocere 6–8 minuti per lato per dorare e ottenere croccantezza. Poi spostare le cosce su zona indiretta (o abbassare il fuoco) e proseguire la cottura altri 8–12 minuti fino a raggiungere la temperatura interna. Tempo totale stimato: 20–30 minuti.
Controllo: misurare la temperatura interna nella parte più spessa della coscia: 75 °C. Lasciare riposare 5–10 minuti prima di servire.
Metodo B — Cottura indiretta a bassa temperatura (più uniforme, meno rischio di bruciature)
Preparazione: impostare la griglia/barbecue per cottura indiretta a medio-basso (circa 160–180 °C). Se si usa carbone, spostare le braci ai lati; se gas, accendere solo i bruciatori esterni.
Cottura: posizionare le cosce sulla zona indiretta, pelle verso l’alto. Cuocere 25–35 minuti, girando a metà cottura. Se si desidera pelle più croccante, terminare 3–5 minuti su zona diretta a fuoco medio-alto.
Controllo: temperatura interna 75 °C; riposo 5–10 minuti. Tempi totali: 25–35 minuti.
Suggerimenti pratici e tecniche
Sonda termometrica: usare un termometro a sonda per precisione; inserire nella parte più spessa senza toccare l’osso.
Evitare bruciature della lavanda: la lavanda può scurire e diventare amara se esposta a fiamme dirette troppo a lungo; preferire la marinatura e finire la cottura su zona indiretta o con brevi passaggi diretti.
Glassa finale: spennellare con un mix di miele e succo di limone negli ultimi 5 minuti per una finitura lucida e bilanciata.
Pelle croccante: asciugare leggermente la pelle prima di grigliare e non muovere troppo le cosce nei primi minuti per favorire la caramellizzazione.
Varianti aromatiche: aggiungere un pizzico di pepe di Cayenna per calore o sostituire il miele con sciroppo d’acero per note più profonde.
Abbinamenti e servizio
Contorni: insalata di rucola e finocchio, patate novelle arrosto, o mais alla griglia.
Vino: rosato fresco o bianco strutturato come un Chardonnay non troppo legnoso; birra chiara o una Saison per contrastare la lavanda.
Sicurezza alimentare e avvertenze
Temperatura interna obbligatoria: cuocere fino a 75 °C per sicurezza. Non basarsi solo sul colore dei succhi.
Lavanda commestibile: usare solo Lavandula angustifolia non trattata; dosare con parsimonia per evitare amarezza.
Bambini e gravidanza: consultare un medico per uso di erbe aromatiche concentrate in diete particolari.
Ecco una ricetta salata dettagliata per un pollo al forno con lavanda e limone, pensata per 4 persone: ingredienti, dosi, procedimento passo‑passo, tempi, varianti, abbinamenti e avvertenze. Uso Lavandula angustifolia (commestibile) e dosi moderate per evitare sapori amari.
1 cucchiaio miele (opzionale, per bilanciare l’acidità)
1 cucchiaino sale grosso (più extra per salatura finale)
1/2 cucchiaino pepe nero macinato
1 rametto di rosmarino o timo fresco (opzionale)
100 ml vino bianco secco o brodo di pollo (per la teglia)
Verdure per la teglia (opzionale): 3 carote, 2 cipolle, 4 patate piccole, tagliate a pezzi grandi
Nota sulla lavanda: usare solo Lavandula angustifolia per cucina; lavare e asciugare i fiori prima dell’uso. Dosare con parsimonia: 2 cucchiai per un pollo intero è un buon punto di partenza.
Preparazione e marinatura (30–60 min + riposo facoltativo)
Preparare la marinata: in una ciotola unire olio, succo di 1 limone, scorza grattugiata di 1 limone, aglio schiacciato, lavanda tritata, miele (se usato), sale e pepe. Mescolare bene.
Massaggiare il pollo: strofinare metà della marinata sotto la pelle del petto e sull’esterno del pollo; mettere la scorza del secondo limone e il rametto di rosmarino/timo nella cavità del pollo. Versare la marinata rimanente sopra.
Riposo: lasciare riposare in frigorifero 30 minuti–4 ore (più tempo = sapore più sviluppato). Se si ha poco tempo, procedere subito alla cottura.
Cottura in forno (1–1,25 ore)
Preriscaldare il forno a 200 °C (statico) o 180 °C (ventilato).
Preparare la teglia: disporre le verdure tagliate sul fondo della teglia, condire con un filo d’olio, sale e pepe; appoggiare il pollo sopra. Versare il vino bianco o il brodo nella teglia (circa 100 ml) per mantenere umidità.
Cottura iniziale: infornare e cuocere per 20–30 minuti a 200 °C per ottenere una leggera doratura.
Ridurre temperatura: abbassare a 180 °C e proseguire la cottura per altri 35–50 minuti, spennellando ogni 15–20 minuti con i succhi della teglia. Il tempo totale dipende dal peso: calcolare circa 45 minuti per kg oltre ai primi 20–30 minuti.
Controllo temperatura: il pollo è pronto quando la temperatura interna raggiunge 75 °C nella parte più spessa della coscia (senza toccare l’osso) o quando i succhi risultano chiari.
Riposo: togliere dal forno e lasciare riposare 10–15 minuti prima di tagliare per mantenere i succhi.
Salsa e finitura
Raccogliere i succhi della teglia, filtrare e far ridurre leggermente sul fuoco; aggiungere un cucchiaino di succo di limone e, se piace, un pezzetto di burro freddo per emulsionare. Versare sulla carne al momento di servire.
Spolverare con un pizzico extra di lavanda tritata (molto poca) e scorza di limone per aroma fresco.
Varianti e suggerimenti
Pollo al forno con lavanda e miele: aumentare il miele a 2 cucchiai e spennellare negli ultimi 10 minuti per una glassatura lucida.
Cosce o sovracosce: adattare i tempi (30–40 min a 200 °C + 20–30 min a 180 °C) e usare la stessa marinata.
Versione senza alcol: sostituire il vino con brodo di pollo o acqua e un cucchiaio di aceto di mele.
Erbe alternative: sostituire rosmarino con timo o salvia per profili aromatici diversi.
Abbinamenti e contorni
Verdure arrosto (quelle nella teglia) o un’insalata di stagione con rucola e noci.
Patate al forno o purè delicato.
Vino: un bianco aromatico e fresco come un Vermentino o un Sauvignon; per rossi leggeri, un Pinot Nero giovane.
Dosaggi e sicurezza alimentare
Lavanda: non eccedere; sapore amaro se sovradosata. Usare fiori commestibili e non trattati.
Olio essenziale: non usare oli essenziali in cucina; sono troppo concentrati.
Cottura sicura: rispettare la temperatura interna di 75 °C per il pollo per evitare rischi alimentari.
Lista della spesa rapida
Pollo intero 1,6–2 kg; 2 limoni; fiori di lavanda secchi commestibili; olio EVO; aglio; miele (opz.); vino bianco o brodo; rosmarino/timo; verdure per la teglia; sale e pepe.
Il basilico è una delle erbe aromatiche più amate della cucina mediterranea. Profumato, fresco e leggermente dolce, viene utilizzato soprattutto per insaporire primi piatti, salse, insalate e piatti a base di verdure.
Usi gastronomici
Pesto alla genovese: il basilico è l’ingrediente principale, insieme a pinoli, Parmigiano, Pecorino, aglio e olio extravergine d’oliva.
Salsa di pomodoro: qualche foglia aggiunta a fine cottura dona profumo e freschezza.
Caprese: basilico, pomodoro e mozzarella costituiscono un classico della cucina italiana.
Pasta: le foglie fresche possono essere aggiunte direttamente alla pasta, soprattutto con pomodoro, verdure o formaggi freschi.
Pizza: si usa spesso a crudo o negli ultimi minuti di cottura per conservarne l’aroma.
Insalate: le foglie intere o spezzettate arricchiscono insalate di pomodoro, pasta, cereali e verdure.
Verdure: si abbina bene a zucchine, melanzane, peperoni e melanzane.
Bevande e dessert: può essere utilizzato per aromatizzare limonate, sciroppi, macedonie, gelati e sorbetti.
Alcune ricette semplici
Pesto alla genovese: frullare o pestare basilico fresco con pinoli, aglio, Parmigiano, Pecorino e olio extravergine d’oliva. È ideale per condire pasta, gnocchi o crostini.
Pasta pomodoro e basilico: preparare un semplice sugo con pomodoro, olio e aglio; a fine cottura aggiungere abbondante basilico fresco e condire la pasta.
Caprese: alternare fette di pomodoro e mozzarella, aggiungere foglie di basilico, olio extravergine d’oliva e un pizzico di sale.
Bruschette al basilico: tostare il pane, condirlo con pomodoro a dadini, basilico fresco, olio e un pizzico di sale.
Un piccolo consiglio
Il basilico è particolarmente delicato: meglio aggiungerlo a fine cottura o direttamente a crudo. Il calore prolungato tende infatti a ridurne il profumo e a scurire le foglie. Per conservarne l’aroma, è preferibile spezzettarlo con le mani anziché tritarlo troppo finemente.
avere a disposizione entrambe le ricette ti permette di variare in base al menu o all'occasione, passando da un contorno rustico e tradizionale a uno più sfizioso e originale.
1. Versione Classica: Aglio, Olio e Peperoncino
Un grande classico della cucina italiana, pulito e profumato, perfetto per esaltare il sapore autentico e ferroso dello spinacio.
Ingredienti:
500g di spinaci freschi (o spinacini)
1 o 2 spicchi d'aglio
Olio extravergine d'oliva q.b.
Peperoncino fresco o in scaglie (a piacere)
Sale q.b.
Un pizzico di noce moscata grattugiata
Procedimento:
Lavaggio: Lava accuratamente gli spinaci in acqua fredda per eliminare ogni residuo di terra.
Cottura preliminare (se necessario): Se usi spinaci maturi, falli appassire per 2-3 minuti in una pentola capiente sfruttando solo l'acqua rimasta sulle foglie, poi strizzali delicatamente. Se usi baby spinach teneri, puoi saltarli direttamente da crudi.
Il soffritto: In un'ampia padella antiaderente, scalda un generoso giro d'olio extravergine d'oliva con lo spicchio d'aglio (intero se preferisci rimuoverlo dopo, o tritato) e il peperoncino.
Saltatura: Aggiungi gli spinaci in padella, alza la fiamma e falli saltare per 3-4 minuti mescolando spesso.
Tocco finale: Regola di sale e profuma con una grattugiata di noce moscata prima di servire ben caldi.
2. Variante Agrodolce: Uvetta e Pinoli
Ispirata ai sapori della tradizione mediterranea, questa ricetta gioca su un contrasto di consistenze e sapori strepitoso, unendo la dolcezza dell'uvetta alla nota tostata dei pinoli.
Ingredienti:
500g di spinaci freschi
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaio abbondante di uvetta
1 manciata di pinoli
Olio extravergine d'oliva q.b.
Sale q.b.
Procedimento:
Preparazione degli extra: Metti l'uvetta in ammollo in acqua tiepida per circa 10 minuti, poi strizzala bene. In una padellina a parte, tosta leggermente i pinoli per un paio di minuti a secco, muovendoli spesso per non bruciarli.
Base in padella: In una padella capiente scalda l'olio con lo spicchio d'aglio.
Saltatura: Unisci gli spinaci (lavati e, se serve, precedentemente scottati e strizzati) e lasciali insaporire a fiamma viva per un paio di minuti finché non si riducono di volume.
Unione dei sapori: Aggiungi l'uvetta strizzata e i pinoli tostati direttamente nella padella con gli spinaci.
Mantecatura: Mescola bene per amalgamare i sapori per un altro minuto, regola di sale e servi.
Il futuro potrebbe riservare alla nostra dieta qualche sorpresa: la lotta alla malnutrizione e la contemporanea crescita della popolazione mondiale, ma anche la sostenibilità ambientale delle attività di produzione di cibo, potrebbero portare un giorno sulle nostre tavole meduse, alghe ed insetti, che fanno già parte della tradizione culinaria di molti continenti e che anche noi, in qualche (sporadico) caso, già consumiamo pressochè quotidianamente.
Le meduse vengono già consumate in Cina ed in Giappone ad esempio nel sushi: eliminata la parte urticante, il cappello può poi essere cotto e cucinato come il pesce con spezie, salse, in tempura (in pastella), ma anche disidratato oppure conservato in salamoia.
Novel food, il cibo del futuro.
Nel Mediterraneo è frequente la Cassiopea mediterranea (Cotylorhyza tuberculata), una medusa responsabile, tra le altre, delle famose “fioriture” che creano danni e disagi a pesca, acquacoltura, balneazione e agli impianti industriali costieri.
Dalle meduse, ricche di proteine si possono ottenere composti bioattivi.
Dalle meduse, ricche di proteine (ed in particolare di collagene) si possono ottenere molecole (ad attività antiossidante ed antitumorale) e composti bioattivi che ne fanno intravedere utilizzi in campo biotecnologico, nutraceutico e nutracosmeceutico, nonché possibile materia prima per la produzione di mangimi ad elevato tenore proteico.
Le alghe entrano nella gastronomia di diversi Paesi.
– in Giappone il nori (un insieme di diverse specie di alghe rosse del genere Porphyra), viene ampiamente utilizzato nella preparazione del sushi.
– sempre in Giappone si consumano kombu (alghe brune utilizzate come verdura, per insaporire o addolcire piatti), arame (Eisenia bicyclis, alga bruna commestibile), hijiki (Sargassum fusiforme, alga bruna che viene saltata in padella con olio o utilizzata come contorno) e dulse.
– dulse (Palmaria palmata, alga rossa che cresce nel Pacifico e sulle coste settentrionali dell’oceano Atlantico.
L’uso alimentare di questa alga trova numerosi riscontri tra le popolazioni nordiche e celtiche, in Islanda ed in Alaska; alla metà del secolo scorso era addirittura comune il commercio di tale alga non solo nei porti scozzesi ed irlandesi, ma anche in quelli canadesi e della Nuova Inghilterra, dove il suo utilizzo era stato portato dagli immigranti europei.
La palmaria, dal particolare gusto piccante, si presta alla preparazione di zuppe (anche con cereali), di insalate e di condimenti da abbinare a diverse preparazioni gastronomiche. Il suo utilizzo, con il passare del tempo, è via via diminuito ma oggi la dulse (così come kombu, arame, hijiki ed altre alghe), con l’affermarsi delle cucine macrobiotica, vegetariana e vegana, vede un notevole sviluppo della sua coltivazione e del suo commercio.
– la lattuga di mare (Ulva lactuca) è una comune alga tipica dei mari freddi o temperati e presente anche nel Mediterraneo, consumata come alimento in Giappone, Scozia, Irlanda; in Italia viene utilizzata per la preparazione delle zeppolelle di mare.
– la spirulina (Arthrospira platensis, sin. Spirulina platensis) era una primaria fonte alimentare per gli Aztechi e per gli abitanti costieri del lago Ciad, che la raccoglievano spontaneamente, mentre oggi viene coltivata artificialmente per i suoi svariati utilizzi.
La spirulina, con un contenuto proteico del 60% circa e grazie al suo elevato contenuto in vitamine e sali minerali (tra cui il ferro), è un ottimo integratore alimentare che può andare a “completare” alimenti già in commercio e destinati a particolari categorie di persone (anziani, sportivi, ecc.). Con la Spirulina si possono fare il gelato, lo yogurt, il pane, e la pasta di Spirulina è già in commercio.
– agar agar: è un addensante ottenuto da varie specie di Rhodophyta (alghe rosse) normalmente utilizzato dall’industria alimentare (se sull’etichetta di un alimento trovate la sigla E 406 significa che in quel preparato l’agar agar è stato utilizzato come additivo) ad esempio per preparare confetture a basso contenuto zuccherino, ma anche da quella farmaceutica ed in microbiologia per la preparazione di terreni di coltura.
Gli insetti.
Gli insetti entrano già nella dieta quotidiana di diverse popolazioni in Asia, Africa ed America latina (si stima che le persone che nel nostro pianeta si cibano di insetti siano circa due miliardi) e con essi è possibile produrre farine alternative (soprattutto alla farina di pesce, che a causa dell’eccessivo sfruttamento delle risorse marine sta diventando sempre più costosa e poco ecosostenibile) con ottime caratteristiche nutritive; gli insetti sono infatti ricchi di proteine, grassi ‘buoni’, calcio, ferro e zinco.
Ma prima di poter vedere questi nuovi alimenti sulle nostre tavole o saperli ingredienti dei cibi che consumiamo, bisognerà adottare tutte le procedure previste dal Regolamento (CE) n. 258/97 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 gennaio 1997 sui nuovi prodotti e i nuovi ingredienti alimentari, che rappresenta un ostacolo burocratico di non poco conto, volto ovviamente a tutelare la salute pubblica; tale regolamento, attualmente in fase di revisione, subordina la possibilità di commercio di tutti quegli alimenti privi di una storia significativa di consumo in campo alimentare all’interno dell’Unione Europea ad una preventiva autorizzazione preceduta dall’acquisizione di adeguate conoscenze del prodotto e dallo sviluppo di nuove metodologie per il processamento e la conservazione.
Attualmente però il Parlamento Europeo ha approvato una proposta di Regolamento che dovrebbe semplificare le autorizzazioni, le quali dovranno essere vagliate dall’EFSA (Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, con sede a Parma) per una valutazione sui rischi per la salute dei consumatori; per la sua definitiva applicazione serve ora il via libera del Consiglio UE.
Se è vero che la fame e la malnutrizione rappresentano un problema reale e serio, soprattutto se rapportato al continuo e sempre più veloce incremento demografico che si registra a livello planetario, per cui la ricerca di nuove fonti alimentari rappresenta sicuramente un ambito scientifico da approfondire e sostenere, è altrettanto vero che molto bisogna ancora fare riguardo allo spreco di cibo ed alla sua equa distribuzione nel mondo, per cui ben vengano questi studi ma altrettanta attenzione si riservi a quanto già oggi si produce e viene sprecato in una maniera che definire incivile è un eufemismo.
Le popolazioni indigene dell’America Latina consideravano l’ananas un simbolo di ospitalità e lo regalavano a giovani come buon auspicio per il successo nella vita. Possiamo aggiungere facilmente l’ananas alla nostra alimentazione a colazione, a merenda o come spuntino.
L'ananas è uno dei frutti migliori per la salute e l'alimentazione corretta: ecco tutte le proprietà e le calorie dell'ananas e perché fa bene.
Accanto alle banane, l’ananas è il secondo frutto tropicale più popolare in Italia.
Accanto alle banane, l’ananas è il secondo frutto tropicale più popolare in Italia.
L'ananas: origini.
E’ originario del Sud America, in particolare del Brasile e Paraguay. Mangiare questo delizioso frutto su base regolare offre immensi vantaggi per la salute, più di quelli che si possa pensare.
Come apprendiamo dalle tabelle Inran l’ananas fresco è un frutto ricco di vitamine e sali minerali. È un frutto molto dissetante per via del suo elevato contenuto di acqua. L’ananas non contiene né grassi saturi né colesterolo.
Proprietà e calorie.
Secondo l’Inran 100 grammi di ananas fresco forniscono al nostro organismo 1 grammo di fibre e 10 grammi di carboidrati disponibili che corrispondono agli zuccheri naturali presenti in questo frutto.
È importante tenere in considerazione l’ananas come fonte di sali minerali dato che 100 grammi della sua polpa contengono 250 mg di potassio, 05 mg di ferro, 17 mg di calcio e 8 mg di fosforo.
Per quanto riguarda l’ananas come fonte di vitamine, sottolineiamo la presenza di 17 mg di vitamina C e di 7 µg di vitamina A retinolo equivalente. Per quanto riguarda il sodio, l’ananas ne contiene solo 2 mg.
L’ananas è un frutto leggero e povero di calorie. Infatti 100 grammi di ananas (parte edibile, dunque la polpa senza buccia) apportano al nostro organismo soltanto 40 calorie.
Conosci le tante proprietà della zucca? Dal sapore dolce e prelibato, ma povera di zuccheri e ricca di acqua, la zucca è un vero toccasana.
Le proprietà della zucca aiutano a contrastare l'invecchiamento e sono benefiche per gli occhi e per la salute, combattendo lo stress.
Quante calorie contiene la zucca? La zucca è un ortaggio davvero poco calorico. Infatti 100 grammi di zucca gialla apportano soltanto 18 calorie. Possiamo dunque scegliere la zucca come contorno leggero e come ingrediente per le nostre ricette autunnali.
La zucca può essere facilmente coltivata nei nostri orti. Le sue piante danno origine, oltre ai frutti che ben conosciamo, a dei fiori gialli commestibili che sono ottimi da gustare crudi in insalata, come condimento per la pasta, oppure cotti in una pastella composta da acqua e farina di ceci, oppure da farina di grano e birra.
La zucca può essere facilmente coltivata nei nostri orti.
La zucca è un vero toccasana.
Attraverso l'impiego di una centrifuga, dalla polpa di zucca può essere ricavato un ottimo succo, dalle proprietà benefiche riconosciute.
Il succo di zucca è indicato in caso di ulcera e di particolari condizioni di acidità all'interno dell'apparato digerente.
La medicina naturale.
La medicina naturale consiglia, in questi casi, di consumare un bicchiere di succo di zucca tre volte al giorno, un'ora e mezza prima dei pasti. Ad esso sono state inoltre attribuite proprietà di prevenzione nei confronti dei tumori.
Il consumo del succo di zucca, e della stessa polpa di zucca, viene consigliato in caso di insonnia, poiché ad esso vengono attribuite delle efficaci proprietà sedative.
Il consumo della zucca è inoltre indicato da parte della medicina naturale in caso di scompensi ormonali durante l'adolescenza e la menopausa.
Il consumo di semi di zucca.
Il consumo di semi di zucca e di polpa di zucca è ritenuto benefico nell'eliminazione dei parassiti intestinali, contro i quali essa rappresenta un vero e proprio rimedio naturale privo di controindicazioni.
Il cerfoglio (Anthriscus cerefolium) è una pianta aromatica dall'aroma fresco e delicato, leggermente speziato, molto usato nella cucina francese.
Le foglie si possono raccogliere dopo poche settimane dalla semina, e sono da consumare crude, intere come guarnizione per il loro aspetto gradevole, o tritate.
Si semina in primavera o in autunno, e si raccoglie scalarmente a partire da 10-15 giorni dalla semina.
Cresce velocemente e anche un contenitore di dimensioni medie fornisce 1-2 tazze di foglie settimanali, che è consigliabile raccogliere al momento dell'utilizzo, perchè conservate perdono molto in aroma.
La cimatura costante ritarda inoltre la fioritura, allungando il periodo del raccolto.
Il cerfoglio è una pianta biennale, che può essere coltivata anche come annuale per il consumo delle foglie, e riseminata l'anno successivo.
E' possibile coltivare il cerfoglio in vaso.
Tollera la mezz'ombra e le basse temperature, mentre non sopporta la siccità e l'afa.
Il cerfoglio in cucina
Il cerfoglio ha un aroma fresco e delicato, che ricorda l'anice. Si usa crudo, aggiunto ai cibi all'ultimo momento perchè con la cottura perde aroma, e per via del suo gusto delicato è consigliabile usarne una quantità maggiore rispetto a altre erbe aromatiche.
Si usa in zuppe, pasta e arrosti, per arricchire insalate e sandwiches e come ingrediente per salse crude. Si accosta bene a formaggi a pasta morbida, asparagi, carciofi, patate e pollo, filetti di pesce e crostacei, pesce e molluschi bolliti, minestre cremose, piatti a base di uova, carni bianche, salse delicate al burro, formaggi freschi e insalate verdi.
Ricco di vitamina C, digestivo, diuretico, tonificante del fegato.
Il cerfoglio è una delle fines herbes francesi, una miscela di erbe aromatiche delicate che include tra i vari ingredienti anche dragoncello e erba cipollina.
Le piante di Erbe Aromatiche richiedono meno attenzioni rispetto alle altre piante dell’orto; tanto è vero che spesso rischiamo di dimenticarcele.
L’angolo più asciutto e soleggiato del nostro orto è tutto ciò che ci chiedono per mantenersi in buona salute.
Sono effettivamente piante molto rustiche ma sanno dare un tocco veramente speciale ai nostri cibi.
Senza le aromatiche molte ricette della cucina mediterranea perderebbero l’unicità che le contraddistingue, profumi, aromi e sapori unici.
Le piante di Erbe Aromatiche richiedono meno attenzioni rispetto alle altre piante dell’orto
Le erbe aromatiche servono per mantenerci più sani.
Fermarsi un momento a leggere le proprietà utili per il nostro organismo di molte aromatiche, anche tra le più classiche, come Salvia o Rosmarino, ci fa accorgere di quanto sarebbe importante utilizzarle più spesso nei piatti di ogni giorno, per mantenerci più sani ed aiutarci a rimediare ad alcuni dei comuni errori della dieta moderna.
Per questo è utile conoscerle ed imparare ad aggiungerle alle nostre preparazioni.
Le erbe aromatiche servono a rimediare ad alcuni dei comuni errori della dieta moderna.
Gli usi in cucina dell'aneto.
Vediamo, nel dettaglio, gli usi in cucina e le virtù di alcune tra le erbe e spezie più note.
L'aneto è simile al finocchio e al finocchietto selvatico ma più delicato.
Ottimo con il pesce, spesso abbinato al salmone, ma anche con formaggi freschi ed omelette.
Usato generalmente nelle marinate e per arricchire sughi per la pasta.
Stimolante generale, digestivo, carminativo (favorisce l'espulsione di gas nello stomaco e nell'intestino)
Vediamo, nel dettaglio, gli usi in cucina e le virtù di alcune tra le erbe e spezie più note.
Le proprietà dell'aneto.
Le proprietà dell’aneto si evidenziano soprattutto a livello gastrointestinale. Questa pianta è ottima ad esempio per chi ha problemi di digestione, meteorismo o soffre di coliche e crampi allo stomaco. L’aneto è inoltre in grado di combattere l’alitosi e grazie al suo potere diuretico è un rimedio naturale interessante per chi soffre di cellulite o ritenzione idrica.
Grazie alla presenza di alcuni oli essenziali presenti nell'aneto, questa erba aromatica è in grado di stimolare la bile e i succhi gastrici, allo stesso tempo migliorando la peristalsi intestinale. Ha inoltre doti depurative e calmanti, se assunta prima di dormire, aiuta a riposare meglio.
Le proprietà dell’aneto si evidenziano soprattutto a livello gastrointestinale.
Sembra poi che l’aneto abbia anche proprietà antimicrobiche e antifungine, dunque potrebbe rivelarsi un ottimo alleato del nostro sistema immunitario.
L’aneto vanta infine proprietà anticancro grazie alla presenza di alcuni prinicipi attivi chiamati monterpeni. Queste sostanze sono in grado di stimolare e di attivare la secrezione di un enzima chiamato glutathione-S-transferase, un potente antiossidante che sarebbe in grado di neutralizzare alcuni agenti cancerogeni.
Le erbe aromatiche e le spezie sono una componente preziosa in cucina.
Rendono i piatti più saporiti; conferiscono aroma e gusto consentendo di ridurre l'uso del sale da cucina il cui abuso porta spesso a patologie da non sottovalutare.
Ma non sono solo buone, sono anche salutari.
Sono, infatti, ricche di vitamine e sali minerali.
Stimolano i processi digestivi, sono antifermentative, antiinfiammatorie, limitano la proliferazione dei batteri e tonificano gli organi interni.
Le erbe aromatiche sono una componente preziosa in cucina.
Le erbe aromatiche e le spezie conferiscono aroma e gusto.
È importante ricordare che la maggior parte di queste va utilizzata fresca, aggiunta a crudo o solo negli ultimi istanti di cottura.
Gli oli essenziali contenuti in esse, infatti, si disperdono con il calore annullando le loro benefiche proprietà.
Le erbe aromatiche sono una componente preziosa in cucina.
Molte erbe e spezie sono largamente utilizzate in cucina da chiunque e ben conosciute: rosmarino, salvia, alloro, prezzemolo, basilico tra le prime; chiodi di garofano, peperoncino, zafferano, cannella tra le seconde.
Ma ve se sono veramente molte e tutte salutari e di ottimo gusto che ci aiuteranno a dare un tocco in più ai nostri piatti ed una sferzata al nostro organismo.
Per questo è utile conoscerle ed imparare ad aggiungerle alle nostre preparazioni.
Vediamo, nel dettaglio, gli usi in cucina e le virtù di alcune tra le erbe e spezie più note.
Proprietà, usi e benefici dell'alloro.
Le foglie di alloro possono essere raccolte e utilizzate tutto l'anno, ma risultano particolarmente ricche di principi benefici e di essenze aromatiche durante l'inverno e all'inizio della primavera.
Le bacche, invece, simili quando mature a piccole olive scure, si raccolgono tra ottobre e novembre.
Insaporisce sughi e intingoli.
Ottimo con pesce e selvaggina.
Si usa nella cottura dei legumi.
Stimolante generale, antisettico e digestivo
Ricettario.
Ecco 5 ricette con ingrediente l’alloro (in collaborazione con La Cucina Di Susana)
Originario del Medioriente, il carciofo selvatico ha costituito fin dall'antichità un prodotto importante per i fitoterapisti di Egizi e Greci, ma pare che altrettanto antico sia il suo impiego nella cucina. Già nel IV sec. a.C. era coltivato dagli Arabi che lo chiamavano "karshuf" (o kharshaf), da cui l'attuale termine.
Nello stesso periodo Teofrasto nella "Storia delle piante" parla di "cardui pineae" che per caratteristiche di forma, proprietà e virtù sarebbero assimilabili ai nostri carciofi.
L'uso di una qualche varietà di carciofo selvatico nella cucina romana è ricordata da Columella, che chiamandolo col nome latino di Cynara, conferma come a quel tempo si usasse consumare quella pianta sia a scopo medicinale che alimentare.
I carciofi sono una miniera di proprietà benefiche.
I carciofi ai tempi di Apicio.
Nel "De re coquinaria" di Apicio, si parla anche di cuori di cynara che, a quanto pare, i Romani apprezzavano lessati in acqua o vino.
La coltivazione del carciofo da noi conosciuto venne introdotta in Europa dagli Arabi sin dal ‘300, ma notizie molto dettagliate sul suo sfruttamento risalgono al '400, quando dopo vari innesti, dalle zone di Napoli si diffuse prima in Toscana, e successivamente in molte altre regioni. Nella pittura rinascimentale italiana, il carciofo è rappresentato in diversi quadri: "L'ortolana" di Vincenzo Campi, "L'estate" e "Vertumnus" di Arcimboldo.
Il carciofo dapprima non godette di un eccessivo favore culinario, tanto che ai primi del '500 Ariosto affermava: "durezza, spine e amaritudine molto più vi trovi che bontade". In quell'epoca, l’ortaggio iniziò comunque a comparire frequentemente nei trattati di cucina, dove si spiegava anche come trinciarlo, e la stessa regina Caterina de' Medici ne divenne una sua estimatrice.
Origine e diffusione.
Il Carciofo è una pianta di origine mediterranea, molto nota fin dall'antichità per i pregi organolettici del capolino (le prime descrizioni risalgono allo storico greco Teofrasto). L'attuale nome volgare in molte lingue del mondo deriva dal neo-latino "articactus" (in alcuni dialetti settentrionali è chiamato articiocco); il nome italiano "carciofo" e lo spagnolo "alcachofa" derivano dall'arabo "harsciof".
La coltura del carciofo è diffusa in alcuni Paesi del Mediterraneo, in particolare soprattutto Italia, poi Francia e Spagna, mentre è poco conosciuto in molti altri Stati.
La maggior parte della produzione commerciale è destinata al consumo fresco, il resto all'industria conserviera e dei surgelati. La coltura del carciofo è diffusa soprattutto nell'Italia meridionale, dove con il risveglio anticipato della carciofaia in estate è possibile anticipare l'epoca delle raccolte all'inizio dell'autunno.
La maggior parte della produzione commerciale del carciofo è destinata al consumo fresco.
Esigenze ambientali.
Il carciofo richiede un clima mite e sufficientemente umido, per cui il suo ciclo normale è autunno-primaverile nelle condizioni climatiche del bacino mediterraneo; tende alla produzione primaverile-estiva nelle zone più fredde.. Il carciofo resiste abbastanza bene fino a temperature di 0°C.
Temperature inferiori possono provocare danni più o meno gravi alle infiorescenze ed alle foglie; a temperature inferiori a -10°C possono essere compromesse anche le gemme del fusto rizomatoso.
Il carciofo risente anche della temperatura molto elevata, per cui la fase del riposo vegetativo capita tra la fine della primavera e l'estate.
Ha elevate esigenze idriche, in parte soddisfatte dalla piovosità dell'epoca di coltivazione; nella coltura precoce estiva è necessario intervenire con abbondanti apporti di acqua.
Il carciofo preferisce terreni profondi freschi, di medio impasto e di buona struttura, a reazione intorno alla neutralità, pur adattandosi a terreni di diverse caratteristiche.
Le varietà.
Ciò che distingue i diversi tipi di carciofo sono le spine che possono essere presenti o meno e il colore che può essere verde tendente al grigio o violetto. Oggi le varietà spinose più conosciute sono: i verdi della Liguria e di Palermo, e i violetti di Chioggia, Venezia e Sardegna. Un'ulteriore varietà di spinoso è quello di Toscana, di colore violaceo.
Fra i non spinosi, invece, troviamo il cosiddetto Romanesco, comunemente conosciuto come mammola, quello di Paestum e di Catania.
La massima produzione di carciofi l'abbiamo da novembre a giugno. Il requisito fondamentale del carciofo è la freschezza, quindi al momento dell'acquisto è bene scegliere carciofi pieni, sodi, con foglie dure e ben serrate.
Quando li si acquista devono essere sodi e senza macchie. Preferire gli esemplari più piccoli con le punte ben chiuse. Il gambo deve essere duro e senza parti molli o ingiallite. Se il gambo è lungo ed ha ancora delle foglie attaccate, controllare che siano fresche.
Per la conservazione si consiglia: se sono molto freschi ed hanno il gambo lungo di immergerli nell'acqua come si farebbe con i fiori freschi. Per riporli in frigo si devono togliere le foglie esterne più dure e il gambo; lavati e ben asciugati vanno messi in un sacchetto di plastica o un contenitore a chiusura ermetica: si conserveranno per almeno 5-6 giorni.
Si possono anche congelare dopo averli puliti e sbollentati in acqua acidulata con succo di limone, lasciati raffreddare e sistemati in contenitori rigidi.
Gustosi e versatili, questi ortaggi rappresentano una vera e propria miniera di principi attivi, utili sia per la digestione e la diuresi che per la cura della bellezza di viso, corpo e capelli.
il Carciofo di Montelupone è coltivato nel territorio collinare tra le valli del fiume Chienti e del Potenza.
I carciofi in cucina.
In cucina i carciofi molto teneri si possono mangiare anche crudi, mentre gli altri vengono preparati fritti, alla giudia, alla romanesca, insomma nei più svariati modi.
Si ricordo inoltre che in molte regioni italiane c'è la grande tradizione di fare con i carciofi le conserve sott'aceto o sott'olio.