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1.- Faraona domestica allevata e apprezzata per la sua ottima carne già dai Greci e poi dai Romani.

Faraona domestica allevata e apprezzata per la sua ottima carne già dai Greci e poi dai Romani.

La faraona domestica deriva, secondo il Ghigi, dalla Numida meleagris meleagris L. (sinonimo Numida meleagris galeata) specie originaria dell'Africa occidentale. E' allevata e apprezzata per la sua ottima carne già dai Greci e poi dai Romani. Sembra sia scomparsa a seguito delle invasioni barbariche e reintrodotta in Europa nel Medio Evo dai Portoghesi. Animale molto timido e sospettoso,

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1.- Proprietà ed effetti benefici delle Albicocche

Proprietà ed effetti benefici delle Albicocche

Le Albicocche sono il frutto dell'albicocco, pianta di origine cinese, già coltivato nel 2000 a.C., e dalla fioritura precoce, per questo anche molto soggetta ai danni del freddo. Non a caso nel dialetto campano vengono chiamate "percoche", dal nome "praecoquus" (frutto precoce). Le zone di maggior produzione di albicocche sono Campania, Basilicata, Emilia-Romagna, Sicilia e Piemonte; si

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1.- Proprietà ed effetti benefici delle Albicocche

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Le Albicocche sono il frutto dell'albicocco, pianta di origine cinese, già coltivato nel 2000 a.C., e dalla fioritura precoce, per questo anche molto soggetta ai danni del freddo. Non a caso nel dialetto campano vengono chiamate "percoche", dal nome "praecoquus" (frutto precoce). Le zone di maggior produzione di albicocche sono Campania, Basilicata, Emilia-Romagna, Sicilia e Piemonte; si

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1.- Lo sviluppo del vino di Madeira è iniziato grazie a un ricco suolo vulcanico.
Lo sviluppo del vino di Madeira è iniziato grazie a un ricco suolo vulcanico.
Grazie alle varietà classiche e a un gusto proprio, provenienti da un unico processo, il vino di Madeira è diventato famoso, davvero un leader nel mercato mondiale. Lo sviluppo del vino di Madeira è iniziato grazie a un ricco suolo vulcanico, al clima favorevole e a una varietà di vitigni provenienti da molte parti del mondo; uno dei primi fu la vite della Malvasia di Candia Cretese, importato da

1.- 10 ragioni per cui gli avocado sono il cibo migliore del mondo.

10 ragioni per cui gli avocado sono il cibo migliore del mondo

Gli avocado sono la frutta migliore del mondo. Frutta? Beh, sì... è difficile da credere, ma quella roba verde e succosa è frutta, non verdura -- una bacca, per essere precisi. E in tutta onestà, se non ti piace devi proprio avere qualcosa che non va. Potremmo mangiarlo tutto il giorno ed esser felici – a meno che non sia cucinato caldo... allora fa abbastanza schifo. Continuate a leggere se

2.- Le mandorle costituiscono un vero concentrato energetico e calorico.

L'uso delle mandorle in cucina è vario poiché è un alimento usato in tutte le portate, sia dolci che salate, anche nella cucina internazionale; una ricetta tra le più conosciute per esempio è il pollo alle mandorle cinese. Moltissimi sono i dolci alle mandorle, come torte, biscotti (famosi i Cantucci Toscani), croccanti, torroni, confetti, creme, per non parlare delle bevande dissetanti come l\'

3.- Tutte le proprietà delle prugne.

Le susine (o prugne) sono tra i frutti dell’estate più apprezzati e ricchi di proprietà benefiche. Gli alberi da frutto che le producono possiedono la capacità di resistere molto bene al freddo e alle gelate e sanno adattarsi in presenza di terreni calcarei e argillosi. Le aree di maggiore produzione a livello mondiale sono l’Europa, la Cina e gli Stati Uniti, da dove provengono le celebri prugne

4.- Il ribes sia rosso che nero ha delle proprietà favolose per il nostro organismo.

Il ribes sia rosso che nero ha delle proprietà favolose per il nostro organismo.

Generalità. Il Ribes rosso appartiene alla Famiglia delle Sassifragaceae, genere Ribes, specie rubrum. E’ un arbusto perenne alto 1-2 m, deciduo, inerme, con foglie semplici, palmate con 3-5 lobi, glabre superiormente, pubescenti sulla pagina inferiore, con peduncolo piuttosto sviluppato, senza stipole. I fiori, generalmente autofertili, sono formati da 5 sepali, glabri, verdognoli o brunastri,

5.- Tra i vini pregiati italiani degno di nota è l'Amarone della Valpolicella.

Tra i vini pregiati italiani degno di nota è l'Amarone della Valpolicella.

La Valpolicella è una valle meravigliosa che si estende nella provincia di Verona. E' una distesa immensa di verdi colline ricoperte da vitigni di alta qualità. Dei vini pregiati italiani doc l'Amarone della Valpolicella è un vanto dell'agricoltura della regione Veneto. Un vino apprezzato nel mondo a cui viene riconosciuto tutto il valore che merita. produttori di vino hanno un ruolo primario

6.- La robiola è un formaggio molle, facilmente spalmabile, per cui è utilizzato in molte ricette.

La robiola è un formaggio molle, facilmente spalmabile, per cui è utilizzato in molte ricette.

Caratteristiche generali.La robiola è un formaggio tipico del Piemonte, in particolare di Roccaverano,in provincia di Asti, dove la robiola ha ottenuto il marchio DOP. Si tratta di un formaggio crudo e fresco, prodotto con latte vaccino, ovino e caprino, caratterizzato da una pasta molle, privo di crosta, di colore bianco e di forma cilindrica. A livello alimentare, la robiola è apprezzata per il

7.- In Giappone, il Ginepro è una delle piante più utilizzate nell’arte bonsai

In Giappone, il Ginepro è una delle piante più utilizzate nell’arte bonsai

In Giappone, il Ginepro è una delle piante più utilizzate nell’arte .bonsai: i grandi maestri del sol lev.ante, gareggiano nelle prestigiose esposizioni nipponiche portando quasi esclusivamente formidabili esemplari di questa essenza. Il Ginepro infatti, è un Bonsai che permette di creare forme ardite e particolari, sconosciute alle altre essenze. Inoltre, la resistenza alle avversità climatiche

8.- Longevità, bellezza cangiante e profumo voluttuoso: la peonia regina dei fiori.

Longevità, bellezza cangiante e profumo voluttuoso: la peonia regina dei fiori.

Il nome del genere (Paeonia) deriva dal dal greco “paionia” femminile di “paionios”, salutare-soccorritore, perché le radici della pianta hanno proprietà medicinali. Secondo altri autori il nome deriverebbe da “Paeon”, medico delle divinità greche. Le peonie appartengono alla famiglia delle Paeoniaceae che raggruppa piante da fiore antichissime dal punto di vista evolutivo che in passato erano

9.- Il nome mascarpone deriva dal lombardo mascherpa, ovvero crema di latte.

Il nome mascarpone deriva dal lombardo mascherpa, ovvero crema di latte.

Caratteristiche generali. Il mascarpone è un formaggio a pasta molle. Prodotto in Italia, e più specificatamente in Lombardia, nella zona di Lodi, è riconosciuto come prodotto agroalimentare tradizionale italiano. Il mascarpone è caratterizzato dalla consistenza cremosa, la pasta molle e grassa, e il sapore delicato, burroso con un retrogusto di panna.Ricco in proteine, calcio e vitamine, il

10.- I 10 articoli più letti su Green Galletti nel mese di Dicembre 2013.

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1.- Alla scoperta delle tradizioni vitivinicole siracusane e dei... La Sicilia, per condizioni climatiche, temperatura mite, terre collinose, leggera brezza di mare e sole acceso, ricorda i territori della California e dell'Australia. Queste qualità risultano ideali e rendono la Sicilia l'isola del vino.In... 2.- Del Recioto non sono incerte solo le origini, ma pure il nom... Il Recioto di

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1.- Alla scoperta delle tradizioni vitivinicole siracusane e dei...

Alla scoperta delle tradizioni vitivinicole siracusane e dei vitigni caratteristici.

La Sicilia, per condizioni climatiche, temperatura mite, terre collinose, leggera brezza di mare e sole acceso, ricorda i territori della California e dell'Australia. Queste qualità risultano ideali e rendono la Sicilia l'isola del vino.In...

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Del Recioto non sono incerte solo le origini, ma pure il nome.

Il Recioto di Gambellara è un vino DOCG la cui produzione è consentita nella fascia limitrofa ad ovest della provincia di Vicenza Del Recioto non sono incerte solo le origini, ma pure il nome: alcuni lo fanno risalire la passito denominato Reticio...

3.- I grandi vini rossi daranno colore al vostro Natale!

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I vini rossi sono degli ottimi compagni con cui passare il Natale...insieme a fagiani, stracotti, brasati, risotti, filetti, polente, pappardelle e chi più ne ha più ne metta. Vi è venuta fame, eh? Natale: che sia un pranzo o una cena, un buffet o...

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1.- Tutte le bufale sulle rinnovabili.  Le tecnologie delle energie rinnovabili non sono affatto immature, poco diffuse o troppo rischiose per gli investimenti nel medio e lungo periodo, anzi. L'utilizzo del ciclo di vita del suolo per le energie...

5.- Tutte le bufale sulle rinnovabili.

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Le tecnologie delle energie rinnovabili non sono affatto immature, poco diffuse o troppo rischiose per gli investimenti nel medio e lungo periodo, anzi. L'utilizzo del ciclo di vita del suolo per le energie rinnovabili è la stessa o addirittura...

6.- Se cercate un vino dall'eleganza antica, provate il Primitiv...

Se cercate un vino dall'eleganza antica, provate il Primitivo di Manduria.

La precocità della maturazione delle uve da cui si ottiene il vino da il nome "Primitivo" a questa Doc. Prodotto tipico delle zone costiere ionico-salentine, il vitigno si è successivamente diffuso in tutta la zona delle Murge nelle province di Bari...

7.- Recioto della Valpolicella un vino dolce di grande struttura...

Recioto della Valpolicella un vino dolce di grande struttura ed entusiasmanti aromi.

Il Recioto della Valpolicella è generalmente prodotto nella stagione invernale, al termine dell'appassimento delle uve. La fermentazione è piuttosto lunga e può avere una durata anche di oltre 30 giorni, periodo durante il quale il mosto è lasciato...

8.- Vino Santo Trentino, passito e passione.

Vino Santo Trentino, passito e passione.

Non si sa con certezza quando sia nato il Vino Santo trentino, tuttavia a guardare l’attaccamento con cui ancor oggi i vignaioli della Valle dei Laghi coltivano la vite in campi strappati alla montagna, incastonati fra le rocce e l’orgoglio con cui...

9.- Proprietà del miele: le mille virtù.

Proprietà del miele: le mille virtù.

Le proprietà del miele: è uno degli alimenti le cui proprietà salutari sono già note da migliaia di anni. Proprietà di cui, del resto, è particolarmente ricco. Infatti il miele viene usato in moltissimi contesti e da moltissimo tempo con risultati...

10.- Vini e Vitigni di Romagna, la sfida degli autoctoni.

Vini e Vitigni di Romagna, la sfida degli autoctoni.

L’argomento dei vitigni autoctoni è disciplinato dalla Legge n. 82 del 20 febbraio 2006 ‘Disposizioni di attuazione della normativa comunitaria concernente l’organizzazione comune di mercato (OCM) del vino’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 60...

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Il pesco è probabilmente originario della Cina (secondo alcuni del Medio Oriente - Persia), dove lo si può ancora rinvenire allo stato selvatico.

L'introduzione del pesco in Europa viene da alcuni attribuita ad Alessandro Magno a seguito delle sue spedizioni contro i Persiani, secondo altri i Greci lo avrebbero introdotto dall'Egitto.

Viene coltivato in molti Stati nelle zone con clima temperato mite. A livello mondiale i maggiori produttori sono gli Stati Uniti, seguiti dall'Italia, Spagna, Grecia, Cina, Francia e Argentina.

In Italia le regioni maggiori produttrici sono l'Emilia-Romagna (circa 1/3 della produzione), Campania (1/4), Veneto e Lazio. I primi pescheti specializzati in Italia risalgono alla fine dell'800 e sono stati realizzati in provincia di Ravenna.

pesco fiore

Il pesco appartiene alla famiglia delle Rosaceae, tribù delle Amigdaleae, sezione delle Prunoidee , genere Persica, specie vulgaris. Secondo altri studiosi apparterrebbe al genere Prunus (specie persica), come l'albicocco, il ciliegio, il mandorlo e il susino.

Il genere Persica comprende varie specie, tra cui diverse ornamentali. Tra quelle coltivate ricordiamo:
- Persica vulgaris Mill. (= Prunus persica (L.) Batsch.): produce frutti con buccia tomentosa; da consumo fresco o da industria;
- Persica laevis DC (= Prunus persica var. necturina Maxim., Prunus persica var. laevis Gray): pesco noce o nettarina, che produce frutti glabri da consumo fresco.

Il pesco comune è un albero di modeste dimensioni, alto fino a ca. 8 m, con apparato radicale molto superficiale, corteccia bruno-cenerina e rami radi, divaricati, rosso-bruni.

Le foglie sono lanceolate, strette, seghettate.

I fiori, che sbocciano prima della comparsa delle foglie, sono ermafroditi, ascellari, pentameri, colorati in rosa più o meno intenso. I petali sono cinque, il calice è gamosepalo, con cinque sepali; gli stami sono numerosi, fino a 20-30. Il pesco è, in genere, una specie autofertile. Gli ovuli, generalmente due, non giungono tutti a maturazione, ma solo uno di essi viene fecondato e giunge a maturità. Il nocciolo di pesco contiene perciò un solo seme (o mandorla) solcato profondamente, che è di sapore amaro per l'elevato contenuto di amigdalina, un glucoside cianogenetico caratteristico di alcune drupacee. I frutti (le pesche) sono drupe carnose, tondeggianti, solcate longitudinalmente da un lato, coperte da una buccia tomentosa (pesche propriamente dette) o glabra (pesche-noci o nettarine) di vario colore. La polpa è succulenta, di sapore zuccherino più o meno acidulo, di color bianco, giallo o verdastro. La pesca ha una tipica consistenza polposa e succosa che è dovuta all'elevato contenuto in acqua ed alla presenza di pectina.
La maturazione dei frutti avviene tra la prima e la seconda decade di maggio nelle zone meridionali, fino alla fine di settembre per le cultivar più tardive.
In linea di massima le condizioni climatiche italiane e degli altri Paesi mediterranei sono ideali per la coltivazione del pesco che può sopportare limiti assai ampi, da minime invernali di anche -15 -18°C fino ad ambienti subtropicali dove il riposo invernale è alquanto limitato.

Pesche varietà Regina di Londa Pesche varietà Regina di Londa

Varietà e portinnesti.

La scelta del portinnesto dipende da numerosi fattori: il tipo di terreno, le colture che hanno preceduto, la possibilità o meno di irrigare, la reperibilità sul mercato vivaistico, la varietà, ecc. Numerosi sono i possibili portinnesti utilizzabili anche se, nella pratica, quelli più diffusi sono pochi. Ricordiamo: Franco Slavo, Selezioni del franco, Serie P.S., GF 677, Sirio, Hansen, Barrier 1, Susino, M.r.S 2/5, Penta e Tetra.

Le cultivar di pesco, in relazione alla specie di appartenenza e al tipo di prodotto fornito, vengono distinte in:
- cultivar da consumo fresco;
- nettarine;
- percoche.

Nell'ambito delle specie fruttifere maggiormente diffuse nel nostro paese, il pesco da sempre registra la più ampia "creatività" intesa come numero di nuove cultivar che annualmente vengono poste all'attenzione dei frutticoltori. Tale situazione pone problematiche sia al mondo della ricerca, per le difficoltà che si incontrano nel tentativo di valutare preventivamente le "novità varietali" prima che siano rese note sui cataloghi vivaistici; sia a quello produttivo, per il disorientamento che provoca tra i frutticoltori al momento della scelta delle cultivar che dovrebbero rispondere alle esigenze programmatiche dei nuovi impianti da realizzare. Questo intenso dinamismo ha modificato sostanzialmente il "vecchio assortimento varietale", cosa non avvenuta per molte altre specie fruttifere.


Soprattutto nell'ultimo decennio si è assistito ad importanti mutamenti dei caratteri pomologici e commerciali delle nuove cultivar di pesco che interessano sostanzialmente:

a) il colore dell'epidermide, che si è evoluto dal rosso più o meno soffuso e spesso striato su fondo difficilmente privo di verde, seppure chiaro, ad un rosso molto intenso ed estremamente unito, che compare spesso assai prima dell'epoca di raccolta commerciale dei frutti;
b) il sapore della polpa, che tende ad "appiattirsi" rispetto a quello tipico delle "vecchie cultivar", tanto a polpa gialla (generalmente più acide), quanto a polpa bianca (quasi sempre più sapide, perché maggiormente ricche di zuccheri);
c) la consistenza del frutto, tanto sull'albero che post-raccolta, che nelle "nuove cultivar" si presenta elevata o molto elevata, rispetto a quella media o medio-scarsa delle "vecchie cultivar".
Queste modificazioni hanno interessato le cultivar per il consumo fresco, tanto di pesco che di nettarine, ma non quelle per l'industria, più legate a specifiche esigenze tecnologiche dei mezzi meccanici e chimici utilizzati per la trasformazione dei frutti.

Le cultivar da consumo fresco vengono distinte in:
- cultivar a polpa gialla consigliate: Earrly Maycrest, Queencrest, Maycrest, Springcrest, Spring Lady, Springbelle, Royal Glory, Flavorcrest, Redhaven, Rich Lady, Lizbeth, Red Moon, Red Topo, Summer Rich, Maria Marta, Glohaven, Pontina, Romestar, Elegant Lady, Suncrest, Red Coast, Symphonie, Franca, Sibelle, Cresthaven, Roberta Barolo, Bolero, Fayette, Promesse, Sunprice, Aurelia, Early O'Henry, Padana, Calred, O'Henry, Guglielmina, Parade, Flaminia, Fairtime;

- cultivar a polpa bianca consigliate: Primerose, Springtime, Alexandra, Felicia, Anita, Iris Rosso, Maria Grazia, Daisy, Alba, Bea, Redhaven Bianca, Maria Bianca, Fidelia, White Lady, Rosa del West, Maria Rosa, Rossa San Carlo, Maria Angela, Tendresse, Toro, Dolores, K2, Regina Bianca, Duchessa d'Este, Maria Delizia, Tardivo Giuliani, Michelini, Regina di Londa.

Le nettarine possono essere distinte in:
- a polpa gialla consigliate: May Glo, Lavinia, Armking, Rita Star, Maria Emilia, Supercrimson, May Diamond, Red Delight, Weinberger, Gioia, Early Sungrand, Big Top, Spring Red, Firebrite, Maria Laura, Independence, Flavor Gold, Pegaso, Maria Carla, Red Diamond, Antares, Summer Grand, Flavortop, Stark Redgold, Nectaross, Maria Aurelia, Venus, Maria Dolce, Orion, Sweet Red, Caldesi 84, Royal Giant, Sirio, Scarlet Red, Fairlane, Tastyfree, Caldesi 85, California;
- a polpa bianca: Silver King, Caldesi 2000, Caldesi 2010, Silver Star, Silver Moon, Caldesi 2020.

Tra le pesche da industria (o percoche) consigliate ricordiamo: Federica, Tirrenia, Loadel, Villa Giulia, Romea, Villa Adriana, Tebana, Adriatica, Lamone, Villa Ada, Babygold 6, Villa Doria, Carson, Vivian, Andross, Jungerman, Babygold 9, Merriam.

Pesche varietà Regina di Londa Pesche varietà Regina di Londa

Tecnica colturale.

Il pescheto può essere eseguito con astoni innestati da vivaio, piante innestate a gemma dormiente (1-2 gemme), con portinnesti di un anno da innestare in campo e anche con piante in vaso innestate e in vegetazione.

I sistemi di allevamento del pesco si possono classificare in: forme in volume, forme a parete verticale e a pareti inclinate. Tutte le forme si possono ottenere più o meno rapidamente a seconda che si privilegi una potatura che si preoccupi soprattutto della forma voluta oppure la precoce entrata in produzione, limitando quanto più possibile interventi di taglio nei primi anni arrivando alla forma voluta più tardi. La moderna frutticoltura tende sempre più al secondo metodo per ammortizzare i costi nel minor tempo possibile. In generale, si può affermare che l’attuale tecnica tende a contenere lo sviluppo delle piante al fine di ridurre i tempi di lavoro.

Le forme di allevamento utilizzate nelle diverse realtà persicole sono: vaso, vasetto ritardato, vaso veronese, Palbidone, Palmetta, Pal-spindel, Fusetto, Ipsilon trasversale.

La scelta del sesto d'impianto deve tenere conto di molti elementi: il portinnesto, la fertilità del terreno, la forma di allevamento, la disponibilità di acqua, la varietà , ecc.

La potatura di produzione ha lo scopo di regolare la produzione e migliorare la qualità dei frutti. Nel pesco inizia molto presto: già al secondo anno compaiono diversi frutti e al quarto o al quinto anno si passa alla piena produzione; l’intensità del diradamento dei rami misti deve anch’essa essere man mano maggiore fino a raggiungere il 50-70 % nella fase adulta. Al raggiungimento della piena fruttificazione si deve porre la massima attenzione per mantenere il giusto equilibrio fra vegetazione e produzione, distribuendo quest’ultima sulle branche primarie e secondarie in modo razionale mediante l’asportazione dei rami che hanno prodotto e tagli di ritorno sopra uno o più rami misti di giusto vigore, eliminando i rami troppo vigorosi o male inseriti così da mantenere i rami a frutto il più possibile vicino alla struttura scheletrica della pianta.

Le varietà di pesche da industria (percoche), in generale, producono meglio sui dardi (mazzetti di maggio) e sui brindilli inseriti sui rami che hanno già fruttificato (grondacci), pertanto questi non vanno asportati completamente ma accorciati o diradati in quanto per queste varietà l’industria richiede frutti di pezzatura uniforme e non grossa.

Durante la piena fruttificazione è necessario eseguire uno o due interventi in verde per asportare i succhioni, diradare o piegare i germogli onde favorire una buona lignificazione e mantenere rivestita la parte basale della chioma.

Il diradamento dei frutti è la più importante operazione per ottenere frutti di pezzatura commerciale a complemento della potatura sia di allevamento che di produzione. Va eseguita alla quarta-sesta settimana (25-35 giorni) dopo la piena fioritura: iniziata precocemente assicura una miglior pezzatura dei frutti, un anticipo della maturazione, miglior colore e maggiore differenziazione di gemme per l’anno successivo ma, nelle varietà soggette a spaccatura del nocciolo, ne accentua il difetto. Nelle varietà molto precoci e sotto tunnel di forzatura, può essere utile eseguire il diradamento in due volte, una prima volta energica e una seconda di rifinitura.

La corretta nutrizione è un elemento fondamentale per assicurare elevati livelli produttivi e qualitativi del pescheto; essa deve tenere conto di tutte le tecniche colturali applicate e delle reali condizioni del terreno opportunamente analizzato. L’estrema diversità di tipi di terreno e di ambienti in cui il pesco viene coltivato rende impossibile una generalizzazione della concimazione; questa deve sempre essere fatta sulla base di informazioni relative alle caratteristiche fisico-chimiche risultanti dalle analisi del terreno.

Durante la preparazione del terreno è sempre consigliabile un’abbondante concimazione organica sia generalizzata che localizzata sulla fila o nella buca; nei terreni sciolti, grossolani, è opportuno frazionare gli apporti organici distribuendone parte prima dell’impianto e parte alla fine della prima vegetazione, calcolando che per ogni 100 quintali di letame si apportano circa 50 unità di azoto, 30 unità di fosforo, 40 unità di potassio, microelementi, e si migliora la struttura del terreno nonché l’assorbimento degli elementi nutritivi. La concimazione minerale deve tenere conto delle dotazioni di fosforo e potassio rilevate. Con le nuove tecniche il periodo di allevamento è ridotto quasi ad una sola vegetazione, pertanto fin dal primo anno si deve intervenire con la concimazione in funzione della produzione; questa dovrebbe essere guidata dalla diagnostica fogliare stante la diversità di condizioni che caratterizza le aree peschicole e gli stessi frutteti.

L’inerbimento favorisce l’assorbimento sia del potassio che del fosforo. I microelementi vanno considerati con attenzione ricorrendo alla diagnostica fogliare per valutarne la necessità di apporti durante la fase produttiva.
I fabbisogni idrici del pesco variano a seconda di diversi fattori: terreno, piovosità, portinnesto, varietà, gestione del suolo, ecc.. E’ stato calcolato che un ettaro di pescheto in produzione consuma da 2500 a 4000 mc d’acqua pari a 250-400 mm di pioggia; considerando però che le piante utilizzano solo una parte dell’acqua che arriva loro per le precipitazioni o per l’irrigazione, l’apporto deve essere sensibilmente superiore.

La distribuzione del totale volume di adacquamento deve differenziarsi in funzione delle diverse situazioni: più frequente nei terreni sciolti che in quelli compatti; più concentrata in primavera-inizio estate per le varietà precoci; abbondante nella fase di fioritura, scarsa fino all’indurimento del nocciolo, più forte durante l’accrescimento del frutto, ancora limitata dopo la raccolta seppur continua, per favorire la differenziazione delle gemme e l’accumulo di sostanze di riserva.
L’inerbimento anche parziale del pescheto comporta

a necessità di abbondare con le concimazioni e l’irrigazione a causa della competizione nutrizionale ed idrica che può compromettere l’attività vegetativa e la quantità dei frutti. L’inerbimento migliora le caratteristiche di porosità e permeabilità del terreno, inoltre incrementa il contenuto di sostanza organica e l’attività biologica del terreno.

Nei pescheti condotti in coltura asciutta non è possibile l’inerbimento ed è necessario ricorrere alla lavorazione del suolo con la precauzione di eseguirla in modo molto superficiale, evitando l’esecuzione in periodi troppo umidi per non compattare e creare problemi di asfissia alle radici del pescheto.

Produzioni.

Per determinare il momento ottimale per eseguire la raccolta si può ricorrere all'uso di penetrometri, strumenti che consentono di determinare la resistenza alla penetrazione di puntali di superficie nota, anche se per il pesco si ricorre spesso ad altri parametri, tra cui il controllo della colorazione dell'epidermide, in particolare modo del colore di fondo.

La raccolta viene effettuata generalmente in più volte; sono escluse le percoche qualora si pratichi la raccolta meccanica. questa operazione può essere fatta ricorrendo ai sistemi tradizionali, cioè alle scale oppure ad appositi carri raccolta opportunamente attrezzati per l'utilizzazione dei pallets.
La produttività degli impianti peschicoli può variare notevolmente: risulta minore per le cultivar precoci mentre tende ad aumentare per quelle tardive; nelle cultivar più produttive può giungere fino a 400 q/ha.

Dalle aziende le pesche passano, normalmente, ai magazzini di lavorazione dove si provvede alla cernita, alla spazzolatura, e al confezionamento in imballaggi standardizzati e per le varietà intermedie o tardive alla conservazione.

La pesca oltre che essere consumata allo stato fresco in numerose preparazioni è largamente utilizzata nella produzione di marmellate, succhi e pesche sciroppate, pesche essiccate, mostarda e canditi, frutti al brandy, alcool.. In Italia l'industria conserviera di pesche occupa un posto di primo piano.

Avversità.

Avversità non parassitarie.
ono rappresentate dalle difficili condizioni climatiche, dalle alterazioni dovute a carenze o eccessi nutrizionali e idrici, da un errato uso di fitofarmaci o dagli inquinanti atmosferici. Le principali avversità meteoriche sono le basse temperature, la grandine, la neve, e il vento. I freddi precoci risultano dannosi in alberi di pesco abbondantemente e tardivamente concimati con azoto e/o oggetto di irrigazioni eccessive eseguite tardivamente e in tutti i casi in cui l'attività vegetativa delle piante sia protratta oltremisura nel tempo. I forti freddi invernali possono causare danni anche gravi. I freddi tardivi risultano particolarmente dannosi in prossimità della fioritura. La grandine è in grado di provocare gravi danni non solo alla produzione ma anche alla vegetazione. Il vento risulta molto dannoso durante la fioritura perché impedisce il volo dei pronubi, oltre che in prossimità della maturazione in quanto determina un distacco anticipato dei frutti.

Virosi, micoplasmosi e batteriosi.
L tecnica della micropropagazione ha reso possibile la commercializzazione di materiale esente da virosi.

Ciononostante nei pescheti adulti è possibile riscontrare ancora diverse virosi o micoplasmosi quali: accartocciamento clorotico, calico o mosaico giallo, nanismo, maculatura anulare, maculatura clorotica, mosaico, rosetta a mosaico, rosetta a foglie saliciformi, pesca verrucosa, butteratura del legno, giallume, rosetta, malattia X.

Le batteriosi che si possono riscontrare sul pesco sono rappresentate essenzialmente dal tumore radicale, dal cancro batterico e dalla maculatura batterica.

Micosi
Molte sono le crittogame parassite del pesco; tra le tante risultano più dannose la bolla, l'oidio, il corineo, la monilia, il cancro, il mal del piombo, il marciume del colletto.

Parassiti animali
Tra gli insetti ricordiamo: gli afidi (afide nero del pesco, afide bruno del pesco, afide farinoso del pesco, afide verde del pesco), le cocciniglie (cocciniglia a barchetta del pesco, parlatoria dei fruttiferi, cocciniglia bianca del pesco, cocciniglia di S. Josè), l'anarsia, la tignola orientale, la mosca della frutta; danni occasionali possono essere provocati dal taglia gemme dei fruttiferi, dal taglia gemme dorato, dallo scolitide dei fruttiferi e dallo xileboro dei fruttiferi.

Gli acari presenti sul pesco sono essenzialmente il ragno rosso, il ragnetto rosso, il ragnetto bruno dei fruttiferi.

I nematodi che attaccano il pesco sono molti e fra questi alcuni del genere Meloidogyne.

pesco fiore1

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Descrizione: Tutti i tipi di cavoli coltivati, anche se di aspetto molto diverso, sono varietà derivate dal cavolo selvatico che cresce sulle zone costiere del Mediterraneo e su quelle atlantiche, ad esclusione del “cavolo cinese” che deriva da una specie diversa, la “brassica sinensis”. A meno che non si voglia produrre seme, i cavoli in genere si coltivano con ciclo annuale anche se si tratta di piante a sviluppo biennale; le parti utilizzate sono in genere fusto, foglie e infiorescenze. Il cavolfiore coltivato corrisponde alla varietà “botrytis capitata”, che si distingue per il periodo di raccolta e per il colore dell’infiorescenza a palla. Il broccolo corrisponde invece alla varietà “botritys cymosa” ed è abbastanza diffuso in Italia soprattutto nel meridione. Rispetto al cavolfiore presenta un maggiore numero di foglie e oltre all’infiorescenza principale presenta germogli laterali (broccoletti).

cavolo

Tipi di terreno: I terreni migliori sono quelli di medio impasto, freschi, e ricchi di sostanza organica. Cresce bene nei climi temperati e subisce danni per le basse temperature invernali, per l’eccesso di umidità e anche per il troppo caldo e la siccità.

Semina: Si fa in vivaio da maggio a luglio a seconda delle varietà, per produrre le piantine da trapiantare. La semina va preferibilmente effettuata con luna crescente. Alcune varietà selezionate possono essere seminate (e trapiantate) tutto l’anno.

Concimazione: I terreni lavorati profondamente vanno concimati con letame ben interrato, o altrimenti con fertilizzante granulare complesso.

Trapianto: Si fa da luglio alla fine di agosto secondo le varietà, evitando le ore più calde del giorno, alla distanza di 0,6-0,8 m tra le file. Occorre assicurare una irrigazione di impianto e ulteriori irrigazioni periodiche. Il trapianto va preferibilmente effettuato con luna calante.

Raccolta: Da dicembre a marzo si effettua la raccolta, tagliando il fusto con attaccate alcune foglie che avvolgono l’infiorescenza. Il fusto del cavolfiore non ricresce mentre quello del broccolo ramifica e rivegeta dopo il taglio. La raccolta va fatta preferibilmente in luna crescente.

CAVOLO CAPPUCCIO TONDO BIANCO "NOZOMI F1"

Ibrido precoce che matura, nelle semine primaverili, a 45 giorni circa dal trapianto e nelle semine estive, a 55 giorni circa dal trapianto. Testa di forma rotonda con un distinto colore verde lucente, molto compatta e con eccellenti qualità organolettiche. La tenuta di campo è notevole: le teste sono pronte alla raccolta già quando pesano 800 gr e la stessa può procrastinarsi anche fino a quando raggiungono il peso di 1,8 kg. Possiede una resistenza intermedia a Xcc (Xantomonas campestris o marciume nero) ed a Aal (Alternaria). Distanza: tra le file cm 60-80 e sulla fila cm 50-70

CAVOLO CAPPUCCIO A PUNTA "CAPE HORN F1"

Varietà precoce, nelle semine primaverili matura a 50 giorni circa dal trapianto e in quelle estive a 60 giorni circa dal trapianto. Di qualità eccellente e con sapore particolarmente dolce, è indicato per preparare insalate miste o specialità a base di cavoli. Le teste sono compatte, di struttura solida e con midollo corto. Notevole è la rusticità e la tolleranza alla sovramaturazione. Cape Horn è molto popolare ed è considerato la varietà di riferimento nel settore dei cavoli conici. È resistentea Foc (Fusarium oxysporum o giallume del cavolo) e possiede una resistenza intermedia a Xcc (Xantomonas campestris o marciume nero) ed a Pp (Peronospora). Distanza: tra le file cm 60-80 e sulla fila cm 50-70

CAPPUCCIO ROSSO "RED JEWEL F1"

Cavolo cappuccio rosso ibrido precoce che matura, nelle semine primaverili, a 65 giorni circa dal trapianto e, nelle semine estive, a 70 giorni circa dal trapianto. La testa, del peso medio di 1,5 kg, è tondeggiante, di un bel colore rosso brillante ed è molto compatta. La pianta è rustica e, da segnalare, è la sua buona tolleranza alle spaccature. Possiede una resistenza intermedia a Xcc (Xantomonas campestris o marciume nero). Distanza: tra le file cm 60-80 e sulla fila cm 50-70

 

CAVOLFIORE PRIMAVERILE “ALBINO” F1

Ciclo colturale 230-240 dal trapianto. Pianta vigorosa, rustica, sana e molto tollerante al freddo. Le foglie di colore verde molto scuro, hanno un portamento molto eretto ed avvolgente. La forma della testa è a cupola molto uniforme e di ottima qualità. Il peso medio è di oltre 1,5 kg, si trapianta da metà agosto a metà settembre e la raccolta avviene verso il 20-25 di aprile. Distanza sulla fila cm 50-60 e tra le file cm 70-80.

CAVOLFIORE VERDE “TREVI” F1

Ibrido a ciclo di maturazione medio (90 gg dal trapianto). Le teste sono compatte, pesanti e di un ottimo colore verde brillante. La piante sono vigorose, uniformi e coprono le teste proteggendole dal freddo. Eccellente il sapore. Ottima resistenza allo Xantomonas. Alcuni tipi di Xanthomonas causano macchie localizzate o strisce sulle foglie, mentre altri si diffondono per via sistemica e causano marcescenza nera oppure la ruggine della foglia. I batteri di questo genere iniettano nella pianta alcune proteine attivatrici, tra le quali gli attivatori TAL, attraverso il loro sistema di secrezione di tipo III. Si trapianta nel mese di luglio. Distanza sulla fila cm 50-60 e tra le file cm 70-80.

CAVOLFIORE ROMANESCO F1

Ibrido a ciclo di maturazione medio (90-95 gg dal trapianto). La piante sono vigorose e molto uniformi, consistenti di colore verde brillante. Ottime le qualità organolettiche e si trapianta nel mese di luglio. Resistente a Fusarium. Fusarium è un vasto genere di funghi per la maggior parte riconducibile a forme imperfette di Ascomiceti appartenenti al genere Gibberella che si riproducono per conidiospore. Diverse specie, presenti comunemente nel terreno, sono fitopatogene, in genere agenti di marciumi a carico di radici o altri organi sotterranei (tuberi, rizomi, ecc.) o di alterazioni a carico dell'apparato vascolare, comunemente indicate con il termine di tracheofusariosi.Distanza sulla fila cm 50-60 e tra le file cm 70-80.  

CAVOLO DI BRUXELLES “DIABLO” F1

Ibrido a ciclo medio (150 gg dal trapianto) con piante di buon vigore. Ottima uniformità e buona tenuta dei cavolini. Le foglie ben distanziate tra loro proteggono molto bene il prodotto durante il gelo invernale. La maturazione coincide con l’ingiallimento della rispettiva foglia da cui è supportato. Si trapianta da tutto giugno e tutto luglio; la produzione è proporzionale alla precocità del trapianto. Resiste al Fusarium. Fusarium è un vasto genere di funghi per la maggior parte riconducibile a forme imperfette di Ascomiceti appartenenti al genere Gibberella che si riproducono per conidiospore. Diverse specie, presenti comunemente nel terreno, sono fitopatogene, in genere agenti di marciumi a carico di radici o altri organi sotterranei (tuberi, rizomi, ecc.) o di alterazioni a carico dell'apparato vascolare, comunemente indicate con il termine di tracheofusariosi.Distanza sulla fila cm 50 e tra le fila cm 80.

CAVOLO VERZA BIANCA BOLLOSA TARDIVA “SIBERIA” F1

Il cavolo verza viene coltivato soprattutto nell'Italia centrosettentrionale ed è di origine molto antica. Ha foglie rugose verde scuro all'esterno e verde chiaro all'interno (viene anche detto cavolo di Milano).Ibrido tardivo per produzioni invernali resistente al gelo. Le teste, rotonde,compatte di colore verde scuro hanno una bollosità  finissima. Il peso medio è di 1,7 kg. Si trapianta nel mese di luglio. Distanza sulla fila cm 50 e tra le file cm 60.

VERZA BIANCA SAVOY KING “PONY” F1

Per i greci era sacro, mentre i romani lo utilizzavano sia in cucina sia per la cura di varie malattie. In seguito, in Italia, il consumo alimentare del cavolo riprese attorno al Seicento. Si deve anche ricordare che questo ortaggio ha costituito per molti secoli uno degli alimenti principali degli equipaggi delle navi, per rinforzare il regime alimentare durante i lunghi viaggi in mare. Pianta molto vigorosa con ciclo colturale (90 gg dal trapianto) medio precoce. Le teste sono di grosse dimensioni (3-4 kg) con foglie leggermente bollose. Si trapianta da aprile a metà agosto. Distanza sulla fila cm 60 e tra le file cm 70.

VERZA ROSSA “DEADON” F1

Vi sono numerose varietà di cavoli, che presentano poche differenze fra loro per quanto riguarda l'aspetto nutrizionale. Attualmente la sua coltivazione è diffusa in tutto il mondo; i maggiori produttori sono India, Cina, Francia e Italia (principalmente in Abruzzo, Campania, Lazio, Puglia e Sicilia). Ibrido a maturazione medio tardivo molto resistente al gelo. Si trapianta da maggio a metà agosto e si raccoglie da ottobre a fine aprile. La testa è di buone dimensioni (circa 2-3 kg) e resiste per lungo tempo nell’orto. Si può mangiare sia cotta che cruda. Distanza sulla fila cm 60 e tra le file cm 70.

Il cavolo in cucina.

Un consiglio preliminare riguarda l'acquisto: è importante che le foglie siano fresche, non ingiallite né avvizzite. Possono essere consumati sia crudi sia cotti, ma in quest'ultimo caso viene ridotta la quantità di vitamina C, piuttosto alta, contenuta nel cavolo. Una preparazione particolare di questo ortaggio consiste nella lavorazione delle foglie, con cui si ottiene il cosiddetto "cavolo acido" (i crauti), molto popolare nei paesi dell'Europa del nord. Uno dei problemi legati alla preparazione del cavolo è legato all'odore caratteristico che si produce durante la cottura, causato dall'alto contenuto di zolfo (risolvibile ricorrendo alla pentola a pressione, oppure aggiungendo aceto o limone nell'acqua di cottura). Nel nostro sito sono presenti alcune ricette che vedono il cavolo e il cavolfiore tra gli ingredienti principali, eccole di seguito:

1.- Fettuccine di castagne con verza e costine valdostane.

2.- Spezzatino alla verza

3.- Sedanini, verza e patate.

sedanine, verze e patate

4.- Involtini di verza al prosciutto.

5.- Rotolo di verza farcito con pancetta.

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