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1.- Aglio: come coltivarlo in balcone.
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L’aglio è un condimento particolarmente diffuso nella dieta mediterranea: presente in numerose ricette, oltre in cucina è conosciuto per le sue potenti proprietà antibatteriche, che lo rendono un ottimo rimedio naturale per le infezioni del cavo orale e dell’apparato digerente. Non è però tutto, poiché l’aglio è mediamente semplice da coltivare, anche in casa. L’Allium sativum, questo il nome
1.- I frutti esotici dalle migliori proprietà: la top10 da tenere a mente!
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Tempo di vacanze, tempo di viaggi, di culture e di cibi esotici... chi avrà la fortuna di andare lontano potrà sperimentare piatti e frutti esotici. Si, davvero una fortuna, perchè molti frutti tropicali difficilmente reperibili in Italia, sono invece molto popolari ed apprezzati in culture orientali, in Africa, o tra i Latinos... non solo per il loro sapore ma anche per le innumerevoli proprietà
1.- L'Alkekengi o alchechengio date le sue proprietà medicinali è coltivata fin dall'antichità.
L'Alkekengi o alchechengio date le sue proprietà medicinali è coltivata fin dall'antichità.
L'Alkekengi o alchechengio (Physalis alkekengi L.) è una pianta perenne che produce bacche commestibili; appartiene, come il pomodoro e la patata, alla famiglia delle Solanaceae. L'Alkekengi ha origini in Europa e Asia. Date le sue proprietà medicinali è coltivata fin dall'antichità. È un'erbacea perenne e si riconosce facilmente per i calici che avvolgono la bacca, simili a piccoli lampioni
2.- Frutta secca, tipica dei mesi invernali, vizi e virtù.
Frutta secca, tipica dei mesi invernali, vizi e virtù.
Noci, mandorle, nocciole...: frutta secca insomma, tipica dei mesi invernali. Ha diverse proprietà, ma è anche particolarmente calorica. Con il termine frutta secca si intende sia la frutta con il guscio, come noci, mandorle pistacchi eccetera, sia la frutta polposa come i fichi, l'uva, le pesche, eccetera che vengono poi disidratate in diverse maniere. In entrambi i casi la frutta è ‘secca’ e,
3.- I 10 articoli più letti su Green Galletti nel mese di Gennaio 2014.
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4.- 10 ragioni per cui gli avocado sono il cibo migliore del mondo
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Gli avocado sono la frutta migliore del mondo. Frutta? Beh, sì... è difficile da credere, ma quella roba verde e succosa è frutta, non verdura -- una bacca, per essere precisi. E in tutta onestà, se non ti piace devi proprio avere qualcosa che non va. Potremmo mangiarlo tutto il giorno ed esser felici – a meno che non sia cucinato caldo... allora fa abbastanza schifo. Continuate a leggere se
5.- Le mandorle costituiscono un vero concentrato energetico e calorico
Le mandorle costituiscono un vero concentrato energetico e calorico
L'uso delle mandorle in cucina è vario poiché è un alimento usato in tutte le portate, sia dolci che salate, anche nella cucina internazionale; una ricetta tra le più conosciute per esempio è il pollo alle mandorle cinese. Moltissimi sono i dolci alle mandorle, come torte, biscotti (famosi i Cantucci Toscani), croccanti, torroni, confetti, creme, per non parlare delle bevande dissetanti come l\'
6.- Tutte le proprietà delle prugne.
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Le susine (o prugne) sono tra i frutti dell’estate più apprezzati e ricchi di proprietà benefiche. Gli alberi da frutto che le producono possiedono la capacità di resistere molto bene al freddo e alle gelate e sanno adattarsi in presenza di terreni calcarei e argillosi. Le aree di maggiore produzione a livello mondiale sono l’Europa, la Cina e gli Stati Uniti, da dove provengono le celebri prugne
7.- Il ribes sia rosso che nero ha delle proprietà favolose per il nostro organismo.
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Generalità. Il Ribes rosso appartiene alla Famiglia delle Sassifragaceae, genere Ribes, specie rubrum. E’ un arbusto perenne alto 1-2 m, deciduo, inerme, con foglie semplici, palmate con 3-5 lobi, glabre superiormente, pubescenti sulla pagina inferiore, con peduncolo piuttosto sviluppato, senza stipole. I fiori, generalmente autofertili, sono formati da 5 sepali, glabri, verdognoli o brunastri,
8.- Tra i vini pregiati italiani degno di nota è l'Amarone della Valpolicella.
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La Valpolicella è una valle meravigliosa che si estende nella provincia di Verona. E' una distesa immensa di verdi colline ricoperte da vitigni di alta qualità. Dei vini pregiati italiani doc l'Amarone della Valpolicella è un vanto dell'agricoltura della regione Veneto. Un vino apprezzato nel mondo a cui viene riconosciuto tutto il valore che merita. produttori di vino hanno un ruolo primario
9.- La robiola è un formaggio molle, facilmente spalmabile, per cui è utilizzato in molte ricette.
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Caratteristiche generali.La robiola è un formaggio tipico del Piemonte, in particolare di Roccaverano,in provincia di Asti, dove la robiola ha ottenuto il marchio DOP. Si tratta di un formaggio crudo e fresco, prodotto con latte vaccino, ovino e caprino, caratterizzato da una pasta molle, privo di crosta, di colore bianco e di forma cilindrica. A livello alimentare, la robiola è apprezzata per il
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In Giappone, il Ginepro è una delle piante più utilizzate nell’arte bonsai: i grandi maestri del sol lev.ante, gareggiano nelle prestigiose esposizioni nipponiche portando quasi esclusivamente formidabili esemplari di questa essenza. Il Ginepro infatti, è un Bonsai che permette di creare forme ardite e particolari, sconosciute alle altre essenze. Inoltre, la resistenza alle avversità climatiche
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Tipi di potatura:

Rimonda: con questo termine si indica la rimozione di rami secchi. Lo scopo è di prevenire le rotture e di eliminare i rami secchi che possono essere inoculo di patogeni. Tale intervento può essere eseguito in ogni momento in quanto non va a modificare la fisiologia della pianta.

Alleggerimento: si lavora rami ipocormici ed epicormici. . Si va a modificare l’età della pianta e il suo vigore. I tagli sono ridotti e solamente sui rami.

Selezione: si opera in tale modo per eliminare difetti, incroci, sfregamenti. Il taglio è effettuato sul fusto.

potare attrezzi

Ricostruzione: per gli alberi già capitozzati si può eseguire la ricostruzione della chioma. Vengono scelti i rami più forti e meglio inseriti e si riducono con tagli di ritorno. Lo scopo è quello di dare all’albero una forma più simile possibile a quello naturale, di ridurre nel tempo gli interventi drastici mantenendo l’ albero in sicurezza. E’ un’operazione che va eseguita periodicamente per ottenere buoni risultati.

Spalcatura: operazione di potatura che prevede l’eliminazione dei rami più bassi per permettere il passaggio di mezzi e persone. Tale operazione, prevedendo le necessità di passaggio, è meglio effettuarla in fase giovanile.

Potatura di contenimento e equilibratura: a volte può essere necessario intervenire su una pianta per limitarla nella dimensione, per permettere il passaggio di cavi aerei o per equilibrare la sua chioma. I tagli da effettuare devono essere programmati attentamente per rispettare il portamento e la fisiologia dell’albero.

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Punte codominanti: tale sviluppo, che in alcune specie è più frequente, dev’essere eliminato il prima possibile per evitare problemi strutturali e tagli troppo grandi.

Forcella con corteccia inclusa: le forcelle possono avere due forme: a U o a V: Quelle a V possono avere la corteccia inclusa. Con il tempo tale problema porta al cedimento di una delle due branche interessate.

Taglio di ritorno: tecnica che permette l’accorciamento di un ramo rispettando la fisiologia della pianta. Deve essere rispettato il rapporto tra ramo principale e quello di ritorno.

Potatura a tutta cime: tecnica che non elimina la cima e quindi riduce la produzione di polloni.

Potatura in forma obbligata: gli alberi che sono stati allevati in forma obbligata necessitano di potature che mantengano tale forma.

Potature verde (estiva): le piante, durante il periodo estivo, vanno in riposo vegetativo. Ed è questo il momento migliore per effettuare tale tipo di potatura. I tagli effettuati si chiudono più facilmente.  Si opera su una piccola porzione della chioma, in modo da ridurre la potatura invernale. E’ utile per ridurre il vigore di piante particolarmente attive.                  

La stagione estiva inoltre è un buon momento per effettuare la rimonda del secco in quanto esso risulta particolarmente evidente.

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Capitozzatura

Tecnica largamente utilizzata, soprattutto lungo i viali alberati ma non solo, che prevede il taglio drastico ed indiscriminato senza rispettare la fisiologia, la struttura e le necessità dell’albero. Consiste nel taglio internodale utilizzato per ridurre l’albero in altezza e dimensione.

Conseguenze:

- La reazione dell’albero in seguito alla capitozzatura è una produzione smisurata di rami nel tentativo di ricostruire l’apparato fogliare necessario alle sue funzioni vitali. I rami prodotti da gemme dormienti sono lunghi ed esili, mal inseriti e di facile rottura. Per la ricostruzione della chioma, l’albero consuma grandi quantità di energia immagazzinata invece per altre funzioni (difesa da insetti e malattie, riserve in caso di crisi idriche, funzioni dell’apparato radicale…); ciò fa si che l’albero sí indebolisca, riduca le sue capacita di difesa e abbia minore capacità di ripresa in caso di eventi straordinari. Le sue aspettative di vita si riducono.

- I tagli necessari per eseguire la capitozzatura sono spesso troppo estesi e mal posizionati per venir cicatrizzati. L’applicazione di mastici cicatrizzanti é inutile. Tali tagli sono la via preferenziale per l’ingresso di parassiti e patogeni. Ciò comporta la necessità di un controllo periodico dei tagli.

potatura ulivo

- Le parti dell’albero che noi normalmente osserviamo sono la chioma e il fusto, ciononostante l’apparato radicale é ugualmente importante. Le radici infatti hanno una doppia funzione: assorbimento dell’acqua e delle sostanze nutritive dal terreno e ancoraggio. La lesione del fusto e l’asportazione dell’intera chioma portano a una morte e marcescenza di parte dell’apparato radicale ad esse connesso. Con conseguenze facilmente immaginabili.

- L’albero perde completamente la sua dignità e la sagoma caratteristica di ogni specie. Perde il suo valore economico, paesaggistico ed ambientale.

- I costi, all’inizio apparentemente minori, si ripresentano periodicamente per la gestione dell’albero: taglio periodico dei polloni per scagionare il rischio di rottura, controllo dei tagli per verificarne lo stato di salute, vita più breve e di conseguenza anticipata sostituzione.

Soluzioni:

Un albero capitozzato necessita una frequente manutenzione ordinaria. In alcuni casi è possibile operare un’operazione di ripristino con l’obiettivo di ricostruire parzialmente la chioma. Se si ha la necessità di potare un albero e di ridurre una parte di esso é possibile effettuare una potatura a regola d’arte nel pieno rispetto dell’albero e con costi di gestione futuri ridotti.

E’ fondamentale, nella scelta dell’essenza, optare per alberi della dimensione adeguata al luogo dove verranno piantati ed effettuare una potatura di impianto e di formazione corretta.

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In ambienti antropizzati, bisogna intervenire con la potatura prevedendo ciò che l’albero farebbe, senza il nostro intervento, negli anni successivi. Questo ci permette di mantenere un albero sicuro e vitale, di mantenere la sua forma naturale e farlo resistere agli attacchi da parte di parassiti e patogeni.

In ambito ornamentale, per operare una corretta potatura, è fondamentale individuare la famiglia a cui appartiene l’albero in questione.

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Quando intervenire con la potatura:

La potatura è indispensabile fin dalla  fase giovanile del soggetto arboreo. L’operazione previene interventi più invasivi e costosi in futuro. E’ importante poi effettuare potature ad intervalli regolari per mantenere l’albero sicuro e in salute.

Poiché il taglio è uno delle vie d’entrata dei vari patogeni degli alberi; Intervenedo con regolaritá e rispettando il colletto, si possono effettuare tagli di dimensioni inferiori ai 10 cm facilmente cicatrizzabili dall’albero.

Le piante consumano diverse quantità di energia a seconda delle attività che stanno svolgendo. Per questo motivo i periodi migliori per effettuare la potatura sono durante il riposo vegetativo. E’ da evitare la potatura sia durante la germogliazione che durante la perdita delle foglie in quanto i livelli di riserva energetica sono al minimo.

Potatura siepe (immagini tratte dal web)

La potatura del secco è possibile effettuarla in qualsiasi periodo; bisogna tener conto che quando la chioma è verde il secco è più evidente e il lavoro del potatore è più agevole. Caso particolare è per betulla, noce, vite…la potatura deve avvenire prima che vada in succhio per evitare “il pianto”.

Sulle conifere, avendo esse un sistema differente dalle latifoglie (sono alberi preistorici), si può lavorare in ogni momento ad eccezione del periodo estivo in cui l’attività linfatica è al suo massimo.  Le conifere si comportano in modo diverso dalle latifoglie e per questo motivo non è possibile potarle con la stessa tecnica.

schema_potatura

Da considerare inoltre la quantità di chioma asportata:

- 10% ottimo. La pianta non ne risente.

- 30% è il limite per cui si può considerare corretta la potatura. La pianta consuma tutto e non produce piú riserve di energia.

- oltre il 30% l’albero comincia soffrire. Interrompe la funzione riproduttiva, non crea più riserve energetiche necessarie per i periodi critici, consuma energia per ristabilire la sua chioma, le radici non vengono più nutrite correttamente.

- eliminazione totale della chioma: l’albero va in deficit, consuma tutte le sue riserve per ricostruire la sua superficie fogliare. I rami, che naturalmente l’albero posiziona e bilancia con la massima cura e perizia, vengono creati caoticamente da gemme epicormiche (gemme dormienti); non hanno la stessa struttura che li inserisce nel tronco ma spuntano debolmente dalla corteccia.

N.B. Le conifere non possiedono (o quasi) gemme epicormiche.

potare

Età e potatura.

Fase giovanile: la potatura in questa fase è la più importante. Permette di garantire la sicurezza e il risparmio economico nella fase adulta della pianta, andando ad eliminare tutte le anomalie strutturali legate alla sicurezza.

Fase adulta: se nella fase giovanile è stata effettuata una corretta potatura, in età adulta ci si può limitare alla potatura del secco e, se necessari, ad altri piccoli interventi. Nel caso in cui non sia stata fatta una potatura corretta in fase giovanile, potrebbe essere necessaria una potatura più drastica e addirittura l’eliminazione di qualche branca o un consolidamento dinamico.

Fase senescente: per garantire la sicurezza delle zone limitrofe ad un albero senescente è necessaria una potatura di ringiovanimento che vada ad eliminare tutte le branche secche. In caso di alberi importanti è possibile procedere con il consolidamento.

potatura con la sega

Quanto intervenire

Su ogni sistema (ramo, branca, albero), una buona potatura non asporta più del 10-20 % del sistema fogliare. Una porzione maggiore metterebbe in crisi la pianta con conseguente diminuzione della energia immagazzinata, produzione di polloni nel tentativo di ricostruire la chioma, difese da attacchi esterni indebolite.

Una buona potatura, mantenendo la forma della chioma caratteristica di ogni specie, risulta quasi non visibile.

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agrumiCon il termine Mandarini viene designato un gruppo eterogeneo di agrumi di grande importanza economica (a livello mondiale, seconda solo all'arancio). Diverse sono le scuole di pensiero riguardo alla loro classificazione botanica.

Mandarino King (Citrus nobilis - Citrus deliciosa).

Il Mandarino King (Citrus nobilis - Citrus deliciosa), di origine cinese, è stato portato in Europa all'inizio dell'Ottocento. sembra sia un ibrido tra Citrus reticulata (mandarancio) e Citrus sinensis (arancio dolce).
e' una pianta robusta con chioma espansa, alta fino a 4,5 m.

Le spine sono presenti soltanto sui succhioni. Le foglie, da ovato-oblunghe a ovato-lanceolate, hanno picciolo con alette sottili. I fiori sono piccoli, bianchi, profumati e singoli. I frutti sono di taglia media, globosi e depressi ai poli, con buccia sottile non aderente alla polpa; quest'ultima è color arancio, aromatica e succosa e ricca di semi (anche se sono state selezionate varietà apirene).

Molto diffusa è la varietà "Avana" da cui sono state ottenute numerose selezioni come l'Avana apirena e il Tardivo di Ciaculli. Molte varietà sono usate a scopo ornamentale per la lunga permanenza dei frutti sulla pianta.

Mandarino Cleopatra (Citrus reshni).

Il Mandarino Cleopatra (Citrus reshni), originario dell'India, forma piante a portamento compatto e arrotondato. Le foglie sono piccole, strette, verde scuro. I fiori sono piccoli e bianchi e i frutti, globosi e depressi ai poli, sono simili alle clementine; la buccia è di color arancio, poco aderente alla polpa, che ha un sapore gradevole ed è ricca di semi.. Resiste bene al freddo e viene usata come portinnesto. Utilizzata anche come pianta ornamentale per la lunga persistenza dei frutti.

Mandarancio (Citrus reticulata - Citrus clementina).

Le origini del Mandarancio sono incerte: secondo alcuni studiosi è una specie molto antica originaria della Cina e più in generale dell'Estremo Oriente; altri la ritengono un ibrido tra il mandarino e l'arancio (dolce o amaro), altri ancora un ibrido tra mandarino e chinotto.

Piccolo albero, a volte con rami spinosi, con chioma arrotondata, simmetrica e aperta. Le foglie sono lanceolate, verde vivo, con picciolo leggermente alato. I fiori sono singoli o riuniti in piccole infiorescenze, molto profumati. I frutti arancioni, hanno una buccia arancione facile da togliere e una polpa dolce, ricca di succo, con semi piccoli e appuntiti (oggi sono molte le varietà apirene). Numerose le varietà, dal gruppo delle classiche clementine (nome che deriva da quello del frate missionario, Clemente Rodier, che le coltivò in Algeria) a quello delle Satsuma, ottenute in Giappone più di quattro secoli fa.

La loro maturazione è più precoce rispetto ai mandarini e sono più resistenti al freddo.

Le varietà più note di clementine sono la Monreal, Di Nules, Oroval e Tardivo.

Si innesta su franco della stessa specie o di specie simili, ma si utilizza anche il Mandarino Cleopatra (Citrus reshni). Non maturando dopo la raccolta, devono essere colti allo stadio di maturazione desiderato.

Mandarancio (Citrus reticulata - Citrus clementina)
Mandarancio (Citrus reticulata - Citrus clementina)

Foglie di Citrus reticulata

Foglie di Mandarancio - Citrus reticulata - Citrus clementina (foto www.agraria.org)

Mandarino Satsuma (Citrus unshiu).

Come detto, il Mandarino Satsuma è originario del Giappone (più di quattro secoli fa). In Italia è stato portato verso la fine dell'Ottocento.
Pianta medio piccola, in genere dal portamento espanso. Foglie grandi, verde scuro, ellittiche e con apice appuntito. I fiori, singoli o in gruppi, bianchi, appaiono in primavera. I frutti sono medi, globosi e depressi ai poli, color arancio, hanno buccia sottile, facile da togliere; la polpa è succosa e in genere priva di semi. I frutti sono maturi quando ancora non hanno raggiunto la completa colorazione della buccia. Resiste abbastanza bene al freddo e sono apprezzate come pianta ornamentale per la lunga persistenza dei frutti. Si innestano su arancio trifogliato.

Mandarino tangerine (Citrus tangerina) e Tangor.

Il Mandarino tangerine appartiene al gruppo molto eterogeneo dei Tangerini. Tanaka lo considera una specie a sé stante, altri una cultivar ("Dancy") dei tangerini.

Tecniche di coltivazione.

Classificazione botanica.

Gli agrumi appartengono a diversi generi, di cui i principali sono Citrus, Fortunella e Poncirus. Vengono coltivati prevalentemente per la produzione di frutti da destinare al consumo fresco o alla trasformazione industriale, ma anche per scopi ornamentali. Hanno luoghi di origine diversi e quasi sempre ricadenti in una vasta area dell’Asia sud-orientale. Compatibilmente con la loro scarsa resistenza alle basse temperature, si sono diffusi in molte altre parti del mondo, dal bacino del mediterraneo all’America e al Sudafrica, attraversando la storia delle più grandi civiltà. In Italia hanno trovato una zona d’elezione nelle regioni meridionali, per il clima mite e per il tipo di terreno. Come piante ornamentali hanno una notevole tradizione in Toscana e nelle regioni dei grandi laghi del Nord, dove è diffusa l’abitudine di costruire, all’interno delle ville, particolari strutture adatte ad ospitare gli agrumi nei mesi invernali, e cioè aranciere e limonaie.

Gli agrumi appartengono alla famiglia delle Rutaceae, sottofamiglia Aurantioideae, tribù Citreae, sottotribù Citrinae. La classificazione degli agrumi ha impegnato a lungo i tassonomi a causa della presenza di individui derivati da ibridazione naturale considerati da alcuni come specie a sé stanti. Dell’origine di questi ibridi naturali si è persa ogni traccia, mentre di quelli ottenuti in epoca più recente si conoscono più o meno bene le specie d’origine.

Il genere Citrus è sicuramente il più importante.

Caratteri morfobiologici.

Le foglie sono spiravate, oppure opposte, e prive di stipole. I fiori (zagare) sono ermafroditi con corolla costituita per lo più da 5 petali. L’apparato maschile è formato da due verticilli di quattro-cinque stami (nel genere Citrus sono saldati lateralmente per i filamenti e disposti in gruppi, arrivando fino a 25-40 stami); l’apparato femminile ha in genere cinque carpelli (più raramente quattro), uniti in un ovario supero diviso in cinque-dieci logge. Il frutto è più spesso una bacca, ma può anche essere una drupa o una capsula. Il genere Citrus ha come frutto una bacca, detta esperidio, caratterizzata da un epicarpo o esocarpo (la parte esterna) di notevole spessore, colorato e ricco di ghiandole contenenti oli essenziali: è denominato flavedo. Il mesocarpo (albedo), parte interna saldata all’epicarpo, è bianco e spugnoso: si chiama albedo. L’endocarpo, la parte più interna, è suddiviso in logge (spicchi) per mezzo di sottili membrane; all’interno si trovano cellule, le vescicole, ripiene di una soluzione acquosa di zuccheri e acidi.

Entro ogni loggia si possono riscontrare da 4 a 8 ovuli i quali possono o meno originare altrettanti semi. I semi, di colore biancastro, di forma ovoidale, contengono, in genere, più embrioni, di cui uno ha avuto origine dalla fecondazione, mentre i restanti sono apodittici e pertanto con patrimonio cromosomico identico a quello della pianta madre. L’epoca di fioritura è alquanto variabile andando da febbraio-marzo all’estate; parimenti varia l’epoca di maturazione che va dall’autunno alla primavera dell’anno successivo. Gli agrumi hanno una certa attitudine alla rifiorenza.

Esigenze pedoclimatiche.

Essendo piante di origine tropicale, hanno particolari esigenze nei confronti del clima; per ottenere, infatti, una produzione commerciale valida occorre che questo sia caldo, sufficientemente umido, con inverni miti e senza ampie escursioni termiche, anche se una moderata presenza di queste ultime consente nelle zone mediterranee la comparsa di pigmenti antocianici e carotenoidi, responsabili del colore nelle arance e nei mandarini, cosa che risulta impossibile, proprio per la loro assenza, nelle aree tropicali di origine. In genere svolgono la loro attività vegetativa a temperature comprese tra i 13 e i 30°C. Relativamente al freddo, vengono danneggiati da temperature inferiori a 0°C con intensità variabile in relazione alla specie e alla varietà.

Dannose risultano pure le temperature superiori ai 38°C, specie se si verificano in coincidenza di condizioni di bassa umidità relativa e durante la fase dell’allegagione.

La presenza di venti forti e persistenti può provocare gravi danni alle colture di agrumi (disseccamento delle foglie e dei giovani germogli, rotture meccaniche di rami, ferite da sfregamenti sugli stessi frutti). Per ovviare a tali inconvenienti si ricorre spesso ai frangivento (vivi o morti).
Nei nostri climi, per ottenere una produzione valida, la piovosità annua dovrebbe essere ben distribuita e superare i 1.800 mm. Quindi, in Italia, l’irrigazione è quasi sempre necessaria.

Riguardo al terreno, gli agrumi prediligono quello sciolto o di medio impasto, profondo, fertile, ben drenato (non sopportano i ristagni idrici), con pH compreso tra 6,5 e 7,5 e ben dotato di sostanza organica. Rifuggono i terreni troppo argillosi, calcarei e salsi.

Propagazione e portinnesti.

Gli agrumi presentano spesso la possibilità di riprodurre per seme delle piante geneticamente identiche alla pianta madre grazie alla poliembrionia nucellare. Tali piante hanno il pregio di essere prive delle più importanti infezioni virali, tant’è che la selezione nucellare è stata la prima tecnica utilizzata per risanare il materiale di propagazione. Nel lavoro di miglioramento genetico e di risanamento delle infezioni virali vengono oggi impiegate la micropropagazione, la coltura in vitro di embrioni e il microinnesto.

Per prevenire alcune fitopatie che colpiscono l’apparato radicale si ricorre all’innesto (a gemma, a penna e a corona). L’innesto a corona si utilizza su fusti o rami di grande diametro, anche per reinnestare piante la cui produttività è diminuita o per cambiare la varietà coltivata. Altri metodi di propagazione impiegati sono la talea e la margotta.

I portinnesti usati per gli agrumi sono diversi e individuabili nell’arancio amaro, arancio dolce, arancio trifogliato, ibridi di arancio trifogliato, tipo limone, mandarino e mandarino-simili, lime, altre specie e altri generi.
I portinnesti più utilizzati in Italia sono:
- Arancio amaro (Citrus aurantium): è adatto per terreni sciolti, sabbioso-limosi e moderatamente argillosi; buona la resistenza al gelo; tollera una modesta presenza di sali e un pH elevato; in alcune specie costringe a ritardare la raccolta perché i frutti restano acidi a lungo e si addolciscono solo con il tempo; dal punto di vista fitopatologico è suscettibile alla tristezza e al mal secco, sensibile ai nematodi e molto resistente alla Phytophtora; in genere permette di ottenere piante con un vigore da moderato ad alto, con un’ottima qualità del frutto, di pezzatura piccola; è incompatibile con la varietà di limone “Monachello”.
- Limone volkameriano (Citrus volkameriana): è adatto per terreni sciolti o sabbiosi e sopporta acque con una modesta salinità; buona la resistenza al gelo; riguardo a malattie e parassiti è suscettibile ai nematodi e alla psorosi, mentre tollera la tristezza e la exocortite (mediamente la Phytophtora e il mal secco); permette di ottenere frutti di pezzatura grande; la produzione è abbondante ma la qualità molto modesta; non sono segnalate incompatibilità.
- Alemow (Citrus macrophylla): si adatta a tutti i tipi di terreno e sopporta una modesta salinità; è sensibile al gelo; resiste alla Phytophtora, mentre è sensibile e mal secco e suscettibile alla tristezza; la produzione che si ottiene è abbondante; i frutti si ingrossano precocemente ma la qualità è molto bassa; è un portinnesto utilizzato soprattutto per il limone e le clementine.
- Arancio trifoliato (Porcirus trifoliata): ama i terreni di medio impasto, non gradisce il calcare (il tenore di calcare attivo non deve superare il 4%) e richiede acqua di buona qualità; è sensibile alla salinità, mentre resiste alle gelate nelle aree con inverni non troppo miti; può soffrire in terreni sabbiosi, in caso di siccità, perché ha radici piuttosto superficiali; resiste ai nematodi e alla Phytophtora e tollera la tristezza; discreta la resistenza al mal secco; lo sviluppo della pianta è normale e la produzione elevata, con una qualità eccellente dei frutti che sono anche di pezzatura notevole e hanno una colorazione intensa; è utilizzato per mandarini, aranci, kumquat e, in genere, per le piante coltivate in vaso, dove dà i migliori risultati.
- Citrange (Citrus sinensis x Porcirus trifoliata): si adatta a una notevole varietà di terreni, anche con un elevato contenuto di calcare attivo, e ha bisogno di acqua di buona qualità; sopporta poco la salinità, mentre tollera le gelate moderate; resiste alla Phytophtora e al mal secco, tollera la tristezza e ha una resistenza media ai nematodi; la produzione è abbondante, con frutti di pezzatura grande e di eccellente qualità; è utilizzato per aranci, pompelmi, mandarini e limoni; in Italia si utilizza la cultivar “Troyer”, in America anche la “Carrizo”.

Miglioramento genetico.

Il lavoro di miglioramento genetico nella costituzione ei portinnesti è rivolto particolarmente ad ottenere oggetti con:
- maggiore adattabilità alle condizioni pedoclimatiche più difficili;
- elevata resistenza ai principali parassiti animali e vegetali;
- ottima affinità d’innesto con le diverse specie;
- capacità di indurre una precoce messa a frutto ed una produzione elevata e di ottima qualità;
- capacità di indurre una limitata vigoria al nesto;
Per quanto riguarda gli obiettivi del miglioramento genetico a livello di cultivar, gli obiettivi principali sono:
- piante altamente produttive, longeve, non soggette ad alternanza di produzione, resistenti alle basse temperature, esenti da infezioni virali (nel limone, tolleranti gli attacchi del mal secco);
- produzione uniforme, frutti di media pezzatura, con forma regolare, con buccia liscia e di spessore contenuto, di colore ed aroma caratteristico, privi di semi e con elevato contenuto di succo.

Impianto, concimazione e irrigazione.

Il momento migliore per mettere a dimora le giovani piante di agrumi è la primavera, da fine marzo a maggio, a seconda delle zone, quando il rischio di gelate è ormai passato. La lavorazione profonda del terreno deve essere preceduta, alcuni mesi prima, da una concimazione di fondo. Molto importante è la predisposizione di un buon impianto di drenaggio, soprattutto nei terreni piuttosto pesanti. Lo scasso deve è seguito da un’erpicatura profonda. Prima della messa a dimora delle piante (generalmente disponibili in fitocelle) bisogna predisporre le buche.

Attorno a ogni pianta si scava un piccolo “tornello” per trattenere l’acqua nelle prime fasi dopo la messa a dimora e si irriga abbondantemente.
Per una corretta concimazione è sempre necessaria l’analisi del terreno, da integrare con l’analisi fogliare che permette di sapere quali sono i livelli nutrizionali raggiunti dalla pianta e diagnosticare così eventuali situazioni di carenza o di eccesso dei diversi elementi nutritivi. Per l’analisi fogliare il prelievo va fatto a fine estate-inizio autunno, prelevando foglie emesse cinque-sette mesi prima da rami non fruttiferi.

Le foglie degli agrumi, durante la fase di attività vegetativa, possono assorbire una certa quantità di elementi nutritivi. Questo consente di intervenire con la concimazione epigeica soprattutto in caso di carenze di alcuni elementi o di stress vegetativi.

L’ambiente mediterraneo è caratterizzato da una scarsa piovosità, oltretutto concentrata nel periodo autunno-vernino. Necessario risulta quindi il ricorso all’irrigazione per sopperire alla deficienza di acqua nel periodo estivo. Gli agrumi, poi, risultano particolarmente esigenti nei confronti della qualità delle acque irrigue; infatti un elevato contenuto di cloro, boro e sodio ed altri elementi provocano una sintomatologia caratteristica a causa di un loro accumulo nelle foglie e nei casi gravi una riduzione della qualità e quantità di produzione. La tolleranza nei confronti dei vari sali risulta altamente variabile in relazione al portinnesto e alla specie. Per quanto riguarda i sistemi di irrigazione, oltre ai tradizionali metodi per sommersione a conche e infiltrazione a solchi, risulta attualmente preferito, negli agrumeti della Sicilia e della Calabria, quello per aspersione sotto chioma e in alcuni casi a goccia.

Per il controllo delle erbe infestanti, responsabili di esercitare una spiccata competizione idrica nel periodo primaverile-estivo, viene generalmente praticato il diserbo.(raramente la pacciamatura), generalmente stagionale, cioè attuato solo nel periodo primaverile-estivo dopo che con una lavorazione superficiale si è provveduto alla triturazione delle erbe accresciutesi nel corso delle due precedenti stagioni. In questo modo si ha, durante l’anno, lo coesistenza dell’inerbimento e del diserbo, il che permette di non rinunciare ai vantaggi del primo (es. accumulo di sostanza organica).

Forme di allevamento e potatura.

La forma di allevamento che maggiormente si riscontra negli agrumeti è il globo. Per ottenere tale forma si parte da una pianta già impalcata a circa 0 cm dal terreno e presentante 3-4 branche. Tali branche devono essere inclinate di 60° rispetto alla verticale, essere in posizione simmetrica ed i loro punti di inserzione devono essere distanti circa 10-15 cm uno dall’altro; eventuali rami in eccedenza saranno eliminati. In ogni caso gli interventi cesori devono essere limitati al minimo indispensabile. Tali branche saranno ricoperte da una vegetazione più o meno folta, in relazione alla specie ed alla varietà. Le attuali tendenze, al fine di utilizzare tutto lo spazio disponibile, puntano ad ottenere una forma di allevamento a chioma piena, cioè a far espandere la vegetazione delle branche fino al suolo. Molto utilizzato il sesto d’impianto in quadrato 5 x 5 m.

Le attuali tendenze sono quelle di adottare un sesto d’impianto temporaneo di m 4-5 x 3-3,5, al fine di ottenere un rapido ammortamento delle spese di impianto (anticipo della massima produttività per ettaro). Allorché le piante avranno raggiunto uno sviluppo tale da ostacolarsi l’un l’altra, queste dovrebbero essere diradate, eliminando le file in modo alterno, ottenendo un sesto di m 4-5 x 6-7 m.

Negli agrumi la fruttificazione avviene sui rami dell’anno precedente e l’accrescimento dei rami si verifica normalmente in tre periodi: primavera, inizio estate e autunno. L’induzione fiorale delle gemme comincia durante il periodo di riposo invernale, mentre il massimo contenuto di sostanze di riserva nelle foglie e nei rami lo si ha nei mesi di febbraio e marzo. L’allegagione dei fiori è in funzione della quantità di sostanze di riserva presenti nella pianta. La potatura, dunque, non andrebbe mai eseguita in febbraio e marzo, quando si ha l’accumulo delle sostanze di riserva. E vanno ugualmente evitati i periodi in cui le temperature sono molto basse o molto alte. Non bisogna esagerare con le potature, limitandosi solo ad alleggerire la chioma eliminando i rami secchi, rotti o debilitati dopo che hanno già fiorito o quelli curvi verso il basso. I secchioni, cioè i lunghi rami privi di frutti, vanno eliminati quando provengono dalla parte basale delle branche più grosse, mentre per quelli situati nelle zone più periferiche della chioma ci si può limitare alla spuntatura.

In alcune specie, come nel mandarino o nelle clementine, si osserva un certo affastellamento dei germogli: li si deve quindi diradare per far sì che i rametti siano correttamente distanziati. Su questa specie, la potatura dovrebbe essere effettuata tutti gli anni, per evitare l’alternanza di produzione; per altre specie, come l’arancio, il turno di potatura può invece essere pluriennale. Nella fase giovanile di allevamento i tagli sono da evitare il più possibile, per non ritardare l’entrata in produzione, procedendo eventualmente alla sola asportazione dei secchioni. E anche sulle piante adulte non si deve intervenire troppo severamente per non alterare il rapporto tra vegetazione e produzione: tagli eccessivi favoriscono infatti la vegetazione a scapito della formazione dei frutti. Le potature sono invece necessarie quando si verificano attacchi parassitari da cocciniglie e quando l’altezza della pianta non permette più un’agevole raccolta da terra.

Raccolta e conservazione dei frutti.

La raccolta va effettuata quando i frutti hanno raggiunto un grado di maturazione sufficiente: al contrario di altre specie, infatti, la maggior parte degli agrumi non può completare la maturazione dopo che i frutti sono stati staccati dall’albero (i limoni invece possono maturare anche una volta staccati dalla pianta).

Si raccoglie con tempo asciutto e dopo che i frutti non sono più umidi della rugiada che si è condensata durante la notte. Durante l’operazione bisogna badare a non provocare danni ai frutti, per non aprire inavvertitamente la strada ai parassiti. La raccolta viene attuata sia da terra che con scale e i frutti, raccolti con l’ausilio di apposite forbici, per non privarli della rosetta, vengono posti in cesti di plastica o nei cesti a sacco e successivamente in cassette di plastica del contenuto medio di 20-22 kg. Le cassette, poi, vengono portate ai bordi degli appezzamenti ed accatastate sui pallets o caricate direttamente sui mezzi di trasporto e da qui trasferite ai magazzini di lavorazione e/o conservazione. Una volta che il prodotto è arrivato al magazzino, questo subisce una lavorazione consistente in: lavaggio, trattamento anticrittogamico, ceratura, selezione, calibratura e confezione. A tali operazioni possono, poi, esserne aggiunte altre, in dipendenza della specie e della destinazione del prodotto, così come alcune di esse possono essere eliminate.

La conservazione dei frutti, che deve essere preceduta da una efficace lotta preventiva contro le alterazioni di postraccolta, può essere effettuata in atmosfera normale o controllata.

Un’operazione tipica degli agrumi è la deverdizzazione, che scaturisce dal fatto che i frutti di alcune specie e varietà, pur commercialmente maturi, non hanno perso completamente il colore verde della buccia, e riguarda i limoni autunnali, le arance tardive, i mandarini, le clementine ed i satsuma.

Oltre che per il consumo fresco, gli agrumi possono essere utilizzati nell’industria, cui sono destinati il cernimento di magazzini, lo scendialbero e lo scarto di campagna. I prodotti che si possono ottenere sono: essenze o oli essenziali, succhi, scorze in salamoia e candite, confetture, olio di semi, vino e aceto, paste aromatizzanti, alcool industriale, mangimi zootecnici, pectine e acido citrico.

Avversità e parassiti.

Avversità non parassitarie.
Sono rappresentate dalle avverse condizioni climatiche (basse o elevate temperature, vento e grandine), dalle carenze nutrizionali, comprese quelle idriche, dall’uso errato di fitofarmaci e dagli inquinanti atmosferici.
Gli agrumi sono altamente sensibili alle basse temperature, tanto che già a valori termici superiori a 0°C si possono verificare delle alterazioni.

Virosi e Batteriosi.
Tra le virosi in grado di determinare gravi danni agli agrumi ricordiamo: Exocortite, Maculatura anulare, Psorosi, Tristezza, Impietratura, Cristacortis, ecc.La batteriosi più dannosa è quella causata da Pseudomonas syringae.

Parassiti vegetali.
Numerose sono le malattie che causano danni, anche di notevole entità, sugli agrumi. Quelle di maggior interesse sono il Mal secco (Deuterophoma tracheiphila), la Gommosi del colletto, il Marciume pedale e i Marciumi delle radici ( causati da alcune specie del genere Phytophthora), il Cancro gommoso (Botryosphaeria ribis), la Fusariosi (Gibberella baccata), l’Antracnosi (Colletotrichum gloeosporioides), la Carie del legno (determinata da diversi patogeni, tra cui alcune specie dei generi Fomes, Polyporus, Stereum, Schyzophyllum, Ganoderma e Trametes), il Marciume radicale lanoso (Rosellinia necatrix) e quello fibroso (Armillaria mellea), l’Allupatura o Marciume bruno (Sintomo sul frutto causato dagli stessi agenti della Gommosi del colletto e dei Marciumi del pedale e delle radici). Gli agrumi sono attaccati anche da altri agenti patogeni (es. Fusaggini, Mal di terra dei mandarini, Marciume acido, ecc.) più rari e che difficilmente provocano danni seri.

Parassiti animali.
Gli agrumi sono attaccati da numerosi insetti, acari e nematodi in grado di provocare danni alquanto elevati. Tra le specie più dannose ricordiamo:
- Insetti: il Tripide degli agrumi (Heliothrips haemorrhoidalis), la Camicetta verde (Calocoris trivialis), l’Empoasca (Asymmetrasca decens), la Mosca bianca (Dialeurodes citri), la Mosca fioccosa (Aleurothrixus floccosus), l’Afide verde (Aphis citricola), lAfide bruno (Toxoptera aurantii) e l’Afide del cotone (Aphis gossypii), la Cocciniglia cotonosa-solcata (Peryceria purchasi), il Cotonello (Planococcus citri), la Cocciniglia mezzo grano di pepe (Saissetia oleae), la Cocciniglia del fico (Ceroplastes rusci), la cocciniglia a virgola (Mytilococcus beckii), la Cocciniglia grigia (Parlatoria pergadei), la cocciniglia bianca (Aspidiotus nerii), la cocciniglia rossa forte (Aonidiella aurantii), la Tignola della zagara (Prays citri), l’Oziorrinco (Otiorrhynchus cribricollis), la Mosca della frutta (Caratitis capitata), la Tortricide dei germogli (Archips rosanus) e la Celidonia della zagara (Contarinia citri).
- Acari: l’Acaro delle meraviglie (Eriophyes sheldoni), l’Acaro rugginoso (Aculops pelekassi), i Tenuipalpidi (Brevipalpus phoenicis e Brevipalpus californicus), il Ragnetto rosso (Tetranichus urticale) e un nuovo ragno rosso (Panonychus citri).
- Nematodi e altri parassiti animali: tra i nematodi, il Tylenchulus semipenetrans, il Pratylenchus vulnus, il Meloidogyne javanica e il Radopholus similis; tra gli altri parassiti animali che possono causare danni più o meno gravi e frequenti agli agrumi si ricordano le limacce, le lumache, i roditori e le arvicole.

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giugnoGiugno apre le porte all’estate, alla stagione dei raccolti. Delosperma e Drosanthemum, spesso confusi con gli amici del sole, sono tra le perenni che si adattano nel modo migliore all’estate, garantendo fioriture copiose e tappezzanti. 

I Geranium sanguineum da bordura bassa e le echinacee da bordura alta, accostate ai leucantemi o margherite da giardino, completano il mosaico di colori estivi. 

Penso proprio che giugno rappresenti il massimo splendore delle bordure miste e penso anche che non sia necessario andare in Inghilterra per rimanerne estasiati; basta un poco di curiosità per scoprire queste erbacee perenni e il mondo straordinario di fiori e colori che offrono ininterrottamente nelle tre stagioni vegetative.
Fiori di giugno: Choisia ternataI fiori di giugno.
Per il mese di giugno ho scelto un arbusto da fiore insolito per la sua fragranza non solo del fiore ma addirittura del fogliame. 

Si tratta della Choisia ternata, un sempreverde che raggiunge poco più di un metro di altezza e produce splendidi mazzetti di fiori bianchi dal profumo di zagara, accompagnati da minuscole foglioline al profumo di canfora. 


Un arbusto che si adatta a convivere nelle bordure miste in seconda fila, che ben figura nella composizione per la sua forma compatta. Ama esposizioni da mezz’ombra e terreni ben drenati. Non è soggetto a malattie particolari e volendo può essere coltivato anche in vaso, sul terrazzo.
Fiori e frutta di giugno
La frutta di giugno.
Il frutteto ai margini del bosco mi regala i primi frutti, le deliziose pesche precoci “Dixired” e le susine “Goccia d’oro”. Il passeggiare tra i frutti invoglia il palato all’assaggio e la fatidica acquolina in bocca diventa un torrente in piena.  
  
Le prime more e i ribes rossi necessitano di pazienza nel raccolto ma posati sui primi gelati fanno gola anche ai Santi. La stessa cosa varrebbe anche per i lamponi. 

I lavori da fare a Giugno:
In giardino giugno è il mese dei colori, la gran parte delle piante sono in fiore o hanno già preparato i boccioli, è quindi fondamentale garantire il giusto grado di umidità e le giuste dosi di concime.

fiori giugno
Nella gran parte del giardino avremo, già in marzo-aprile sparso del concime a lenta cessione, o dello stallatico, che continuano nel tempo a mantenere costante la quantità di sostanze minerali contenute nel terreno; per le piante in vaso, o comunque per tutte le piante che non abbiamo concimato, sarà importante fornire del fertilizzante mescolandolo all’acqua delle annaffiature, ogni 12-15 giorni. 

Le annaffiature dovranno essere regolari, soprattutto se le temperature sono molto alte ed il clima asciutto; evitiamo di annaffiare il giardino nelle ore più calde del giorno, preferiamo il primo mattino, o la sera, in modo da evitare che le nostre annaffiature evaporino rapidamente sotto il sole cocente.
Anche il prato andrà annaffiato, in modo regolare ed abbondante, e soprattutto se è di nuovo impianto. 

Le alte temperature e le molte ore di insolazione rendono rapida e costante l’evaporazione, soprattutto per quanto riguarda le piante coltivate in vaso; ricordiamo quindi che non serve annaffiare ogni giorno, se forniamo poca acqua, che evapora rapidamente. 

Un’annaffiatura corretta in giugno viene fornita anche solo ogni due giorni, però viene effettuata bagnando a fondo il terreno, soprattutto quello contenuto nei vasi; se i vasi risultano molto asciutti possiamo addirittura immergerli in un secchio d’acqua, per permettere al pane di substrato attorno alle radici di reidratarsi completamente. 

In giardino, dopo aver annaffiato, dovremmo poter trovare l’acqua ad una profondità di circa 15-20 cm; se così non è, nell’arco di poco tempo il terreno tornerà secco ed asciutto, lasciando le radici delle nostre piante in un clima arido. 

Ricordiamo di annaffiare in giugno anche le succulente, lasciando che il terreno asciughi completamente tra un'annaffiatura e l'altra. 

Potature.
Hednarum Il grosso delle potature sono già state effettuate, ricordiamo però che le siepi, i rampicanti e le rose vanno potati con regolarità; quindi cimiamo i rami delle rose che portano fiori appassiti e accorciamo i rami di siepi e rampicanti che si sono sviluppati eccessivamente. 

Evitiamo di potare le piante in modo massiccio, soprattutto nelle giornate più calde: la perdita di linfa dalle ferite sommata alla siccità esterna potrebbe essere deleteria per le piante. 

Trattamenti.
I mesi estivi rendono i trattamenti abbastanza difficoltosi; infatti la gran parte delle piante sono in fiore, diventa quindi  arduo distribuire un insetticida senza andare a disturbare o uccidere anche gli insetti utili, come bombi e api. Evitiamo quindi di utilizzare insetticidi in giardino nelle ore del giorno, momento in cui le api si aggirano sui fiori. 

Anche i fungicidi andranno utilizzati nelle ore serali, quando il sole si abbassa sull’orizzonte.
Oltre che per evitare di disturbare gli insetti utili i trattamenti vanno effettuati nelle ore fresche della giornata anche per evitare che i prodotti vaporizzati sul fogliame evaporino rapidamente, facendo un effetto di “lessatura” sulle foglie.
 

 

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OlivetoL’olivo coltivato (Olea europea) appartiene alla vasta famiglia delle Oleaceae, che comprende 30 generi, 600 specie, fra gli altri anche i generi Ligustrum, Syringa e Fraxinus.

Questa specie viene a sua volta suddivisa in due sottospecie:
- O. europea oleaster Hoffm. Et Lk. (oleastro): di taglia piccolo, con rami provvisti di spine e frutti piccolo dotati di poca polpa;
- O. europea sativa Hoffm. Et Lk. (olivo coltivato). 


L’olivo è specie rustica, dotata di potente apparato radicale e quindi in grado di esplorare un ampio volume di terreno; nonostante questo la concimazione non riveste un importanza secondaria, soprattutto se si vogliono ottenere produzioni abbondanti e di qualità. 

L’apporto di elementi nutritivi dipende principalmente dalla fertilità del terreno, dalle esigenze nutritive della pianta, dalla sostanza secca prodotta e dalla tecnica colturale, specialmente irrigazione e conduzione del terreno.

Gli elementi che rivestono un ruolo fondamentale nella nutrizione dell’olivo sono N, P, K, Ca, Mg e B.
L’azoto controlla il vigore della pianta e del suo equilibrio vegeto-produttivo.
olivo
Carenze di azoto causano:
- Minore attività di crescita;
- Anomalie fiorali;
- Produzioni più scarse ed alternanti. 


Anche eccessi di azoto sono nocivi, perché la pianta, oltre a ritardare la maturazione, si mostra più sensibile al freddo ed agli attacchi parassitari. L’olivo ha maggiori esigenze d’azoto nelle fasi di fioritura ed indurimento del nocciolo; in genere assorbe azoto in discrete quantità e quindi sia nella concimazione d’allevamento, che in quella di produzione ne richiede congrui apporti.

Il fosforo regola l’accrescimento e la fruttificazione; raramente però se ne riscontrano carenze od eccessi. In relazione poi alle limitate esigenze nutritive dell’olivo ed ai lenti e non sempre rilevabili effetti degli apporti fosfatici, si tende a fare modeste concimazioni fosfatiche.

Il potassio favorisce l’accumulo dell’amido, regola il bilancio idrico ed aumenta la resistenza alle avversità ambientali. Le carenze, non molto usuali, si manifestano con colorazione verde meno intensa delle foglie, necrosi apicali e nei casi più gravi filloptosi. Questo elemento è assorbito dall’olivo in elevate quantità, ma la sua somministrazione tramite i concimi potassici può essere modesta, perché la maggior parte dei terreni olivicoli italiani, specialmente quelli argillosi, ne è ben provvista.

Il calcio è l’elemento assorbito in maggiori quantità dall’olivo, ma essendo presente nel terreno, non viene, se non raramente, somministrato tramite le concimazioni.
olivo concimazione
Il ferro, il boro ed altri microelementi, pur assumendo un’importante funzione nella nutrizione minerale dell’olivo, non sono in genere apportati tramite concimi chimici; negli ultimi anni comunque si ricorre sempre più spesso ad una concimazione fogliare in pre-fioritura a base di boro, questo per aumentare la percentuale di allegagione. 

Le asportazioni annuali di un oliveto con una produzione media di 40-50 q/ha di olive, sono le seguenti in Kg/ha: 

- N 40-70
- P2O5 10-20
- K2O 60-100 

  
I dati sono medi ed indicativi, in quanto i diversi sperimentatori, che hanno studiato l’argomento, hanno ottenuto risultati a volte differenti.

La diagnostica fogliare offre buone possibilità per individuare lo stato nutrizionale della pianta d’olivo. Valori medi ottimali di elementi contenuti nelle foglie in percentuale della sostanza secca sono: 


- N 1,19
- P2O5 0,17
- K2O 0,61
- Ca 2,64
- Mg 0,22 


Comunque in considerazione dei diversi ambienti pedoclimatici in cui si coltiva l’olivo e delle numerose cultivar presenti, non è facile indicare formule di concimazione universalmente valide.

Per la concimazione d’allevamento si ricorre prevalentemente a somministrazioni azotate via via crescenti, prima localizzate e poi a tutto campo.
Olivo_nutrizione
La concimazione di produzione praticata in molte zone è la seguente:
- N in dosi di 50-80 Kg/ha,
- P2O5 in dosi di 50-60Kg/ha,
- K2O in dosi di 60-100 Kg/ha. 


I tempi di somministrazione possono essere unici ad inizio primavera o si possono fare più concimazioni con la seguente cadenza: 

- in autunno, impiego di concimi fosfo-potassici;
- a fine inverno, parte dei concimi azotati per favorire il germogliamento e lo sviluppo fiorale;
- in primavera inoltrata, i restanti concimi azotati, per favorire l’allegagione e la piena attività vegetativa. 


I concimi si possono somministrare unitamente all’acqua d’irrigazione, con la tecnica della fertirrigazione.

La concimazione organica, con apporto di letame, sovescio od altro materiale organico di basso costo e facilmente reperibile, è senz’altro consigliata, per mantenere un sufficiente livello di humus nel terreno.
La concimazione fogliare con urea (1 Kg/100 litri di acqua) o con preparati commerciali a base di microelementi, è utile in presenza di periodi critici e di malattie di carenza, o in pre-fioritura se si effettuano trattamenti con Boro, come si era già detto prima.
olivo azoto
 
 
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Cosa fare in giardino a Maggio?

Manutenzione.
    Per stimolare la vigoria delle piante d’appartamento durante la ripresa vegetativa concima con Baycote Universale o Bayfolan piante Verdi.
    In caso di presenza di muschio nel prato arieggialo e, se il problema persiste, usa Natria Erbicida da distribuire con l’annaffiatoio dove il muschio è presente.
    Per il contenimento di alghe e muschio sui vialetti e camminamenti applica Natria Erbicida Pronto Uso.

Potatura.
    E’ il momento di potare la cima delle siepi da bordura per favorire il ricaccio laterale (Lauroceraso, Piracanta, Ligustro, ecc...) e di eliminare i rami secchi senza foglie.
    Sfronda ed elimina i rami vecchi nelle specie rampicanti come l’edera o il falso gelsomino (Rhyncospermum)

Coltivazione.
    E’ possibile impiantare specie bulbose a fioritura estivo-autunnale come giglio, gladiolo, fresia e amarillys.
    A fioritura terminata è possibile dissotterrare bulbose autunnali come crocus e tulipani.
    Entro maggio va conclusa la semina e il trapianto all’aperto di pomodoro, melanzana, peperone, cetriolo, melone, zucca, anguria, fagiolo, fagiolino e altri legumi. In caso di presenza di larve nel terreno che potrebbero danneggiare le piantine applica Teflustar, il geoinsetticida che nutre e protegge.
    Elimina le infestanti con la zappa tra gli ortaggi, per evitare la competizione per l’acqua, la luce e i nutrienti.

Impianto.
    In questo mese è possibile ancora impiantare specie arboree ed arbustive. Per un corretto trapianto è necessario ricavare e una buca commisurata alle dimensioni del pane di terra o delle radici della pianta. Sul fondo della buca è utile distribuire Bayfolan Natria, concime di origine naturale che oltre a nutrire la pianta stimola la fertilità del suolo. È molto importante che le radici della pianta non siano a contatto diretto con letame, se preferite usare quello.
    Nel caso di impianto di colture acidofile arbustive, come i rododendri, o da frutto come i mirtilli utilizzare torba acida e un concime dedicato come Baycote Acidofile.
 
Trattamenti.
    In questo periodo è importante monitorare la presenza di funghi tipici della primavera nel frutteto (ticchiolatura del melo, bolla del pesco, monilia) o nell’orto (peronospora, mal del piede, oidio, botrite) ed eventualmente effettuare trattamenti. E’ importante considerare che i fungicidi di copertura assicurano una protezione della vegetazione in funzione dell’andamento climatico per 7-10 giorni (ad esempio Cupravit Blu WG, Syllit Flo, Serenade Natria, Teldor Plus), mentre quelli sistemici per 10-14 giorni (Folicur SE, R6 Bordeaux, Melody Compact, Previcur Energy, Aliette).

    E’ possibile controllare gli afidi con un prodotto specifico come Confidor o Neem-Azal mentre in caso di larve come la carpocapsa sui fruttiferi o la cavolaia sugli ortaggi applicare prodotti abbattenti come Decis Jet, Decis Energy o naturali come Piretro Actigreen e Success.

    In caso di presenza di lumache nell’orto distribuire Natria Lumachicida o Mesurol M Plus E’ utile eliminare le infestanti nel giardino o nel frutteto rimuovendole a mano o distribuendo un erbicida totale come Rasikal Quick o Natria Erbicida.

 
 
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pero fioreLe origini precise del pero, coltivato da tempi antichi, non sono conosciute, anche se si pensa sia originario dell’Asia, in modo particolare della regione del Mar Caspio. 

Insieme al melograno, viene citato nell’Odissea di Omero.
Nei secoli XVI e XVII, i suoi frutti erano molto apprezzati dal re di Francia. 

Esistono numerose cultivars appartenenti a questa specie decidua: producono frutti di forma e dimensione variabili, da piccoli, ornamentali, a più grossi, con buccia colorata e polpa dolce.   

Ciclo colturale.
pero3
Il pero, albero deciduo e vigoroso, può raggiungere l’altezza di 15 m, se lasciato crescere.
La corteccia è di colore grigio, mentre le foglie, ovali con picciolo lungo, sono di colore verde brillante nella parte superiore e più chiaro nella pagina inferiore. 

La fioritura inizia a fine marzo e dura circa tre settimane. I fiori sono di colore bianco, dotati di cinque petali, e riuniti in corimbi. In seguito alla fioritura, si formano i frutti, pronti per la raccolta da giugno a ottobre, in base alla varietà. Di solito le pere vengono raccolte prima che raggiungano la piena maturazione. Durante la maturazione la polpa diventa più morbida e dolce. Dopo la raccolta, le pere devono essere conservate in un luogo fresco. 
 
Come coltivare.
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Per ottenere i migliori risultati, piantare i peri in autunno, usando portainnesti che rendano la pianta meno suscettibile a stress e malattie. Le dimensioni della pianta dipenderanno dal portainnesto scelto.
Lasciare, tra una pianta e l’altra almeno 3 metri, per permettere loro di crescere e assicurare i nutrienti necessari a produrre un raccolto soddisfacente. 

Alcune varietà, come la Conference, sono autofertili, mentre la maggior parte delle cultivars sono auto-sterili. Ciò significa che necessita di almeno un’altra varietà, che fiorisca nello stesso periodo, per facilitare l’impollinazione incrociata e un buon raccolto. 

Il pero prospera in tutta Italia, anche se le varietà più precoci richiedono temperature calde. 

E’ una pianta robusta, che cresce in terreni a medio-impasto, non tollera terreni sabbiosi e argillosi. Quando innestato su cotogno mal si adatta su terrnei calcarei.Durante periodi di siccità, richiede annaffiature regolari, da ridurre a inizio fioritura. Preparare il terreno per tempo, con apporti di letame ben maturo o apportando Bayfolan Natria nella buca d'impianto. Bayfolan Natria, concime di origine naturale, oltre agli elementi nutritivi apporta Carbonio organico e microelementi che migliorano la fertilità del terreno poichè stimola i microorganismi nel suolo - dose 100 grammi per buca. I peri traggono beneficio da suoli fertili: concimare con Bayfolan Multi Orti e Giardini alla dose di 50 g per pianta al primo anno, e 100 g per pianta a partire dal secondo anno, incorporando bene il prodotto nel terreno circostante le radici della pianta. Dopo il terzo anno, apportare lo stesso prodotto, alla dose di 40 g/m2, prima della fioritura, un mese prima del raccolto e a fine inverno. 

Al fine di garantire un raccolto sano e di buona qualità, eseguire potature regolari. E’ una pianta vigorosa, e, se non potata regolarmente, si indebolisce. Diversi sono i rami fruttiferi (dardi, lamburde, brindilli e rami misti) e portano gemme a legno e miste. La potatura dei peri coltivati nei giardini va fatta rinnovando i rami a frutto e le lamburde, diradando e sfoltendo i rami in sovrannumero o la chioma fruttificante; in genere occorre asportare il 30-40%. Abate Fetel e Passa Cressana necessitano anche di accorciare le giovani branche generalmente ricche di gemme a fiore. 

Propagazione.
pero fiori
La propagazione per seme del pero è poco consigliabile in quanto dà origine a piante deboli e suscettibili a malattie. Alcune varietà possono essere riprodotte per talea, ma più comune è l’innesto; il portainnesto più utilizzato è il Cotogno, sul quale vengono innestate numerose varietà selezionate di pero. 

Lo sapevi? Curiosità sul Pero
Il legno di pero, molto duro edi colore bianco-rosato, viene utilizzato spesso dagli ebanisti.
Le pere sono molto utilizzate in cucina, particolarmente per la creazione di dolci e insalate; possono essere inoltre cotte al forno, fritte o ridotte in succhi.
Sono ricche in vitamina C e zuccheri, tra cui fruttosio: ideali per diete, apportano solo 65 calorie ogni 100 g. La vitamina C aiuta a mantenere la pelle giovane e liscia e stimola l’azione del sistema immunitario. Le pere sono ricche in fibra; aiutano a mantenere controllato il livello di zucchero nel sangue e la funzionalità del sistema digestivo, mantenendo basso il colesterolo.

Varietà di pere.
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Ci sono migliaia di cultivar di pere, le più conosciute sono:
  • Carmen – varietà precoce, con frutti di grosse dimensioni, di colore verde giallo con macchie rosse, succosi, a polpa gustosa. Produce molti frutti, che durano molto.
  • Coscia – produce pere di dimensioni medio-piccole, di colore verde brillante, polpa molto dolce. Raggiunge la maturità in tardo luglio.
  • Santa Maria – varietà estiva, abbastanza sugosa, molto produttiva. Si consuma da metà luglio fino a tardo ottobre.
  • William e William Rossa – producono frutti grossi, giallo dorati, con punteggiature rosse e rosso scuro. Hanno polpa sugosa, dolce e fragrante. Maturano in agosto.
  • Butirra Hardy – produce frutti ovoidali, dolci, con buccia verde bronzo, raggrinzita. Matura da fine agosto a metà settembre.
  • Conference – produce frutti di forma allungata, con buccia di colore variabile verde, giallo, arancione, polpa sugosa e fragrante. Matura in ottobre, ma per essere conservata al meglio va raccolta prima.
  • Abate Fetel – la sua forma si contraddistingue per il “collo” lungo, la buccia verde e la polpa molto sugosa. Matura a inizio settembre.
  • Decana del Comizio – è una delle varietà migliori, caratterizzata da frutti tozzi, molto grossi, con buccia giallo rossa, macchiata di marrone. Matura a fine ottobre; per essere conservata, andrebbe raccolta però prima, a settembre.
  • Kaiser – frutti grossi e allungati, con polpa dolce e sugosa di colore giallo-bianco. La buccia è rugginosa, di colore tendente al giallo bronzeo. Matura tra ottobre e novembre, ma per conservarla, è preferibile raccoglierla a settembre.
Avversità del pero:
  • Afidi
  • Cocciniglie
  • Carpocapsa
  • Tentredini
  • Psilla
  • Ricamatrici
  • Acari
  • Maculatura bruna
  • Oidio
  • Ticchiolatura
  • Colpo di fuoco batterico
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