E’ molto importante pianificare con precisione la scelta delle piante per il proprio frutteto. Bisogna considerare le caratteristiche di ogni albero da frutta prima di metterla a dimora nel vostro giardino. Molti sono gli aspetti da considerare prima di decidere quale albero da frutta scegliere.

Condizioni climatiche del vostro frutteto

Quale clima ed esposizione caratterizzano il vostro giardino? Ogni albero fiorisce in condizioni climatiche diverse. Assicuratevi di aver scelto varietà adatte alle condizioni climatiche del vostro giardino, per evitare che gelino o secchino.

Quanto spazio avete a disposizione in giardino per coltivare alberi da frutta?

Alcune varietà possono crescere per decenni e aumentare considerevolmente di taglia. Alcune sono alte e sottili, altre sono più basse ed espanse. Tenete in considerazione le dimensioni raggiunte a maturità dalla pianta scelta in funzione dello spazio disponibile nel vostro giardino, l’eventuale ombreggiamento di altre piante, eventuali danni provocati dalle radici. Considerate anche la quantità di frutta che la pianta potrà produrre e l’effetto estetico della pianta stessa. Alcune piante da frutta sono incredibilmente belle, e andrebbero scelte non solo per la frutta che producono, ma anche per i fiori: pensate, ad esempio, al melograno o all’albicocco.

Quanto tempo potete dedicare alla cura delle vostre piante?

Alcuni alberi da frutta richiedono un minimo di cura, mentre altri, come il melo o la vite, richiedono cure continue e costanti. Pensate a quanto tempo potrete dedicare al vostro giardino, soprattutto nel caso vogliate allevare varietà esigenti. Considerate anche le caratteristiche della frutta che volete produrre, se vorrete puntare alla quantità o alla qualità prodotta. Le piante più giovani tendono a produrre tanta frutta, sono tuttavia più delicate e hanno bisogno di più cure per l’allevamento. Le piante più vecchie sono più resistenti alle malattie e richiedono meno cure; producono meno frutta, ma molto più saporita.


 

Dove acquistare un albero da frutta?

Presso i centri giardinaggio, i vivaisti o anche nei supermercati.  E’ sempre meglio rivolgersi a un vivaista specializzato se si vuole essere certi di acquistare una pianta allevata con cura ed essere consigliati da personale competente. Ogni pianta deve essere contrassegnata da un cartellino che ne riporti le caratteristiche: varietà di appartenenza, provenienza e immagine del frutto prodotto. Assicuratevi che la pianta che state per acquistare sia sana e robusta. Le piante da frutta sono vendute in contenitore, a radice nuda o con radici in zolla. Se avete acquistato una pianta in vaso, svasatela e controllate che le radici non siano raggomitolate sul fondo del vaso o ne fuoriescano, poiché avrà più difficoltà ad attecchire quando sarà messa a dimora. Se scegliete una pianta a radice nuda, ricordatevi che, se vorrete avere una buona riuscita, dovrete mettere in terra la pianta nel giro di 48 ore. Le piante a radice nuda, estratte dal vivaio, sono vendute avvolte in un sacco o rete. Il vantaggio è che questo tipo di pianta si adatta più in fretta al nuovo terreno, una volta messa a dimora. Assicuratevi che le radici siano ben umide e non presentino traccia di muffa.

Quando mettere in terra un albero da frutta?

Il periodo migliore per mettere a dimora un albero da frutta va da fine autunno a inizio primavera, quando le temperature sono più fresche. Chiedete consiglio ai vivaisti locali per sapere quale varietà sia la più adatta alle vostre condizioni climatiche.
 
 
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1) I diserbanti sono più efficaci se applicati quando le malerbe sono in piena crescita, di solito tra marzo e settembre, quando sono più sviluppate e hanno foglie più estese, quindi assorbono più facilmente i prodotti erbicidi. Non è consigliabile, invece, eseguire i trattamenti diserbanti in periodi di siccità, quando le erbe infestanti non crescono molto: in queste condizioni innaffiate la zona interessata uno o due giorni prima di eseguire il trattamento.

2) Realizzate il trattamento in condizioni di tempo stabili, in assenza di vento, per evitare di spruzzare il prodotto anche sulle piante coltivate. Quando dovete fare un diserbo vicino ad altre piante, proteggetele con un foglio di carta, oppure tagliate il fondo e la cima di un largo contenitore di bevande in modo da ottenere un cilindro da usare come protezione intorno all'ugello.

3) Se, dopo il diserbo, volete mettere a dimora delle piante o seminare un prato, utilizzate un diserbante che non lasci residui nel suolo (non residuale), come quelli a base di Glifosate.

4) Rompete gli steli dell’equiseto prima di somministrare il diserbante. In questo modo, il prodotto penetrerà con più facilità.

5) Se le erbe infestanti si sono attorcigliate attorno ad altre piante nel vostro giardino, con delicatezza srotolatele (facendo attenzione a non danneggiarle), quindi, una volta allontanate dalle piante, spruzzatele con un diserbante sistemico come quelli a base di Glifosate.
 
6) Persone, ma sopratutto bambini e animali domestici, devono stare lontani dalle aree trattate finchè il prodotto non si è completamente asciugato. Poi è possibile rientrarvi.

7) Animali domestici quali porcellini d’india, coniglietti e tartarughe, devono essere tenuti a distanza dall’erba finchè le infestanti non sono morte. Gli effetti di alcuni prodotti diserbanti possono influire sulla distribuzione degli zuccheri, e sulla conseguente appetibilità di un’erba.

8) Accertatevi di aver scelto la miglior formulazione e le dosi adeguate al lavoro che dovete fare. I prodotti pronti all’uso sono quelli più semplici da usare e non richiedono miscele e dosaggi. Scegliete la spruzzetta da un litro per piccole zone da trattare o per specifiche erbe infestanti. Per aree più grandi, preferite confezioni di prodotto concentrato da diluire in acqua, facili ed economiche, da applicare con erogatori.

9) Per ottenere migliori risultati su prati, applicate un diserbante selettivo per i prati quando il terreno è umido, in primavera o a inizio estate, quando le malerbe sono in attiva crescita. Le erbe infestanti più difficili da eliminare sono dotate di foglie piccole, quindi è meglio utilizzare un prodotto il più penetrante possibile e somministrarlo quando le infestanti sono sviluppate. Non tagliate il prato per qualche giorno, prima e dopo il trattamento, per permettere una migliore penetrazione del prodotto. Esistono diserbanti specifici per eliminare malerbe e foglia larga (Dicotex) e infestanti a foglia stretta (Greenex).

10) Uno studio svolto da osteopati ha rilevato che togliere le erbe infestanti a mano è la principale causa di mal di schiena. Più di un terzo dei giardinieri intervistati ha sofferto di mal di schiena in seguito a questo lavoro. Gli osteopati consigliano innanzitutto di inginocchiarsi durante questi lavori!
 
 
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Ogni volta che si taglia il prato lo si rende più robusto e lussureggiante ma si può anche rischiare di danneggiarlo se si opera nella maniera sbagliata. Se volete avere un prato sano, senza erbe infestanti e malattie, imparate a sfalciarlo nella maniera più corretta.

Lo sfalcio migliora la crescita del prato

E’ facile guardare un prato e pensare a una distesa verde. In realtà, un prato è costituito da tante singole piantine d’erba. Come succede per altre piante, quando tagliamo l’erba, questa si irrobustisce ed infittisce. 

Se con lo sfalcio tagliate l’erba troppo bassa, come con la potatura quando si asportano troppi rami, la pianta non avrà foglie a sufficienza per crescere. Il prato sarà debole e rado, con erba troppo sottile. Un prato con queste caratteristiche sarà attaccato più facilmente da erbe infestanti e sarà più suscettibile a malattie.

Se non sfalciate l’erba con la giusta frequenza, le piantine diventeranno alte e sottili, più facilmente attaccabili da insetti, larve e roditori. L’erba troppo alta è anche più difficile da tagliare. Invece se tagliate l’erba al momento giusto, il prato sarà più robusto, tollerante alla siccità e resistente a patogeni.

Altezza di sfalcio

Tagliare l’erba alla giusta altezza è molto importante, l’altezza ideale varia in base al tipo di erba, al periodo dell’anno e alle condizioni di crescita. L’erba richiede sfalci più frequenti nel periodo di massima crescita.

La regola principale è di non rimuovere mai più di un terzo dell’altezza dell’erba. In altre parole, individuate quale sia l’altezza ideale del vostro prato e lasciatela crescere per non più di un terzo di tale misura. Per regolare l’altezza di sfalcio, ponete la falciatrice su una superficie piatta e misurate la distanza delle lame da terra.

In zone più fresche, i prati crescono soprattutto durante la primavera e l’autunno: l’altezza ideale per questi prati è 6–10 cm.

In zone più calde, i prati crescono soprattutto durante l’estate: l’altezza ideale è di 10-15 cm.

Durante i periodi di maggior crescita, considerate di sfalciare ogni 5-7 giorni. Al contrario, durante i periodi di minor crescita, gli sfalci verranno eseguiti meno frequentemente, o per nulla.

Seguite questi consigli per determinare l’altezza di sfalcio del vostro prato. Chiedete consiglio ad un agronomo per sapere qual è l’altezza più indicata per l’area in cui vi trovate.
 

Puntate ad erba più alta

E’ meglio mantenere l’erba all’altezza massima consentita, soprattutto in periodi caldi e siccitosi. L’erba, in climi freschi o in posizioni ombreggiate, cresce meglio se viene tenuta un po’ più alta.
L’erba alta ha radici più profonde, che raggiungono più facilmente l’acqua. Inoltre ombreggia di più il suolo riducendo la perdita di acqua per evaporazione e prevenendo la crescita di erbe infestanti.

Altre regole per lo sfalcio

  • Tagliate l’erba quando è asciutta.
  • Tagliate l’erba nelle ore più fresche della giornata.
  • Tagliate l’erba con lame ben affilate.
  • Tagliate l’erba in senso alternato per evitare di creare solchi o compattare troppo il suolo.
 
 
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Cosa fare nel tuo giardino in Aprile?

Manutenzione.

  • Sfoltisci e dividi i bulbi dei gigli reimpiantandoli in contenitori adatti.
  • Se hai un laghetto, attenzione alle alghe che potrebbero crescere molto velocemente in primavera asfissiando i pesci. Cerca di asportarle con un rastrello o con una scopa metallica.
  • Togli i fiori appassiti delle camelie.
  • Dai nuovo vigore al prato dopo l’inverno, arieggiando con il rastrello, riseminando nelle zone spoglie e concimando prima del primo sfalcio annuale.
  • Distribuisci con l'innaffiatoio Natria-Erbicida concentrato alla dose di 17 ml ogni litro d'acqua nelle zone dove il prato risulta infestato dal muschio.

Potatura.

  • Pota le siepi e gli arbusti che presentano rami secchi che non germoglieranno. 
  • Metti in ordine l’erica a fioritura invernale, tagliando subito al di sotto delle foglie ingiallite.
  • A fine potatura distribuisci Cupravit-Blu-WG per disinfettare i tagli di potatura.

Preparazione.

  • Irrobustisci le piante di appartamento in vaso portandole in esterno quando la temperatura si alza a sufficienza.

Protezione.

 
  • La primavera è il momento in cui gli afidi iniziano a colonizzare i germogli degli alberi ornamentali e da frutto. Effettua un trattamento preventivo specifico con Confidor-200-SL ma ricorda di non impiegarlo in fioritura. 
  • Su drupacee effettuare trattamenti a cavallo della fioritura per il contenimento della Moniliosi con Teldor Plus o con Folicur-SE.
  • Su pesco ricorda di effettuare trattamenti contro la Bolla utilizzando Syllit-flo oppure Cupravit-Blu-WG.
  • Su melo, in caso di forte piovosità, iniziare i trattamenti contro la ticchiolatura utilizzando un prodotto autorizzato in agricoltura biologica come Cupravit-Blu-WG oppure utilizza Folicur-SE o ancora Syllit-flo.
  • Nel caso di comparsa di seccume su conifere ornamentali e acidofile, applicare Aliette; puoi utilizzare questo prodotto anche per irrigazione con un comune innaffiatoio.

Coltivazione.

  • E' il momento per iniziare a seminare direttamente in campo le colture orticole come cavolo, carota, cavolfiore, insalata, cipolla, radicchio, fagiolo e fagiolino e bietola da coste.
  • Semina essenze da fiore annuali in piccole zone di terreno inutilizzate
  • Semina i girasoli direttamente in giardino.
  • Se non hai tempo di seminare gli ortaggi da seme, considera di comprare piantine già sviluppate che richiederanno poco tempo per crescere e fruttificare.
  • Poni in vaso le piante da fiore ricadenti per poi poterle piantare in giugno all’aperto quando il rischio gelate è terminato.
  • Semina i fagioli nel terreno questo mese ed il prossimo, per un secondo raccolto.

Impianto.

  • Impianta le erbe aromatiche in vaso e mantienile vicino alla porta di servizio in un luogo soleggiato. Non dovrebbero mai mancare rosmarino, timo, origano e salvia.
  • La menta è meglio coltivarla in vaso poiché diventa invadente in piena terra prevaricando le altre piante. La menta marocchina è ottima per il te; la menta fresca è perfetta per decorare i dessert.
 
 
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Coltivare da sé, in modo piacevole e gratificante, le verdure da usare in cucina è uno dei piaceri che difficilmente trova eguali nell’esperienza della cura delle piante. Il puro piacere di raccogliere direttamente dalla terra pomodori, fagioli, cetrioli e altre verdure per poi poterle usare direttamente in cucina è sostenuto dalla consapevolezza di rispettare i tempi della natura e quindi di avere la possibilità di ottenere verdure fresche, saporite e nutrienti.

Coltivare l’orto non è molto diverso dalle altre attività di giardinaggio. Il successo nella gestione dell’orto risiede nella capacità di assicurare delle buone condizioni di sviluppo per l’intera stagione: lasciar seccare le piante o dimeticaresi di concimare può comporomettere tutta la produzione.
Segui questi 10 consigli per ottenere un orto produttivo:

1. Scegli varietà adattate alle condizioni locali

Non tutti gli ortaggi crescono bene in qualsiasi zona. Informati presso il punto di vendita specializzato della tua zona per sapere quali varietà sia meglio utilizzare nel tuo areale. Ci sono diverse varietà particolarmente resistenti alle avversità tipiche della tua zona o che producono meglio nelle tue condizioni climatiche.

2. Semina nel momento giusto

Le confezioni di semi solitamente indicano il momento migliore per seminare e in alcune aree il periodo adatto alla semina è talmente ristretto che è pressocché impossibile sbagliare. In altre aree invece è possibile seminare in un arco temporale piu' ambio e questo consente una una stagione di raccolta più lunga. Il tuo rivenditore locale o l'agricoltore tuo vicino è il miglior riferimento a cui chiedere informazioni per individuare la data corretta di semina.

3. Prepara bene il terreno di semina

Lavora il terreno e incorpora in esso un buon quantitativo di sostanza organica come compost o letame. Se non hai a disposizione materia organica puoi utilizzare un concime organico come Bayfolan Natria.

4. Effettua un impianto corretto

Semina seguendo le indicazioni di spazio e profondità indicate sulla confezione; ortaggi troppo vicini, infatti, produrranno poco. Se invece devi trapianta delle piantine, oltre alla distanza tra le piante, fai attenzione a non metterle troppo in profondità poiché gli steli potrebbero marcire: scava una bucchetta che ricopra bene le radici ma che lasci il colletto in superficie.

5. Innaffia

Mantieni il terreno ben umido ma senza eccessi idrici. Innaffia abbondantemente poi dai il tempo al terreno di asciugarsi prima di irrigare nuovamente. Innaffiare in modo incostante può ridurre la resa e in alcuni casi come per il cetriolo e la lattuga può rendere amaro l’ortaggio. La cosa migliore è installare un sistema automatico di irrigazione.
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6. Concima  regolarmente

Mantenere una crescita costante è importante per ogni pianta; inoltre piante ben nutrite resistono meglio alle malattie. Molto può essere fatto con un concime a base azotata generalmente ogni 4/6 settiamane ma attenzione a non concimare troppo perché molti ortaggi specialmente i pomodori tendono a produrre meno. In prossimità della raccolta poi è importante dare concimi con piu' alto contenuto in potassio.

7. Realizza una pacciamatura

Uno  strato di 2 - 3 cm di materia organica applicata sul terreno tiene fresco il suolo, riduce le malerbe e aiuta a contenere le variazioni di umidità del suolo.

8. Elimina le infestanti

Le piante infestanti competono con gli ortaggi coltivati per l’acqua, inutrienti, la luce e riducono lo spazio vitale. Eliminare manualmente le infestanti e lavorare regolarmente il terreno riduce al minimo il loro sviluppo.

9. Raccogli spesso

Molti ortaggi, in particolare fagioli, zucchini, peperoni e cetrioli, smettono di produrre se non si provvede a raccogliere di frequente il frutto maturo. Raccogli ad intervalli di pochi giorni. Se non riesci ad usare tutto per tuo consumo personale condividi con i tuoi amici o con i vicini.

10. Controlla i parassiti

A molti insetti piacciono gli ortaggi quasi quanto a te. Tieni sempre d’occhio gli eventuali segnali del danno da insetto e proteggi le piante con prodotti indicati per l’utilizzo sugli ortaggi.


 
 
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Aprile dolce dormire, diceva il detto.
Per il giardiniere invece i primi mesi della primavera fervono di preparativi; le giornate si stanno allungando ormai da settimane, ma di certo Aprile è in Italia il primo mese in cui in tutta la penisola le temperature, anche quelle notturne, si alzano vistosamente.

Quindi se non lo state già facendo, è giunto il momento di rimboccarsi le maniche e cominciare ad assecondare le nostre piante, che di solito sentono la primavera prima di noi.

Se non l'abbiamo già fatto cominciamo a concimare le nostre piante, periodicamente ogni 12-15 giorni quelle in vaso, con una buona dose di stallatico maturo o di concime a lenta cessione quelle a dimora in piena terra.

Aprile è in genere un mese piovoso, e le piante si sviluppano rigogliosamente anche senza l'aiuto delle nostre annaffiature.

Per questo motivo eventuali periodi di siccità, anche brevi, sono i più pericolosi: le piante in pieno rigoglio vegetativo necessitano di grandi quantità d'acqua, e giornate asciutte e particolarmente soleggiate causano l'evaporazione della gran parte dell'acqua contenuta nel terreno.
Se quindi abbiamo piante che necessitano di annaffiature regolari, vigiliamole nei periodi di eventuale siccità, con scarse o nulle piogge; e se necessario annaffiamo abbondantemente.

Nelle zone più calde della penisola, dove le temperature minime superano già i 10°C possiamo cominciare a portare in giardino o sul terrazzo le piante da appartamento; dove il clima è un poco più rigido cominciamo a preparare la zona del giardino che ospiterà le nostre piante da appartamento, o gli esemplari delicati coltivati in serra.

Se possediamo una serra o abbiamo protetto alcune piante delicate con agritessuto, è giunto il momento per levare le protezioni, o aprire le finestre della serra, soprattutto nei giorni di sole e nelle ore centrali della giornata; aspettiamo ancora un poco a levare tutte le protezioni nelle zone fresche del nord Italia.

Nuove piante in giardino

Il mese di Aprile è ideale per cercare nuove piante per il giardino; non perché sia perfetto per porle a dimora, ma semplicemente perché con l’arrivo della primavera i vivai si riempiono di piante, fiori, piantine; oltre a questo i primi mesi primaverili sono ricchi di appuntamenti con fiere e mercatini dedicati al giardinaggio.
 
Quindi approfittiamone per cercare nuove piante per il nostro spazio verde; sarebbe meglio evitare di acquistare piante a caso, guidati dall’istinto o dal desiderio di portare a casa una pianta particolare o che ci ha colpiti: cerchiamo di recarci al vivaio già con una specie di progetto in testa, tenendo ben presente cosa ci serve; nell’indecisione facciamoci consigliare dal vivaista.

Eviteremo così di trovarci nei mesi successivi con piante che non abbiamo idea di come curare.
Prima di porre a dimora una nuova pianta, lavoriamo bene il terreno, e arricchiamolo con dello stallatico o con del concime a lenta cessione.

Posizioniamo la pianta, compattiamo leggermente il terreno vicino al fusto e annaffiamola.
In genere la primavera è una stagione umida, ma se le piogge dovessero essere scarse evitiamo di lasciare le nuove piante a lungo con il terreno asciutto.

Semine, trapianti e bulbose.
Le bulbose a fiore primaverile sono già in piena fioritura; possiamo cominciare a scegliere le bulbose a fioritura estiva, che verranno poste a dimora in giardino quando le temperature minime saranno superiori agli 8-10°C.

La gran parte delle piante da fiore preparate da seme saranno già state seminate negli scorsi mesi; se sono pronte possiamo preparare le aiole per porle a dimora.
Seminiamo direttamente a dimora Cosmee, nasturzi, alysso, salvia.
 
 
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vino rosatoLa moda del vino si è diffusa moltissimo in questi ultimi anni, ma da qui a saperne davvero qualcosa, il passo non è breve
Per cui, anche senza essere un sommelier diplomato, è facile trovarsi, al ristorante, a scegliere il vino per tutti. “Fai tu che ci capisci”.

Per affrontare con successo questa delicata operazione, chi vi scrive, visto che gli capita abbastanza spesso, ha affinato nel tempo una sorta di procedura, un protocollo del governo democratico della scelta del vino. Intanto si prende nota mentalmente dell’andazzo delle ordinazioni. Quindi, ricevuto l’incarico, si finge di ignorarle per effettuare una sorta di pre-sondaggio sulle inclinazioni generali dei commensali: “allora, datemi un brief: rosso, bianco, bollicine...?” L’esito più frequente, se non siete a una classica cena d’estate a base di pesce, è “Rosso, rosso!” “Ah, io solo rosso”.

A questo punto voi, che sapevate già la solfa, cercherete di stringere ulteriormente il campo: “Rosso importante, strutturato o più leggero?” Soprattutto se ci sono donne, vi seguiranno sul “più leggero”, magari con la richiesta finale da parte di un maschio orgoglioso del tipo “Dai, una via di mezzo...” Se invece siete alla cena estiva di cui sopra, la risposta avrà quasi un tono scandalizzato “Va beh, ma bianco, no?”.
vini marchigiani  a bacca bianca
Come dire, non stai partendo benissimo se fai ‘ste domande. Nel caso del rosso, a questo punto, avete vita facile: piazzatevi serenamente tra la Lombardia e, come si diceva ai tempi, le Tre Venezie, non tralasciando un commento che vi farà guadagnare una reputazione stratosferica: “Allora andrei sui vini d’altitudine, che a causa del riscaldamento globale, hanno guadagnato quel grado, grado e mezzo, che li rende proprio la giusta via di mezzo!” Li avete stesi. Adesso nessuno oserà contraddirvi. Ma voi volete vincere, non stravincere. Perciò tornate a loro, per condividere la scelta finale. “Vi propongo una short-list...”. Naturalmente se al tavolo ci sono dei cinefili o dei patiti del Grande Fratello (speriamo per voi, più i primi dei secondi), potete sostituire short-list con nomination.

Le nomination saranno due vini scelti a vostra simpatia tra i seguenti: Sassella di Valtellina (l’Inferno è un po’ demodé), Schioppettino e Refosco friulani, Pinot Nero (occhio alla gradazione, alcuni sono tosti!) e Lagrein alto-atesini. Eventualmente, scendendo di altitudine ma non di latitudine, Curtefranca (Lombardia-Franciacorta) e Valpolicella. Il gioco è fatto: seguite l’orientamento e confermate al sommelier, verificando che l’età del vino non sia minore di due o maggiore di cinque anni: con meno di 40 euro (cioè meno di 7 euro a testa, se siete in sei) i vostri amici berranno bene e voi avrete rafforzato la vostra reputazione di esperto e di galantuomo. Che di questi tempi, non è proprio una banalità. Ah già, la cena di pesce! Seguiteci, ne parliamo la prossima volta!
vini marchigiani  a bacca rossa
Se ti interessa approfondire il tema ecco una vera e propria guida:

I vini ed i vitigni piú famosi d'Italia
 
 
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calabria map

Bergamotto.
L’origine del Bergamotto è incerta ed alcuni ritengono che derivi dalla mutazione di altra specie agrumaria. agrumi calabriaLa leggenda vorrebbe far derivare il bergamotto dalle Isole Canarie nella città di Berga (Spagna), dove sarebbe stato importato da Cristoforo Colombo intorno alla fine del Quattrocento. Secondo Guido Rovesti,
l’etimologia più attendibile della parola bergamotto è fornita da Sicur Barbe nel libro Le parfumeur francais” pubblicato nel 1693; egli fa derivare il nome bergamotto dalla somiglianza del frutto con la pera bergamotta, vocabolo derivato dal turco -Beg-armudu “la principessa delle pere”. Nicola Parisi ha il merito, intorno al 1750, di aver impiantato a Reggio Calabria, presso il fondo denominato “Giunchi”, il primo bergamotteto; ne fece seguito una rapida estensione della coltivazione. Anche se alcuni botanici hanno considerato il bergamotto un “ibrido” derivato dalla limetta dolce e dal limone, con i quali ha alcuni caratteri in comune, oggi prevale la convizione che trattasi di una specie a sé, forse frutto di un innesto casuale, definita dai botanici col nome di Citrus Bergamia, Risso, appartenente alla famiglia delle Rutacee, genere Citrus.

La pianta di bergamotto non supera i quattro metri di altezza; ha rami irregolari e foglie di colore verde scuro, alterne, oblunghe, prive di peluria e ricche di ghiandole contenenti olio essenziale. Tondeggianti, qualche volta sferici, con buccia liscia e spessa che va dal verde al giallo con il progredire della maturazione, con un peso che va dagli 80 ai 200 grammi, i frutti del bergamotto sono costituiti:
• da una parte esterna, ricca di otricoli contenenti l’olio essenziale e di pigmenti, colorati dal verde al giallo, detta epicarpo o flavedo. L’epicarpo è ricoperto all’esterno da una cuticola sottile contenente gli stomi;
• Da una parte sottostante, costituita da un tessuto bianco e spugnoso composto per il 20% da sostanze pectiche, denominata mesocarpo o albedo;
• Da una parte interna detta endocarpo o polpa, che rappresenta il 65/70% del frutto. L’endocarpo contiene segmenti o spicchi, distribuiti intorno ad asse centrale detto medula di composizione spugnosa come l’albedo. Gli spicchi sono avvolti da una leggera cuticola e contengono al loro interno vescichette con il succo. I semi, infine, sono situati in prossimità dell’asse centrale.
Il Bergamotto comincia a fiorire nel corso degli ultimi giorni di marzo e per tutto aprile. Il fiore delle esperidee, viene generalmente chiamato con il nome di zagara: dalla voce siciliana dell’arabo zagara, “fiore”; per questo il fiore del bergamotto distingue Reggio Calabria come “città della zagara”, oltre che, fin dall’antichità, come “città della Fata Morgana”.

CONSISTENZA DELLE COLTURE – CLIMA – TERRENO
Benché numerosi tentativi siano stati effettuati in diverse aree agrumarie del mondo (dagli Stati Uniti d’America in Florida e California, agrumi calabriaall’Africa del Nord, al Sud America, alla Costa d’Avorio) per ottenere l’acclimatazione di questa pianta, in definitiva, ancor oggi si può affermare che la quasi totalità della produzione mondiale si trova concentrata in Calabria, in particolare nella provincia di Reggio, in quella ridotta striscia di terra che, lungo la costa e per una profondità di circa cinque chilometri, si apre all’ingresso dello Stretto di Messina (versi Scilla con le propaggini fino a Rosarno) e si estende fino a Roccella Jonica, compressa tra le propaggini estreme dell’Aspromonte e i mari Jonio e Tirreno, in provincia di Reggio Calabria. I bergamotteti più rigogliosi sono situati lungo le fiumare e i valloni, in terreni a base silicea, ma vicini al calcareo argilloso. La pianta di bergamotteto predilige l’esposizione a sud, risente molto degli sbalzi termici, in modo particolare delle nebbie di primavera, tipiche del litorale calabrese, che i contadini chiamano lupe di mare e a cui si deve la caduta dei frutti immaturi di bergamotto, comunemente chiamati bergamottella. La superficie coltivata a bergamotto si è oggi ridotta al di sotto di 1500 ettari; negli anni Trenta era di 2400 ettari. Il numero delle imprese produttrici è di circa 1500. Nella provincia di Reggio Calabria operano 45 industrie di trasformazione. I dati forniti dal Consorzio del bergamotto, per l’annata 1995-96 indicano in 16.000 tonnellate i frutti di bergamotto avviati alla trasformazione con una resa in essenza pari a 8.120 tonnellate. Da una recente indagine si valuta che gli occupati nella bergamotticoltura e attività connesse sono circa 3.000, per un totale di 280.000 giornate lavorative.

RACCOLTA DEI FRUTTI
I frutti di bergamotto vengono raccolti, da ottobre a dicembre, quando la giusta turgidezza della buccia oppone una maggiore resistenza alla pressione agevolando la rottura degli otricoli e la fuoriuscita dell’essenza. Una volta la raccolta dei bergamotto si faceva in appositi panieri e sporte rivestiti di tela per non deteriorare il frutto, oggi in meno romantiche cassette di plastica.

CARATTERI ORGANOLETTICI DELL’ESSENZA
L’essenza di bergamotto è un liquido, contenente a volte un deposito solido, di colore che va dal verde al giallo verdastro e odore fresco, gradevole, delicato che ricorda la buccia del frutto fresco. Utilizzazione dell’essenza: con i suoi 350 componenti chimici l’olio essenziale di bergamotto è indispensabile nell’industria profumiera internazionale avendo la funzione non solo di fissare il bouquet aromatico dei profumi, ma anche di aromatizzare le altre essenze contenute esaltando le note di freschezza e fragranza.agrumi calabria Oltre che nella vasta gamma di acqua da toilette, profumi, deodoranti, ciprie, lozioni antiforfora, rinfrescanti contro la caduta dei capelli, saponi profumati ad alto potere disinfettante, prodotti antisolare, sali da bagno, dentifrici, l’essenza di bergamotto viene impiegata nell’industria farmaceutica per il suo potere antisettico e antibatterico, nella sepsi chirurgica, in odontoiatria, oftalmologia, ginecologia, dermatologia, tanto da essere inserita nelle farmacopee di diversi paesi. Il primo a rivelare le proprietà balsamiche del bergamotto fu un medico: Francesco Calabrò il quale osservò che le ferite alle mani degli addetti alla raccolta e alla lavorazione del bergamotto non andavano in suppurazione, anzi guarivano rapidamente. La pubblicazione degli studi di Calabrò (1804) diede il via alle ricerche su questo frutto già usato centocinquanta anni prima dalle popolazioni del litorale reggino per curare le febbri malariche. L’essenza è infine usata nell’industria alimentare e dolciaria locale come aromatizzante di liquori, thè, caramelle, canditi, gelati, torte, bibite, e nella liquoreria è molto apprezzato il delizioso bergamino. Per finire si ricorda il legno di bergamotto e le tabacchiere di bergamotto. Il legno di bergamotto semiduro e compatto nella trama, viene ancora lavorato dai contadini dell’area grecanica, che con paziente maestria costruiscono arcaici balocchi e oggetti di uso domestico. Le tabacchiere sono costruite utilizzando il frutto del bergamotto abilmente svuotato dall’endocarpo e lasciato asciugare all’ombra fino a quando, più plasmabile, viene riversato e sagomato nella forma voluta. Le tabacchiere, conservanti il caratteristico profumo, si prestano ad essere artisticamente decorate e utilizzate per il tabacco da pipa e da fiuto e per altre specialità farmaceutiche e dolciarie all’aroma di bergamotto.

SISTEMI TRADIZIONALI DI ESTRAZIONE DELL’ESSENZA
La agrumi calabriasuperficie oggi coltivata a bergamotto è di circa 1500 Ha, con una produzione media di 100.000 Kg. di essenza. Per ottenere un Kg di essenza occorrono 200 Kg di frutti. Gli addetti del settore sono stimati in 4.00 unità. Nel processo manuale il frutto viene tagliato in due parti e cavato abilmente, mediante un particolare e affilatissimo coltello a cucchiaio detto rastrello. La scorza così separata della polpa viene sfumata. La sfumatura consiste nello strizzare abilmente le calotte del frutto, private della polpa, contro una grossa spugna naturale che ne accoglie l’essenza che sprizza dagli otricoli essenziferi. La spugna, impregnata di essenza, si spreme a sua volta dentro un recipiente di terracotta smaltata detto con colina al quale la stessa è assicurata, durante tutta l’operazione mediante una traversa appoggiata ai bordi superiori. Per semplice decantazione, infine l’essenza viene separata dagli altri liquidi e dai detriti che si producono nella lacerazione dei tessuti.

L’alto costo della manodopera e l’aumento della produzione, sconsigliarono il sistema manuale a favore del metodo di estrazione a macchina. Sotto il governo dei Borboni, venne bandito un apposito concorso, del quale risultò vincitore il reggino Nicola Barilla nel 1844 con la Macchina per l’estrazione dell’essenza di bergamotto, perfezionata in seguito da Luigi Autieri migliorandone le capacità lavorative. Questa macchina, detta comunemente calabrese, consta essenzialmente di due scodelle o coppe di ghisa del diametro di circa 30 cm, tra le quali i frutti, preliminarmente sottoposti a calibratura e che costituiscono la paria, vengono compressi e raschiati, lasciando così sprizzare l’essenza che scola insieme ai detriti della buccia ed all’acqua di vegetazione, attraverso una finestra praticata nella coppa inferiore, in un bavano di rame o di argilla. Al termine della giornata lavorativa gli operai tolgono dalla macchina estrattiva il bavano contenente essenza e detriti. Per decantazione l’essenza viene separata dagli altri liquidi e dai detriti prodotti dalla lacerazione dei rifiuti. I detriti si introducono in sacchetti di lana detti saccotti sorretti da cavalletti che sono infine sottoposto a distillazione in appositi alambicchi per ottenere il distillato di bergamotto. Tra gli anni ’60 e ’80 due fattori hanno un po’ penalizzato la coltivazione del bergamotto: da una parte la drastica riduzione delle aree coltivate, dall’altra l’illusione di alcuni industriali profumieri di poter sostituire l’essenza naturale con quella sintetica. La coltivazione del bergamotto, la produzione e commercializzazione della sua essenza hanno costituito per oltre 50 anni fino ai giorni nostri un raro momento d’imprenditoria agricola, di respiro internazionale della Calabria.

METODO MODERNO DI ESTRAZIONE DELL’ESSENZA
La scomparsa di manodopera specializzata, la necessità di limitare i costi di trasformazione e di evitare le perdite di essenza, hanno posto il problema dell’evoluzione della lavorazione del bergamotto dal piano artigianale verso forme e sistemi di organizzazione industriali; si è giunti così all’invenzione delle macchine pelatrici ad acqua. Le macchine pelatrici sono dotate di sistemi automatici per il carico e lo scarico dei frutti. Durante l’estrazione una pioggia d’acqua spruzzata dalla sommità della camera di lavorazione, porta i prodotti della pelatura al premi detriti e infine a centrifughe a dischi per la separazione immediata dell’essenza. L’essenza ottenuta, dopo essere stata sottoposta ad analisi chimica, viene conservata in appositi ramieroni e poi distribuita in fusti saldati ed etichettati. Dalle foglie e dai rami teneri del bergamotto si ottiene per distillazione in corrente di vapore un’essenza chiamata petit grain. Infine a seconda del grado di maturazione raggiunto, si ricavano: il nero di bergamotto, l’essenza di bergamottella e il distillato di bergamottella, dai fiori per distillazione, si produce una pregiatissima essenza chiamata Neroli.

IL CONSORZIO DEL BERGAMOTTO
agrumi calabriaLa crisi di commercializzazione dell’essenza del bergamotto nei primi decenni del secolo, dovuta alla congiuntura internazionale, ma soprattutto all’insidia della produzione di essenza sintetica immessa sui mercati internazionali, determinò l’abbattimento di intere proprietà coltivate a bergamotto. I produttori fino a quel momento sostenitori della libera iniziativa, sganciata da ogni forma di regolamentazione del mercato dell’essenza, divennero in seguito sostenitori di interventi legislativi volti al controllo della produzione, alla difesa del mercato e della qualità dell’essenza. Risale al 1930 la legge istitutiva del Magazzino generale per il deposito dell’essenza di bergamotto, che sanciva l’obbligo di accompagnare l’essenza destinata alla esportazione con un certificato di analisi che ne garantisse la purezza, rilasciato dalla regia Stazione sperimentale di Reggio Calabria. Nel 1931 nasce il Consorzio di produttori di bergamotto, finché con D.M. del 29/5/1946 vede la luce il Consorzio del bergamotto con sede a Reggio Calabria, regolato oggi dalla Legge regionale n. 7 del 5/2/1977 che ha tra gli scopi principali quello di:
• Gestire l’ammasso dell’essenza
• Elaborare piani di sviluppo delle aziende produttrici
• Varare iniziative tecnico-scientifiche per il miglioramento delle coltivazione
• Promuovere l’associazionismo fra i produttori e la ricerca per il miglioramento dei processi tecnologici di lavorazione del bergamotto
• Curare la collocazione del prodotto sul mercato, garantendo ai consumatori nazionali e stranieri la genuinità del prodotto.

Cedro
Il cedro (Citrus medica) è una specie appartenente al genere agrumi calabriaCitrus, nella famiglia delle rutacee. È ritenuta una delle tre specie di agrumi da cui derivano tutti i membri del genere oggi conosciuti, assieme al pomelo ed al mandarino. Il nome cedro, derivato dalla volgarizzazione dal latino citrus, è però ambiguo, in quanto coincide con la traduzione di cedrus, nome dato alla conifera (i famosi cedri del Libano che fornirono il legno per tante imbarcazioni nel mondo antico). Ecco perché in alcuni testi per l'agrume viene usato anche il termine citro.
Oggi in Italia il cedro è principalmente coltivato e lavorato in Calabria, nella fascia costiera dell'alto Tirreno cosentino che va da Belvedere Marittimo a Tortora, denominata Riviera dei Cedri con al centro Santa Maria del Cedro, dove questo agrume cresce spontaneo.
La pianta è un arbusto che può raggiungere i 4 metri di altezza. I rametti giovani sono rossastri o violetti, con foglie lunghe fino a 20 cm. I fiori crescono in gruppi da tre a dodici e sono molto profumati; i boccioli sono rossastri, ma il fiore aperto è bianco. Il frutto è grande 20-30 cm, giallino, ovale o quasi rotondo, talvolta con una leggera protuberanza al peduncolo e un po' appuntito dalla parte opposta. La buccia è molto ruvida ed eccezionalmente spessa. Costituisce fino al 70% del frutto, per cui – tolti pure i semi e la pellicola tra gli spicchi – solo un 25-30% del cedro è edibile. Va detto però che comunque questo frutto si consuma fresco assai di rado; la caratteristica peculiare del cedro è infatti quella di produrre frutti completamente dolci o completamente agri.
agrumi calabria
Il cedro viene impiegato nell'industria alimentare per la preparazione di bibite analcoliche e frutta candita, ma la maggior parte ne viene consumata nell'industria farmaceutica per la produzione di olio essenziale. L'essenza ricavata dal cedro è però facilmente deteriorabile, per cui solitamente si usa corretta con l'essenza di cedrina.
La cedrina (Citrus medica citrea gibocarpa) è una varietà usata esclusivamente per la produzione dell'essenza. Dato infatti che il cedro è scarsamente utilizzabile come frutto fresco, si è cercato di svilupparne delle varietà che potessero essere sfruttate industrialmente. Dalla cedrina si estrae un olio essenziale con forte odore di cedro; consistente perlopiù di limonina, citrale ed altri terpeni. Mentre l'essenza originale del cedro facilmente si intorbidisce e lascia dei residui resinosi, l'essenza di cedrina rimane limpida. È dunque un eccellente sostituto, tanto che vari agronomi propendono per un totale abbandono delle coltivazioni del cedro a favore di quelle della cedrina.
Una menzione particolare va fatta del cedro giudaico o etrog (Citrus medica var. ethrog) che viene usata dai credenti ebrei nella Festività dei Tabernacoli. agrumi calabriaÈ una varietà coltivata in Grecia, Etiopia e soprattutto in Israele ma anche in Calabria nella Riviera dei cedri. A differenza di tutti gli altri agrumi, possiede un'albedo (la parte bianca della buccia) commestibile ed anzi molto succosa. Gli steroli contenuti nell'albedo sono un ottimo rimedio contro il colesterolo. Il frutto intero viene impiegato per la produzione di bibite analcoliche.
Il cedro è tra gli agrumi la specie col maggior numero di varietà; la maggiore in Italia è quella coltivata in Calabria, denominata cedro liscio di Diamante (di grosso taglio e profumata, destinata in gran parte alla canditura);
La pianta di bergamotto non supera i quattro metri di altezza; ha rami irregolari e foglie di colore verde scuro, alterne, oblunghe, prive di peluria e ricche di ghiandole contenenti olio essenziale. Tondeggianti, qualche volta sferici, con buccia liscia e spessa che va dal verde al giallo con il progredire della maturazione, con un peso che va dagli 80 ai 200 grammi, i frutti del bergamotto sono costituiti:
• da una parte esterna, ricca di otricoli contenenti l’olio essenziale e di pigmenti, colorati dal verde al giallo, detta epicarpo o flavedo. L’epicarpo è ricoperto all’esterno da una cuticola sottile contenente gli stomi;
• Da una parte sottostante, costituita da un tessuto bianco e spugnoso composto per il 20% da sostanze pectiche, denominata mesocarpo o albedo;
• Da una parte interna detta endocarpo o polpa, che rappresenta il 65/70% del frutto. L’endocarpo contiene segmenti o spicchi, distribuiti intorno ad asse centrale detto medula di composizione spugnosa come l’albedo. Gli spicchi sono avvolti da una leggera cuticola e contengono al loro interno vescichette con il succo. I semi, infine, sono situati in prossimità dell’asse centrale.
Il Bergamotto comincia a fiorire nel corso degli ultimi giorni di marzo e per tutto aprile. Il fiore delle esperidee, viene generalmente chiamato con il nome di zagara: dalla voce siciliana dell’arabo zagara, “fiore”; per questo il fiore del bergamotto distingue Reggio Calabria come “città della zagara”, oltre che, fin dall’antichità, come “città della Fata Morgana”.
CONSISTENZA DELLE COLTURE – CLIMA – TERRENO
Benché numerosi tentativi siano stati effettuati in diverse aree agrumarie del mondo (dagli Stati Uniti d’America in Florida e California, agrumi calabriaall’Africa del Nord, al Sud America, alla Costa d’Avorio) per ottenere l’acclimatazione di questa pianta, in definitiva, ancor oggi si può affermare che la quasi totalità della produzione mondiale si trova concentrata in Calabria, in particolare nella provincia di Reggio, in quella ridotta striscia di terra che, lungo la costa e per una profondità di circa cinque chilometri, si apre all’ingresso dello Stretto di Messina (versi Scilla con le propaggini fino a Rosarno) e si estende fino a Roccella Jonica, compressa tra le propaggini estreme dell’Aspromonte e i mari Jonio e Tirreno, in provincia di Reggio Calabria. I bergamotteti più rigogliosi sono situati lungo le fiumare e i valloni, in terreni a base silicea, ma vicini al calcareo argilloso. La pianta di bergamotteto predilige l’esposizione a sud, risente molto degli sbalzi termici, in modo particolare delle nebbie di primavera, tipiche del litorale calabrese, che i contadini chiamano lupe di mare e a cui si deve la caduta dei frutti immaturi di bergamotto, comunemente chiamati bergamottella. La superficie coltivata a bergamotto si è oggi ridotta al di sotto di 1500 ettari; negli anni Trenta era di 2400 ettari. Il numero delle imprese produttrici è di circa 1500. Nella provincia di Reggio Calabria operano 45 industrie di trasformazione. I dati forniti dal Consorzio del bergamotto, per l’annata 1995-96 indicano in 16.000 tonnellate i frutti di bergamotto avviati alla trasformazione con una resa in essenza pari a 8.120 tonnellate. Da una recente indagine si valuta che gli occupati nella bergamotticoltura e attività connesse sono circa 3.000, per un totale di 280.000 giornate lavorative.

RACCOLTA DEI FRUTTI.
I frutti di bergamotto vengono raccolti, da ottobre a dicembre, quando la giusta turgidezza della buccia oppone una maggiore resistenza alla pressione agevolando la rottura degli otricoli e la fuoriuscita dell’essenza. Una volta la raccolta dei bergamotto si faceva in appositi panieri e sporte rivestiti di tela per non deteriorare il frutto, oggi in meno romantiche cassette di plastica.

CARATTERI ORGANOLETTICI DELL’ESSENZA.
L’essenza di bergamotto è un liquido, contenente a volte un deposito solido, di colore che va dal verde al giallo verdastro e odore fresco, gradevole, delicato che ricorda la buccia del frutto fresco. Utilizzazione dell’essenza: con i suoi 350 componenti chimici l’olio essenziale di bergamotto è indispensabile nell’industria profumiera internazionale avendo la funzione non solo di fissare il bouquet aromatico dei profumi, ma anche di aromatizzare le altre essenze contenute esaltando le note di freschezza e fragranza.agrumi calabria Oltre che nella vasta gamma di acqua da toilette, profumi, deodoranti, ciprie, lozioni antiforfora, rinfrescanti contro la caduta dei capelli, saponi profumati ad alto potere disinfettante, prodotti antisolare, sali da bagno, dentifrici, l’essenza di bergamotto viene impiegata nell’industria farmaceutica per il suo potere antisettico e antibatterico, nella sepsi chirurgica, in odontoiatria, oftalmologia, ginecologia, dermatologia, tanto da essere inserita nelle farmacopee di diversi paesi. Il primo a rivelare le proprietà balsamiche del bergamotto fu un medico: Francesco Calabrò il quale osservò che le ferite alle mani degli addetti alla raccolta e alla lavorazione del bergamotto non andavano in suppurazione, anzi guarivano rapidamente. La pubblicazione degli studi di Calabrò (1804) diede il via alle ricerche su questo frutto già usato centocinquanta anni prima dalle popolazioni del litorale reggino per curare le febbri malariche. L’essenza è infine usata nell’industria alimentare e dolciaria locale come aromatizzante di liquori, thè, caramelle, canditi, gelati, torte, bibite, e nella liquoreria è molto apprezzato il delizioso bergamino. Per finire si ricorda il legno di bergamotto e le tabacchiere di bergamotto. Il legno di bergamotto semiduro e compatto nella trama, viene ancora lavorato dai contadini dell’area grecanica, che con paziente maestria costruiscono arcaici balocchi e oggetti di uso domestico. Le tabacchiere sono costruite utilizzando il frutto del bergamotto abilmente svuotato dall’endocarpo e lasciato asciugare all’ombra fino a quando, più plasmabile, viene riversato e sagomato nella forma voluta. Le tabacchiere, conservanti il caratteristico profumo, si prestano ad essere artisticamente decorate e utilizzate per il tabacco da pipa e da fiuto e per altre specialità farmaceutiche e dolciarie all’aroma di bergamotto.

SISTEMI TRADIZIONALI DI ESTRAZIONE DELL’ESSENZA.
La agrumi calabriasuperficie oggi coltivata a bergamotto è di circa 1500 Ha, con una produzione media di 100.000 Kg. di essenza. Per ottenere un Kg di essenza occorrono 200 Kg di frutti. Gli addetti del settore sono stimati in 4.00 unità. Nel processo manuale il frutto viene tagliato in due parti e cavato abilmente, mediante un particolare e affilatissimo coltello a cucchiaio detto rastrello. La scorza così separata della polpa viene sfumata. La sfumatura consiste nello strizzare abilmente le calotte del frutto, private della polpa, contro una grossa spugna naturale che ne accoglie l’essenza che sprizza dagli otricoli essenziferi. La spugna, impregnata di essenza, si spreme a sua volta dentro un recipiente di terracotta smaltata detto con colina al quale la stessa è assicurata, durante tutta l’operazione mediante una traversa appoggiata ai bordi superiori. Per semplice decantazione, infine l’essenza viene separata dagli altri liquidi e dai detriti che si producono nella lacerazione dei tessuti.
L’alto costo della manodopera e l’aumento della produzione, sconsigliarono il sistema manuale a favore del metodo di estrazione a macchina. Sotto il governo dei Borboni, venne bandito un apposito concorso, del quale risultò vincitore il reggino Nicola Barilla nel 1844 con la Macchina per l’estrazione dell’essenza di bergamotto, perfezionata in seguito da Luigi Autieri migliorandone le capacità lavorative. Questa macchina, detta comunemente calabrese, consta essenzialmente di due scodelle o coppe di ghisa del diametro di circa 30 cm, tra le quali i frutti, preliminarmente sottoposti a calibratura e che costituiscono la paria, vengono compressi e raschiati, lasciando così sprizzare l’essenza che scola insieme ai detriti della buccia ed all’acqua di vegetazione, attraverso una finestra praticata nella coppa inferiore, in un bavano di rame o di argilla. Al termine della giornata lavorativa gli operai tolgono dalla macchina estrattiva il bavano contenente essenza e detriti. Per decantazione l’essenza viene separata dagli altri liquidi e dai detriti prodotti dalla lacerazione dei rifiuti. I detriti si introducono in sacchetti di lana detti saccotti sorretti da cavalletti che sono infine sottoposto a distillazione in appositi alambicchi per ottenere il distillato di bergamotto. Tra gli anni ’60 e ’80 due fattori hanno un po’ penalizzato la coltivazione del bergamotto: da una parte la drastica riduzione delle aree coltivate, dall’altra l’illusione di alcuni industriali profumieri di poter sostituire l’essenza naturale con quella sintetica. La coltivazione del bergamotto, la produzione e commercializzazione della sua essenza hanno costituito per oltre 50 anni fino ai giorni nostri un raro momento d’imprenditoria agricola, di respiro internazionale della Calabria.

METODO MODERNO DI ESTRAZIONE DELL’ESSENZA.
La scomparsa di manodopera specializzata, la necessità di limitare i costi di trasformazione e di evitare le perdite di essenza, hanno posto il problema dell’evoluzione della lavorazione del bergamotto dal piano artigianale verso forme e sistemi di organizzazione industriali; si è giunti così all’invenzione delle macchine pelatrici ad acqua. Le macchine pelatrici sono dotate di sistemi automatici per il carico e lo scarico dei frutti. Durante l’estrazione una pioggia d’acqua spruzzata dalla sommità della camera di lavorazione, porta i prodotti della pelatura al premi detriti e infine a centrifughe a dischi per la separazione immediata dell’essenza. L’essenza ottenuta, dopo essere stata sottoposta ad analisi chimica, viene conservata in appositi ramieroni e poi distribuita in fusti saldati ed etichettati. Dalle foglie e dai rami teneri del bergamotto si ottiene per distillazione in corrente di vapore un’essenza chiamata petit grain. Infine a seconda del grado di maturazione raggiunto, si ricavano: il nero di bergamotto, l’essenza di bergamottella e il distillato di bergamottella, dai fiori per distillazione, si produce una pregiatissima essenza chiamata Neroli.

IL CONSORZIO DEL BERGAMOTTO.
agrumi calabriaLa crisi di commercializzazione dell’essenza del bergamotto nei primi decenni del secolo, dovuta alla congiuntura internazionale, ma soprattutto all’insidia della produzione di essenza sintetica immessa sui mercati internazionali, determinò l’abbattimento di intere proprietà coltivate a bergamotto. I produttori fino a quel momento sostenitori della libera iniziativa, sganciata da ogni forma di regolamentazione del mercato dell’essenza, divennero in seguito sostenitori di interventi legislativi volti al controllo della produzione, alla difesa del mercato e della qualità dell’essenza. Risale al 1930 la legge istitutiva del Magazzino generale per il deposito dell’essenza di bergamotto, che sanciva l’obbligo di accompagnare l’essenza destinata alla esportazione con un certificato di analisi che ne garantisse la purezza, rilasciato dalla regia Stazione sperimentale di Reggio Calabria. Nel 1931 nasce il Consorzio di produttori di bergamotto, finché con D.M. del 29/5/1946 vede la luce il Consorzio del bergamotto con sede a Reggio Calabria, regolato oggi dalla Legge regionale n. 7 del 5/2/1977 che ha tra gli scopi principali quello di:
• Gestire l’ammasso dell’essenza
• Elaborare piani di sviluppo delle aziende produttrici
• Varare iniziative tecnico-scientifiche per il miglioramento delle coltivazione
• Promuovere l’associazionismo fra i produttori e la ricerca per il miglioramento dei processi tecnologici di lavorazione del bergamotto
• Curare la collocazione del prodotto sul mercato, garantendo ai consumatori nazionali e stranieri la genuinità del prodotto.


 
 
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Oliva_TaggiascaL'Oliva taggiasca è una cultivar di olivo tipica della Riviera ligure.
È così chiamata perché arrivò a Taggia, qui portata dai monaci di San Colombano provenienti dall'isola monastero di Lerino. Gli innesti di oliva taggiasca furono nei secoli diffusi in tutta Italia, sebbene la coltivazione maggiore sia sempre rimasta nella provincia di Imperia, e oggi risulta essere una delle più rinomate olive per produzione di olio extravergine e una delle migliori olive da mensa, poiché il frutto, nonostante le ridotte dimensioni, è molto gustoso.

Il frutto, di forma ovoidale, produce un olio di colore giallo (giallo-verde nel savonese), dall'odore di fruttato maturo e sapore anche fruttato con sensazione decisa di dolce (acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a 0,5 grammi per 100 grammi di olio). Dal gennaio 1997 è stato istituita, per questa coltura, la denominazione di origine protetta legata a un olio extravergine di oliva detto "Riviera Ligure DOP".

taggiamapSi utilizza in gastronomia in molti dei piatti liguri a base sia di carne sia di pesce, in particolare gli umidi. Tra questi i più conosciuti sono: coniglio in umido alla ligure (o alla sanremese), agnello alle olive, roast-beef alla salsa di olive, baccalà alla levantina, cappunadda, olive in salamoia.

Per raccogliere le olive della varietà taggiasca attualmente vengono stese sotto le piante ampie stuoie di rete a maglia fitta; le stuoie vengono posizionate in periodi antecedenti la vera e propria raccolta al fine di consentire il recupero dei frutti che cadono anzitempo in modo naturale. Il periodo della raccolta sarà poi caratterizzato da manovalanze che, attrezzate con lunghi bastoni, scuotono fisicamente i rami degli ulivi al fine di far cadere più frutti possibile nelle stuoie sottostanti. Oggi si sta rapidamente diffondendo il metodo più veloce e meno faticoso della raccolta meccanica per mezzo di bastoni elettrici o a motore a due tempi.

Il metodo tradizionale di raccolta praticato nell'imperiese, tuttavia, prevedeva che le olive venissero sbattute e fatte cadere dall'albero e poi raccolte una a una manualmente. Il compito della sbattitura spettava tradizionalmente agli uomini, mentre quello della raccolta a terra alle donne. Oggi i ruoli non sono più distinti.

Le olive taggiasche sono caratterizzate da un sapore e un aroma molto piacevole e delicato, tanto da essere indicate per la preparazione di numerosi condimenti, per rallegrare e rendere unici tantissime sfiziose ricette e piatti. 

Prima di tutto queste olive sono ottime per essere utilizzate come antipasto; abbinate a salumi e formaggi, oppure tritate e usate per bruschette e crostini. 

In particolare, per preparare un patè di olive come si deve, potrete aggiungere anche un po' di olio e di parmigiano grattugiato. 

Per quanto riguarda i primi piatti, le olive taggiasche possono essere tagliate a rondelle e unite a del semplice sugo di pomodoro, oppure con l'aggiunta di tonno o pesce in genere, a seconda delle vostre preferenze.









Per i secondi, questa varietà di olive viene usata per la preparazione del condimento sia per la carne, sia per il pesce, in bianco o con sugo di pomodoro o con pomodoro a pezzetti; ideale anche da aggiungere al sughetto della zuppa di pesce.









Una ricetta molto invitante è il polipo con patate e olive taggiasche, un piatto decisamente leggero e gustoso.
Inoltre, le olive taggiasche sono un ottimo ingrediente per le ricche insalate estive, di solito imbastite con insalata, pomodorini, formaggio, mais e altri ingredienti a piacere.
Olivi_in_Liguria
olive_perfette_a_tutte_le_ore
Olive_oil_from_Oneglia
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olive taggiasche
 
 
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