vigna1Il vino da uve biologiche In questo nuovo modello agricolo che si va faticosamente prefigurando, la viticoltura occupa un posto di privilegio perché nella gestione della vite si sono, fin dal principio, combinate la tradizione e l’innovazione. 

La dinamica dei vitigni biologici.
Il vino è tra i più antichi ed importanti derivati della trasformazione dei prodotto agricoli e costituisce un elemento distintivo della tradizione agro-alimentare italiana. 

Il nostro Paese è da sempre il secondo produttore di vino all’interno dell’Unione Europea,preceduto soltanto dalla Francia (Eurostat, anni vari). Le superfici investite a vigneti coltivati con tecniche biologiche rappresentano oggi una quota ancora marginale degli investimenti complessivi (Distilleria, 2003).

Nell’arco degli ultimi 10 anni, l’estensione dei vigneti biologici è aumentata in misura esponenziale, e i vigneti biologici sono presenti soprattutto nel Mezzogiorno, a cui troviamo a seguire Sicilia e Sardegna. La restante parte delle superfici biologiche si concentra in misura significativa presso le altre regioni dell’Italia meridionale a cui segue l’Italia centrale e quella settentrionale.
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La struttura degli operatori e la produzione.
Allo stato attuale, la vinificazione non è disciplinata per quanto concerne il metodo biologico. All’interno di tutti i paesi dell’U.E. la denominazione di vendita deve dunque fare riferimento a “vino ottenuto da uve da agricoltura biologica”. In pratica, ad oltre 15 anni dall’emanazione del Reg. CEE 2092/91,non sono ancora state inserite norme specifiche su questa materia. Si tratta di una situazione paradossale che in molti casi genera confusione nei consumatori interessati ad avvicinarsi al prodotto ed è motivo di competizione sleale con i vini di paesi terzi sui mercati extra-U.E., dove la dizione “organic”, cioè la traduzione inglese del termine biologico, è invece consentita. 
 
Il consumo dei prodotti biologici in genere e quello dei vini ottenuti da uve biologiche in particolare, presentano una forte asimmetria a livello territoriale, sia in valori assoluti che come incidenza del peso relativo dei diversi canali. Per quanto riguarda i consumi di biologico,è risaputo che attualmente nell’Italia Settentrionale si concentra il 60% dei consumi di prodotti alimentari biologici confezionati venduti dalla Distribuzione Moderna. Tuttavia, il vino da uve biologiche, se di qualità, non ha nel supermercato un punto di vendita in grado di sostenere l’immagine del prodotto.
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Il commercio intra-U.E. di vino.
In Italia, il vino da uve biologiche detiene una quota di mercato ancora molto piccola rispetto a quello del convenzionale. Il discorso vale anche per il prodotto commercializzato fuori dei confini nazionali,se l’intera analisi si limita al confronto dei volumi complessivamente movimentati e del giro di affari. L’interscambio di vino convenzionale all’interno dei paesi dell’U.E. è stimabile in oltre 6 miliardi di euro. Il biologico contrappone una cifra di affari stimabile intorno ai 25 milioni di euro. 

Molte delle aziende italiane, soprattutto quelle specializzate, presentano una forte propensione all’export. L’incidenza delle esportazioni possono variare da un minimo del 15% ad un massimo del 95% della produzione complessiva. In generale, sulla base di varie stime si può valutare che, in media, oltre il 50% della produzione italiana di vino ottenuto da uve biologiche prenda la strade dell’estero (OMIaRD, 2002).
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Scenari futuri.
Le vendite delle produzioni enologiche da uve biologiche possono trarre vantaggio dal sostegno di politiche di marketing istituzionali. I campi di intervento potrebbero riguardare il sostegno diretto all’attività delle imprese, le modalità di vendita del prodotto e l’approccio ai canali di distribuzione (Nomisma, 2003). Per quanto riguarda il primo punto, è necessario uno sforzo per favorire la diminuzione dei costi di certificazione.

In relazione al secondo aspetto, risulterebbe utile incentivare la presenza di aziende vitivinicole presso fiere del settore, soprattutto internazionali. Provvedimenti in tal senso possono favorire il mantenimento di una buona redditività delle aziende, aprendo nuovi sbocchi di mercato.

In ultimo, una politica di supporto alle vendite tramite aiuti alla creazione di consorzi per l’export potrebbe agevolare soprattutto le imprese di dimensioni più ridotte.


Come i mercati esteri hanno fatto da traino all’insieme di prodotti alimentari riconducibili al Made in Italy, allo stesso modo essi possono diventare un elemento di traino per la crescita ed il consolidamento del comparto vinicolo biologico.
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vignetti parasiti shelterLa difesa antiparassitaria.
Per il controllo di questi parassiti sono diversi i prodotti fitosanitari che possono essere efficaci in viticoltura biologica. Quello maggiormente utilizzato è il Bacillus thuringiensis nonché la lotta con modificatori di comportamento (confusione sessuale).

Il Bacillus thuringiensis agisce per ingestione e per contatto sulla coltura; è fondamentale che il grappolo sia ben esposto all’azione dell’atomizzatore e che quest’ultimo sia in perfetta efficienza;migliora l’efficacia del prodotto antiparassitario l’aggiunta di zucchero per 5-6 kg/ha. In alcuni importanti comprensori viticoli, in aziende con impianti superiori all’ettaro, il metodo della confusione sessuale ha dato risultati soddisfacenti, se ben coadiuvato da una qualificata assistenza tecnica. 

Le principali malattie fungine della vite.
Plasmopara viticola - Peronospora
Questa malattia,a causa della sua elevata capacità distruttiva,rappresenta una costante minaccia per la coltura in tutte le aree viticole italiane, anche se i maggiori pericoli si incontrano nelle regioni settentrionali, in cui le condizioni pedoclimatiche sono complessivamente più favorevoli al ciclo biologico del patogeno. 

Questo è ,infatti,fondamentalmente condizionato dalla disponibilità di acqua, che influisce positivamente nelle diverse fasi del ciclo, determinando con la sua entità e distribuzione il livello di aggressività della malattia. La peronospora della vite è stata uno dei primi casi fitoiatrici oggetto di una gestione guidata attraverso la famosa “regola dei tre dieci”, che da oltre mezzo secolo viene praticamente utilizzata in Italia e ha fornito un contributo sostanziale alla razionalizzazione della difesa. 

Come è noto, la “regola dei tre dieci” considera probabile un’infezione primaria quando, in presenza di vegetazione suscettibile (differenziazione degli stomi, corrispondente a uno sviluppo dei germogli prossimo a una lunghezza di 10 cm), si verifica una pioggia di almeno 10 mm e la temperatura ha raggiunto o superato i 10°C. 

Sulla base dell’andamento delle temperature nei giorni successivi alla supposta pioggia infettante è, quindi, possibile prevedere la data di possibile evasione, in modo da posizionare il trattamento poco prima della fine del periodo d’incubazione, allo scopo di impedire successive infezioni secondarie (Goidanich et al.,1957).
vignetti parassiti Scaphoideus-titanus
Uncinula necator - Oidio o mal bianco.
Come la peronospora,è dotato di una elevata capacità distruttiva sulla produzione ed è complessivamente in Italia una malattia ancora più pericolosa a causa della diffusione territoriale pressoché generalizzata nelle regioni centro-meridionali ed anche in molte aree settentrionali. 

Ciò è dovuto alle caratteristiche biologiche del patogeno, che da un lato rendono le infezioni poco dipendenti dall’andamento climatico, favorendone l’insediamento nella maggior parte delle situazioni pedoclimatiche della viticoltura italiana, dall’altro gli conferiscono eccezionali capacità di perpetuazione e diffusione, rendendo notevolmente impegnativa la difesa.

Difesa dalla peronospora.
peronospora vignetti
Nella gestione di questa malattia è opportuno considerare preliminarmente il livello di base di rischio peronosporico collegato alle caratteristiche pedoclimatiche dell’area in cui si opera. Gli ambienti più soggetti agli attacchi sono quelli situati nelle aree di pianura delle regioni settentrionali,dove le precipitazioni sono di norma più abbondanti e hanno un effetto favorevole più marcato sul ciclo biologico del patogeno, a partire dalla maturazione e germinazione delle oospore. 

In tali ambienti la limitata disponibilità di antiperonosporici (in pratica il solo rame) può determinare difficoltà nella gestione della malattia nelle annate più piovose. Per contro nelle aree collinari del Nord e nelle maggior parte di quelle delle regioni centro-meridionali la difesa antiperonosporica della vite può essere gestita più agevolmente anche in agricoltura biologica. Le forme di allevamento, l’esposizione dei filari e la densità di impianto che permettono un maggior arieggiamento, una migliore esposizione dei grappoli all’aria ed alla luce sono le basi per poter gestire con efficacia sanitaria il vigneto. Pertanto è opportuno fare :

- la potatura al “verde”
- l’inerbimento
 
Difesa dall’oidio.
oidio vignetti
Da quando è comparso questo parassita in Europa a metà dell’800, il primo rimedio efficace è stato lo zolfo, e tutt’oggi continua ad essere il prodotto principale per la difesa in viticoltura biologica. I vigneti ben controllati, equilibrati, con forme di allevamento che garantiscono una buona esposizione alla luce dei grappoli ed interventi di potatura verde, risultano meno sensibili all’attacco dell’oidio. Un ulteriore aiuto al contenimento della malattia è dato da una equilibrata concimazione, soprattutto è importante non eccedere nella somministrazione di azoto e garantire una sufficiente disponibilità di potassio. 

E’ importante predisporre una strategia di lotta all’oidio di tipo preventivo con i prodotti fitosanitari autorizzati in agricoltura biologica, per ridurre i danni diretti ed indiretti, quest’ultimi responsabili della penetrazione e dell’insediamento della botrite. Lo zolfo funziona in fase di sublimazione, pertanto le basse temperature e l’elevata umidità ne riducono l’efficacia. Lo zolfo polverulento (30-40 kg/ha) è ritenuto quello maggiormente efficace ed economico, ma a basse temperature (sotto i 15-17°C) non svolge bene la sua attività, inoltre è facilmente dilavabile in caso di pioggia.
 
Lo zolfo bagnabile agisce a temperature più basse di quello polverulento ed è normalmente utilizzato fino alla fine della fioritura. Dal 2000 è stato registrato un preparato a base di spore di Ampelomyces quisqualis, fungo antagonista degli oidi. E’ utilizzato per ridurre le fonti di inoculo ed i trattamenti sono normalmente posizionati in post-vendemmia, per l’attività sui cleistoteci svernanti ed in fase di germogliamento. Successivamente può integrare e/o alternare lo zolfo nella strategia di difesa da questa micopatia. Nelle aree a basso rischio, quelle più fredde ed umide, con frequenti precipitazioni, l’oidio è da considerare una malattia secondaria e pertanto lo zolfo o altro prodotto specifico sono utilizzati in miscela con i trattamenti per le altre malattie, se compatibili.
prodotti fitosanitari
I prodotti fitosanitari:
Rame (Sali di).
E' un fungicida entrato a far parte della farmacopea agricola nel 1700. Ancora oggi conserva un posto di primaria importanza per la difesa delle piante da numerosi parassiti fungini. In agricoltura biologica sono ammesse ed autorizzate solo le seguenti forme:
  • idrossido di rame
  • ossicloruro di rame
  • ossido rameoso
  • solfato di rame (poltiglia bordolese, poltiglia borgognona, solfato tribasico, idrossi-solfato di rame)
L’azione del rame può essere:
  • sul parassita: la sua attività tossica dovuto allo ione rame e si esplica a livello di:
  • parete chitinosa,che viene danneggiata in quanto Cu++ tende a sostituirsi ad alcuni cationi (H+, Ca++, Mg++)
  • modificazione della permeabilità della membrana cellulare in seguito alla denaturazione di amminoacidi ed enzimi
  • alerazione dei processi respiratori ed ossido-riduttivi
  • sulla pianta: fungicida di contatto da utilizzarsi secondo criteri di lotta preventiva.
Il rame è un prodotto tossica per la pianta (fitotossico), la cui tossicità è variabile da prodotto a prodotto. La vite è una coltura tollerante il rame,sempre in funzione delle dosi,dei prodotti commerciali e dell’epoca di intervento,ma ne riduce l’attività fotosintetica dell’apparato fogliare. E’ da sempre sconsigliabile la miscelazione con oli e polisolfuri,risulta non compatibile con rotenone e Bacillus thuringiensis. La quantità del rame è limitato dal Regolamento dell’agricoltura biologica; dal 1 gennaio 2006 il limite massimo è di 6 kg/ha/anno. Il limite è riferito al principio attivo (p.a. riportato in etichetta), espresso in ione rame e non al prodotto commerciale. 

Non sono “ammessi” dal Regolamento dell’Agricoltura biologica e pertanto non utilizzabili i prodotti a base di rame definiti solubili o sistemici, quali: peptidati, pentaidrati, acetati o tallami di rame, etc. 

Zolfo.
Lo zolfo attualmente in commercio non arriva più dalle miniere, ma è un sottoprodotto della raffinazione del petrolio. E’ una sostanza anticrittogamica impiegata fin dal XIX secolo in frutticoltura e in viticoltura per combattere il “mal bianco”. 

La polivalenza di azione e il ruolo fisiologico svolto nelle piante, uniti a caratteristiche quali il ridotto impatto ambientale e il basso costo, lo rendono un principio attivo estremamente importante in agricoltura. Nelle formulazioni è molto importante il grado di purezza, definita come assenza di Selenio, dannoso per l’uomo e gli animali. Gli zolfi in commercio sono purificati.
L’azione dello zolfo può essere:
  • sul parassita: la sua azione sull’oidio è di tipo preventivo, curativo ed eradicante.
  • sulla pianta: prodotto di contatto.
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viticoltura-organica-italia2Equilibrio vegeto-produttivo Il rinnovamento della viticoltura avutosi in questi ultimi lustri ha comportato in progressivo aumento del valore dei vigneti ed importanti modifiche nella loro gestione,che deve necessariamente prevedere la valutazione ed il mantenimento nel tempo di una elevata efficienza fisiologica, quindi produttiva e qualitativa. Il vigneto equilibrato mantiene una efficienza elevata e costante nel tempo.

Condizioni di squilibrio per eccesso produttivo portano ad una ridotta velocità di crescita dei germogli che genera una superficie fogliare non sufficientemente sviluppata per sostenere la completa maturazione dell’uva. 

Si registrano scadimenti qualitativi importanti, le viti diventano sensibili agli stress ambientali e presentano una limitata fertilità delle gemme per l’anno successivo. Le viti in condizioni di equilibrio vegeto-produttivo presentano germogli che rallentano la loro crescita in fioritura od allegazione per poi arrestarla prima dell’invaiatura. In questo modo le piante hanno fermato una superficie fogliare adeguata a sostenere la maturazione dell’uva e l’accumulo degli zuccheri all’interno degli acini.
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La gestione del terreno nel vigneto biologico.
La conduzione di un vigneto biologico richiede una visione “globale” di un sistema complesso che, nel rispetto dell’ambiente,dovrebbe assicurare un soddisfacente livello produttivo e qualitativo. Nel “sistema vigneto” la gestione del suolo occupo un ruolo importante dal punto di vista ecologico e ambientale e può svolgere una funzione di sostegno non solo per la conservazione del suolo e della sua fertilità, ma anche per il mantenimento delle viti in equilibrio vegeto-produttivo, condizione fondamentale per ottenere uve di qualità.

Per quanto riguarda le esigenze nutritive della vite, non esistono particolari difficoltà nella coltivazione biologica. La vite è, nel complesso, poco esigente in elementi nutritivi. 

Senza entrare nel merito delle specifiche problematiche, è opportuno sottolineare che il metodo biologico non interferisce in senso negativo sulle rese produttive del vigneto: al contrario, la ricostituzione di una migliore fertilità generale del suolo favorisce la vitalità microbiologica del terreno e la dotazione in microelementi. È da tenere comunque presente il bilancio della sostanza organica e degli elementi nutritivi: un aspetto da valorizzare, soprattutto nel biologico, sono gli apporti dei residui di potatura.

La gestione del suolo di un vigneto biologico è uno dei fattori chiave per assicurare la conservazione del terreno agrario e della sua fertilità e, contemporaneamente, il mantenimento delle viti in un equilibrio ottimale per la produzione di uve di qualità.
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La gestione del suolo è uno dei punti nodali che caratterizzano l’agricoltura e, quindi, anche la viticoltura biologica. È da tenere presente che alcune tendenze e sperimentazioni della viticoltura moderna sono utili anche nel biologico.
 
Le lavorazioni del terreno sono limitate principalmente ai primi anni dell’impianto, agli ambienti con clima particolarmente asciutto o ai terreni molto sciolti. 

La tecnica più diffusa nel biologico è quella dell’inerbimento che viene adattato alle diverse condizioni pedoclimatiche, alle esigenze vegetative e produttive della vite e ad altri aspetti, come il contenimento dell’erosione superficiale e la protezione della fertilità del suolo. L’inerbimento consiste nel rivestimento del terreno occupato dal vigneto con una copertura erbacea la cui crescita viene controllata per mezzo di trinciature o sfalci lasciando in situ la biomassa. L’inerbimento potrà essere, quindi, naturale o artificiale; presente per tutto l’anno (permanente) o per un periodo limitato (temporaneo); può interessare l’intera superficie dell’impianto (inerbimento totale) o soltanto una parte (inerbimento parziale).
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La scelta varietale.
La scelta varietale in viticoltura biologica non segue una normativa particolare, pertanto si deve fare riferimento agli elenchi delle varietà ammesse alla coltivazione in una determinata area,che non prevedono per l’Italia ibridi produttori resistenti alle malattie fungine.

Se si considera che in Vitis vinifera non sono mai state segnalate resistenze nei confronti della peronospora,è del tutto impensabile poter fare viticoltura biologica affidandosi solo alla scelta varietale e alla tecnica colturale. Per produrre uva da vino in agricoltura biologica, come del resto in quella tradizionale, occorre partire da una accurata valutazione dell’agroecosistema in cui si deve operare,al fine di individuare eventuali fattori limitanti e approntare le pratiche agronomiche più idonee a massimizzare i risultati nel pieno rispetto dell’ambiente. 

E’ sicuramente più “semplice” coltivare la vite nelle zone più vocate e la vocazionalità di un’area è espressa proprio dall’interazione tra vitigno, clima e suolo. Oggi la viticoltura ha a disposizione un mezzo estremamente efficace per l’individuazione delle aree vocate: la “zonazione”, che può essere definita “la risultante di un assemblaggio di informazioni provenienti dai settori climatico, pedologico e colturale, e un mezzo prezioso con cui gestire l’evoluzione e la conversione produttiva di un’area viticola” (Jean et al.,1987).

I criteri generali identificati sono i seguenti: varietà a vigoria contenuta (fogliosità equilibrata), per avere una situazione microclimatica migliore all’interno della chioma; maturazione precoce (ciclo breve), per sfuggire meglio alle malattie parassitarie e a condizioni climatiche avverse; grappoli spargoli, per diminuire l’incidenza di marciumi e favorire la distribuzione dei fitofarmaci; acini a buccia spessa, perché sono meno sensibili agli attacchi parassitari (in particolare alla tignoletta); varietà meno sensibili alle avversità più pericolose in quella determinata area; varietà con buona affinità di innesto con i principali portainnesti.

La viticoltura biologica si basa sulla ricerca del migliore equilibrio possibile tra piante e ambiente,che significa avere viti che raggiungono e mantengono un buon equilibrio vegeto-produttivo,con risvolti positivi sulla qualità delle uve e sui costi di produzione. 

Considerato che clima e terreno sono due elementi fortemente condizionanti le successive scelte degli operatori agricoli e che la vite europea non possiede particolari caratteristiche di resistenza ai patogeni,la scelta varietale andrà fatta,a maggior ragione in biologico,proprio in funzione delle caratteristiche di clima e terreno e della capacità di mediazione tra terreno ed epibionte offerta dal portinnesto.
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viticoltura biologicaIl tema del biologico è entrato nel quotidiano in ragione di sensibilità personali, interessi professionali, a volte politici, temi sociali salutistici e istanze ambientalistiche. 

Il comparto vitivinicolo non si sottrae a questa cornice; anzi, la grande crescita che negli ultimi 10 anni ha portato i vigneti gestiti con il metodo biologico ad essere il 5% delle superfici italiane coltivate a vite, con una dimensione quindi superiore alla media generale delle coltivazioni biologiche, dimostra interessi ancora più rilevanti. 

La trasformazione in vino dell’uva prodotta con il metodo biologico non è stata regolamentata, al pari di altri settori dell’agroalimentare, creando qualche zona d’ombra sul suo sviluppo; tuttavia essa denota una ridotta problematicità per la naturalità del suo processo, facilitando la predisposizione e definizione di regole comuni. 

Esse devono essere chiare ed omogenee in alternativa all’attuale regolamentazione, operata da alcuni Enti Certificatori con la redazione di propri Disciplinari di vinificazione, per approdare ad un Disciplinare unico condiviso a livello europeo, se possibile.
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La fertilità, la vita stessa dei suoli,è in pericolo. In nome della produttività, abbagliato dalla corsa al profitto, l’uomo ha dimenticato che il cibo e il vino sono un prodotto della Terra, e che la Terra chiede rispetto. Dal 1985 ad oggi è stata utilizzata più della metà dei fertilizzanti chimici mai prodotti nella storia dell’uomo, negli ultimi vent’anni abbiamo immesso nella Terra la stessa quantità di prodotti chimici prima impiegati in un secolo:una crescita esponenziale. Senza rifiutare la Scienza e le sue scoperte,bisogna chiederle di mettersi, con un atto di umiltà, sullo stesso piano di tante conoscenze troppo in fretta dimenticate o emarginate, figlie della pratica quotidiana e dell’esperienza, di conoscenze ancestrali e di rispetto (Petrini,2008).
 
Quando beviamo un vino vero, quando ci si commuove per sapori o aromi particolari, è in realtà un mondo remoto che si ammira. Un mondo remoto che le leggi della Terra trasformano in una qualità fisica, restituendo alla Terra tutte le sue facoltà. Grazie a un’agricoltura rispettosa e artistica, l’uomo svolgerà pienamente il suo ruolo. Il gusto del vino può essere unico e inimitabile soltanto se è la piena espressione del suo clima e del proprio territorio. Perché le viti assorbano le caratteristiche del territorio per mezzo delle loro radici,questo deve essere vivo, perché i lieviti assorbano il clima in tutte le sue molteplici sfaccettature (vento, topografia, luce, calore, ecc.) non devono venire a contatto con agenti chimici di sintesi. Quando il sito produttivo ha dato piena espressione di sé, grazie alla sua coltivazione mediante pratiche agricole sane, gli aromi creati artificialmente non sono più necessari (N. Joly, 2007).
Il nuovo logo europeo del biologico
Nuovo logo europeo del Biologico

La biodiversità nel campo coltivato.
Uno dei temi centrali dell’ecologia è costituito dalla diversità biologica. La biodiversità animale e vegetale è diventata un parametro di riferimento nello studio del campo coltivato: basti pensare a come gli approcci quantitativi e qualitativi nello studio della biodiversità siano sempre più visti come indicatori della qualità dell’ambiente (Paoletti,1999).

La biodiversità può essere definita da due componenti:
1) la varietà delle specie;
2) l’abbondanza relativa di ciascuna di esse (equipartizione o eveness).


La prima componente può ridursi al “catalogo” delle specie, la seconda alle dimensioni relative delle singole popolazioni (Mugurran,1988). Ne deriva che per studiare in modo rigoroso la biodiversità andranno considerate entrambe le componenti. 

L’importanza della vegetazione spontanea.
Si è assistito negli ultimi decenni alla graduale scomparsa degli spazi naturali dalla campagne e di conseguenza a un’eccessiva semplificazione dell’agroecosistema di pianura. Soltanto in tempi recenti è stata evidenziata l’importanza degli spazi naturali nell’incrementare la diversità biologica del territorio e mantenere la stabilità dell’ambiente agrario, migliorandolo dal punto di vista ecologico ed economico.

Le piante spontanee, presenti nel campo coltivato o nelle aree marginali adiacenti, possono infatti svolgere un importante ruolo in agricoltura, favorendo in vario modo le popolazioni di insetti utili. 

L’importanza delle siepi nella lotta naturale agli organismi dannosi va ricercata anche nelle possibilità di fornire una continuità ecologica fra le diverse colture presenti in campo, costituendo corridoi di spostamento per gli ausiliari. 

Le siepi.
Siepi,filari frangivento e fasce boscate rappresentano per molti ausiliari (insetti pronubi e artropodi che si nutrono di organismi dannosi alle colture), importanti luoghi di rifugio nei quali trovare cibo e riparo nei momenti più critici dei ciclo biologico (Celli et al.,1996; Ferrari et al.,1998, Burgio et al.,2000). Per i Coleotteri Coccinellidi le siepi rappresentano un rifugio importante specialmente nel periodo autunno-invernale. 

Interfilari inerbiti.
Le bordure e gli interfilari inerbiti sono importanti per la sopravvivenza di numerose specie di entomofagi utili.

In agricoltura biologica è necessario gestire in modo oculato lo sfascio della vegetazione spontanea, attraverso operazioni che tengano conto del ciclo biologico degli organismi utili e dei fitofagi. Le operazioni di sfalcio sarebbero da evitare, ad esempio, nei periodi in cui le piante erbacee ospitano ingenti popolazioni di entomofagi o di pronubi selvatici, per evitarne la distruzione o l’allontanamento.
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Agenti dannosi e lotta naturale.
Le cicaline.
Le cicaline di interesse viticolo sono rappresentate da due specie:la cicalina gialla (Zygina rhamni) e la cicalina verde (Empoasca vitis), quest’ultima assai più diffusa e dannosa.
La cicalina verde, ampiamente diffusa e temuta in tutta l’Italia settentrionale, attacca invece le foglie a livello delle nervature, ostacolando il flusso della linfa. A seguito dell’attacco si verificano vistosi ingiallimenti o arrossamenti del margine fogliare che, successivamente, si arriccia e dissecca.
Esistono svariati antagonisti naturali in grado di tenere sotto controllo le infestazioni di cicaline. Tra questi l’Imenottero parassitoide Anagrus atomus. Questo insetto attacca le uova di svariate specie che infestano piante spontanee e coltivate. 

Tignole.
La tignoletta della vite (Lobesia botrana) è stato per molti anni il fitofago chiave della coltura nelle diverse aree viticole italiane. Nelle regioni più settentrionali,in zone circoscritte, L. botrana condivide la stessa nicchia ecologica con la tignola della vite (Eupoecilia ambiguella) che, in certe annate,può diventare il fitofago principale. I maggiori problemi si registrano nelle zone di pianura poco ventilate ed in vigneti con forte rigoglio vegetativo,dove l’ombreggiamento e il ristagno di umidità creano un microclima favorevole allo sviluppo delle popolazioni. 

In viticoltura biologica la difesa è incentrata sull’impiego di preparati microbiologici a base di Bacillus thuringiensis. In comprensori viticoli di grandi dimensioni, ottimi risultati sono stati ottenuti col metodo della confusione sessuale. A carico delle uova e degli stadi giovanili di L. botrana e E. ambiguella si sviluppa un complesso di antagonisti naturali, soprattutto Imenotteri parassitoidi, la cui attività è ugualmente in grado di provocare un’elevata mortalità nelle popolazioni (Marchesini e Dalla Montà, 1998).
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agriturismo_lago_gardaI turisti, italiani e stranieri, che ogni anno scelgono la vacanza in agriturismo sono in costante crescita. Un soggiorno in una delle tante strutture agrituristiche presenti in Italia permette di passare un periodo di riposo a diretto contatto con la natura e con il mondo agricolo, alla scoperta di sapori genuini, antiche tradizioni e paesaggi suggestivi che ritemprano l’anima e il corpo.

In molti agriturismi è possibile partecipare attivamente alle attività svolte dagli agricoltori, come la cura degli animali domestici, la coltivazione degli ortaggi e la preparazione di prodotti e cibi. E’ inoltre possibile svolgere un’infinità di attività all’aria aperta, come il trekking a cavallo, le passeggiate a dorso di asino, le escursioni in mountain bike, le passeggiate lungo i viottoli di campagna. 

Grazie alla straordinaria ricchezza del patrimonio artistico italiano, pur soggiornando in mezzo alla natura, è possibile esplorare le tante perle che impreziosiscono tutte le regioni d’Italia: insediamenti neolitici, teatri e templi greci e romani, basiliche paleocristiane, borghi e castelli medievali, ville rinascimentali, palazzi barocchi, ville padronali settecentesche, splendidi parchi e tenute di caccia, e tantissime piccole e grandi città d’arte.
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Una vacanza in agriturismo permette inoltre di gustare i prodotti tipici e la gastronomia legata alle tradizioni agricole: formaggi, salumi, prodotti ortofrutticoli, miele, funghi, castagne, vini e tanti piatti semplici ma genuini. Molte strutture offrono la possibilità di consumare i pasti direttamente in azienda, altre mettono a disposizione appartamenti con cucina, altri infine hanno puntato sulla formula “bed & breakfast”, ideale per chi ama una vacanza in assoluta libertà, alla scoperta di trattorie e ristoranti tipici. 

Anche se non sempre accade, ricordiamo che sono attività agrituristiche esclusivamente le attività di ricezione e di ospitalità esercitate attraverso l'utilizzazione della propria azienda, in rapporto di connessione complementarità con le attività di coltivazione del fondo, allevamento del bestiame e silvicoltura che devono rimanere principali.

La guida alla vacanza in agriturismo di Agraria.org si propone di accompagnarti alla scoperta delle zone agrituristiche più suggestive d’Italia, fornendo informazioni sui luoghi più interessanti da visitare, i gioielli d’arte da scoprire, le sagre e le manifestazioni folkloristiche, i prodotti tradizionali e le aree naturali protette. 

Attraverso l'agriturismo, è possibile percorrere itinerari culturali, itinerari archeologici, itinerari enogastronomici, itinerari naturalistici, che permettono di raggiungere eccellenze locali spesso neppure citate nelle guide turistiche eppure legate ad insediamenti e vicende storiche spesso di grande rilievo.
Alcuni fenomeni turistici molto recenti confermano questa constatazione: il turismo letterario, il turismo legato al cinema ed alla televisione, il turismo biografico, il turismo dell'artigianato, riscuotono crescente interesse proprio perchè articolati lungo itinerari culturali inediti, affidati alla ricerca e alla scoperta del visitatore. Lo stesso può dirsi per gli itinerari archeologici che individuano scavi minori nella congiungente fra i più famosi ed visitati parchi archelogici.

Per ogni Regione sono state presentate le singole zone turistiche, completando le informazioni scritte con immagini dei luoghi e dei monumenti d'arte. 

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agriturismo-subasio-assisi
 
 
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1.- Piante medicinali in fitoterapia.


Le piante hanno una diversità biochimica molto più ricca degli animali e almeno i quattro quinti dei metaboliti secondari oggi conosciuti sono di origine vegetale.
La spiegazione di questo fenomeno risiede probabilmente nel fatto che le piante sono vincolate al suolo e devono evolvere una molteplicità di meccanismi di adattamento. I prodotti del metabolismo secondario sono in pratica gli intermediari con cui gli organismi vegetali comunicano con l’ambiente che li circonda, con lo scopo di trovare le condizioni più adatte per poter vivere, convivere, sopravvivere e riprodursi.
 
2.- Malattie e cure delle piante.


Anche se dedichiamo molte cure alle nostre piante, spesso queste si ammalano: bisogna sapere individuare con precisione il motivo per cui soffrono per porre rimedio nel migliore dei modi; ma come fare per capire da che cosa sono affette le nostre piante?
Malattie e cure.
Una pianta sempre ben curata è sicuramente più resistente alle malattie ma non è certo che non si ammali.Ti illustriamo in che modo individuare il problema e i suoi sintomi, quali piante devi proteggere e come debellare gli attacchi parassitari.
 
3.- La regina della notte, quindi i fiori seguono l'orologio.


Per chi è nottambulo, e può apprezzare la Regina della notte, di cui parliamo a fianco, c'è un'altra meraviglia da coltivare, la Bella di notte o Ipomea mexicana, che non passa facilmente l'autunno, e ancor meno l'inverno, all'aperto nel nostro clima.
Ma che, di stagione in stagione, da una bella fioritura bianca e leggermente profumata nel corso delia notte. Per chi non è nottambulo, o non abbastanza mattiniero, ecco un altro fiore che sì comporta seguendo un orologio personale. È la popolare Ipomea Morning Glory, che apre il suo calice blu nelle prime ore del mattino, per richiuderlo verso le nove, dieci. Conservatene i semi per rinnovare la coltivazione l'anno prossimo.
 
4.- Peperoni in technicolor, crudo nelle insalate, in pinzimonio o nella bagna caoda.


II peperone (Capsicum annuirti è un ortaggio proveniente dall'America del Sud. Comparso sulle tavole europee nel XVI secolo, oggi la sua coltivazione è molto diffusa in molti Paesi e in Italia.
Tra i peperoni più pregiati ricordiamo quelli dì Carmagnola, prodotto agroalimentare tradizionale e presidio slow food (da oggi, fino al 7 settembre, il paese ospita la tradizionale sagra).
Dì colore rosso o giallo, talvolta sfumato di verde, gusto dolce e pronunciato, i peperoni dì Carmagnola (Torino) si dividono in quattro tipologie a seconda della forma: il quadrato, il corno di bue, la trottola e il tumatìcot.
 
5.- Il «pomodoro da serbo» non va irrigato e si conserva fresco sino a primavera.

I pregi di questo tipo di pomodoro, coltivato da sempre nel sud Italia, fanno sì che trovi spazio negli orti familiari. Il problema sta nella difficoltà di reperire la semente.
II «pomodoro da serbo» è un ortaggio intimamente legato alla cultura alimentare del sud Italia. In passato questo ortaggio rappresentava l'unica fonte da cui si po­tesse attingere per il consumo fresco di pomodoro nel periodo autunno-invernale. Non ha bisogno di irrigazioni, né di interventi antiparassitari e si conser­va allo stato fresco fino a primavera.
Questo pomodoro si trova prevalente­mente nelle regioni meridionali (Cam­pania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sici­lia) dove viene coltivato in piccoli ap­pczzamenti a partire dal livello del mare sino ai 500 metri di altitudine.


 
 
6.- Mangiare Sano, Mangiare Bene: il grande e variegato mondo dell'alimentazione

Il grande e variegato mondo dell'alimentazione si divide in due capitoli che da sempre son ben distinti tra loro: l'aspetto gastronomico (mangiare è un piacere) e quello salutistico (mangiare bene o male dà salute o malattia)
In rete esistono ormai centinaia di siti internet e riviste che trattano di alimentazione. Incredibilmente, nessuno riesce a trattare l'argomento in modo coerente, onesto e completo.
Le informazioni che si trovano hanno tre grandi difetti:
* Non sono coerenti perché spesso si contraddicono da sole (quello che oggi fa male domani fa bene...)
* Non sono complete perché chi le scrive non ha una visione ormai superata dell'alimentazione.

7.- Piante Aromatiche, ricche di oli essenziali.


Le piante aromatiche contengono sostanze di odore gradevole (aromi), ricche di oli essenziali, la cui funzione biologica si ipotizza possa avere funzione di difesa dagli insetti fitofagi, per i quali risultano repellenti; come stimolanti il metabolismo vegetale; nei fiori come attrazione per gli insetti pronubi, o semplicemente come inerti sostanze di scarto del catabolismo.
Nei vegetali la produzione di sostanze aromatiche può essere distribuita in tutta la pianta o localizzata in determinati organi, come:
  • Semi (pepe, anice, vaniglia, ginepro, caffè, etc.)
  • Bulbi o radici (cipolla, aglio etc.)

8.- 10 piante d’appartamento che ripuliscono l'aria di casa.

Piante-da-InternoDecorative ma non solo. Le piante d’appartamento contribuiscono a ripulire l’aria di casa.
Ecco quelle consigliate a chi vuole incrementare la propria riserva di ossigeno.
La formaldeide presente nel compensato e nella moquette. Il benzene di vernici e inchiostri. Persino l'acetone e l'etanolo, prodotti normalmente con la respirazione. L'aria delle nostre case è spesso piena di sostanze chimiche inquinanti, che possono essere eliminate scegliendo le piante d'appartamento adatte. Ecco dieci potentissimi (e graziosi) filtri naturali, in grado di rendere più sano l'ambiente in cui viviamo.
 
9.- Il Ficus, classico bonsai da interno, riesce a vegetare bene in ambienti poco luminosi e richiede pochissime cure per vivere in salute.

l genere Ficus appartiene alla famiglia delle Moraceae ed era già conosciuto ai tempi degli antichi romani, tanto che la propria denominazione affonda le sue radici etimologiche proprio in quel periodo storico.
Si compone di circa 600 specie, con il 90% di esse diffuse nelle regioni tropicali e subtropicali a clima caldo. Sono piante legnose dalle più svariate dimensioni che vanno dagli enormi Ficus benghalensis, alti alcune decine di metri fino ai piccoli rampicanti, quali i Ficus repens. Il Ficus è composto da piante arboree o arbustive, talvolta quasi erbacee, sempre caratterizzate da un comune succo lattiginoso (il lattice) che fuoriesce quando vengono incisi il tronco o le foglie.
 
10.- I fagioli di Pigna famosi per il loro gusto morbido e delicato.


Grazie alle recenti leggi comunitarie sulla denominazione d'origine,tra i legumi con il "marchio" c'è anche questa specialità, coltivata nell'entroterra ligure da oltre tre secoli.
• Famosi per il loro gusto morbido e delicato, questi fagioli hanno buccia sottile, il che consente una cottura rapida(20minuti),senza aggiunte nell'acqua per intenerirli.
• Secondo la tradizione pignasca, accompagnano solitamente piatti di carne (famosa è la capra con i fagioli), ma il loro gusto li rende ideali anche peraffiancare preparazioni di pesce.
 
 
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vini_doc_calabriaInteressante infografica sul vino consumato in aereo. In quest’epoca di voli low cost e no frills, ecco un’indagine fatta su chi consuma vino in aereo.

Personalmente, anche quando sono su voli di linea, preferisco non bere, ma visto che la qualità è sempre importante, visto che i viaggiatori sono sempre più esigenti, ecco qui, tra le altre cose, le compagnie che hanno servito i vini giudicati migliori dagli intervistati.

Chissà se c’è qualche enofighetto così fissato col vino da cambiare compagnia aerea sulla base di questi risultati?!

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