Le leggi fisiche e chimiche che regolano la distillazione delle piante e delle erbe aromatiche, di quelle officinali o di parti di esse sono le stesse valide per la distillazione di liquidi alcolici.

Anziché fra acqua e alcol, la separazione avviene fra acqua e oli essenziali (o essenze), contenuti nei vegetali.

C'è da tenere presente che non tutti i prodotti aromatici sono adatti alla distillazione: vanno scelti quelli in grado di non perdere le loro caratteristiche proprietà a opera dell'acqua e del calore, i due elementi fondamentali della distillazione.

Cosa si estrae dalle piante.


Sono molte le piante che contengono, in diversa quantità, oli essenziali. Si tratta di liquidi mobili o vischiosi, più o meno volatili, costituiti da mescolanze di composti terpenici, molto variabili da una specie all'altra.

A essi si deve il profumo dei fiori e di altre parti della pianta. Gli oli essenziali sono sensibili all'azione dell'ossigeno e della luce e devono quindi essere conservati, una volta estratti dalle piante, con particolare cura lontano dall'aria e in recipienti di vetro scuro, tenuti al buio e in luogo fresco, possibilmente in frigorifero nel comparto meno freddo.

Devono essere inoltre usati entro 15-20 giorni dalla loro produzione. Gli oli essenziali sono prodotti dalle piante e raccolti all'interno di particolari organelli contenuti nelle cellule vegetali, detti vacuoli.

La liberazione del profumo avviene in genere con l'essiccamento o lo spezzettamento o lo schiacciamento, operazioni che favoriscono la rottura delle pareti della cellula e dei vacuoli, con la conseguente fuoriuscita delle sostanze in essi contenute.

Oli essenziali si possono trovare nelle radici (cren), nei rizomi (calamo aromatico, giaggiolo, zenzero), nelle cortecce (cannella), nelle foglie e nei fiori (alloro, basilico, citronella, menta, melissa, origano, rosmarino ecc.).



La distillazione col vapore.


Questa tecnica rientra fra i metodi comuni per la estrazione di oli essenziali, è molto usata a livello industriale, ma è facilmente realizzabile anche in casa con apparecchiature poste in commercio da ditte specializzate, o costruendo un piccolo alambicco che verrà dotato di parti in vetro acquistate in negozio.

Si possono distinguere due metodi di realizzazione: la distillazione vera e propria a fuoco diretto e l'estrazione in corrente di vapore. Il primo sistema è una distillazione che si esegue con un alambicco in cui viene messo il materiale vegetale assieme all'acqua, questo miscuglio viene riscaldato fino a ebollizione.

Gli oli essenziali.


Il vapore che si sviluppa, e che trascina con sé gli oli essenziali, viene convogliato fino alla serpentina del refrigeratore che attraversa un recipiente d'acqua fredda per favorire la condensazione dei vapori.

Il risultato è un miscuglio di acqua e oli essenziali, due ingredienti che è poi possibile separare, per decantazione o centrifugazione. Il metodo della corrente di vapore consiste nel produrre vapore d'acqua e nel farlo passare attraverso la massa vegetale da cui si vuole estrarre l'olio essenziale.
Leggi anche: Tutti i consigli e le istruzioni per essiccare e conservare le erbe medicinali.
Il vapore, arricchitosi di olio essenziale, viene poi condensato per raffreddamento, e si provvede infine alla separazione della parte oleosa da quella acquosa, anche in questo caso per decantazione o centrifugazione.

La distillazione negli impianti industriali.


Negli impianti industriali la distillazione in corrente di vapore può essere eseguita anche a pressione ridotta, il che consente di operare a una temperatura più bassa, nel caso che gli oli da estrarre siano particolarmente sensibili al calore.


E’ sempre una sorpresa per chi si riavvicina al mondo delle erbe utili e buone, scoprire che tante erbe officinali, mangerecce e in un qualche modo “note” sono in realtà quelle che accompagnano le passeggiate fuori città, proprio le più comuni e frequenti! 


Molte sono viste con fastidio dal contadino, che per questo le chiama malerbe, altre crescono abitualmente lungo i sentieri e resistono senza difficoltà al calpestio, altre ancora sono così tenaci da crescere nelle crepe dell' asfalto o sui muri.


Spesso i loro ambienti di crescita sono legati in maniera diretta o indiretta alla presenza dell' uomo, come i campi, gli incolti, le cavedagne, i sentieri, i cigli stradali, le massicciate ferroviarie, gli ambienti ruderali, ecc.



Dove raccogliere delle buone erbe selvatiche.


Molte erbe crescono nelle siepi, che spesso costituiscono un vero rifugio in mezzo al deserto delle monocolture. Spesso sono erbe banali ma non per questo meno oggetto di meraviglia e utili rispetto a tante altre piante più famose e celebrate per l’eleganza e il valore ornamentale.


Molte volte dietro a queste erbe si cela una lunga storia, un' origine lontana, un loro antico uso come erbe curative ed anche come verdure, un passato di tradizioni popolari un tempo comuni e diffuse e attualmente addormentate e dimenticate.


Il valore benefico delle erbe selvatiche.


Sicuramente, per godere al massimo del valore benefico delle erbe selvatiche è importante che gli ambienti di crescita e di raccolta siano il più possibile esenti da fonti inquinanti, per evitare la presenza di sostanze estranee assorbite dalle radici o trattenute sulle foglie.


Proprio perché molte di queste erbe si trovano comunemente lungo i bordi delle strade, nei campi coltivati, nei pascoli, bisogna essere sicuri che siano prive di sostanze tossiche o di germi patogeni.


Leggi anche: Novel food, il cibo del futuro: alghe, meduse e insetti riervano alla nostra dieta qualche sorpresa.

 

Gli ambienti della crescita.



Sui cigli stradali si depositano i gas inquinanti del traffico motorizzato, i campi coltivati invece possono essere stati irrorati con pesticidi, così pure i giardini in certi periodi dell' anno subiscono trattamenti con prodotti pericolosi. I canaletti di scolo in una zona coltivata sono da evitare perchè potrebbero ospitare in elevata concentrazione i residui dei pesticidi percolati dai campi.


Le piante raccolte in territori frequentati da cani o pascolati potrebbero essere contaminate dagli escrementi di qualche animale infetto, per cui è bene lavarle con cura o cuocerle. Infine è bene trattenersi dal raccogliere le erbe lungo i bordi di laghetti e stagni nelle vicinanze di industrie.


D’altra parte le erbe che crescono in ambienti naturali, dove meno si risentono gli effetti negativi dell' inquinamento, vegetano meglio e di conseguenza sono maggiormente ricche in principi nutritivi.



Qualità e principi salutari.

Per assicurarsi le qualità e i principi salutari delle piante è senza dubbio meglio coltivarle naturalmente, senza usare sostanze chimiche ma avvalendosi di prodotti di origine naturale; macerato di ortica ed equiseto al posto di pesticidi, concimazioni a base di letame e humus, polvere di rocce e cenere di legna per arricchire il contenuto in minerali del terreno. 


Infine, quelle piante più adatte e di uso frequente possono essere cresciute in vasi ed ospitate sui balconi di casa, a nostra immediata disposizione e uso.


Dove crescono.


Molte erbe crescono nelle siepi, che spesso costituiscono un vero rifugio in mezzo al deserto delle monocolture. Spesso sono erbe banali ma non per questo meno oggetto di meraviglia e utili rispetto a tante altre piante più famose e celebrate per l’eleganza e il valore ornamentale.


Molte volte dietro a queste erbe si cela una lunga storia, un' origine lontana, un loro antico uso come erbe curative ed anche come verdure, un passato di tradizioni popolari un tempo comuni e diffuse e attualmente addormentate e dimenticate.

La piccola Umbria è uno scrigno al cui interno sono raccolti gioielli gastronomici che caratterizzano tutto il territorio. È possibile rintracciare nella civiltà dell'Olio extra vergine di oliva e nella cultura del lardo il filo conduttore delle tradizioni gastronomiche di questa regione.

Tra il verde delle colline della Strada del Sagrantino, spicca l'ulivo. L'ulivo, pianta altamente longeva e di lenta crescita, può ben rappresentare la capacità propria di questa regione di custodire amorevolmente tradizioni secolari, tramandate di generazione in generazione e il saporito olio extra vergine umbro, rappresenta al meglio la gastronomia regionale, fatta di cose semplici e schiette, di cibi genuini e sapidi. 


Coltivazione degli ulivi in Umbria.


Gli ulivi coltivati in Umbria godono, più o meno tutti, di particolari condizioni climatiche che consentono una maturazione del frutto molto lenta, tale da provocare un tasso di acidità estremamente contenuto.

Particolare importanza è attribuita ai terreni posti in collina, per lo più in fasce pedemontane: terreni ricchi di struttura, permeabilissimi, che lasciano penetrare agevolmente le radici della pianta. A questi dati pedoclimatici si deve aggiungere il contributo apportato dall'uomo.

Un consiglio importante.


In primo luogo la raccolta delle olive: non si attende più che l'oliva pervenga al termine della maturazione naturale, si è fatta generale la raccomandazione di raccoglierla quando giunge all'inizio della maturazione, cioè quando risulta semi invaiata e presenta sia il massimo del fruttato che il minimo di acidità. Di solito questo stato si ottiene nei primi giorni del mese di novembre.


La tradizionalissima 'brucatura'.


Si è invece conservata la tradizionalissima 'brucatura', ossia la raccolta manuale. Non appena raccolte, le olive non rimangono in attesa che sia completato il raccolto, ma vengono subito inoltrate al frantoio, per essere lavorate nel massimo della loro freschezza ed integrità.

Le regioni.


L'olio extra vergine di oliva prodotto nei cinque Comuni della Strada del Sagrantino può avvalersi della 'Denominazione di Origine Protetta Umbria – Colli Martani' che è una delle cinque sottozone in cui è stato suddiviso il territorio regionale.

Le cultivar prevalente nei Colli Martani è il San Felice, una varietà locale che grazie alla sua maggiore amabilità, consente all'olio extra vergine di oliva dei Colli Martani di compensare la tipica asprezza dell'olio umbro dovuta alla presenza quasi totale di olive 'moraiolo'. 

In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte. Secondo la tradizione, il bonsai viene presentato all’interno del tokonoma, una sorta di alcova che costituisce l’angolo più importante della casa, poiché è quello destinato al culto degli antenati e a ricevere gli ospiti.


La tradizione giapponese suggerisce anche che i bonsai siano esposti accompagnati da un tavolino di legno, da un elemento di accompagnamento e da una pittura su rotolo in carta di riso, chiamata "kakejiku".


In Occidente è senza dubbio raro trovare una casa che presenti qualcosa di analogo, tuttavia è possibile esporre il proprio bonsai in modo altrettanto suggestivo.

L’aglio è un condimento particolarmente diffuso nella dieta mediterranea: presente in numerose ricette, oltre in cucina è conosciuto per le sue potenti proprietà antibatteriche, che lo rendono un ottimo rimedio naturale per le infezioni del cavo orale e dell’apparato digerente. Non è però tutto, poiché l’aglio è mediamente semplice da coltivare, anche in casa.


L’Allium sativum, questo il nome scientifico, è una pianta bulbosa della famiglia delle Amaryllidaceae. Dall’intenso odore e dalla caratteristiche inflorescenza sul fusto, agli scopi alimentari e nella medicina tradizionale vengono utilizzati i bulbi. 


Coltivato in modo ubiquitario su tutto il pianeta, l’aglio si caratterizza per la presenza di elementi utili all’organismo: l’antibiotico naturale dell’allicina, ma anche l’allina. Utilizzato crudo o cotto, spesso anche in soffritti, la conservazione richiede un luogo buio e asciutto.

La coltivazione dell’aglio.


La coltivazione dell’aglio si realizza tramite gli spicchi del suo bulbo – detti anche bulbilli – separati l’uno dall’altro. Questi possono essere acquistati da qualsiasi rivenditore di prodotti per l’orto, in alternativa si possono sfruttare anche gli spicchi di un esemplare da cucina, purché non trattato e da coltura biologica. Tale necessità deriva dall’assenza di ritardanti chimici e pesticidi, spesso utilizzati per impedire la pianta germogli e giunga a piena maturazione.


Interramento.


Prima di procedere all’interramento, bisogna verificare la presenza dell’apparato radicale alla base del bulbo: un elemento delicato e lanoso che serve imprescindibilmente alla pianta per poter crescere. 


Molto importante è anche la scelta del terriccio: deve essere compatto ma non troppo solito, quindi efficacemente drenato.


Irrigazione.


L’acqua, infatti, tende a far marcire i bulbilli, rendendo così impossibile il successivo raccolto. 


La temperatura media di crescita è di circa 15/20 gradi, ha una buona resistenza agli agenti atmosferici e non servono particolari ripari, poiché ama le zone mediamente soleggiate.


Crescita.


La crescita avviene infine per germinazione dal bulbillo originario, a seconda delle sostanze nutritive in esso contenute: di conseguenza, più è grande lo spicchio, maggiori sono le possibilità di ottenere un buon raccolto. 


Non ultimo, può essere sfruttato anche come semplice pianta ornamentale qualora non si desiderasse ricorrervi come ingrediente e condimento delle ricette.



Stabilite le caratteristiche della pianta e le esigenze di sviluppo, si può passare alla coltivazione vera e propria. Ottenere un gran numero di esemplari è mediamente semplice: una volta piantato, l’aglio non richiede particolare opere di manutenzione. Inoltre, nelle zone temperate è normalmente sufficiente l’acqua piovana per garantirne la corretta crescita. 


Un suggerimento utile potrebbe essere quello di controllare con le mani nude una piccola zolla di terreno: se risulta poco umida ed estremamente friabile, è necessario un’irrigazione di contenuta intensità.


Per la coltivazione in un piccolo appezzamento, ad esempio un orto improvvisato in giardino, si prendono i bulbi e li si inseriscono nel terreno a circa 3 centimetri di profondità, facendo attenzione a non capovolgerli: l’apparato radicale deve essere sempre rivolto verso il basso. 


Se si preferisce piantarlo in un vaso, magari da conservare sul balcone di casa, si cerchi un contenitore in terracotta di circa 30 centimetri in altezza e larghezza variabile a seconda del numero di bulbi a disposizione. 


Si predisponga sul fondo uno strato di ghiaia, per agevolare il deflusso dell’acqua, quindi si provveda all’inserimento del terriccio fino all’orlo. Particolare attenzione va prestata alla distanza tra un bulbo e l’altro, mai inferiore ai 10-15 centimetri.


Durante la crescita, l’aglio svilupperà gli scapi floreali: delle foglie strette e arrotondate verso l’alto, preparatorie all’inflorescenza. Quando tali scapi iniziano a seccare, spesso in corrispondenza con la tarda estate, si estrae a strappo il bulbo dal terreno e lo si lascia a essiccare all’aperto per circa una settimana. 


Quindi si rimuovono le tuniche esterne e, con il fusto delle piante, si realizzano delle trecce che permetteranno di appendere agilmente l’aglio in un posto buio e asciutto, pronto per la pulitura finale e la successiva consumazione.

Il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) ha dichiarato che mentre la fonte dell'infezione iniziale in Cina era un animale, il virus si diffonde tra le persone, specialmente inalando le goccioline presenti in aria quando una persona tossisce, starnutisce o espira.

Può anche verificarsi attraverso il contatto delle mani con superfici o cibo e utensili contaminati da goccioline di una persona che ha tossito, starnutito o espirato su di loro.

Così come oggetti di uso quotidiano come chiavi, occhiali, maniglie delle porte, telefoni cellulari e altri oggetti personali.

In questo momento di emergenza sanitaria l’igiene personale è molto importante.

L’Istituto Superiore di Sanità italiano ha realizzato un poster in cui fornisce semplici e utili consigli su come utilizzare in sicurezza prodotti igiene come detergenti, disinfettanti, igienizzanti, ecc

Il lavaggio delle mani ha lo scopo di garantire un'adeguata pulizia e igiene delle mani attraverso un'azione meccanica.

Misure igieniche per prevenire la contaminazione degli alimenti. 



È possibile contrarre la coronavirus (COVID-19) attraverso il cibo? Come devono essere lavati i vestiti in questo momento? Le faccende domestiche sono diventate una fonte di incertezza e ansia mentre le famiglie fanno fatica a fare tutte le faccende di base mantenendo i loro cari sani e salvi allo stesso tempo.

La disinformazione sul virus è un rischio per tutti e dover distinguere tra realtà e finzione aumenta lo stress che già tutti proviamo.

Sapevi che l'acqua fredda e l'acqua calda sono ugualmente efficaci nell'uccidere germi e virus? Esatto, purché usiamo acqua e sapone e ci laviamo le mani nel modo giusto.

Lavaggio delle mani.


Prima di maneggiare il cibo, lavarsi le mani correttamente con acqua potabile e sapone.

Anche il lavaggio delle mani dopo il lavoro è necessario, dopo aver parlato al telefono, usato il computer, dopo essere andato in bagno, dopo aver toccato o giocato con un animale domestico, ecc

Pulire e disinfettare. 


Lavare gli utensili e le superfici di preparazione con acqua e detergente prima e dopo aver maneggiato il cibo.

Disinfettare con una soluzione di acqua con alcool in proporzione 70/30 o 1 cucchiaio 15 cm³ di candeggina / 5litri d'acqua

Lavare piatti e posate con acqua e detergente prima di usarli per servire gli alimenti.

Usare sempre sapone e acqua pulita.

Usare in sicurezza detergenti, disinfettanti, igienizzanti per la prevenzione del Covid-19

Misure di protezione di base.


Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone e, se non disponibile, con un disinfettante per le mani a base di alcol.

Perché? Lavarsi le mani con acqua e sapone o l'uso di un disinfettante a base di alcol uccide il virus che potrebbe esserci sullemani.

Adottare misure di igiene respiratoria. Quando tossisci o starnutisci, coprirsi bocca e naso con un fazzoletto.

Cura al momento dell'acquisto di alimenti.


Pianifica gli acquisti per sapere cosa acquistare e per passare il minor tempo possibile in commercio. Questa è una buona abitudine che puoi anche mantenere in futuro.

Preferibilmente vai da solo per fare acquisti e in momenti di minor afflusso delle persone.
Mantenere la distanza di sicurezza dalle altre persone (almeno 1 metro). 

È meglio utilizzare il proprio carrello o borsa anziché il carrello del supermercato, per  evitare di toccare determinate superfici.
Questo non è sempre possibile, così è importante lavarsi le mani quando torniamo a casa dopo lo shopping.
Il futuro potrebbe riservare alla nostra dieta qualche sorpresa: la lotta alla malnutrizione e la contemporanea crescita della popolazione mondiale, ma anche la sostenibilità ambientale delle attività di produzione di cibo, potrebbero portare un giorno sulle nostre tavole meduse, alghe ed insetti, che fanno già parte della tradizione culinaria di molti continenti e che anche noi, in qualche (sporadico) caso, già consumiamo pressochè quotidianamente.

Le meduse vengono già consumate in Cina ed in Giappone ad esempio nel sushi: eliminata la parte urticante, il cappello può poi essere cotto e cucinato come il pesce con spezie, salse, in tempura (in pastella), ma anche disidratato oppure conservato in salamoia.

Novel food, il cibo del futuro.


Nel Mediterraneo è frequente la Cassiopea mediterranea (Cotylorhyza tuberculata), una medusa responsabile, tra le altre, delle famose “fioriture” che creano danni e disagi a pesca, acquacoltura, balneazione e agli impianti industriali costieri. 

Dalle meduse, ricche di proteine si possono ottenere composti bioattivi.

Dalle meduse, ricche di proteine (ed in particolare di collagene) si possono ottenere molecole (ad attività antiossidante ed antitumorale) e composti bioattivi che ne fanno intravedere utilizzi in campo biotecnologico, nutraceutico e nutracosmeceutico, nonché possibile materia prima per la produzione di mangimi ad elevato tenore proteico.

Le alghe entrano nella gastronomia di diversi Paesi.

– in Giappone il nori (un insieme di diverse specie di alghe rosse del genere Porphyra), viene ampiamente utilizzato nella preparazione del sushi.

– sempre in Giappone si consumano kombu (alghe brune utilizzate come verdura, per insaporire o addolcire piatti), arame (Eisenia bicyclis, alga bruna commestibile), hijiki (Sargassum fusiforme, alga bruna che viene saltata in padella con olio o utilizzata come contorno) e dulse.
– dulse (Palmaria palmata, alga rossa che cresce nel Pacifico e sulle coste settentrionali dell’oceano Atlantico.

L’uso alimentare di questa alga trova numerosi riscontri tra le popolazioni nordiche e celtiche, in Islanda ed in Alaska; alla metà del secolo scorso era addirittura comune il commercio di tale alga non solo nei porti scozzesi ed irlandesi, ma anche in quelli canadesi e della Nuova Inghilterra, dove il suo utilizzo era stato portato dagli immigranti europei.

La palmaria, dal particolare gusto piccante, si presta alla preparazione di zuppe (anche con cereali), di insalate e di condimenti da abbinare a diverse preparazioni gastronomiche. Il suo utilizzo, con il passare del tempo, è via via diminuito ma oggi la dulse (così come kombu, arame, hijiki ed altre alghe), con l’affermarsi delle cucine macrobiotica, vegetariana e vegana, vede un notevole sviluppo della sua coltivazione e del suo commercio. 

– la lattuga di mare (Ulva lactuca) è una comune alga tipica dei mari freddi o temperati e presente anche nel Mediterraneo, consumata come alimento in Giappone, Scozia, Irlanda; in Italia viene utilizzata per la preparazione delle zeppolelle di mare. 

– la spirulina (Arthrospira platensis, sin. Spirulina platensis) era una primaria fonte alimentare per gli Aztechi e per gli abitanti costieri del lago Ciad, che la raccoglievano spontaneamente, mentre oggi viene coltivata artificialmente per i suoi svariati utilizzi.

La spirulina, con un contenuto proteico del 60% circa e grazie al suo elevato contenuto in vitamine e sali minerali (tra cui il ferro), è un ottimo integratore alimentare che può andare a “completare” alimenti già in commercio e destinati a particolari categorie di persone (anziani, sportivi, ecc.). Con la Spirulina si possono fare il gelato, lo yogurt, il pane, e la pasta di Spirulina è già in commercio.

– agar agar: è un addensante ottenuto da varie specie di Rhodophyta (alghe rosse) normalmente utilizzato dall’industria alimentare (se sull’etichetta di un alimento trovate la sigla E 406 significa che in quel preparato l’agar agar è stato utilizzato come additivo) ad esempio per preparare confetture a basso contenuto zuccherino, ma anche da quella farmaceutica ed in microbiologia per la preparazione di terreni di coltura.

Gli insetti.

Gli insetti entrano già nella dieta quotidiana di diverse popolazioni in Asia, Africa ed America latina (si stima che le persone che nel nostro pianeta si cibano di insetti siano circa due miliardi) e con essi è possibile produrre farine alternative (soprattutto alla farina di pesce, che a causa dell’eccessivo sfruttamento delle risorse marine sta diventando sempre più costosa e poco ecosostenibile) con ottime caratteristiche nutritive; gli insetti sono infatti ricchi di proteine, grassi ‘buoni’, calcio, ferro e zinco. 

Ma prima di poter vedere questi nuovi alimenti sulle nostre tavole o saperli ingredienti dei cibi che consumiamo, bisognerà adottare tutte le procedure previste dal Regolamento (CE) n. 258/97 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 gennaio 1997 sui nuovi prodotti e i nuovi ingredienti alimentari, che rappresenta un ostacolo burocratico di non poco conto, volto ovviamente a tutelare la salute pubblica; tale regolamento, attualmente in fase di revisione, subordina la possibilità di commercio di tutti quegli alimenti privi di una storia significativa di consumo in campo alimentare all’interno dell’Unione Europea ad una preventiva autorizzazione preceduta dall’acquisizione di adeguate conoscenze del prodotto e dallo sviluppo di nuove metodologie per il processamento e la conservazione.

Attualmente però il Parlamento Europeo ha approvato una proposta di Regolamento che dovrebbe semplificare le autorizzazioni, le quali dovranno essere vagliate dall’EFSA (Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, con sede a Parma) per una valutazione sui rischi per la salute dei consumatori; per la sua definitiva applicazione serve ora il via libera del Consiglio UE.

Se è vero che la fame e la malnutrizione rappresentano un problema reale e serio, soprattutto se rapportato al continuo e sempre più veloce incremento demografico che si registra a livello planetario, per cui la ricerca di nuove fonti alimentari rappresenta sicuramente un ambito scientifico da approfondire e sostenere, è altrettanto vero che molto bisogna ancora fare riguardo allo spreco di cibo ed alla sua equa distribuzione nel mondo, per cui ben vengano questi studi ma altrettanta attenzione si riservi a quanto già oggi si produce e viene sprecato in una maniera che definire incivile è un eufemismo. 
Il principio di pianificazione ha avuto espresso riconoscimento sin dalla legge 1497/1939. 

La legge sulle bellezze naturali prevedeva, infatti, che per le cd. bellezze d’insieme si potesse procedere alla adozione di un piano territoriale paesistico al fine di impedire che le località interessate fossero utilizzate in modo pregiudizievole alla bellezza panoramica. 

Al piano, non casualmente definito all’epoca piano regolatore, non era estranea in linea di principio la funzione regolatrice e programmatoria caratteristica dei piani territoriali.


La pianificazione paesaggistica.

I limiti della impostazione originaria furono corretti attraverso la norma contenuta nell’articolo 1-bis, legge 431/1985, che ha imposto alle Regioni di sottoporre a specifica normativa d’uso e di valorizzazione ambientale il territorio su cui ricadono i beni vincolati ex lege mediante la redazione di piani paesistici o di piani urbanistico-territoriali. 

La legge del 1985 ha attribuito ai detti piani dei contenuti ed un valore sovraordinato rispetto agli strumenti urbanistici comunali e ciò al fine di offrire adeguata tutela ai valori paesistici presenti sul territorio, in modo tale da proteggerli e sottrarli ai processi di trasformazione governati in forme non troppo accorte e dai pericoli di degrado ambientale che potevano essere determinati da in interventi indiscriminati sui beni vincolati.

La riforma del 1985, confermata dall’articolo 149 del Codice, ha rafforzato l’esigenza di superare la concezione meramente conservativa e monumentale della tutela, inserendo la disciplina paesaggistica all’interno dei processi sociali ed economici.

Quanto al piano paesistico, il mantenimento della dizione della legge del 1939 non ha significato la riproposizione del vecchio schema. Come già chiarito dall’articolo 149, comma 1, del Codice, i due tipi di piano hanno le medesime finalità ambientali.

Nel Codice emergono, del resto, le novità più radicali nel sistema della pianificazione.


L’odierna impostazione data al Codice sembra seguire le linee guida già prefigurate dai testi normativi successivi al recepimento della Convenzione europea sul paesaggio in Italia. In questa ottica viene introdotto un sistema che si propone di restituire alla pianificazione quella funzione centrale, che già il richiamato articolo 1-bis della legge Galasso in qualche modo prefigurava, e che invece sinora è stata rivestita dal sistema vincolistico.

Il Codice ha voluto riempire di contenuti regolativi minimi obbligatori i piani paesistici, in modo da renderli strumenti di effettivo governo dello sviluppo sostenibile delle aree paesaggisticamente rilevanti. 

La pianificazione paesaggistica.


La pianificazione paesaggistica diviene il passaggio obbligatorio essenziale per la conservazione, la pianificazione e la gestione del paesaggio, con estensione di essa a tutto il territorio regionale, con la previsione di diverse graduazioni di tutela in relazione alla ricognizione dei valori paesaggistici e alla conseguente assegnazione di obiettivi di qualità paesistica, nonché di interventi di recupero nelle aree degradate, in obbedienza alle indicazioni emerse dalla Convenzione europea del paesaggio. 

Questi obiettivi comportano che la tutela del paesaggio non sia ristretta a mere finalità di conservazione e salvaguardia, ma si estenda alla regolazione di ogni intervento umano destinato ad incidere sul paesaggio. 

In tale ottica, lo strumento principale con cui ogni intervento viene correttamente orientato rispetto ai profili paesaggistici è la pianificazione, che costituisce una strumento diretto, con cui, coscientemente, si prescrivono le modalità attraverso le quali devono avvenire determinate modificazione del paesaggio.

Il piano paesaggistico costituisce un piano territoriale.


Il piano paesaggistico costituisce un piano territoriale, i cui effetti non sono solo quelli caratteristici di un piano di direttive, ma anche quelli di un piano di prescrizioni immediatamente vincolanti per i soggetti privati. 

Per quanto attiene alle funzioni che può avere il piano paesaggistico ed all’estensione del suo contenuto, una recente ed autorevole giurisprudenza amministrativa ha chiarito che «il piano paesistico, non può che prendere atto di tutti i vincoli preesistenti o successivamente imposti, recependo le relative norme d’uso, di conservazione e ripristino, avendo la funzione di delineare gli ambiti in cui suddividere tutto il territorio regionale, e di definire prescrizioni e previsioni dirette alla conservazione degli elementi costitutivi e delle morfologie dei beni paesaggistici solo ove non già contenute negli atti di individuazione dei singoli beni soggetti a tutela del territorio».

La legislazione regionale, al di là della tipologia pianificatoria adottata, ha ampliato l’ambito di incidenza della disciplina oltre i confini ambientali. Con la conseguenza che i contenuti e le finalità di conservazione e valorizzazione hanno finito per caratterizzare ogni atto di pianificazione urbanistica. 

Tali aspetti sono stati richiamati dalla Corte Costituzionale, secondo cui il piano paesistico opererebbe con le tecniche e gli effetti propri dei piani urbanistici, ancorché risulti principalmente preordinato alla protezione dei valori estetico-culturali. 

Con la conseguenza che, da un lato, esso può estendersi ad aree non interessate dalla tutela del paesaggio, dall’altro, oltre a possedere l’efficacia propria del piano territoriale di coordinamento urbanistico, come tale destinato a orientare mediante direttive l’azione degli enti titolari di competenze urbanistiche, esprime, altresì, «una immediata operatività vincolante per i soggetti privati».

Il Codice ha innovato profondamente la disciplina. 


I principi fondamentali della materia sono contenuti negli articoli 135 e 143, secondo cui il piano paesaggistico, diversamente dal passato allorché la sua adozione era obbligatoria unicamente per i beni vincolati ex legge, può arrivare comprendere gran parte del territorio regionale e definire le trasformazioni compatibili, le azioni di recupero e di riqualificazione delle aree e gli interventi di valorizzazione. 

Alla stregua delle caratteristiche delle aree e del livello di integrità ambientale, il piano può suddividere il territorio regionale in ambiti omogenei, secondo una gradazione che comprende non solo le aree di elevato pregio paesaggistico, ma anche quelle compromesse o degradate, la cui reintegrazione può determinare la realizzazione di nuovi valori paesaggistici. 

Il piano attribuisce a ciascun ambito, secondo il valore paesaggistico riconosciuto nell’area, obiettivi di qualità paesaggistica con riguardo alla conservazione ambientale, alla previsione dello sviluppo urbanistico ed edilizio compatibile e alle attività di recupero e riqualificazione delle aree compromesse o degradate.
Le popolazioni indigene dell’America Latina consideravano l’ananas un simbolo di ospitalità e lo regalavano a giovani come buon auspicio per il successo nella vita. Possiamo aggiungere facilmente l’ananas alla nostra alimentazione a colazione, a merenda o come spuntino.

L'ananas è uno dei frutti migliori per la salute e l'alimentazione corretta: ecco tutte le proprietà e le calorie dell'ananas e perché fa bene.

Accanto alle banane, l’ananas è il secondo frutto tropicale più popolare in Italia.

Accanto alle banane, l’ananas è il secondo frutto tropicale più popolare in Italia.

L'ananas: origini.


E’ originario del Sud America, in particolare del Brasile e Paraguay. Mangiare questo delizioso frutto su base regolare offre immensi vantaggi per la salute, più di quelli che si possa pensare.

Come apprendiamo dalle tabelle Inran l’ananas fresco è un frutto ricco di vitamine e sali minerali. È un frutto molto dissetante per via del suo elevato contenuto di acqua. L’ananas non contiene né grassi saturi né colesterolo.

Proprietà e calorie.


Secondo l’Inran 100 grammi di ananas fresco forniscono al nostro organismo 1 grammo di fibre e 10 grammi di carboidrati disponibili che corrispondono agli zuccheri naturali presenti in questo frutto.

È importante tenere in considerazione l’ananas come fonte di sali minerali dato che 100 grammi della sua polpa contengono 250 mg di potassio, 05 mg di ferro, 17 mg di calcio e 8 mg di fosforo.

Per quanto riguarda l’ananas come fonte di vitamine, sottolineiamo la presenza di 17 mg di vitamina C e di 7 µg di vitamina A retinolo equivalente. Per quanto riguarda il sodio, l’ananas ne contiene solo 2 mg.



L’ananas è un frutto leggero e povero di calorie. Infatti 100 grammi di ananas (parte edibile, dunque la polpa senza buccia) apportano al nostro organismo soltanto 40 calorie.



Ecco 10 ricette di cucina con l’ananas, in collaborazione con Il Mondo dei Dolci e La Cucina di Susana.

Ricettario.

Ananas e melone invernale con gelatina di melagrana.
Ananas e melone invernale con gelatina di melagrana
gaufrette a fiore con ananas e panna
torta gelato all'ananas
Ananas caramellato con crema all’arancia.
Ananas caramellato con crema all’arancia
Carpaccio di ananas marinato al prosecco.
Carpaccio di ananas marinato al prosecco
Arrosto di tacchino freddo con ananas.
Arrosto di tacchino freddo con ananasSpiedini di pollo e ananas con salsa di soia.



spiedini_di_pollo_e_ananasCoppette di ananas con crema e kiwi.
coppette di ananas con crema e kiwi
Frappé di ananas e papaia.
Frappé di ananas e papaia
Sformati di ananas alle fragole.
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sformati_di_ananas
Conosci le tante proprietà della zucca? Dal sapore dolce e prelibato, ma povera di zuccheri e ricca di acqua, la zucca è un vero toccasana.

Le proprietà della zucca aiutano a contrastare l'invecchiamento e sono benefiche per gli occhi e per la salute, combattendo lo stress.

Quante calorie contiene la zucca? La zucca è un ortaggio davvero poco calorico. Infatti 100 grammi di zucca gialla apportano soltanto 18 calorie. Possiamo dunque scegliere la zucca come contorno leggero e come ingrediente per le nostre ricette autunnali.

La zucca può essere facilmente coltivata nei nostri orti. Le sue piante danno origine, oltre ai frutti che ben conosciamo, a dei fiori gialli commestibili che sono ottimi da gustare crudi in insalata, come condimento per la pasta, oppure cotti in una pastella composta da acqua e farina di ceci, oppure da farina di grano e birra.
La zucca può essere facilmente coltivata nei nostri orti.

La zucca è un vero toccasana.

Attraverso l'impiego di una centrifuga, dalla polpa di zucca può essere ricavato un ottimo succo, dalle proprietà benefiche riconosciute.

Il succo di zucca è indicato in caso di ulcera e di particolari condizioni di acidità all'interno dell'apparato digerente.

La medicina naturale.


La medicina naturale consiglia, in questi casi, di consumare un bicchiere di succo di zucca tre volte al giorno, un'ora e mezza prima dei pasti. Ad esso sono state inoltre attribuite proprietà di prevenzione nei confronti dei tumori.
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Il consumo del succo di zucca, e della stessa polpa di zucca, viene consigliato in caso di insonnia, poiché ad esso vengono attribuite delle efficaci proprietà sedative.

Il consumo della zucca è inoltre indicato da parte della medicina naturale in caso di scompensi ormonali durante l'adolescenza e la menopausa.

Il consumo di semi di zucca.


Il consumo di semi di zucca e di polpa di zucca è ritenuto benefico nell'eliminazione dei parassiti intestinali, contro i quali essa rappresenta un vero e proprio rimedio naturale privo di controindicazioni.

Ricettario.


Ecco 10 deliziose ricette con la zucca in collaborazione con La Cucina di Susana e Giallo Zafferano.



Come creare un perfetto menù di Halloween: Tortelli di Zucca, un primo piatto prelibato.

Come creare un perfetto menù di Halloween: Terrificante Strega Sbudellata.
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Halloween idee e ricette per una festa speciale: Biscotti di zucca della strega.
Biscotti di zucca della strega
Halloween idee e ricette per una festa speciale: Cheesecake alla zucca con ragnatela.
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Halloween idee e ricette per una festa speciale: Dolci bare di Halloween.



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Halloween idee e ricette per una festa speciale: deliziose frittelle dolci alla zucca.
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Tagliatelle di zucca con briciole di salsiccia.
Tagliatelle di zucca con briciole di salsiccia
Tortellini in brodo di zucca.
Tortellini in brodo di zucca
Zucca al forno con prosciutto crudo.
Zucca al forno con prosciutto crudo
Fiori di zucca ripieni con ricotta di bufala.
Fiori di zucca ripieni con ricotta di bufala

I romani si limitavano a curare la salute con gli esercizi fisici e le terme, unendo igiene, cosmesi e cura del corpo. Il consumo di aromi a Roma è sempre stato molto alto. La loro ignoranza in materia di medicina, nonostante la presenza dei greci nell'Italia meridionale e degli etruschi in quella centrale, era così grande che ancora sotto Plutarco e Tiberio si sosteneva che ogni persona dovesse curarsi da sola, senza ricorrere ai consigli altrui.

E' vero che nel V sec. a.C. essi istituirono la prima associazione corporativa, i farmacopoli, unici autorizzati a preparare e vendere i medicamenti. Ma sino all'arrivo dei medici provenienti dalla Grecia, nel 219 a.C., era il pater familias che curava con decotti, unguenti e cataplasmi, comprati presso i farmacopoli.

Con l'arrivo dei greci iniziano le prime opere a carattere di veri trattati di farmacognosia e di farmacoterapia. In esse i farmaci non vengono più riportati sotto forma di semplici elenchi o in appendice alle malattie, come negli scritti di Ippocrate, ma secondo criteri sistematici e descrittivi riferentisi all'uso, agli effetti utili o dannosi, al dosaggio, alle modalità di somministrazione, ecc. Sin dal I sec. d.C., a Roma, era uso comune coltivare orti con piante medicinali, e ai tempi di Cesare iniziarono ad operare i medici pubblici sovvenzionati dalle città. La prima traccia storica di una farmacia organizzata è emersa dagli scavi di Pompei.

Una cultura farmaceutica vera e propria a Roma iniziò con Galeno di Pergamo (129-199), anche se, prima di lui, nella Naturalis historia in 37 libri (di cui sette dedicati alle piante medicinali), di Plinio il Vecchio, scritta tra il 23 e il 79 d.C., vi sono 600 rimedi di origine vegetale, desunti dalle sue conoscenze del mondo greco: un'autentica enciclopedia di astronomia, geografia, antropologia, etnografia, zoologia, botanica, medicina, mineralogia, dove sono stati consultati 500 scrittori fra stranieri e latini e 2000 opere. Ancora oggi è fondamentale per farci apprendere le conoscenze della farmacologia degli antichi.

Sulla base dell'opera pliniana fu composta nel IV secolo la cosiddetta Medicina Plinii, prontuario medico ch'ebbe grande fortuna. La Naturalis historia fu una delle prime a essere riprodotta a stampa all'inizio del XVI secolo.

Prima di Galeno vi erano anche notizie di rilievo nel De Medicina di Aulo Cornelio Celso (25 a.C.-50 d.C.), fonte primaria su dieta, farmacia, chirurgia e materie connesse: una delle migliori fonti sulla conoscenza medica alessandrina. E nelle Compositiones (48 d.C.) di Scribonio Largo, che raccolgono 271 ricette contro ogni genere di male, per la qual cosa godette di enorme successo per tutta l'età imperiale.

Con Claudio Galeno (129-201) tuttavia, il medico più illustre di tutta l'antichità dopo Ippocrate, si è su un altro pianeta. Quale medico greco della corte dell'imperatore Marco Aurelio, ebbe modo d'imparare molto accompagnando i militari nelle loro campagne. A lui si deve la formalizzazione ufficiale delle antiche teorie sugli umori, che sono servite per spiegare il funzionamento del corpo umano sino all'inizio dello studio dell'anatomia umana nel XVI sec.

La sua opera principale, De simplicium medicamentis et facultatibus (i medicamenti citati sono 473) lascerà il segno per un millennio e mezzo. Fedele alla concezione umorale della malattia, egli catalogò i medicamenti in funzione del "calore" (o umore), secondo gradi crescenti, permettendo la scelta del farmaco con tale parametro per ogni malattia (Methodus medendi). In particolare applicava medicamenti con azione opposta a quella del male: p.es. farmaci refrigeranti nelle malattie calde. Il suo motto era "contraria contrariis curantur". Il medico stesso doveva preparare il medicinale e somministrarlo in modo oculato e con parsimonia al paziente. Alcune formule erano tenute segrete, riservate ai soli addetti.

I suoi discepoli si specializzarono nel distinguere, a seconda che l'uso fosse più o meno immediato, i medicamenti magistrali (infusi, decotti ecc.), perché basati sulla ricetta del medico, da quelli officinali, stabiliti dalle farmacopee ufficiali (acque distillate, tinture, sciroppi, polveri vegetali ecc.). Questi ricette furono poi trasmesse in Europa dagli arabi. Galeno scrisse oltre 400 libri di medicina, fisiologia e farmacologia, di cui solo 108 ci sono pervenuti.

Da citare anche Andromaco di Creta, medico di Nerone, che preparò la teriaca, composta di 61 ingredienti presi dal mondo animale e vegetale, portati a 73 dal medico Galeno. E il bizantino Oribasio (325-403), medico personale dell'imperatore Giuliano l'Apostata, che lasciò un'opera di medicina in 70 libri, giunta a noi solo in parte, un compendio di medicina in 9 libri e un trattato popolare in 4 libri. In particolare trattò della falsificazione delle droghe.

Il cerfoglio (Anthriscus cerefolium) è una pianta aromatica dall'aroma fresco e delicato, leggermente speziato, molto usato nella cucina francese.

Le foglie si possono raccogliere dopo poche settimane dalla semina, e sono da consumare crude, intere come guarnizione per il loro aspetto gradevole, o tritate.

Si semina in primavera o in autunno, e si raccoglie scalarmente a partire da 10-15 giorni dalla semina.

Cresce velocemente e anche un contenitore di dimensioni medie fornisce 1-2 tazze di foglie settimanali, che è consigliabile raccogliere al momento dell'utilizzo, perchè conservate perdono molto in aroma.

La cimatura costante ritarda inoltre la fioritura, allungando il periodo del raccolto.

Il cerfoglio è una pianta biennale, che può essere coltivata anche come annuale per il consumo delle foglie, e riseminata l'anno successivo.

E' possibile coltivare il cerfoglio in vaso.

Tollera la mezz'ombra e le basse temperature, mentre non sopporta la siccità e l'afa.

Il cerfoglio in cucina

Il cerfoglio ha un aroma fresco e delicato, che ricorda l'anice. Si usa crudo, aggiunto ai cibi all'ultimo momento perchè con la cottura perde aroma, e per via del suo gusto delicato è consigliabile usarne una quantità maggiore rispetto a altre erbe aromatiche.

Si usa in zuppe, pasta e arrosti, per arricchire insalate e sandwiches e come ingrediente per salse crude. Si accosta bene a formaggi a pasta morbida, asparagi, carciofi, patate e pollo, filetti di pesce e crostacei, pesce e molluschi bolliti, minestre cremose, piatti a base di uova, carni bianche, salse delicate al burro, formaggi freschi e insalate verdi.

Ricco di vitamina C, digestivo, diuretico, tonificante del fegato.

Il cerfoglio è una delle fines herbes francesi, una miscela di erbe aromatiche delicate che include tra i vari ingredienti anche dragoncello e erba cipollina.


5 Ricette con il cerfoglio (in collaborazione con La Cucina di Susana):

Noce di cervo con tubero di cerfoglio e cipolla rossa.

Piccatine di vitello al prosciutto.

Lo speziario, l' erbario e le combinazioni di aromi, segunda parte.

Carpaccio di cervo marinato con barbabietole rosse, bianche e gialle.

Rana pescatrice con pancetta al tartufo.

Tra le erbe selvatiche commestibili e ricche di proprietà spicca senza dubbio la borragine.

Questa pianta, che si può utilizzare anche sotto forma di tisana, olio o perle offre molti benefici al nostro organismo anche se non è esente da alcune controindicazioni.

Conosciamo allora meglio la borragine e i suoi usi.

Caratteristiche.

Borraggine
Il suo gusto è simile al cetriolo.
Si usa con erdure bollite e al burro, burro aromatico, formaggio morbido, zuppe di verdura.
Ricco di potassio, calcio.
Diuretico, tonificante del sistema nervoso

Proprietà.

La tisana di borragine, quindi, può essere utile sia a ritrovare la propria regolarità intestinale sia ad alleviare i sintomi del mal di gola. Un altro interessante beneficio che offre questa pianta è quello di essere d’aiuto alle donne in caso di disturbi premestruali, la bevanda calda (ma ancor di più l’olio) può infatti ridurre crampi, gonfiori, sensazione di malessere e altri fastidi che accusano molte persone in quel periodo. Ciò è dovuto alla presenza in questa pianta di fitoestrogeni, sostanze che riequilibriano il sistema ormonale e che dunque possono essere utili in tante problematiche della donna in età fertile ma anche in menopausa.

La borragine, e in particolare l’olio che se ne estrae, è ricco di alcuni acidi grassi benefici per cuore ed arterie in grado di favorire la vasodilatazione, ridurre i depositi di colesterolo e abbassare l’infiammazione.

Questa pianta è poi una vera e propria alleata di bellezza. La sua azione benefica sulla pelle si evidenzia non solo in caso di vere e proprie patologie ma anche semplicemente se si ha la pelle secca o grassa (la borragine regola infatti la produzione di sebo in entrambi i casi) o alla comparsa delle prime rughe. Sulla pelle ovviamente si utilizza il prezioso olio di borragine, che si estrae a freddo dai semi di questa pianta ed ha un grande potere antiossidante.

Ricette.

Pesto di borragine per farcire un velocissimo panino ripieno di gorgonzola e arrosto di tacchino.

Avvicinandoci al confine con la Svizzera incontriamo Cantello, piccolo centro che deve la sua fama alla produzione di un tipo molto particolare di asparago: bianco con punta rosata, che resta consistente anche dopo la cottura.

Gli asparagi di Cantello sono prodotti anche nella zona dei comuni di Clivio, Viggiù e Arcisate tutti in provincia di Varese. Ogni seconda domenica di maggio viene organizzata una sagra con vendita e assaggi di questo prelibato ortaggio.

L'asparago in cucina

Antiche sono anche le tradizionali ricette, una fra tutte quella classica con l'uovo all'occhio di bue. Si abbina molto bene anche coi risotti e con le crespelle senza disdegnare altri tipi di pasta. Si consiglia di pelarlo prima di cucinarlo. Utilizzato anche negli antipasti in agrodolce.

Sfortunatamente, sembra che l’industria agrochimica non abbia imparato nulla dalle lezioni della Rivoluzione Verde. Secondo il biologo David Ehrenfeld:


Al pari dell’agricoltura intensiva, l’ingegneria genetica viene spesso giustificata come una tecnologia umana, una tecnologia che serve semplice-mente a nutrire più persone con cibi migliori. Non si potrebbe dire nulla di più falso. Fatte salve rarissime eccezioni, l’unico scopo dell’ingegneria genetica è quello di aumentare le vendite di prodotti chimici e geneticamente manipolati ad agricoltori che vengono a dipendere da essi.

La semplice verità è che la maggior parte delle innovazioni nelle biotecnologie alimentari sono state guidate dal criterio del profitto anziché da quello di rispondere a delle reali esigenze. Per fare un esempio, la Monsanto ha genetica-mente modificato la soia in modo da renderla resistente all’erbicida Roundup - fabbricato dalla stessa compagnia —, per poter aumentare le vendite di questo prodotto.


La Monsanto ha poi realizzato anche dei semi di cotone contenenti un gene insetticida, in modo da aumentare le proprie vendite di sementi. Tecnologie come queste accrescono la dipendenza dei coltivatori rispetto a prodotti che sono brevettati e protetti da «diritti di proprietà intellettuale» -cosa che rende illegali le vecchie pratiche agricole di riprodurre, immagazzinare e condividere le sementi. Inoltre, queste compagnie aggiungono delle «competenze tecnologiche» al prezzo delle sementi, o costringono gli agricoltori a pagare prezzi gonfiati per acquistare le sementi assieme agli erbicidi.


Attraverso una serie di grandi fusioni e grazie allo stretto controllo reso possibile dalle tecnologie genetiche, si sta oggi costituendo una concentrazione di proprietà e di controllo sulla produzione alimentare che non ha precedenti nella storia.76 Le prime dieci compagnie agrochimiche controllano l’85 per cento del mercato globale, e le prime cinque controllano virtualmente l’intero mercato delle sementi geneticamente modificate. La sola Monsanto è entrata in possesso delle maggiori compagnie produttrici di sementi in India e in Brasile, oltre a comprare numerose compagnie biotecnologiche; la Du Pont, dal canto suo, ha poi acquistato la Pioneer Hi-Bred, la più grande azienda produttrice di sementi del mondo.


Il fine ultimo di queste megacorporazioni è quello di creare un unico sistema agricolo mondiale, nel quale esse siano in grado di controllare tutti gli stadi della produzione alimentare e di manipolare sia le forniture di cibo, sia i loro prezzi. Come ha spiegato un dirigente della Monsanto, «ciò a cui state assistendo è un consolidamento dell’intera catena alimentare».

Tutte le principali compagnie agrochimiche stanno progettando di introdurre qualche versione della «terminator technology» - piante con semi resi sterili tramite manipolazione genetica, che costringerebbero gli agricoltori a ricomprare anno dopo anno i prodotti brevettati e porrebbero fine alla loro capacità, che si è sempre dimostrata vitale, di sviluppare nuove coltivazioni.


Ciò avrebbe conseguenze devastanti soprattutto nel Sud del pianeta, dove per crescere l’80 per cento dei raccolti ci si serve di sementi conservate. Questi piani portano in luce meglio di qualunque altra cosa le motivazioni puramente commerciali che stanno dietro alla produzione di alimenti geneticamente modificati.


Molti scienziati che lavorano per queste compagnie potrebbero sinceramente credere che le loro ricerche aiuteranno a nutrire il mondo e a migliorare la qualità del nostro cibo; di fatto, però, essi operano all’interno di una cultura di potere e di controllo, incapace di mettersi ad ascoltare e guidata da concezioni strettamente riduzioniste, nella quale le preoccupazioni di carattere etico non fanno semplicemente parte delle strategie aziendali.


I sostenitori delle biotecnologie hanno ripetutamente affermato che le sementi geneticamente modificate sono di cruciale importanza per risolvere il problema della fame nel mondo, e hanno fatto questo riproponendo quelle stesse erronee argomentazioni che, nei decenni precedenti, erano state avanzate dai sostenitori della Rivoluzione Verde. La produzione alimentare convenzionale, sostengono, non riuscirà a tenere il passo della crescita della popolazione mondiale.


Nel 1998, uno spot della Monsanto proclamava che «preoccuparsi per la fame che attende le generazioni future non servirà a nutrirle. Sarà la biotecnologia alimentare a farlo».7Come sottolineano gli agroecologisti Miguel Altieri e Peter Rosset, questo ragionamento si basa su due assunzioni errate. La prima è che la fame nel mondo sia causata da una carenza globale di cibo; la seconda è che l’ingegneria genetica sia il solo mezzo possibile per accrescere la produzione di cibo.


Le associazioni per lo sviluppo sanno da molto tempo che non c’è alcun rapporto diretto fra la densità di popolazione di un Paese (o il suo tasso di crescita demografica) e il fatto che in esso si soffra la fame. La fame è diffusa in Paesi densamente popolati - come il Bangladesh e Haiti -, ma anche in altri dove la densità di popolazione è assai ridotta -come il Brasile e l’Indonesia. E anche negli stessi Stati Uniti, in mezzo alla sovrabbondanza, ci sono tra i venti e i trenta milioni di individui che soffrono di malnutrizione.