La Regione Emilia-Romagna ha definito protette ben 92 specie floristiche con la legge regionale n. 2/77, legge che ne vieta la raccolta.

Inoltre ricordo che è vietato raccogliere piante all’interno dei Parchi pubblici, sia Comunali che Provinciali e Regionali.

Piante velenose.

I principi attivi che le piante producono, hanno un'azione sul nostro organismo, che dipende dalla quantità usata. quindi, in pratica, non si può definire una sostanza benefica o tossica in modo assoluto perchè ogni pianta è al contempo rimedio e veleno, e, come diceva già Paracelo nel ‘500, “è la dose che fa il veleno e il rimedio”.

Vi sono però molte piante che contengono dei principi attivi che agiscono in minime quantità e che se assunte senza controllo medico possono avere un'azione tossica.

Soltanto una persona specializzata ed esperta, può dosare tali componenti al fine di dare loro un'azione terapeutica benefica.

Si elencano le piante pericolose:

Aconito Aconitum variegato e Aconitum vulparia (fam. Ranuncolaceae) Tutta la pianta è velenosa, specialmente le radici. E' un potente anestetico, 3gr. sono mortali, il veleno può essere assorbito attraverso la pelle e dare dermatiti.

Bucaneve Galanthus nivalis (fam. Amarillidaceae). Il bulbo è velenoso. Ha un'azione emetica.

Ciclamino Cyclamen hederifolium (fam. Primulaceae) Il tubero è velenoso. Azione purgativa.

Cicuta Conium maculatum L. (fam. Apiaceae). Tutta la pianta è velenosa. Provoca nausea, vertigine, cefalea, ispessimento della lingua, urinazione incontrollata, il polso cade, la temperatura corporea s'abbassa, la pupilla si dilata, sopravviene paralisi risalente dai piedi, sopravviene la morte per paralisi respiratoria. La quantità mortale è di gr.10-30.

Colchico Colchicum autumnale L. (fam. Liliaceae). Il bulbo è velenoso e anche i semi. Blocca la mitosi cellulare.

Dafne Daphne mezereum L. (fam. Thymelaceae). Tutta la pianta è velenosa. Provoca dolori intestinali, vomito, paralisi, colasso.

Digitale Digitalis purpurea e grandiflora (fam. Scrofulariaceae) Le foglie sono velenose. Innalza la pressione del sangue e rallenta il battito del cuore, provoca dolori violenti allo stomaco, vomito, cianosi, collasso. 30gr. di foglie fresche provocano la morte.

Dulcamara Solanum dulcamara (fam. Solanaceae). Tutta la pianta è velenosa in special modo le bacche rosse. Provoca emicranie, vertigini, diarrea.

Elleboro Helleborus niger e viridis (fam Ranuncolaceae) Tutta la pianta è velenosa. Violento purgante ed emetico. Simile alla Digitale.

Euforbia Euphorbia characias e spinosa (fam. Euphorbiaceae) Tutta la pianta è velenosa, specialmente il lattice. Azione purgativo, emetica.

La famiglia comprende anche la nota stella di Natale a foglie rosse.

Fusaggine Euonymus europaeus (fam. Celesteraceae). Tutta la pianta è velenosa, specie i frutti. Azione purgante che può originare un collasso.

Giusquiamo Hyosciamus niger (fam. Solanaceae). Tutta la pianta è velenosa. Antispasmodico e analgesico molto potente, dà sonno profondo.

Lauroceraso Prunus laurocerasus (fam. Rosaceae). Tutta a pianta è velenosa. Le foglie contengono ghiandole oleifere che producono il glucoside laurocerasina, i semi danno un olio grasso che contiene acido cianidrico.
Maggiociondolo Laburnum anagyroides (fam. Leguminoseae) Tutta la pianta è velenosa. Provoca forte salivazione, diarrea, caduta del polso e anche la morte. I semi sono molto pericolosi per gli animali da cortile.

Mughetto Convallaria majalis (fam. Liliaceae). Tutta la pianta è velenosa. Provoca caduta del polso, collasso.

Oleandro Nerium oleander (fam. Apocinaceae). Tutta la pianta è velenosa. Ha un'azione analoga alla digitale. Provoca diarree e coliche, vomito, rallentamento della frequenza respiratoria, irregolarità cardiaca, perdita di conoscenza e morte.

Peonia Paeonia officinalis (fam Paeoniaceae). Tutta la pianta è velenosa. Emetico violento.

Pulsatilla Anemone pulsatilla L. (fam. Ranuncolaceae) Pulsatilla vulgaris Tutta la pianta è velenosa, particolarmente i fiori. Provoca diarrea e disturbi alla respirazione.

Ranuncolo Ranunculus aconitifolius, montanus, acquaticus. (fam. Ranuncolaceae) Tutta la pianta è velenosa, particolarmente i fiori. Provoca dermatite da contatto, vomito, diarrea, disturbi alla respirazione, sino alla morte

Sperone di cavaliere Delphinium elatum e consolidata (fam. Ranuncolaceae) Tutta la pianta è velenosa, particolarmente i fiori. Provoca diarrea e disturbi alla respirazione.Come il Ranuncolo. (vedi foto)

Stramonio Datura stramonium (fam. Solanaceae). Tutta la pianta è velenosa, provoca allucinazioni per la presenza di alcaloidi.

Ricino Ricinus communis L. (fam. Euphorbiaceae). I semi sono velenosi. Forte azione purgativa.

Tasso Taxus baccata L. (fam. Tassaceae). Tutta la pianta è velenosa, particolarmente foglie e semi. Caduta del polso.

Uva di volpe Paris quadrifolia L. (fam. Liliaceae). Tutta la pianta è velenosa, particolarmente il frutto. Effetti purgativi, emetici, narcotici.

Veratro Veratrum album (fam. Liliaceae). Tutta la pianta è velenosa. Effetti purgativi, emetici, narcotici.

Vi sono molti modi per prevenire la comparsa del mal di testa, che implicano una modifica del proprio stile di vita e danno risultati a lungo termine.

Le cause del mal di testa sono riconducibili a più fattori e seguire alcune regole può aiutare a ridurre, se non evitare la frequenza degli episodi.

Quindi, individuate gli alimenti che sono tra le cause del mal di testa e/o che ne accrescono i sintomi, moderatene il consumo e prediligete quelli che hanno effetti antinfiammatori – antidolorifici e quelli ricchi di acqua, per garantire una costante idratazione.

Vi sono molti modi per prevenire la comparsa del mal di testa.



Come prevenire la comparsa del mal di testa.


Nei soggetti predisposti, per tenere sotto controllo il disturbo, è importante individuare ed eliminare alcuni alimenti che contengono sostanze in grado di  favorire la sintomatologia.

L’alimentazione, oltre a essere ritenuta una delle cause scatenanti del mal di testa, è anche uno strumento di cura e prevenzione delle cefalee: mentre da un lato alcuni cibi sono in grado di alterare il sistema nervoso; dall’altro possono avere effetti benefici.

Stress, causa principale.


Il tipo più comune di mal di testa è causato dalla tensione nei muscoli delle spalle, del collo, del cuoio capelluto e della mascella quando si è nervosi. Potrebbe avere la tendenza ad essere chiamato mal di testa da tensione se lavori troppo, non dormi bene o consumi alcolici.

Anguria, cetriolo o ananas.


Uno dei primi sintomi di disidratazione è un mal di testa con una sensazione di pesantezza. Se il tuo disagio è legato alla disidratazione, niente di meglio che mangiare anguria, cetriolo o ananas che hanno grandi quantità di acqua.

Inoltre, la sua acqua naturale è ricca di minerali essenziali, come il magnesio, che è fondamentale nella prevenzione del mal di testa.

I potenti spinaci.


I mal di testa possono anche essere causati da cambiamenti ormonali - principalmente dovuti alla variazione dei livelli di estrogeni - per calmare questi dolori, si consiglia di consumare magnesio e verdure con una grande varietà di foglie, come gli spinaci sono ricchi di questo minerale.

Inoltre, contengono riboflavina, un tipo di vitamina B che è stato collegato alla prevenzione del mal di testa, indica lo standard naturale.

Vitamina B.


Il dolore è dovuto in parte al fatto che a un certo punto i neuroni lavorano eccessivamente, quindi si consumano e esauriscono l'energia, tuttavia, la vitamina B contribuirebbe ad aumentare la produzione di energia all'interno di queste cellule, prevenendo e combattere il mal di testa.

Lattuga, sedativo naturale.


La lattuga è una pianta meravigliosa che nel Medioevo, Culpeper un erborista inglese raccomandava per curare il mal di testa e indurre il sonno naturale.

Per il suo contenuto di vitamine del gruppo B e il suo potere sedativo è considerato un grande alleato in caso di nervosismo, ansia o stress. Prova a mangiare un'insalata o una lattuga liquefatta nel succo.

Aceto di sidro di mele.


Sin dai tempi antichi l'aceto di mele è un rimedio usato per mitigare il mal di testa, poiché agisce come un naturale antinfiammatorio e rilassante muscolare. Le nonne appoggiavano un impacco inumidito in acqua e aceto sulle tempie in modo che il mal di testa si stesse dissipando a poco a poco.

Acidi grassi Omega-3

Per il mal di testa, il salmone, la sardina e il tonno sono l'ideale per ridurre il disagio.

L'omega-3 ha proprietà antinfiammatorie simili a quelle dell'ibuprofene, quindi consumarlo spesso aiuta a prevenire e combattere il mal di testa.

La piccola quinoa.


Uno studio del Science Center della State University di New York ha rilevato che un gran numero di emicranie sono causate da una mancanza di magnesio o da uno squilibrio di magnesio.

Un alimento ricco di magnesio è la quinoa, oltre ad essere un minerale indispensabile per una buona alimentazione, mantiene i vasi sanguigni tonici, riduce l'eccitabilità dei nervi e promuove il rilassamento muscolare, che aiuta ad alleviare il mal di testa.

Mandorle magiche.


Lo stesso effetto dell'aspirina per il mal di testa è una manciata di mandorle, anche se i loro effetti sono più lenti.

Secondo i ricercatori americani le mandorle contengono una buona proporzione di salicilati, sali formati dall'acido salicilico e una base che costituisce il principale agente attivo dell'aspirina, a cui sono dovuti i suoi effetti miracolosi.

Uova.


Se l'origine dei tuoi mal di testa è lo stress inevitabile, l'uovo è l'alleato che stai cercando. Oltre a tutti i suoi nutrienti, l'uovo ha il coenzima Q10, una fonte di energia molto importante per il corpo. Il requisito di questo componente per il corpo è 101 mg, tre volte al giorno.

Infusi alle erbe.


Queste bevande aiutano a controllare la tensione e, quindi, sono una buona opzione per evitare il mal di testa causato dallo stress.

Quasi tutte le varietà di tisane aiutano ad alleviare il disagio, ma è particolarmente consigliato consumare infusi di camomilla, tiglio e valeriana per rilassare i muscoli.

Attenzione a questi alimenti.


Proprio come alcuni alimenti e spezie possono alleviare il tuo mal di testa, altri possono aumentarlo, tra cui: cioccolato, caffè e tè nero, alcool, bibite (cola), latticini (formaggi stagionati), salsicce, prodotti fermentati, noci, abuso di agrumi, verdure come sottaceti, cavoli, cipolla, tra gli altri.

Le notizie sull'antica medicina egizia sono tratte da un papiro risalente al 7 secoli a. C., il papiro dì Ebers dal nome del suo scopritore che lo rinvenne nel 1872.


Questo papiro riassume senza dubbio tradizioni assai più antiche, elenca ben 700 piante medicinali, usate tuttora dai medici egiziani. Coloro che conoscevano i segreti delle erbe erano tenuti in grande considerazione e questa facoltà era quasi sempre attribuita alle divinità.


Iside era esperta nelle preparazioni erboristiche. Osim, figlio di un re, era un conoscitore di droghe e di erbe; il dio della medicina Thot (Era ritenuto il creatore dell'arte, della scienza, della magia, dell'alchimiae della religione egiziana.

Più tardi venne identificato dai Greci con Hermes Trismegistus) è raffigurato nei templi egizi con la testa dell'Ibis mentre naviga su una barca colma di erbe medicinali.


Questo papiro ci spiega come gli Egiziani usassero le piante anche in numerosi unguenti di bellezza e come fossero competenti in fatto di preparazioni erboristiche. Tali preparazioni erano affidate di solito ai sacerdoti che studiavano decotti, confezionavano pastiglie, spremevano con i torchi i succhi delle erbe.


Nel papiro sono elencate preparazioni anche molto complesse a base di dieci e più sostanze diverse. Nei dolori di stomaco ad esempio si raccomanda una poltiglia di miele, bacche di ginepro, olio ed altri sette ingredienti vegetali.


Purtroppo non è possibile ricostruire molto dell'erboristeria egiziana in quanto non è facile attribuire gli antichi nomi alle erbe attualmente conosciute. Di certo sono stati identificati: il ricino, il lino, il sesamo, il ginepro, la mandragora, l'assenzio, il giusquiamo. La menta piperita, ritrovata in una tomba, era un'erba medicamentosa molto importante, al pari della salvia edella camomilla; tra le erbe inebrianti erano conosciuti il papavero e la canapa indiana. Il cedro era considerato un efficace controveleno, come illustrano alcune pitture del tempio di Karnak.


Numerosi erano gli unguenti usati dagli Egizi contro le malattie; il più celebre era chiamato Kyphi e sembra che questo unguento fosse composto da una cinquantina di ingredienti. Le droghe vegetali servivano pure nell'imbalsamazione dei cadaveri.


Le mummificazioni allora in uso erano realizzate con l'aiuto di piante, d'essenze aromatiche e di salamoie seguendo una tecnica minuziosa. Il segreto dell'imbalsamazione apparteneva ai sacerdoti. Lo storico greco Erodoto ne ha dato la seguente descrizione: "Dopo aver pulito i visceri con vino di palma, li si cosparge di spezie tritate.


Poi si riempie l'addome di mirra tritata, di gaggia e di ogni specie di sostanze fumigene. Fatto questo si tiene a bagno il cadavere per 70 giorni nel natro (carbonato di sodio naturale). Infine il cadavere viene lavato, avvolto in fasce spalmate di gomme, resine e balsami".

La cosa più importante di cui tener conto al momento dell’impiego delle nostre erbe è di evitare di disperdere i principi attivi e principi nutritivi con procedure errate.

 

Innanzi possiamo distinguere un uso alimentare e uno officinale.

Parlerò prima dell’utilizzo in cucina:


Per usufruirne al massimo dei benefici di Per usufruirne al massimo dei benefici di queste erbe selvatiche la cosa migliore è assumerle crude in insalata. E’ bene allora prestare molta attenzione alla pulizia, lavandole accuratamente e lasciandole a bagno in acqua e limone.


Se preferiamo utilizzarle cotte allora è bene farle in casseruola, cioè con poca acqua e all' interno di un recipiente coperto.In questo modo l' acqua che evapora condensa a livello del coperchio e sgocciola sulle verdure, che così conservano gli aromi ed i sali. Inoltre la durata della cottura dovrebbe essere breve.


L' acqua rimasta, così ricca di tutti quei principi nutritivi che si sono dispersi durante la cottura, la si può utilizzare come brodo vegetale per la preparazione di zuppe, creme e risotti.


Se raccogliamo le piante per impiegarle a scopo curativo il loro uso dipende principalmente dal motivo curativo a cui la pianta è destinata.


Principali modalità di impiego curativo e preventivo delle piante officinali: INFUSO La droga viene messa in un adatto recipiente, come una teiera, e su di essa viene versata l'acqua bollente. Il recipiente viene coperto e si lascia in infusione per circa 10 - 15 minuti, quindi si filtra con un colino a maglie strette. L'infuso è indicato per parti della pianta tenere, quali fiori e foglie. Solitamente, salvo diversa indicazione, si usano gr.2-3 di droga per ml.100 d'acqua, per erbe molto attive, e di gr.3 - 5 di droga per gr.100


acqua, per erbe poco attive. Si può usare il "colpo di calore": in questo caso, la droga si versa in acqua bollente. Il recipiente deve essere d'acciaio o pirex, non altri, e va coperto immediatamente per evitare l'evaporazione degli oli essenziali. L'acqua bollente apre le cellule estraendo le sostanze medicamentose. Si filtra e si addolcisce con miele. L'infuso deve essere usato caldo o tiepido e preparato per essere subito utilizzato, oppure può essere tenuto in un thermos e bevuto durante la giornata.


DECOTTO Si prepara partendo da acqua fredda e portandola lentamente all'ebollizione, il tutto coperto. Il bollore, deve essere moderato e più o meno prolungato a seconda della droga usata, quindi infondere per 5 -10 minuti, coprendo il recipiente. La quantità di droga è di gr.3-5 per ml.100 d'acqua. Si procede poi come descritto per l'infuso. Eventuali aromatizzanti per dolcificare il sapore devono essere aggiunti quando si spegne il fuoco.


TISANA La tisana è una preparazione con una bassa percentuale di droga e fatta con una miscela di più piante che agiscono in sinergia. La miscela di droghe che forma una tisana ha lo scopo di raggiungere un particolare effetto terapeutico grazie alla sinergia dei suoi componenti. In genere è composta da un rimedio di base, formato anche da 2 o 3 erbe specifiche per il trattamento, un adiuvante che rinforza il rimedio di base, un complemento che da un aspetto piacevole alla miscela e un correttore che migliora il sapore o l’odore della tisana (la liquirizia è un ottimo dolcificante,.mentre piccole quantità di menta, rosmarino, finocchio, timo, salvia, petali di rosa, anice, coriandolo,scorza e succo di agrumi migliorano l’aroma e il gusto).


IMPACCO E' preparato con cotone idrofilo o con garza, imbevuti in un infuso o un decotto e quindi applicati sulla parte da curare. Si fa sia a scopo cosmetico ad esempio per i capelli , per la pelle del viso, per gli occhi stanchi, che a scopo curativo per trattare ad esempio contusioni, scottature e tensioni muscolari.


CATAPLASMA E' costituito da paste dense, raccolte in una garza e applicate sulla parte malata. Famosi sono il cataplasma di farina di semi di lino e quello di argilla.


TINTURE Consistono in un'estrazione per mezzo di un solvente composto di acqua e alcool. Il grado alcolico dipende dalla droga che si vuole estrarre. per le resine occorre alcol puro, per gli alcaloidi a 80°, per le mucillagini a 20, per la quasi totalità delle altre a 60° circa. L'estrazione avviene in questo solvente, in cui viene versata la droga finemente sminuzzata. Il tutto si pone in un recipiente a chiusura ermetica, per circa 28 giorni, agitandolo giornalmente. Terminata l'estrazione, si filtra e si conserva in botticini scuri; deve essere usata a gocce e diluita.


ENOLITI Sono delle tinture che hanno come solvente il vino bianco per aperitivi e il vino rosso per digestivi, tonici ricostituenti. Vanno usati vini corposi. La quantità di droga è di gr.5 per gr.100 di vino. Gli enoliti devono avere come caratteristica la gradevolezza.Il vermouth è un tipico esempio, e la pianta per la sua preparazione è l'Assenzio. Si preparano spezzettando o pestando al mortaio la droga che va poi aggiunta al vino, quindi si pone il preparato in un luogo a temperatura costante e al buio per circa 28 giorni e in fine lo si filtra. Si usa a cucchiai o a bicchierini.


Usando come solvente l'aceto di vino, si possono preparare aceti aromatici adatti a condire insalate, sperimentare a piacere varie mescolanze di erbe aromatiche.OLEOLITI In questo caso il solvente è l'olio di oliva ottenuto per spremitura a freddo,ma anche olio di mandorle,di mais,di soia. La quantità di droga è di gr.10 per gr.100 d'olio. Gli oleoliti sono preparati per uso esterno,ma , se fatti con miscele di erbe aromatiche e buon olio di oliva ,sono degli ottimi olii per aromatizzare pietanze e insalate. Si fanno ponendo il preparato in apposito recipiente chiuso, per poi esporlo al sole e agitandolo almeno una volta al giorno. Dopo circa 28 giorni l'oleolito è pronto da filtrare. Un oleolito molto usato è l’olio di iperico.


POMATE Si preparano con vaselina e/o lanolina, o seguendo ricette più elaborate a base di cera d’api e olii, mescolate con succhi o estratti di erbe.Sono solo per uso esterno.


SUFFUMIGI Sono inalazioni di vapore acqueo che contiene i principi volatili delle erbe o degli oli essenziali impiegati. Hanno effetto disinfettante, balsamico e decongestionante. Si usa una o due manciate d'erba o 3-4 gocce di olio essenziale in circa ml.300 d'acqua bollente e si inala per 10-15 minuti.


POLVERI Si ottengono con la triturazione della droga essiccata. Possono essere assunte mescolandole a miele, marmellata, racchiuse in un'ostia o disperse in soluzione che può essere una tisana, un brodo o semplicemente acqua. Utilissima è ad esempio la polvere di equiseto, un ottimo rimineralizzante per prevenire e curare l’osteoporosi.


SUCCO Si ottiene spremendo con un torchietto di legno la parte della pianta fresca dalla quale si vuole estrarre il succo. Così dall'ortica si prepara un liquido di colore bruno, leggermente acido, ricco di sali minerali (ferro, potassio, magnesio) e vitamine. Si conserva in bottiglietta scura, ben chiusa e in frigorifero. I succhi, comunque, devono essere utilizzati subito e non è consigliata la loro conservazione, a meno che non li si voglia conservare in freezer.Generalmente hanno gusto non gradevole, per cui possono essere aromatizzati con menta, anice, liquirizia, rosmarino, salvia, ma sempre in armonia con le proprietà terapeutiche del succo.


IDROLATI Si ottengono per distillazione in corrente di vapore d'acqua.La droga viene posta in modo da essere investita da una corrente di vapore d'acqua bollente, quindi non è a diretto contatto dell'acqua. La corrente di vapore, attraversando la droga, si arricchisce dei principi volatili contenuti in essa. Il vapore è quindi fatto passare attraverso una serpentina ove si condensa e si ottiene così una miscela d'acqua e olio essenziale. Le due fasi, sono poco miscibili e si separano in due strati e quindi si possono separare con facilità. La fase oleosa galleggia e rappresenta l'essenza, la fase liquida rappresenta l'idrolato che contiene ancora essenza. In questo modo si ottiene ad esempio l’acqua di rose, l’acqua di camomilla, l’acqua di hamamelis.


OLI ESSENZIALI Si ottengono per distillazione delle erbe aromatiche. Sono sostanze volatili impiegate sia per uso esterno, sia per uso interno. Sono sostanze molto attive quindi vanno usate con cautela,secondo le prescrizioni del medico o dell’erborista.

Una pianta medicinale, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, è un organismo vegetale che contiene in uno dei suoi organi sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici o che sono i precursori di emisintesi di specie farmaceutiche.

Il fitocomplesso va inteso come l'insieme di una quantità di principi attivi, noti e non, farmacologicamente attivi, e di sostanze che aiutano l'azione dei primi, pur essendo di per sé queste ultime farmacologicamente inattive.

L'insieme delle interazioni dei primi (i principi attivi) e dei secondi (i coadiuvanti) determina le azioni note del fitocomplesso.
 L'utilizzo di medicamenti di natura vegetale risale addirittura al 1500 a.C.


Come essiccare e conservare le erbe medicinali.

1. Le erbe devono essere essiccate appena raccolte, all'ombra, o al calore artificiale (temperatura 35°C). Con l'essiccazione si evitano i processi fermentativi e si impedisce che attecchiscano funghi e batteri.
2. Appena scelte e pulite, le erbe fresche vengono stese, in modo da formare uno strato sottile su un canovaccio o su un setaccio di plastica, o in una cassettina di legno rivestita di carta da pacco.
3. Con le erbe si possono anche formare dei mazzetti che verranno appesi ad essiccare, per esempio, in solaio.
4. Si dovranno proteggere le erbe dai parassiti.



I metodi più antichi per somministrare le erbe medicinali sono le tisane (o infusi) e i decotti.

5. Le radici e le cortecce, a differenza delle erbe, devono essere essiccate al sole.
6. Le erbe già essiccate non devono essere mescolate a quelle ancora fresche.
7. Le erbe che contengono essenze devono essere essiccate a una temperatura inferiore ai 30°C per evitare che le sostanze attive si disperdano nell'aria.
8. Dopo l'essiccazione, si conservano le erbe medicinali in barattoli di vetro o in contenitori di plastica (i barattoli di latta sono sconsigliati perché le erbe non tollerano il contatto con le parti metalliche).
Bisogna evitare di stipare le erbe. Riporre i barattoli in un ambiente asciutto, temperato, al riparo dalla polvere.
9. Sui diversi contenitori si dovrà mettere il nome della pianta e la data in cui è stata raccolta. Le erbe medicinali devono essere rinnovate ogni anno. Invece di gettarle, si possono usare per il bagno. In tal caso devono essere messe in un sacchetto di stoffa prima di immergerle nell'acqua.
10. La riserva di erbe deve essere conservata in un luogo asciutto, al riparo dalla luce. Il bagno e la cucina non sono indicati.



Impiego delle erbe.

I metodi più antichi per somministrare le erbe medicinali sono le tisane (o infusi) e i decotti.

Le piante medicinali possono essere usate anche in altri modi. Si possono fare sciroppi, succhi, marmellate, liquori, tinture, oli, unguenti, pomate, vini aromatici a base di piante medicinali.

Possono essere ingerite o usate per bagni, impacchi, cataplasmi, compresse, bagni di vapore per il viso, ecc.

La tisana con acqua calda (metodo più comune).
Si mette in una tazza un cucchiaino di erbe secche e si aggiunge acqua bollente. Si lascia riposare da 5 a 10 minuti poi si filtra. Se è il caso, si addolcisce la tisana con del miele.
Leggi anche: Il regno delle piante comprende circa 350.000 specie di organismi viventi.
Il decotto con radici, cortecce, parti legnose.
Si mette in un pentolino smaltato (non di metallo) un cucchiaino di erbe secche e due dl circa di acqua. Si fa bollire a fuoco moderato per ca. 10 minuti. Si filtra e di addolcisce con del miele.

La ricetta per fare l'Aceto antisettico.

N.B. Con le erbe medicinali si possono fare dei miscugli. La loro composizione varia secondo la consistenza e il contenuto di sostanze attive delle erbe.


Aceto antisettico.
40 g assenzio 40 g salvia
40g menta 40 g ruta
40g lavanda 40g cannella
40g filipendula 40g timo
40g rosmarino 40g maggiorana
5g chiodi di garofano 5g noce moscata
20g bacche di ginepro 20g licheni
20g alloro 20 g serpillo
1 cipolla 4 spicchi d'aglio

Un prodotto facile da preparare e che tutti dovrebbero tenere in casa:

L'aceto antisettico, il miglior antibiotico naturale. Si usa per prevenire e combattere le malattie virali, per lenire le punture d'insetti, per le nevralgie, per i dolori muscolari, per abbassare la febbre.

Nella preparazione possono essere usate altre erbe antisettiche come: noce, porro, calendola, eucalipto, malva, camomilla, ecc. Le erbe antisettiche sono più di 3000!

Far macerare le piante in 3 litri di aceto bianco, per 2 settimane. Coprire il recipiente ( che non deve essere di metallo) con un telo di stoffa. Scaduto il tempo di macerazione, colare e imbottigliare. La sua conservazione è illimitata. Per influenza e febbre usare 1/3 di aceto diluito in 2/3 di acqua e fare bagni o impacchi ai piedi ai polsi e alle mani per 1/4 d'ora. L'aceto antisettico ha un uso interno e esterno. Lo si può usare anche per condire l'insalata, come prevenzione contro l'influenza. E' molto buono anche per inalazioni.



Le applicazioni dell’ingegneria genetica nell’ambito dell’agricoltura hanno destato molte più resistenze nell’opinione pubblica di quanto non abbiano fatto le applicazioni in campo medico.


Ci sono diverse ragioni che spiegano questa resistenza, che nel corso degli ultimi anni è cresciuta in un movimento politico di scala mondiale.


La maggior parte delle persone nel mondo hanno con il cibo una relazione esistenziale fondamentale, ed è naturale che si preoccupino quando sentono che i loro alimenti sono stati trattati chimicamente, o che sono geneticamente modificati.

Nuove tecnologie alimentari.


Anche se forse non comprendono la complessità dell’ingegneria genetica, si fanno tuttavia sospettose quando sentono di nuove tecnologie alimentari sviluppate in gran segreto da potenti compagnie, che cercano di vendere i loro prodotti senza apporvi indicazioni per la salute ed etichette informative, o magari senza neppure voler affrontare le discussioni.


Negli ultimi anni, il distacco fra ciò che le industrie biotecnologiche dicono nelle loro pubblicità e ciò che producono in realtà è diventato fin troppo evidente.


Nei loro spot, le industrie biotecnologiche dipingono un nuovo mondo coraggioso nel quale la natura sarà posta sotto il controllo dell’uomo. Le piante saranno dei prodotti geneticamente modificati, ritagliati sulle esigenze dei consumatori.


Le nuove coltivazioni saranno progettate in modo da resistere alla siccità, agli insetti e alle erbacce. I frutti non marciranno e non si ammaccheranno. L’agricoltura non dipenderà più dai pesticidi e, quindi, non dan-neggerà più l’ambiente. Il cibo sarà migliore e più sano che mai, e la fame scomparirà dal mondo.


Gli ambientalisti e i difensori della giustizia sociale.


Leggendo o ascoltando queste previsioni sul futuro — tanto ottimistiche quanto del tutto naive - gli ambientalisti e i difensori della giustizia sociale avvertono una forte sensazione di déjà vu. Molti di noi ricordano chiaramente che un linguaggio molto simile a questo veniva impiegato dalle stesse compagnie agrochimiche qualche decennio fa, quando promettevano una nuova era di coltivazioni chimiche acclamandola come la «Rivoluzione Verde».73 Da allora a oggi, il lato oscuro dell’agricoltura chimica si è fatto dolorosamente evidente.


Oggi è risaputo che la Rivoluzione Verde non ha aiutato né gli agricoltori, né la terra, né tanto meno i consumatori. Il massiccio impiego di fertilizzanti chimici e di pesticidi ha cambiato radicalmente lo scenario dell’agricoltura e delle coltivazioni, dato che l’industria agrochimica ha convinto gli agricoltori della possibilità di far soldi dedicando ampi appezzamenti di terra a singole coltivazioni molto remunerative e servendosi di prodotti chimici per controllare le erbacce e i parassiti.


Il rischio delle monocolture.


Questa diffusione delle monocolture porta con sé il forte rischio che grandi coltivazioni vengano distrutte da un singolo tipo di parassita; inoltre, essa ha gravi ripercussioni sulla salute dei contadini e delle persone che vivono nelle aree agricole.



Con i nuovi prodotti chimici, la meccanizzazione e l’alto impiego di energia hanno sempre più caratterizzato le coltivazioni, favorendo così le grandi corporazioni agricole - che possono contare su capitali sufficienti — e costringendo la maggior parte delle tradizionali famiglie di contadini ad abbandonare le proprie terre. In ogni parte del mondo, moltissime persone, vittime della Rivoluzione Verde, hanno lasciato le aree rurali per andare a rafforzare le schiere dei disoccupati urbani.


L’eccessivo impiego di prodotti chimici in agricoltura.


Gli effetti a lungo termine dell’eccessivo impiego di prodotti chimici in agricoltura si sono rivelati disastrosi per la salute del suolo e per quella degli uomini, per le nostre relazioni sociali e per l’intero ambiente naturale, dal quale dipendono il nostro benessere e la nostra futura sopravvivenza.


Piantando anno dopo anno gli stessi raccolti, e concimandoli con prodotti sintetici, abbiamo distrutto l’equilibrio dei processi ecologici del nostro suolo; è diminuita la quantità di materia organica, e con essa la capacità, da parte del suolo, di trattenere l’umidità.


I cambiamenti che ne sono seguiti a livello di composizione del terreno hanno portato una molteplicità di conseguenze nocive, l’una legata all’altra - perdita di humus, siccità e sterilità del suolo, erosione da parte del vento e dell’acqua, e così via.


Lo squilibrio ecologico.


Lo squilibrio ecologico causato dalle monocolture e dall’eccessivo impiego di prodotti chimici ha poi portato anche a una crescita esponenziale dei parassiti e delle malattie delle piante, alla quale gli agricoltori hanno reagito spargendo dosi ancora più massicce di pesticidi, in un circolo vizioso di impoverimento e distruzione ambientale.

Parallelamente, sono anche cresciuti i rischi per la salute umana, dato che sempre più sostanze tossiche, filtrando attraverso il suolo, hanno contaminato le falde acquifere e sono ricomparse nel cibo che ci ritroviamo in tavola.

Non solo Alimentazione e Salute ma anche posts dedicati ai Fiori, alle Ricette e alle Piante Medicinali e Aromatiche per esempio.

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PIANTE AROMATICHE, DI ODORE GRADEVOLE E RICCHE DI OLI ESSENZIALI, UN VERO TOCCASANA PER LA SALUTE.

Le piante di Erbe Aromatiche richiedono meno attenzioni rispetto alle altre piante dell’orto; tanto è vero che spesso rischiamo di dimenticarcele.

L’angolo più asciutto e soleggiato del nostro orto è tutto ciò che ci chiedono per mantenersi in buona salute.

Sono effettivamente piante molto rustiche ma sanno dare un tocco veramente speciale ai nostri cibi.

Senza le aromatiche molte ricette della cucina mediterranea perderebbero l’unicità che le contraddistingue, profumi, aromi e sapori unici.
Le piante di Erbe Aromatiche richiedono meno attenzioni rispetto alle altre piante dell’orto

Le erbe aromatiche servono per mantenerci più sani.

Fermarsi un momento a leggere le proprietà utili per il nostro organismo di molte aromatiche, anche tra le più classiche, come Salvia o Rosmarino, ci fa accorgere di quanto sarebbe importante utilizzarle più spesso nei piatti di ogni giorno, per mantenerci più sani ed aiutarci a rimediare ad alcuni dei comuni errori della dieta moderna.



Per questo è utile conoscerle ed imparare ad aggiungerle alle nostre preparazioni.

Le erbe aromatiche servono a rimediare ad alcuni dei comuni errori della dieta moderna.


Gli usi in cucina dell'aneto.


Vediamo, nel dettaglio, gli usi in cucina e le virtù di alcune tra le erbe e spezie più note.

L'aneto è simile al finocchio e al finocchietto selvatico ma più  delicato.



Ottimo con il pesce, spesso abbinato al salmone, ma  anche con formaggi freschi ed omelette.
Usato generalmente nelle marinate e per arricchire  sughi per la pasta.

Stimolante generale, digestivo,  carminativo (favorisce l'espulsione di gas  nello stomaco e nell'intestino)
Vediamo, nel dettaglio, gli usi in cucina e le virtù di alcune tra le erbe e spezie più note.

Le proprietà dell'aneto.

Le proprietà dell’aneto si evidenziano soprattutto a livello gastrointestinale. Questa pianta è ottima ad esempio per chi ha problemi di digestione, meteorismo o soffre di coliche e crampi allo stomaco. L’aneto è inoltre in grado di combattere l’alitosi e grazie al suo potere diuretico è un rimedio naturale interessante per chi soffre di cellulite o ritenzione idrica.

Grazie alla presenza di alcuni oli essenziali presenti nell'aneto, questa erba aromatica è in grado di stimolare la bile e i succhi gastrici, allo stesso tempo migliorando la peristalsi intestinale. Ha inoltre doti depurative e calmanti, se assunta prima di dormire, aiuta a riposare meglio.
Le proprietà dell’aneto si evidenziano soprattutto a livello gastrointestinale.

Sembra poi che l’aneto abbia anche proprietà antimicrobiche e antifungine, dunque potrebbe rivelarsi un ottimo alleato del nostro sistema immunitario.

L’aneto vanta infine proprietà anticancro grazie alla presenza di alcuni prinicipi attivi chiamati monterpeni. Queste sostanze sono in grado di stimolare e di attivare la secrezione di un enzima chiamato glutathione-S-transferase, un potente antiossidante che sarebbe in grado di neutralizzare alcuni agenti cancerogeni.

Ricettario.

Leggi anche: La raccolta delle erbe selvatiche è un momento magico di gratitudine verso la natura.
Ecco 5 ricette con ingrediente l’aneto (in collaborazione con La Cucina Di Susana)

Zabaione salato all’aneto con puntarelle.
Zabaione salato all’aneto con puntarelle
Tartine di aringhe all'aneto.
tartine_all'aneto
Salmone in crosta di aneto



Fricassea di coniglio con pomodori e aneto

Orate al forno con le mandorle.
Orate al forno con le mandorle
Le erbe aromatiche e le spezie sono una componente preziosa in cucina.

Rendono i piatti più saporiti; conferiscono aroma e gusto consentendo di ridurre l'uso del sale da cucina il cui abuso porta spesso a patologie da non sottovalutare.

Ma non sono solo buone, sono anche salutari.

Sono, infatti, ricche di vitamine e sali minerali.

Stimolano i processi digestivi, sono antifermentative, antiinfiammatorie, limitano la proliferazione dei batteri e tonificano gli organi interni.
Le erbe aromatiche sono una componente preziosa in cucina.

Le erbe aromatiche e le spezie conferiscono aroma e gusto.


È importante ricordare che la maggior parte di queste va utilizzata fresca, aggiunta a crudo o solo negli ultimi istanti di cottura.

Gli oli essenziali contenuti in esse, infatti, si disperdono con il calore annullando le loro benefiche proprietà.

Le erbe aromatiche sono una componente preziosa in cucina.


Molte erbe e spezie sono largamente utilizzate in cucina da chiunque e ben conosciute: rosmarino, salvia, alloro, prezzemolo, basilico tra le prime; chiodi di garofano, peperoncino, zafferano, cannella tra le seconde.
Leggi anche: Consigli e Segreti per un impiego domestico delle buone erbe dei campi: come raccoglierle.
Ma ve se sono veramente molte e tutte salutari e di ottimo gusto che ci aiuteranno a dare un tocco in più ai nostri piatti ed una sferzata al nostro organismo.

Per questo è utile conoscerle ed imparare ad aggiungerle alle nostre preparazioni.

Vediamo, nel dettaglio, gli usi in cucina e le virtù di alcune tra le erbe e spezie più note.


Proprietà, usi e benefici dell'alloro.

Le foglie di alloro possono essere raccolte e utilizzate tutto l'anno, ma risultano particolarmente ricche di principi benefici e di essenze aromatiche durante l'inverno e all'inizio della primavera. 

Le bacche, invece, simili quando mature a piccole olive scure, si raccolgono tra ottobre e novembre.

  • Insaporisce sughi e intingoli.
  • Ottimo con pesce e selvaggina.
  • Si usa nella cottura dei legumi.
  • Stimolante generale, antisettico e digestivo

Ricettario.


Ecco 5 ricette con ingrediente l’alloro (in collaborazione con La Cucina Di Susana)

Zuppa di ceci alloro e aglio rosso.
Bocconcini-di-capesante-e-pancetta-c[1]
Orata alle erbe provenzali.
Orata alle erbe provenzali
Mousse di fagiano al cognac.

Mousse di fagiano

Coniglio farcito con le carotine.
coniglio farcito con le carotine

Arista di maiale al forno, con la variante al latte.

Originario del Medioriente, il carciofo selvatico ha costituito fin dall'antichità un prodotto importante per i fitoterapisti di Egizi e Greci, ma pare che altrettanto antico sia il suo impiego nella cucina. Già nel IV sec. a.C. era coltivato dagli Arabi che lo chiamavano "karshuf" (o kharshaf), da cui l'attuale termine.

Nello stesso periodo Teofrasto nella "Storia delle piante" parla di "cardui pineae" che per caratteristiche di forma, proprietà e virtù sarebbero assimilabili ai nostri carciofi.

L'uso di una qualche varietà di carciofo selvatico nella cucina romana è ricordata da Columella, che chiamandolo col nome latino di Cynara, conferma come a quel tempo si usasse consumare quella pianta sia a scopo medicinale che alimentare.
I carciofi sono una miniera di proprietà benefiche.

I carciofi ai tempi di Apicio.


Nel "De re coquinaria" di Apicio, si parla anche di cuori di cynara che, a quanto pare, i Romani apprezzavano lessati in acqua o vino.

La coltivazione del carciofo da noi conosciuto venne introdotta in Europa dagli Arabi sin dal ‘300, ma notizie molto dettagliate sul suo sfruttamento risalgono al '400, quando dopo vari innesti, dalle zone di Napoli si diffuse prima in Toscana, e successivamente in molte altre regioni. Nella pittura rinascimentale italiana, il carciofo è rappresentato in diversi quadri: "L'ortolana" di Vincenzo Campi, "L'estate" e "Vertumnus" di Arcimboldo.



Il carciofo dapprima non godette di un eccessivo favore culinario, tanto che ai primi del '500 Ariosto affermava: "durezza, spine e amaritudine molto più vi trovi che bontade". In quell'epoca, l’ortaggio iniziò comunque a comparire frequentemente nei trattati di cucina, dove si spiegava anche come trinciarlo, e la stessa regina Caterina de' Medici ne divenne una sua estimatrice.

Origine e diffusione.



Il Carciofo è una pianta di origine mediterranea, molto nota fin dall'antichità per i pregi organolettici del capolino (le prime descrizioni risalgono allo storico greco Teofrasto). L'attuale nome volgare in molte lingue del mondo deriva dal neo-latino "articactus" (in alcuni dialetti settentrionali è chiamato articiocco); il nome italiano "carciofo" e lo spagnolo "alcachofa" derivano dall'arabo "harsciof".
Leggi anche: Gastronomia in Umbria: l'olio extravergine di oliva.
La coltura del carciofo è diffusa in alcuni Paesi del Mediterraneo, in particolare soprattutto Italia, poi Francia e Spagna, mentre è poco conosciuto in molti altri Stati.

La maggior parte della produzione commerciale è destinata al consumo fresco, il resto all'industria conserviera e dei surgelati. La coltura del carciofo è diffusa soprattutto nell'Italia meridionale, dove con il risveglio anticipato della carciofaia in estate è possibile anticipare l'epoca delle raccolte all'inizio dell'autunno.
La maggior parte della produzione commerciale del carciofo è destinata al consumo fresco.

Esigenze ambientali.

Il carciofo richiede un clima mite e sufficientemente umido, per cui il suo ciclo normale è autunno-primaverile nelle condizioni climatiche del bacino mediterraneo; tende alla produzione primaverile-estiva nelle zone più fredde.. Il carciofo resiste abbastanza bene fino a temperature di 0°C.

Temperature inferiori possono provocare danni più o meno gravi alle infiorescenze ed alle foglie; a temperature inferiori a -10°C possono essere compromesse anche le gemme del fusto rizomatoso.

Il carciofo risente anche della temperatura molto elevata, per cui la fase del riposo vegetativo capita tra la fine della primavera e l'estate.



Ha elevate esigenze idriche, in parte soddisfatte dalla piovosità dell'epoca di coltivazione; nella coltura precoce estiva è necessario intervenire con abbondanti apporti di acqua.

Il carciofo preferisce terreni profondi freschi, di medio impasto e di buona struttura, a reazione intorno alla neutralità, pur adattandosi a terreni di diverse caratteristiche.

Le varietà.

Ciò che distingue i diversi tipi di carciofo sono le spine che possono essere presenti o meno e il colore che può essere verde tendente al grigio o violetto. Oggi le varietà spinose più conosciute sono: i verdi della Liguria e di Palermo, e i violetti di Chioggia, Venezia e Sardegna. Un'ulteriore varietà di spinoso è quello di Toscana, di colore violaceo.

Fra i non spinosi, invece, troviamo il cosiddetto Romanesco, comunemente conosciuto come mammola, quello di Paestum e di Catania.

La massima produzione di carciofi l'abbiamo da novembre a giugno. Il requisito fondamentale del carciofo è la freschezza, quindi al momento dell'acquisto è bene scegliere carciofi pieni, sodi, con foglie dure e ben serrate.



Quando li si acquista devono essere sodi e senza macchie. Preferire gli esemplari più piccoli con le punte ben chiuse. Il gambo deve essere duro e senza parti molli o ingiallite. Se il gambo è lungo ed ha ancora delle foglie attaccate, controllare che siano fresche.

Per la conservazione si consiglia: se sono molto freschi ed hanno il gambo lungo di immergerli nell'acqua come si farebbe con i fiori freschi. Per riporli in frigo si devono togliere le foglie esterne più dure e il gambo; lavati e ben asciugati vanno messi in un sacchetto di plastica o un contenitore a chiusura ermetica: si conserveranno per almeno 5-6 giorni.

Si possono anche congelare dopo averli puliti e sbollentati in acqua acidulata con succo di limone, lasciati raffreddare e sistemati in contenitori rigidi.
Leggi anche: L' ananas è uno dei frutti migliori per la salute e l'alimentazione corretta, perché fa bene.
Gustosi e versatili, questi ortaggi rappresentano una vera e propria miniera di principi attivi, utili sia per la digestione e la diuresi che per la cura della bellezza di viso, corpo e capelli.
 il Carciofo di Montelupone è coltivato nel territorio collinare tra le valli del fiume Chienti e del Potenza.

I carciofi in cucina.

In cucina i carciofi molto teneri si possono mangiare anche crudi, mentre gli altri vengono preparati fritti, alla giudia, alla romanesca, insomma nei più svariati modi.

Si ricordo inoltre che in molte regioni italiane c'è la grande tradizione di fare con i carciofi le conserve sott'aceto o sott'olio.

Ricettario.

10 ricette di cucina con i carciofi.
Ecco 10 ricette di cucina con ingrediente principale il carciofo, in collaborazione con La Cucina di Susana.
Eliche con carciofi e pomodori.
Eliche con carciofi e pomodori
Fondi di carciofi ripieni con salsiccia e pomodorini ciliegia.
Fondi di carciofi ripieni


Risotto ai carciofi con riduzione di liquirizia

Tasca di vitello ripiena di carciofi

Trippa con carciofi
Frollini al parmigiano con crema di carciofi


Carciofi alla romana


La relazione fra semplicità interna e semplicità ecologica è tutt’oggi scarsamente compresa; ciò è dovuto, almeno parzialmente, al fatto che la maggior parte dei biologi non conoscono la prospettiva ecologica. Come spiega Morowitz:

Il mantenimento della vita è qualcosa che riguarda più un sistema ecologico che non un singolo organismo o una singola specie.

La biologia tradizionale, invece, tendeva a concentrarsi più sui singoli organismi che non sul continuum biologico; e, in questo modo, ricercava l’origine della vita come se si fosse trattato di un singolo evento, nel quale un organismo fosse emerso dall’ambiente circostante.
Il mantenimento della vita è qualcosa che riguarda più un sistema ecologico che non un singolo organismo o una singola specie.

La scienza della vita.


Al contrario, una prospettiva più bilanciata sotto il profilo ecologico esaminerebbe i cicli proto-ecologici e i rispettivi sistemi chimici che è necessario si siano sviluppati e arricchiti mentre i primi oggetti simili a organismi facevano la loro comparsa.



Nessun organismo può vivere in una situazione di completo isolamento. Per i loro fabbisogni energetici, gli animali dipendono dalla fotosintesi delle piante, e queste - a loro volta - dipendono dall’anidride carbonica prodotta dagli animali (così come dall’azoto che i batteri fissano alle loro radici); e, nel loro insieme, piante, animali e microrganismi regolano l’intera biosfera e mantengono quelle condizioni che rendono possibile la vita.

La prospettiva ecologica.


Stando alla teoria di Gaia, elaborata da James Lovelock e Lynn Margulis, l’evoluzione dei primi organismi viventi procedette di pari passo con la trasformazione della superficie planetaria da un ambiente inorganico a una biosfera in grado di autoregolarsi: «In tal senso» scrive Harold Morowitz «la vita è una proprietà che andrebbe attribuita ai pianeti più che non ai singoli individui».


La vita definita in termini di DNA.


Ritorniamo ora alla domanda «Che cos’è la vita?», e chiediamoci: come funziona una cellula batterica? Quali sono le sue caratteristiche essenziali? Quando osserviamo una cellula al microscopio elettronico possiamo notare che, nei suoi processi metabolici, entrano in opera delle particolari macromolecole (molecole molto grandi, che consistono di lunghe catene formate da centinaia di atomi). Nelle cellule troviamo due tipi di queste macromolecole: le proteine e gli acidi nucleici (dna e rna).

Nelle cellule batteriche ci sono essenzialmente due tipi di proteine: gli enzimi, che agiscono come catalizzatori nei vari processi metabolici, e le proteine strutturali, che sono parte della struttura delle cellule stesse. Negli organismi più evoluti troviamo anche molti altri tipi di proteine con proprie funzioni specializzate, come gli anticorpi del sistema immunitario o gli ormoni.

La scienza della vita, la prospettiva ecologica e la vita definita in termini di DNA.Twitta

Dato che la maggior parte dei processi metabolici vengono catalizzati da enzimi, e gli enzimi sono
codificati dai geni, possiamo dire che i processi cellulari sono controllati a livello genetico - cosa, questa, che garantisce loro una grande stabilità. Le molecole di rna, poi, svolgono la fùn-zione di messaggeri: esse, cioè, trasportano dal dna le informazioni codificate per la sintesi degli enzimi e, in questo modo, stabiliscono il collegamento critico tra le strutture genetiche e quelle metaboliche della cellula.

Il DNA è inoltre responsabile del processo di autoreplica-zione cellulare. 


Si tratta di una caratteristica di cruciale importanza per la vita: senza di essa, infatti, qualunque struttura organica fosse venuta a formarsi avrebbe poi finito per corrompersi fino a sparire, e la vita non avrebbe mai potuto evolversi. Considerando questa straordinaria importanza rivestita dal dna, potremmo addirittura concludere che esso è la singola caratteristica strutturale della vita. Potremmo cioè semplicemente dire: «I sistemi viventi sono sistemi chimici che contengono dna».

C’è però un problema in questa definizione, problema che nasce dal fatto che anche le cellule morte contengono dna. In effetti, le molecole di dna possono conservarsi per centinaia - se non anche migliaia - di anni dopo la morte dell’organismo: un esempio particolarmente eclatante si è avuto pochi anni fa, quando degli scienziati tedeschi sono riusciti a identificare la precisa sequenza genetica nel dna estratto da un teschio di un uomo di Neanderthal - ossia da ossa morte da oltre centomila anni!10 La semplice presenza del dna, pertanto, non è ancora sufficiente per definire la vita. Alla fin fine, dovremmo modificare la nostra definizione e dire: «I sistemi viventi sono sistemi chimici che contengono dna, e che non sono morti».
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Ma, dicendo questo, non faremmo altro che affermare che «un sistema vivente è un sistema che è vivo» — ossia, niente di più di una mera tautologia.

Le strutture molecolari delle cellule.


Queste brevi considerazioni ci mostrano come le strutture molecolari delle cellule non siano sufficienti a fondare una definizione della vita. Dobbiamo quindi descrivere anche i processi metabolici che avvengono nella cellula: dobbiamo - in altri termini - analizzare i vari modelli di relazione fra le macromolecole.

Nel far questo, piuttosto che concentrarci sulle singole parti della cellula, porremo la nostra attenzione sulla cellula stessa intesa come una totalità.

Secondo il biochimico Pier Luigi Luisi, specializzato nella ricerca sull’evoluzione molecolare e l’origine della vita, questi due diversi approcci — quello incentrato sul dna e quello incentrato sulla cellula - rappresentano le due principali correnti filosofiche e sperimentali nell’odierna scienza della vita.
L'evoluzione molecolare e l’origine della vita rappresentano le due principali correnti filosofiche e sperimentali nell’odierna scienza della vita.


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