giovedì 14 maggio 2009

Lo spinaccio, di costituzione robusta, antianemica e rinforzante, è proprio una pianta di ferro

Verdura di ferro
Di costituzione robusta, antianemica e rinforzante, è proprio una pianta di ferro

Sottocoperta
Una specie di piccola serra a forma di tunnel nell'orto è utile per prolungare o anticipare la vita degli ortaggi. Vie­ne per lo più costruito con tondini di ferro piantati nel terreno e coperti con teli plastici.

L'esperienza insegna che coprirlo con un telo di polietilene normale (PE) co­sta poco, ma trattiene altrettanto poco il calore e in più produce condensa, si opacizza, dura poco, invece iò telo di polieti­lene termico costano circa il doppio, ma man­tengono meglio il calore, producono poca condensa, restano trasparenti e s durano di più.
Le varietà invernali di spinaccio si seminano da agosto a novembre per es­sere raccolte da ottobre a marzo.

I modi sono due: si se­mina in solchetti tracciati con i denti del rastrello, distribuendo ogni cinque sol­chetti circa mezzo grammo di seme per ogni metro lineare e poi ricoprendo. Oppure si versa il seme a spaglio, circa 20 grammi per 5 metri quadrati, e si rianche tre anni. Il telo in PVC è, a pa­rità di metraggio, più pesante (circa 250 gr per mq contro i 190 del polietilene termico e dell'EVA) e si conserva per un paio d'anni.
• Dove c'è spesso il vento, il tunnel va orientato con la testa rivolta in direzione del vento dominante.
• Per arieggiare un pìccolo tunnel ba­sta aprirne le estremità, ma l'apertu­ra laterale è più comoda. Per ottener­la si piantono nel terreno, in posizio­ne alternata agli archetti di ferro, dei picchetti ai quali si lega una corda da far passare, incrociato, sopra il tun­nel. La corda tratterrà il telo, sollevato lateralmente all'altezza desiderata.

Quando, dopo qualche settimana, le piantine sono cresciute a suffi­cienza per poter essere consumate crude in insalata, si dirada la colti­vazione quanto basta per lasciare fra quelle che restano in terra un palmo di distanza in tutti i sensi.

Le cure, prima e dopo
L'acqua è indispensabile, soprat­tutto nel caso di semine nel mese d'agosto. Più tardi, se la stagione de­corre mite e asciutta, si annaffia ugual­mente, di preferenza al mattino. Il con­cime è necessario; ma attenzione, lo spinacio incorpora facilmente le sostanze che trova nel terreno ed è meglio evita­re la fertilizzazione del medesimo con letame fresco o urea. Va bene invece un prodotto come la Borlanda e il sangue secco, da somministrare ogni dieci gior­ni all'inizio dello sviluppo vegetativo.

Per evitare il marciume delle piantine si anticipa la soluzione del problema im­mergendo i semi, prima di spargerli, in una soluzione rameica (polvere bordo­lese KB o prodotto simile). Gli spinaci si raccolgono estirpando l'intera pianta o recidendo via via, di ognuna, le foglie più esterne. Per congelarli, utilizzare so­lo le foglie esterne private del picciolo. Lavarle rapidamente, scottarle per 2 minuti in acqua bollente, passarle subi­to in acqua fredda, scolare e asciugare sommariamente fra due teli.

Stendere le foglie, leggermente compresse, su un fo­glio di carta oleata e in uno strato non più alto di un dito, mettere nel freezer. Dopo qualche ora insacchettare, data­re, rimettere nel congelatore.

Ricette:

Una "torta di spina­ci" per 6 persone.

Preparate 1/2 chilo di bescia­mella e una purea fatta con 1 chilo di spinaci. Cuocete al den­te 4 etti di spa­ghetti, conditeli con la metà della purea e della besciamella preceden­temente amalgamate, aggiungete 2 uova sbattute e 1 etto di fontina finemente af­fettata.

Rassodate il composto in una te­glia antiaderente posta in forno caldo, dopo 5 minuti versateci sopra la restan­te metà di purea e besciamella, rimettete in forno per altri 5 minuti e servite.


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II Riesling Renano è un vitigno a bacca bianca ori­ginario della Valle Reno

Nella terra caratterizzata da vini eleganti, dove i bianchi soprattutto si distinguono per l'aroma fine e delicato, ecco una delle migliori espressioni locali

II Riesling Renano è un vitigno a bacca bianca ori­ginario della Valle Reno e più specificatamente del Rheingau, zona viticola te­desca che si sviluppa da Lorch a Francoforte.

Tutto­ra è il bianco maggiormen­te coltivato in quell'area e assume massimo pregio se le uve sono attaccate dalla Botrytis cinerea, ossia dalla cosiddetta muffa nobile, che disidrata gli acini, sen­za degradarne la polpa. I primi riferimenti scritti re­lativi al vitigno sono tede­schi e risalgono al Quattro­cento; in Italia, tuttavia, es­so è coltivato solo da circa un secolo. Chiamato anche Rhine o Johannisberg, è un vitigno di modico ren­dimento e di maturazione tardiva, che produce un succo dolce e fiorito.
Da non confondere con il Riesling Italico, in Italia viene prodotto soprattutto in Alto Adige e in Friuli. Il Riesling Renano è caratte­rizzato da una distinta componente aromatica con reminiscenze di Moscato e di ginestra; è un vino di grande pregio e rara ele­ganza, resistente a un mo­derato invecchiamento, da alcuni considerato il mi­glior bianco in assoluto. Ciononostante, è ben lungi dal raggiungere la diffusio­ne di altri vini bianchi co­me il Pinot bianco o lo Chardonnay, e la fetta di mercato che occupa a livel­lo nazionale è alquanto mo­desta, se non insignificante.

Zone di produzione.
L'enologia della provincia di Bolzano è molto reputata per l'alta qualità dei vini prodotti, per le avanzate tecnologie adottate e per il ricorso minimo ai fitofar-maci. Il Riesling Renano al­toatesino, chiamato anche Rheinriesling, viene pro­dotto in due zone doc, ossia l'Alto Adige o Sudtiroler e Terlano o Terlaner.

Alto Adige.
E la zona altoatesina più estesa; si colloca sul versante meridionale delle Alpi, do­ve le alte montagne la pro­teggono dai venti freddi provenienti dal nord. Svi­luppandosi lungo i fiumi Adige e Isarco, si sovrappo­ne a quasi tutte le altre aree di produzione e comprende più di trenta Comuni. Per la produzione del Riesling, si impiegano le omonime uve (minimo 95 per cento); il disciplinare che ne regola­menta la produzione stabi­lisce, inoltre, che la resa massima delle uve sia di ]30 quintali per ettaro. La vinifi­cazione, in bianco, si effet­tua generalmente in reci­pienti di acciaio inox, così da ottenere vini fragranti e profumati.

Al momento del­la commercializzazione, il Riesling ha colore che va dal giallo chiaro al giallo verdino. Il profumo è delicato, leggermente etereo, con possibili sentori di mirtillo; il sapore è secco, fresco, pia­cevolmente acidulo, elegan­te, con fondo aromatico. Dotato di almeno 11 gradi alcolici, è un bianco da de­gustare entro il secondo an­no dalla vendemmia, a 8-10 gradi di temperatura.

La ca­ratteristica aromaticità con­sente al vino di accompa­gnare preparazioni legger­mente affumicate, come sal­mone, trota, speck, bresaola. L un vino da scoprire come aperitivo, oltre che, natural­mente, a tavola. Si serve con mousse di salmone, antipasti di salumeria nobile, frutti di mare gratinati.

Terlano.
Terlano è un centro vinico­lo della Valle dell'Adige, che comprende entrambe le sponde del fiume nei Co­muni di Terlano, Nales e Andriano, che costituiscono la zona classica; si sviluppa, quindi, più a sud, lungo una striscia formata dai Co­muni di San Genesio, Tesimo, Appiano, Caldaro e Meltina. Il Terlaner Rhein-riesling (ossia il Riesling di questa zona doc) è prodotto in piccole quantità; le omo­nime uve costituiscono la base del vino (minimo 90 per cento) con resa non superiore a 130 quintali per ettaro. Il vino ottenuto, che al momento della commer­cializzazione deve possede­re almeno 11,5 gradi alcolici.

Denominazione.
Alto Adige Riesling Renano o Sudtiroler Rheinriesling.

Analisi organolettica.
Colore che va dal giallo verdi­no al giallo chiaro; profumo delicato, leggermente etereo, con possibili sentori di mirtil­lo; sapore secco, fresco, pia­cevolmente acidulo, elegante con fondo aromatico.

Temperatura di servizio 8-10 °C. Abbinamenti.
Preparazioni leggermente af­fumicate, come salmone, trota, speck, bresaola. Si serve con mousse di salmo­ne, antipasti di salumeria no­bile, frutti di mare gratinati, profumati alle erbe.
ci, ha colore giallo paglieri­no, con riflessi verdognoli; il profumo ripropone i ca­ratteri varietali del vitigno ed è pieno, con toni sottil­mente aromatici; il sapore è secco, asciutto, di buon corpo, con fondo aromati­co. Si degusta a 8-10 gradi di temperatura ed è ottimo servito con acciughe al ver­de, cocktail di scampi, pro­sciutto di Sauris, culatello, risotto al prezzemolo, orata al salmoriglio.

Le produzioni.
Si ricordano le produzioni Alto Adige Riesling Renano Montiggl dei Produttori San Michele Appiano; l'Alto A-dige Riesling Renano Rune, di Niedrist Ignaz; l'Alto Adige Riesling Renano del Castello Schwanburg, L'Alto Adige Terlano Tannham-merhof di Lageder Alois.

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Limoncello: Un pranzo importante, in Italia si conclude spesso con un liquore

Profumato, dolce e acidulo nello stesso tempo, esiste da sempre, ma, negli ultimi anni, è diventato di moda. Immancabile in bar e ristoranti, viene consumato anche a casa, fresco di frigo.

Un pranzo importante, in Italia si conclude spesso con un liquore. E un punto fermo, quasi irrinunciabile. Soprattutto al ristorante, con il caffè si chiede l'ama­ro o, almeno, si chiedeva.

Questo genere di consuma­zione, infatti, ha subito una una flessione a vantaggio di un liquore che è sempre e-sistito, ma che negli ultimi anni è diventato di moda.

Si tratta del limoncello (li­quore di limone) che si col­lega alla cultura del rosolio mediterraneo e, più in ge­nerale, a quella dei liquori fatti in casa.

Pur acquistan­dolo al supermercato, infat­ti, ripropone sapori familia­ri, perché ha il gusto e Fa-roma propri della liquore­ria domestica. Piace anche per il colore giallo paglieri­no con riflessi citrini; inol­tre, ha un gradevole profu­mo d'agrume, mentre il sa­pore dolce è equilibrato dalla fresca acidità del li­mone. Servito fresco o fred­do, è particolarmente "be­verino", morbido, rotondo e. al contrario dei secchi di­stillati, possiede una più contenuta alcolicità che, ge­neralmente, non supera la soglia dei 36 gradi. Da qualche anno si è imposto sul mercato ed è diventato una bevanda di moda.
Il limoncello è nato lungo la costiera amalfitana, nella penisola sorrentina, oltre che in alcune zone della Si­cilia e della Sardegna, cioè nel cuore del Mediterraneo. La produzione è sempre stata artigianale e casalinga. Oggi a produrlo sono anche le affermate case di liquori. Alla base di un buon limon-cello c'è la qualità della materia prima, quindi dei limoni.

Le coltivazzioni di mag­gior pregio trovano le loro zone vocale nella costiera amalfitana e nella penisola sorrentina. Nell'Amalfitano prospera il "limone sfusato di forma allungata e contraddistinto da buccia spessa: nel sorrentino cre­sce il massese o "femminiello", di forma più ton­deggiante. Ad accomunare le due varietà è la buccia partìcolarmente ricca di oli essenziali, i quali comuni­cano profumo e sapore al liquore.

Inollre. dopo un anno dal confezionamento, il prodot­to perde la fragranza frutta­la. Pertanto, occorre verificare la data, se presente, dell'imbottigliamento, e scegliere di conseguenza il prodotto.

La produzione.
La produzione del liquore prevede più fasi. I frutti raccolti sono sottoposti ad accurata pulizia che com­prende innanzitutto il la­vaggio. Successivamente, viene selezionato lo strato colorato delle bucce con esclusione di quello bianco, (ossia dell'albedo). La parte scelta è messa in infusione in alcol buongusto per circa 40 giorni. L'infuso è quindi miscelato con uno sciroppo di acqua zuccherata e la­sciato riposare per 24 ore. L'operazione successiva con­siste nel filtraggio, per eliminare bucce e residui soli­di in genere. il limoncello, quindi, è imbottigliato e commercializzato.

Dove si consuma.
Dai dati di vendita del li­moncello risulta che l'area di maggior consumo è co­stituita dalle regioni nord occidentali; segue l'area nord orientale (comprensi­va dell'Emilia Romagna), quindi, nell'ordine, l'Italia centrale (esclusi Abruzzo e Molise) e, infine, le restanti regioni. Il fatto potrebbe stupire, in quanto nei luo­ghi tradizionali di produ­zione corrisponde un minor consumo. Va detto, però, che i dati di vendita non comprendono le produzioni domestiche, né quelle dei ristoratori i quali, spesso, preferiscono prepararlo in proprio. E il caso, per esempio. del rinomato 3 stel­le "Don Alfonso 1890".

Denominazione
Liquore di limone.

Analisi organolettica.
Colore giallo paglierino con riflessi citrini; profumo ricco, con note marcate d'agrume; sapore immediato, gusto ine­quivocabile di limone, dotato di dolcezza che armonizza con la componente agra pro­pria del limone. Servito fre­sco o freddo, è scorrevole, morbido, rotondo, anche grazie alla contenuta alcoli­cità che in genere non supera la soglia dei 36 gradi.

Temperatura di servizio 4-5 °C. Abbinamenti.
Da gustare a fine pranzo op­pure da aggiungere a sorbetti, gelati e macedonie.
nel suo locale di S. Agata sui Due Golfi (Napoli), pro­pone a fine pasto un ottimo Limoncello della casa.

Le produzioni.
Numerose le case produttrici. Tra queste: Piemme, Sorren­to; Gioia Luisa, Piano di Sor­rento; Villa Massa, Piano Sor­rentino; Mid. Palermo, Bartolo Sammarco. Scala (Melo­die d'Amalfi); Zucca, Milano (Limonilo); Consorzio Netta­re delle Esperidi, Minori; Ca­la, Amalfi; I Giardini di Ravello, Ravello; Rinaldo Rau, Sassari; Averna, Callanissella.
La Produzione del Limoncello (dal sito Distilleria Petrone)
Da un’ antica ricetta tramandata da generazioni è stato ricavato questo LIMONCELLO, per la cui realizzazione sono stati impiegati limoni freschi e indenni da attacchi parassitari e da tracce di fitofarmaci.

FASE 1: COLTIVAZIONE E RACCOLTA DEI LIMONI.
I nostri limoni vengono coltivati nella “ZONA CEMENTARA” della Riviera Domitia, particolarmente adatta ,per il suo terreno di origine vulcanica costituito prevalentemente da tufo. Tutti i passaggi di cui consta la coltivazione di tali agrumi, vengono dalla nostra azienda rigorosamente seguiti e controllati. Per favorire la produzione di questi ultimi, utilizziamo tecniche particolari come l'interruzione delle irrigazioni per un certo periodo. In questo modo riusciamo ad ottenere frutti dalla buccia sottile e dalla polpa molto succosa. Quando essi sono giunti a piena maturazione, si dà inizio alla raccolta, la quale si effettua manualmente, e si fonda su una scrupolosa cernita volta alla selezione degli elementi migliori.

FASE 2: PELATURA DEI LIMONI.
Una volta raccolti, i limoni sono sottoposti a scrupoloso lavaggio, momento preliminare alla fondamentale fase di pelatura degli stessi. Essa viene svolta tramite l’ ausilio di un imponente macchinario, il quale permette di ottenere bucce incredibilmente sottili, basilare presupposto per l’ottenimento di una bevanda purissima ed estremamente naturale.

FASE 3: INFUSIONE.
Utilizzando contenitori in acciaio inox, le bucce ottenute durante la precedente fase vengono sottoposte ad immersione in alcool purissimo, che si protrarrà per alcuni giorni. Al termine di questi, le bucce vengono estratte dai contenitori, sul cui fondo rimane il prezioso infuso di limoni.

FASE 4: PREPARAZIONE.
Immediatamente si provvede ad estrarre l’ infuso dai contenitori, e da filtrarlo; l’infusione così ottenuta, dopo essere stata sottoposta a rigorosi controlli, viene immessa in un serbatoio la cui temperatura deve permanere inferiore ai 10°C,al fine di favorire il separarsidegli oli essenziali e delle cere che, se in eccesso, possono risultare dannosi; in seguito, si opera effettuando un ulteriore filtro dell’ infusione, nonché una sua distillazione,per verificarne l’ esatto grado alcoolico.

FASE 5: IMBOTTIGLIAMENTO.
A questo punto il processo subisce alcune diramazioni, a seconda del tipo di prodotto che si intende ottenere:

  • L’ infuso destinato alla produzione di Limoncello, viene miscelato con acqua distillata unita a zucchero raffinato;
  • L’ infuso destinato alla produzione di Crema al Limoncello, è unito ad una squisita crema di latte e panna;
L’ infuso destinato alla produzione dei deliziosi e inimitabili dolci della tradizione campana, i famosi Babà al Limoncello, viene utilizzato per imbevere questi dolci allo scopo di conferire loro l’ inconfondibile, celebre sapore.


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